Raccolta di scarpe running usate per Mine Old Running Shoes Tribute

Riparte Mine Old Running Shoes Tribute

Mine Old Running Shoes Tribute: Fratta & Time Machine rimettono le scarpe in strada

Raccolta di scarpe running usate per Mine Old Running Shoes Tribute
Vacanze finite e si riparte. Il 19 settembre appuntamento a Cuneo in occasione della 6xSEMPRE fino all’ultimo, poi il Trail del Lago Maggiore con uno stand dedicato. E da Milano arriva una novità: una postazione fissa per la raccolta delle scarpe running usate.

Le vacanze sono finite. O quasi.

E mentre qualcuno sta ancora cercando di capire dove abbia messo le scarpe da running dopo l’ultima corsa estiva, Fratta & Time Machine riaccendono amplificatori, progetti e chilometri.

Tra le prime cose a rimettersi in movimento c’è naturalmente Mine Old Running Shoes Tribute, il progetto nato intorno all’omonimo brano di Fratta & Time Machine che da maggio raccoglie scarpe running usate durante eventi podistici, concerti e altri appuntamenti in giro per l’Italia.

L’idea è semplice: certe scarpe non sono soltanto oggetti consumati. Dentro ci sono chilometri, fatica, gare, viaggi e ricordi.

Quando smettono di correre con noi, possono ancora essere utili a qualcun altro.

E dopo la pausa estiva si riparte con nuove date e qualche importante novità.


Quattro associazioni, tante nuove strade

Alberto Rovera con i bambini sostenuti da Ensemble pour Grandir
Dietro Mine Old Running Shoes Tribute non c’è soltanto la raccolta, ci sono soprattutto le persone e le realtà alle quali le scarpe possono essere destinate.

Il progetto collabora oggi con Opera di Santa Teresa del Bambino Gesù di Ravenna, Africa & Sport di Varese, Nonno Boi di Novara ed Ensemble pour Grandir di Oujda, in Marocco, con il referente Alberto Rovera di Cuneo.

Quattro realtà differenti, quattro territori e altrettante possibilità di trasformare un paio di scarpe che non utilizziamo più in qualcosa che possa ancora avere valore.

Le scarpe raccolte possono inoltre essere indirizzate verso iniziative sportive, sociali o progetti di riutilizzo e riciclo.

Perché la raccolta non è il punto d’arrivo.

È da lì che può cominciare una nuova strada.


Una postazione fissa a Milano

Mappa del punto di raccolta scarpe presso Road Runners Club Milano, Via Luigi Canonica 23
Ed ecco una delle novità della ripartenza.

Da ottobre Mine Old Running Shoes Tribute avrà una postazione fissa per la consegna delle scarpe presso la sede del Road Runners Club Milano:

Via Luigi Canonica, 23 – 20154 Milano

Le scarpe potranno essere consegnate il venerdì pomeriggio, nei giorni non festivi, dalle 18.30 alle 20.00.

Il referente è Giuseppe Cambareri.

All’interno della sede ci sarà un apposito contenitore nel quale lasciare le scarpe e sarà possibile anche scaricare Mine Old Running Shoes, il brano da cui è partito tutto il progetto.

La postazione del Road aggiunge così un punto stabile alle raccolte che continueranno durante gli eventi.

Ma proprio perché le occasioni per partecipare stanno aumentando, c’è una cosa che vogliamo chiarire bene.


Donare sì. Buttare no.

Scarpe running usate raccolte per il progetto Mine Old Running Shoes Tribute
Che le scarpe vengano consegnate alla sede del Road Runners Club Milano oppure durante qualsiasi altro appuntamento di Mine Old Running Shoes Tribute, la regola è sempre la stessa:
le scarpe devono essere pulite, lavate, in buono stato di conservazione e ancora utilizzabili.

Possono avere molti chilometri alle spalle. Possono portare i segni delle corse fatte insieme. Possono anche non essere più adatte alle nostre esigenze di runner.

È proprio da qui che nasce il progetto: ciò che per noi ha concluso la propria corsa può avere ancora strada da fare con qualcun altro.

Ma c’è un limite molto semplice.


Non siamo una discarica.

Una scarpa distrutta, irrecuperabile o ormai inutilizzabile non è una donazione.

Dare una seconda possibilità significa consegnare qualcosa che abbia ancora valore e dignità per chi lo riceverà.

Prima di portarci le vostre vecchie scarpe, quindi, fatevi una domanda molto semplice:

“Le regalerei a qualcuno?”

Se la risposta è sì, allora probabilmente possono continuare il loro viaggio.


Il 19 settembre si riparte da Cuneo con la 6xSEMPRE

6xSEMPRE a Cuneo, tappa di Mine Old Running Shoes Tribute il 19 settembre 2026
Il primo appuntamento dopo la pausa estiva sarà sabato 19 settembre a Cuneo, in occasione della 6xSEMPRE fino all’ultimo.

