Lungolago di Stresa al tramonto con una bottiglia con messaggio sulla riva e il Lago Maggiore sullo sfondo.

Trail e Maratona del Lago Maggiore al ritmo di Sting e dei Police

CORRERE E’ ROCK – EVENTI
Trail e Maratona del Lago Maggiore al ritmo di Sting e dei Police

Una bottiglia vista galleggiare in un’alba di luglio sul lungolago di Stresa, un messaggio che non abbiamo mai letto e nove canzoni per raccontare otto modi diversi di correre il Lago Maggiore.

la spiaggia di stresa e una bottiglia con un messaggio al suo interno
Questa estate, in un’alba di luglio, stavamo correndo sul lungolago di Stresa quando abbiamo visto qualcosa galleggiare sull’acqua. Una bottiglia. Fin qui niente di particolarmente rock, e probabilmente neppure qualcosa di cui essere felici, perché le bottiglie stanno meglio sulla terraferma che dentro un lago. Ma quella aveva qualcosa di diverso: all’interno si intravedeva un foglio.

Non l’abbiamo raccolta. Non l’abbiamo aperta e quel messaggio non lo abbiamo mai letto. Ci sono mancati il coraggio e, forse, anche l’occasione. L’abbiamo soltanto vista galleggiare davanti a noi mentre correvamo, abbastanza a lungo però da cominciare a immaginare da dove fosse partita, chi avesse affidato quelle parole all’acqua e soprattutto per chi fossero state scritte.

Non abbiamo letto il messaggio. Ma abbiamo sognato.

E per chi da anni racconta la corsa attraverso la musica, vedere all’alba una bottiglia con dentro un messaggio sulle acque del Lago Maggiore significa avere un problema: è praticamente impossibile non sentire partire nella testa Message in a Bottle.

The Police, 1979.

Da quel momento la nostra corsa ha preso una direzione diversa. Perché certe associazioni nascono senza bisogno di cercarle e quella bottiglia, Sting, i Police e il Lago Maggiore ci hanno portato a pensare a due appuntamenti che, a poche settimane di distanza, racconteranno lo stesso territorio in due modi profondamente differenti: il Trail Lago Maggiore, il 26 settembre 2026, e la Lago Maggiore Marathon, l’8 novembre. Il primo propone 13K, 24K, 38K e 60K, tutte con arrivo sul lungolago di Pallanza; la seconda mette in strada 10K, 21K, 33K e la distanza regina, con la maratona che da Arona raggiunge Verbania-Pallanza.

Otto distanze, quindi otto canzoni.

Message in a Bottle, però, non conta. Quella è arrivata da sola.

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Message in a Bottle: il brano zero

La bottiglia è il nostro brano zero, quello che non associamo a nessuna gara perché appartiene all’origine della storia. È il messaggio che mette in comunicazione due mondi apparentemente lontani: da una parte i sentieri che salgono dal lago verso la montagna, dall’altra l’asfalto che ne segue il profilo. In mezzo c’è sempre lui, il Lago Maggiore, che questa volta non fa soltanto da scenario, ma diventa il filo conduttore del nostro racconto.

Forse non è neppure un caso che quella bottiglia sia comparsa mentre correvamo. Da fermi avremmo probabilmente visto soltanto un oggetto sull’acqua. Correndo abbiamo cominciato a costruirci intorno una storia.

E allora lasciamola galleggiare lì ancora per un po’. Noi intanto saliamo verso i sentieri.

Quattro trail, quattro canzoni

Il Trail Lago Maggiore parte dal lago per salire verso un ambiente completamente diverso. Val Grande, montagne, boschi e laghi accompagnano quattro percorsi differenti, ma con una destinazione comune: il lungolago di Pallanza. Il 26 settembre le partenze saranno da Cannero per la 60K WILD, Miazzina per la 38K BRAVE, Cossogno per la 24K SCENIC e Mergozzo per la 13K SUNSET.

Per accompagnarle abbiamo scelto quattro brani meno aggressivi, più meditativi. Perché non sempre il trail deve essere raccontato come una battaglia contro il dislivello. Esiste anche un modo di correre nel quale il ritmo lascia progressivamente spazio al respiro, al paesaggio e ai pensieri.

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13K SUNSET – Walking on the Moon

Si parte da Mergozzo nel tardo pomeriggio. È la distanza più corta e già quel SUNSET nel nome suggerisce come vorremmo viverla: nel momento in cui la giornata comincia a cambiare luce e il sole lascia lentamente spazio alla sera.

