CORRERE E’ ROCK – INTERVISTE
Yeman Crippa: prima delle gambe viene la testa

Ci sono momenti in cui un atleta corre davanti a migliaia di persone e altri in cui, per andare più forte, ha bisogno di silenzio, concentrazione e di allontanarsi da tutto. Per Yeman Crippa, l’estate è uno dei momenti ideali per ritrovare queste condizioni.
Quando abbiamo iniziato a costruire questa intervista, alle spalle c’era la Maratona di Parigi e davanti un’estate ancora tutta da vivere. Nel frattempo Yeman non si è certo fermato: gare, preparazione, ritiri e nuovi obiettivi hanno riempito questi mesi. Dopo gli Europei di Birmingham, è tornato in altura a Iten, in Kenya, per preparare un altro appuntamento importante: i Mondiali di corsa su strada di Copenaghen.
Proprio nei suoi aggiornamenti da Iten raccontava una preparazione fatta di tanti chilometri e qualche lavoro veloce, con il fisico che rispondeva bene e le sensazioni che cominciavano ad arrivare. E mentre pubblichiamo questa intervista, Copenaghen è il suo presente.
È da qui che parte la nostra conversazione. Non soltanto da quello che succede in gara, ma soprattutto da ciò che viene prima: la preparazione, il rapporto con il risultato, la necessità di isolarsi, le persone che stanno dietro un atleta e quella componente mentale che, nelle parole di Yeman, finisce per guidare tutto.
La voglia di migliorarsi

Partiamo dall’estate e da quei mesi nei quali la preparazione torna al centro delle giornate. Ritiri, chilometri, allenamenti, ma anche la necessità di continuare a cambiare qualcosa.
Dopo tanti anni ad alto livello, prevale ancora il desiderio di migliorarsi oppure cresce la consapevolezza di ciò che si è già costruito?
Yeman parte proprio dalla voglia di andare avanti:
«Sicuramente l’estate è il momento dove si focalizza la preparazione e iniziano i ritiri. Lo spirito è sempre quello: la voglia di migliorarsi, usare ogni momento per fare qualcosa di diverso dagli anni scorsi, provare a cambiare qualcosa dando stimoli nuovi al corpo e alla mente.»
Corpo e mente, quindi. Perché continuare a migliorare dopo tanti anni di carriera significa anche continuare a cercare qualcosa di nuovo, modificare un equilibrio, provare uno stimolo differente e vedere dove può portare.
Il cronometro rimane lo stesso, l’atleta cambia
Il cronometro fa sempre lo stesso mestiere: misura un tempo e restituisce un numero. Ma l’atleta che guarda quel numero cambia con gli anni.
È cambiato anche il rapporto di Yeman con il cronometro e con i risultati che non corrispondono alle aspettative?
«Sono cambiate tante cose dal mio inizio carriera, sono cresciuto, riesco a vedere i risultati in modo diverso e accettare anche delle situazioni non positive.»
Non significa che il risultato abbia perso importanza. Una gara andata male rimane una gara andata male, così come un obiettivo mancato continua a pesare. Con l’esperienza, però, anche una situazione negativa può entrare in un percorso più lungo e diventare parte del lavoro successivo.
In fondo è ancora la stessa voglia di migliorarsi da cui siamo partiti: se si vuole continuare a crescere, bisogna riuscire a fare qualcosa anche di ciò che non è andato come avremmo voluto.
Un mese per concentrarsi sull’obiettivo

Poi c’è una parte della preparazione che difficilmente entra nelle classifiche.
Prima di un grande appuntamento c’è bisogno di isolarsi, di creare una sorta di bolla intorno all’obiettivo?
«Assolutamente sì. Io ho bisogno di andare in ritiro il mese prima per provare a concentrarmi su me stesso e stare focalizzato sull’obiettivo in arrivo.»
Quando vediamo un atleta sulla linea di partenza, vediamo soltanto il momento finale di qualcosa che è cominciato molto prima. Allenamenti, recupero, alimentazione, riposo e concentrazione finiscono per ruotare intorno a una data e a un obiettivo.
Le immagini e gli aggiornamenti arrivati in queste settimane da Iten raccontano proprio questa dimensione: tanti chilometri, qualche lavoro veloce, i compagni di allenamento e una quotidianità costruita intorno alla preparazione.
Ma concentrarsi su se stessi non significa fare tutto da soli.
«Da soli non si arriva da nessuna parte»
Dietro ogni atleta c’è un gruppo di persone.
Quanto conta il team e quanto conta la famiglia in un percorso che, almeno sulla carta, rimane individuale?
Su questo Yeman non ha dubbi:
«Da soli non si arriva da nessuna parte. Il team è fondamentale, ma soprattutto la famiglia che ti supporta e sopporta, dando il massimo per farti raggiungere i tuoi traguardi.»
Quel “sopporta” racconta molto. La vita di un atleta non coinvolge soltanto chi si allena: ci sono ritiri, trasferte, gare, assenze e giornate organizzate intorno alle esigenze della preparazione.
Il nome che compare in classifica è uno. Il percorso che porta fin lì è molto più affollato.
Quando la testa vuole una cosa

Corpo, cuore, ragione, istinto.
Quando arriva il momento decisivo, quale componente prende il comando?
La risposta di Yeman stabilisce una gerarchia molto precisa:
«Credo che la mente sia al di sopra di tutto. Quando la tua testa vuole una cosa, il corpo e il cuore seguono.»
Una risposta che ci riporta anche all’inizio della nostra conversazione. Per cercare continuamente di migliorarsi bisogna prima essere disposti a credere che ci sia ancora qualcosa da cercare.
A questo punto proviamo a portarlo per un momento anche nel nostro mondo.
C’è una canzone che accompagna le tue corse o che senti particolarmente tua?
«Ascolto tante canzoni, ma non ce n’è una che sento mia.»
Niente da fare. Ci speravamo.
A questo punto, allora questa volta ci prendiamo noi la libertà di sceglierne una per lui: Hold the Line dei Toto.
Non perché Yeman la ascolti prima di una gara – questo non lo sappiamo – ma perché quel titolo, “tieni la linea”, ci sembra stare bene dentro quello che ci ha raccontato: continuare a lavorare, rimanere concentrati sull’obiettivo, accettare anche i momenti negativi senza perdere la direzione.
E poi, semplicemente, perché un po’ di rock in questa intervista volevamo mettercelo anche noi. Ci auguriamo che Yeman apprezzi lo sforzo. E la scelta.
Da Copenaghen a Trento

Mentre pubblichiamo questa intervista, Yeman è concentrato sul suo appuntamento di Copenaghen. Ma noi abbiamo ancora una domanda, anche perché proprio grazie alla disponibilità del Trento Running Festival e del suo staff siamo riusciti a entrare in contatto con lui.
Il 25 e 26 settembre ci sarai al Trento Running Festival?
«Sì, ci sarò.»
E allora ci vediamo a Trento.
Un ringraziamento al Trento Running Festival e al suo staff per aver reso possibile questo incontro e a Yeman Crippa per averci dedicato il suo tempo in un periodo nel quale, come abbiamo capito dalle sue stesse parole, tempo, testa ed energie sono già rivolti verso il prossimo obiettivo.
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🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)
Photo credit: archivio Yeman Crippa, Trento Running Festival
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