Mine Old Running Shoes Tribute sarà presente alla 6xSEMPRE per raccogliere le scarpe running usate e continuare a costruire quella rete di persone, associazioni ed eventi che sta crescendo intorno al progetto.

Cuneo ha anche un legame particolare con la rete: Alberto Rovera è infatti il referente di Ensemble pour Grandir, associazione di Oujda, in Marocco. Sarà il primo passo di una seconda parte di stagione particolarmente intensa.

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Il 25 e 26 settembre: EXPO Trail del Lago Maggiore

Trail del Lago Maggiore, tappa di Mine Old Running Shoes Tribute a Verbania
Una settimana dopo, 25 e 26 settembre, Mine Old Running Shoes Tribute arriverà a Verbania in occasione dell’ EXPO Trail del Lago Maggiore.

Questa volta saremo presenti con uno stand dedicato.

Sarà possibile consegnare direttamente le proprie scarpe running usate, ma soprattutto fermarsi a conoscere il progetto, le associazioni coinvolte e quello che stiamo cercando di costruire intorno a una canzone che, poco alla volta, ha cominciato a camminare — anzi, a correre — con le proprie gambe.

Perché Mine Old Running Shoes nasce come una canzone.

Mine Old Running Shoes Tribute sta diventando una rete.

Partecipa e richiedi il codice sconto  QUI


E dopo il Lago Maggiore si continua

Cuneo e il Trail del Lago Maggiore saranno soltanto l’inizio della seconda parte della stagione.

La strada di Mine Old Running Shoes Tribute proseguirà poi attraverso altri importanti appuntamenti podistici, facendo tappa a Venezia, Mestre, Ravenna, ancora Verbania e infine Verona.

Dalla Venicemarathon alla Maratona di Ravenna Città d’Arte, dalla Lago Maggiore Marathon alla Verona Run Marathon: occasioni diverse che permetteranno al progetto di continuare a raccogliere scarpe, incontrare runner e allargare la propria rete.

E potrebbero aggiungersi nuove tappe.

Per conoscere tutte le date confermate, scoprire i nuovi appuntamenti che entreranno nel calendario e rimanere aggiornati, il riferimento è la sezione CONCERTI del sito:

TUTTE LE DATE – CONCERTI

Da maggio siamo già passati da Oleggio, Ravenna, Bellinzago Novarese, Galliate, Turbigo e Azzate.

Adesso si riparte.

La strada continua. E non sappiamo ancora dove ci porterà.


Vuoi organizzare una raccolta o diventare un punto di raccolta?

Mine Old Running Shoes Tribute vuole continuare ad allargare la propria rete.

Se organizzi un evento, rappresenti un’associazione, una società sportiva, un negozio o semplicemente una realtà interessata a ospitare una raccolta, contattaci.

Possiamo organizzare insieme una raccolta in occasione di un evento oppure valutare la possibilità di creare un nuovo punto di raccolta stabile.

Più punti riusciamo a collegare, più strada possiamo dare alle scarpe.

Vuoi organizzare una raccolta o diventare un punto di raccolta? Contattaci.


Le tue scarpe hanno ancora strada da fare

Prima di buttare quel vecchio paio di scarpe, guardalo ancora una volta.

Ha corso con te.
Ha una storia.
E soprattutto:
le tue scarpe hanno ancora strada da fare.

Tutte le informazioni sul progetto e sulle modalità di raccolta sono disponibili nella pagina dedicata:

Mine Old Running Shoes Tribute

E se ancora non conosci la canzone da cui è partito tutto, devi scaricare la demo gratuita di Mine Old Running Shoes.

PORTA SEMPRE CON TE E SCARICA GRATIS LA DEMO DI MINE OLD RUNNING SHOES

Poi alza il volume, guarda le tue vecchie scarpe e ricordati che hanno ancora strada da fare.
Corri. Dona. Canta. E sei protagonista.

Tutto questo è Mine Old Running Shoes Tribute.


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Photo credit: Opera di Santa Teresa del Bambino Gesù, Alberto Rovera, SPORT PRO-MOTION A.S.D
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Lungolago di Stresa al tramonto con una bottiglia con messaggio sulla riva e il Lago Maggiore sullo sfondo.

Trail e Maratona del Lago Maggiore al ritmo di Sting e dei Police

CORRERE E’ ROCK – EVENTI
Trail e Maratona del Lago Maggiore al ritmo di Sting e dei Police

Una bottiglia vista galleggiare in un’alba di luglio sul lungolago di Stresa, un messaggio che non abbiamo mai letto e nove canzoni per raccontare otto modi diversi di correre il Lago Maggiore.

la spiaggia di stresa e una bottiglia con un messaggio al suo interno
Questa estate, in un’alba di luglio, stavamo correndo sul lungolago di Stresa quando abbiamo visto qualcosa galleggiare sull’acqua. Una bottiglia. Fin qui niente di particolarmente rock, e probabilmente neppure qualcosa di cui essere felici, perché le bottiglie stanno meglio sulla terraferma che dentro un lago. Ma quella aveva qualcosa di diverso: all’interno si intravedeva un foglio.