Walking on the Moon dei Police ha qualcosa di sospeso, leggero, quasi rarefatto. Non servirà a farci sfidare la gravità sulle salite, purtroppo, ma può ricordarci che tredici chilometri di trail non devono necessariamente essere corsi con il coltello tra i denti. Si può anche alzare lo sguardo, trovare il proprio passo e godersi quella strana sensazione che arriva quando la luce cambia e con lei sembra cambiare anche il paesaggio.

Camminare sulla Luna rimane complicato. Correre verso Pallanza al tramonto è decisamente più alla nostra portata.

24K SCENIC – Wrapped Around Your Finger

Con la 24K SCENIC si parte da Cossogno e la faccenda comincia a diventare più seria: aumentano i chilometri, aumenta il dislivello e soprattutto aumenta il tempo trascorso dentro il paesaggio.

Wrapped Around Your Finger non entra qui perché vogliamo piegare il significato della canzone alle nostre esigenze podistiche. Ci interessa la sua atmosfera, quel procedere quasi ipnotico che si sposa bene con la sensazione di essere progressivamente avvolti dal territorio. All’inizio guardiamo il panorama, poi continuiamo a correre e qualcosa cambia: smettiamo di essere semplici spettatori e cominciamo a sentirci dentro ciò che stiamo attraversando.

Il cronometro continua naturalmente a funzionare. Semplicemente, ogni tanto possiamo anche dimenticarci di guardarlo.

38K BRAVE – Every Breath You Take

A trentotto chilometri il discorso cambia ancora. Già il nome scelto per questa distanza, BRAVE, ci avverte che siamo entrati in un’altra dimensione del trail.

Ed ecco Every Breath You Take.

Sappiamo bene che la canzone dei Police racconta tutt’altro e non abbiamo nessuna intenzione di trasformarla in un improbabile trattato sulla respirazione durante la corsa. Ci prendiamo però in prestito quelle quattro parole perché, quando aumentano chilometri, ore e dislivello, ogni respiro che fai comincia davvero ad avere un significato differente. Il respiro diventa ritmo, controllo, misura dello sforzo. Ti dice quando puoi continuare a spingere e quando sarebbe più intelligente smettere di fare il fenomeno.

E forse, in una gara chiamata BRAVE, una delle forme di coraggio più utili è proprio questa: sapersi ascoltare.

60K WILD – Fields of Gold

Poi arriva la 60K WILD. Si parte da Cannero al mattino e si va verso quella wilderness che rappresenta l’anima più profonda dell’evento, prima di tornare ancora una volta sulle rive del Lago Maggiore a Pallanza.

Per la distanza più lunga avremmo potuto scegliere la canzone più dura, rumorosa e aggressiva del repertorio di Sting e dei Police. Abbiamo fatto esattamente il contrario.

Fields of Gold.

Più aumenta la distanza, meno ci interessa raccontare il trail come una guerra contro la montagna. Dopo tante ore il paesaggio non è più semplicemente qualcosa che attraversi: è il posto nel quale stai vivendo. Cambia la percezione del tempo, cambia il passo e cambiano inevitabilmente anche i pensieri. Fields of Gold ha quella dimensione contemplativa, quel rapporto tra natura, memoria e tempo che passa che cercavamo per accompagnare la distanza più lunga.

La montagna, del resto, non ha bisogno di essere sconfitta. Bisogna trovare il proprio modo di starci dentro.

Poi si torna al lago e, qualche settimana dopo, cambiamo scarpe, superficie e probabilmente anche passo.

Dal sentiero all’asfalto

L’8 novembre 2026 si riparte, questa volta sull’asfalto. La Lago Maggiore Marathon propone quattro distanze: 10K, 21K, 33K e 42K, con la distanza regina che segue il Lago Maggiore da Arona verso Verbania-Pallanza attraverso il Golfo Borromeo.

Abbiamo lasciato i sentieri, ma non il lago. E possiamo cambiare anche il tono della musica.

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10K – Synchronicity II

Dieci chilometri possono essere corsi con intenzioni completamente diverse: tirati fino all’ultimo metro da chi cerca il tempo oppure vissuti con maggiore tranquillità da chi vuole semplicemente partecipare alla giornata.

Synchronicity II rompe bene l’atmosfera contemplativa che ci siamo portati dietro dai sentieri. Sale la tensione, cambia il ritmo e per una 10K può funzionare alla perfezione. Qui non dobbiamo prepararci a trascorrere mezza giornata dentro i nostri pensieri: possiamo alzare i giri e vedere cosa succede.

La sincronia che cerchiamo è molto più semplice di quella immaginata dai Police: testa, gambe e cronometro. Quando riescono ad andare tutti e tre dalla stessa parte, dieci chilometri possono diventare parecchio divertenti.

21K – Englishman in New York

Poi arrivano i ventuno chilometri.

E soprattutto arriva Stresa.

Ed eccoci di nuovo dove questa storia era cominciata.

Questa estate correvamo su quel lungolago quando abbiamo visto la bottiglia. Qualche mese dopo migliaia di passi torneranno su quelle sponde e, se c’è un momento nel quale far entrare Sting in persona nel nostro racconto, è questo.

Englishman in New York.

New York è parecchio lontana dal Lago Maggiore, certo, e Sting probabilmente non aveva Stresa in mente. Ma Correre è ROCK qualche licenza può concedersela: poco fa abbiamo fatto camminare dei runner sulla Luna.

La Mezza diventa così il punto nel quale il racconto torna per un attimo alla propria origine. Passiamo nuovamente da Stresa e magari, soltanto per un secondo, possiamo buttare un occhio verso l’acqua.

Chissà

33K – If I Ever Lose My Faith in You

Poi arriva la 33K. Trentatré chilometri non sono una maratona, ma ormai le stanno abbastanza vicini da sentirne chiaramente la presenza.

Ed è proprio per questo che scegliamo If I Ever Lose My Faith in You.

Chi ha preparato almeno una volta una maratona conosce bene il peso, anche psicologico, dei lunghi intorno ai trenta chilometri. Non servono soltanto a mettere chilometri nelle gambe: servono a raccogliere prove. Arrivare lì significa cominciare a capire se settimane di allenamenti, sveglie, corse facili, lunghi e giornate nelle quali tutto sembrava andare storto abbiano costruito qualcosa.

La 33K vive esattamente su quel confine. Non hai ancora corso la distanza regina, ma hai percorso abbastanza strada per cominciare a fidarti del lavoro fatto. Per molti runner il lungo da trenta chilometri è proprio questo: la prova generale che comincia a convincerti che puoi essere pronto per la maratona.

Non è ancora certezza. È fiducia. E per arrivare a quarantadue, qualche volta vale persino di più.

42K – All This Time

Alla fine rimane lei.

La Lago Maggiore Marathon.

Dopo aver parlato di paesaggio, respiro, ritmo e fiducia, per la distanza regina abbiamo scelto All This Time di Sting.

Tutto questo tempo.

Quello necessario per prepararla e quello trascorso aspettandola. Il tempo delle domeniche mattina, quello guardato sull’orologio durante un lungo che sembrava non finire mai, quello che vorremmo leggere sul display sotto il traguardo e quello che, una volta arrivati, improvvisamente conta molto meno.

La maratona ha uno strano rapporto con il tempo. Passiamo mesi a misurarlo e poche ore a cercare di batterlo, salvo poi scoprire che quello che rimane non sono soltanto ore, minuti e secondi. Rimangono gli allenamenti sotto la pioggia, le persone che ci hanno accompagnato, le giornate nelle quali avremmo voluto mollare e quelle nelle quali abbiamo cominciato a pensare che forse, sì, ce l’avremmo fatta.

All This Time chiude il nostro viaggio proprio per questo. Non perché Sting abbia scritto una canzone per i maratoneti, ma perché per arrivare a quei 42,195 chilometri serve tempo. E tutto quel tempo fa già parte della maratona molto prima dello sparo di partenza.

Il messaggio che non abbiamo letto

Alla fine torniamo là dove tutto era cominciato, a quella bottiglia rimasta a galleggiare davanti a noi sul Lago Maggiore in un’alba di luglio.

Non l’abbiamo raccolta, non l’abbiamo aperta e non sapremo mai cosa ci fosse scritto su quel foglio. Ci è mancato il coraggio, ci è mancata l’occasione o forse, semplicemente, doveva andare così. Perché se l’avessimo aperta avremmo conosciuto il messaggio di qualcun altro. Lasciandola lì, invece, abbiamo potuto immaginarne cento e, alla fine, leggere il nostro.

Abbiamo sognato chi l’avesse scritta, perché avesse affidato quelle parole all’acqua e dove sperasse che arrivassero. E da quella bottiglia siamo saliti idealmente sui sentieri accompagnati dai Police, siamo tornati sull’asfalto con Sting e abbiamo attraversato otto distanze fino alla maratona. Due manifestazioni diverse, separate da poche settimane e unite dallo stesso territorio, dalla stessa acqua e, almeno per noi, dalla stessa colonna sonora.

Una bottiglia galleggia senza sapere dove arriverà. Un runner conosce il traguardo, ma non sa mai davvero cosa troverà lungo il viaggio.

Quella mattina non abbiamo avuto il coraggio di prendere la bottiglia. Abbiamo continuato a correre, abbiamo sognato e, senza saperlo, avevamo già cominciato a scrivere il nostro messaggio.

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(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)

Photo credit: archivio Piossasco Trail Runners
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Copertina dell’intervista dedicata al Vertical Rifugio Gastaldi, con panorama alpino, il Rifugio Gastaldi e il ritratto dell’intervistato.

Vertical Rifugio Gastaldi: si torna a correre verso l’alto

Correre è ROCK
Vertical Rifugio Gastaldi: sette anni dopo, si torna a correre verso l’alto

Panorama alpino dal Rifugio Gastaldi con montagne, bandierine colorate e terrazza del rifugio
Per il ciclo “Correre è ROCK”, firmato iovedodicorsa, torniamo da Gianluca Logozzo, questa volta nella veste di responsabile dell’evento per Piossasco Trail Runners, per parlare del ritorno di una gara che mancava dal calendario dal 2019.

Sabato 5 settembre 2026 torna infatti il Vertical Rifugio Gastaldi, nel cuore delle Valli di Lanzo. Una gara breve soltanto sulla carta: circa 3,2 chilometri e 970 metri di dislivello positivo, con partenza dal Pian della Mussa, a Balme, e arrivo a circa 2.760 metri di quota, a Rocca Turo, sopra lo storico Rifugio Gastaldi.

Sette anni dopo l’ultima edizione si riparte, grazie all’organizzazione dell’ASD Piossasco Trail Runners, alla collaborazione con il Rifugio Gastaldi e il Rifugio Città di Ciriè, al patrocinio del Comune di Balme e al contributo di partner, volontari e realtà del territorio.

Una gara, ma non soltanto. Il Vertical vuole essere un modo per vivere e raccontare la montagna, riportando atleti e appassionati sulle Valli di Lanzo e recuperando anche quella dimensione di comunità che, dopo il traguardo, troverà la sua espressione più semplice nel tradizionale terzo tempo davanti a un piatto di polenta.

Con Gianluca proviamo allora a capire cosa significhi riportare in vita questa manifestazione. E, visto che siamo a Correre è ROCK, per una volta partiremo verso l’alto seguendo anche il suggerimento degli Aerosmith: Walk This Way. Anzi, vista l’occasione, Run This Way.
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Gianluca, l’ultima edizione risale al 2019. Il 5 settembre il Vertical Rifugio Gastaldi torna finalmente in calendario: perché avete deciso che questo fosse il momento giusto per ripartire e quanto lavoro c’è stato dietro questo ritorno?

Esterno del Rifugio Gastaldi circondato dalle montagne
Era una gara che ci era rimasta dentro. Dal 2019 sono passati sette anni, ma l’idea di riportarla in calendario non è mai scomparsa davvero. Servivano però le condizioni giuste e soprattutto la disponibilità di tutte le persone e le realtà del territorio che rendono possibile un evento del genere.

Quando organizzi una gara in montagna non basta tracciare un percorso, mettere un arco alla partenza e aspettare che arrivino gli atleti. Ci sono sicurezza, logistica, rifugi, volontari, istituzioni e mille dettagli che spesso chi corre non vede. Ripartire significa rimettere insieme tutti questi pezzi. Il 5 settembre scopriremo se li abbiamo rimessi al posto giusto.

Tre chilometri e duecento metri possono sembrare pochi, almeno fino a quando non aggiungiamo quasi mille metri di dislivello positivo e un traguardo a 2.760 metri. Che gara deve aspettarsi chi partirà dal Pian della Mussa? E dove pensi che il Vertical presenti il conto più salato?

Borse rosse personalizzate con il logo del Rifugio Gastaldi
La prima cosa da fare è dimenticarsi quei 3,2 chilometri. Se uno guarda soltanto la distanza rischia di farsi un’idea completamente sbagliata della gara.

Qui bisogna salire di quasi mille metri e farlo in pochissimo spazio. Non c’è molto tempo per recuperare e soprattutto bisogna riuscire a gestire lo sforzo senza farsi prendere dalla voglia di strafare all’inizio. Più si sale, poi, più cambiano terreno, quota e percezione della fatica.

Il conto? Arriva quando pensi di aver capito la gara. In montagna capita spesso: alzi gli occhi, ti sembra di essere quasi arrivato e scopri che manca ancora parecchio. E da quel momento quei pochi chilometri iniziali sembrano improvvisamente molti di più.

Avete insistito molto sul rapporto tra gara e territorio. Il Vertical coinvolge rifugi, Comune, attività locali, partner e volontari. Quanto è importante che un evento di montagna non si limiti a utilizzare un territorio come scenario, ma riesca a diventare parte di quel territorio?

Legnaia con tavolo, fiori e ingresso del Rifugio Gastaldi
È fondamentale. La montagna non può essere semplicemente lo sfondo bello da mettere nelle fotografie della gara.

Se organizzi un evento qui devi entrare in relazione con chi questo territorio lo vive tutto l’anno. Il Rifugio Gastaldi, il Rifugio Città di Ciriè, il Comune di Balme, le attività locali, i partner e soprattutto i volontari non sono elementi di contorno: sono parte dell’evento.

Vorremmo che chi viene a correre il Vertical tornasse a casa ricordandosi della gara, certo, ma anche del Pian della Mussa, di Balme e delle Valli di Lanzo. E magari avesse voglia di tornarci senza un pettorale.

Al traguardo finisce il cronometro, ma non la giornata: c’è il “terzo tempo”, con la polenta preparata dai gestori del Rifugio Gastaldi e del Rifugio Città di Ciriè. Quanto conta questa dimensione conviviale e quanto racconta dello spirito con cui Piossasco Trail Runners ha voluto riportare in vita il Vertical?

Facciata in pietra del Rifugio Gastaldi con finestre e persiane rosse e gialle
Conta tantissimo, anche perché dopo 970 metri di dislivello positivo la polenta diventa improvvisamente un argomento molto serio.

Battute a parte, è probabilmente uno dei momenti che raccontano meglio quello che vorremmo fosse questa giornata. Si corre, qualcuno proverà a vincere, qualcuno guarderà il cronometro e qualcun altro sarà semplicemente contento di essere arrivato lassù. Poi però ci si ritrova tutti insieme.

Il terzo tempo serve proprio a questo: togliere per un momento pettorali, classifiche e differenze e tornare a essere persone che hanno condiviso la stessa montagna e la stessa fatica.

Siamo a “Correre è ROCK”, quindi stavolta la colonna sonora te la suggeriamo noi. Gli Aerosmith cantavano Walk This Way assieme ai RUN DMC: il 5 settembre ci permettiamo di trasformarla in Run This Way. Quanto rock c’è nel partire dal Pian della Mussa e decidere che il posto migliore dove mettere il traguardo sia quasi mille metri più in alto?

Direi parecchio. Anche perché mettere il traguardo 970 metri più in alto quando avresti potuto tranquillamente lasciarlo giù al Pian della Mussa non è esattamente una scelta razionale.

Un Vertical ha qualcosa di molto semplice e diretto: parti da lì, guardi verso l’alto e sai dove devi andare. Non ci sono molti compromessi. Devi trovare il tuo ritmo, accettare la fatica e continuare a salire.

Quindi sì, per una volta possiamo prenderci la libertà di correggere gli Aerosmith: Walk This Way va benissimo, ma il 5 settembre proviamo con Run This Way.

Vertical Rifugio Gastaldi: informazioni e iscrizioni

  • Sabato 5 settembre 202

  • Il ritrovo degli atleti è previsto dalle ore 7.30 alle 9.00 presso il Rifugio Città di Ciriè, mentre la partenza dal Pian della Mussa è fissata alle ore 9.45.

  • Il percorso misura 3,2 km, con 970 metri di dislivello positivo, e porta gli atleti fino a Rocca Turo, a 2.760 metri di quota.

  • Informazioni, regolamento e modalità di iscrizione sono disponibili sulla pagina ufficiale del Vertical Rifugio Gastaldi.

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Photo credit: archivio Piossasco Trail Runners
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