Non l’abbiamo raccolta. Non l’abbiamo aperta e quel messaggio non lo abbiamo mai letto. Ci sono mancati il coraggio e, forse, anche l’occasione. L’abbiamo soltanto vista galleggiare davanti a noi mentre correvamo, abbastanza a lungo però da cominciare a immaginare da dove fosse partita, chi avesse affidato quelle parole all’acqua e soprattutto per chi fossero state scritte.

Non abbiamo letto il messaggio. Ma abbiamo sognato.

E per chi da anni racconta la corsa attraverso la musica, vedere all’alba una bottiglia con dentro un messaggio sulle acque del Lago Maggiore significa avere un problema: è praticamente impossibile non sentire partire nella testa Message in a Bottle.

The Police, 1979.

Da quel momento la nostra corsa ha preso una direzione diversa. Perché certe associazioni nascono senza bisogno di cercarle e quella bottiglia, Sting, i Police e il Lago Maggiore ci hanno portato a pensare a due appuntamenti che, a poche settimane di distanza, racconteranno lo stesso territorio in due modi profondamente differenti: il Trail Lago Maggiore, il 26 settembre 2026, e la Lago Maggiore Marathon, l’8 novembre. Il primo propone 13K, 24K, 38K e 60K, tutte con arrivo sul lungolago di Pallanza; la seconda mette in strada 10K, 21K, 33K e la distanza regina, con la maratona che da Arona raggiunge Verbania-Pallanza.

Otto distanze, quindi otto canzoni.

Message in a Bottle, però, non conta. Quella è arrivata da sola.

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Message in a Bottle: il brano zero

La bottiglia è il nostro brano zero, quello che non associamo a nessuna gara perché appartiene all’origine della storia. È il messaggio che mette in comunicazione due mondi apparentemente lontani: da una parte i sentieri che salgono dal lago verso la montagna, dall’altra l’asfalto che ne segue il profilo. In mezzo c’è sempre lui, il Lago Maggiore, che questa volta non fa soltanto da scenario, ma diventa il filo conduttore del nostro racconto.

Forse non è neppure un caso che quella bottiglia sia comparsa mentre correvamo. Da fermi avremmo probabilmente visto soltanto un oggetto sull’acqua. Correndo abbiamo cominciato a costruirci intorno una storia.

E allora lasciamola galleggiare lì ancora per un po’. Noi intanto saliamo verso i sentieri.

Quattro trail, quattro canzoni

Il Trail Lago Maggiore parte dal lago per salire verso un ambiente completamente diverso. Val Grande, montagne, boschi e laghi accompagnano quattro percorsi differenti, ma con una destinazione comune: il lungolago di Pallanza. Il 26 settembre le partenze saranno da Cannero per la 60K WILD, Miazzina per la 38K BRAVE, Cossogno per la 24K SCENIC e Mergozzo per la 13K SUNSET.

Per accompagnarle abbiamo scelto quattro brani meno aggressivi, più meditativi. Perché non sempre il trail deve essere raccontato come una battaglia contro il dislivello. Esiste anche un modo di correre nel quale il ritmo lascia progressivamente spazio al respiro, al paesaggio e ai pensieri.

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13K SUNSET – Walking on the Moon

Si parte da Mergozzo nel tardo pomeriggio. È la distanza più corta e già quel SUNSET nel nome suggerisce come vorremmo viverla: nel momento in cui la giornata comincia a cambiare luce e il sole lascia lentamente spazio alla sera.

Walking on the Moon dei Police ha qualcosa di sospeso, leggero, quasi rarefatto. Non servirà a farci sfidare la gravità sulle salite, purtroppo, ma può ricordarci che tredici chilometri di trail non devono necessariamente essere corsi con il coltello tra i denti. Si può anche alzare lo sguardo, trovare il proprio passo e godersi quella strana sensazione che arriva quando la luce cambia e con lei sembra cambiare anche il paesaggio.

Camminare sulla Luna rimane complicato. Correre verso Pallanza al tramonto è decisamente più alla nostra portata.

24K SCENIC – Wrapped Around Your Finger

Con la 24K SCENIC si parte da Cossogno e la faccenda comincia a diventare più seria: aumentano i chilometri, aumenta il dislivello e soprattutto aumenta il tempo trascorso dentro il paesaggio.

Wrapped Around Your Finger non entra qui perché vogliamo piegare il significato della canzone alle nostre esigenze podistiche. Ci interessa la sua atmosfera, quel procedere quasi ipnotico che si sposa bene con la sensazione di essere progressivamente avvolti dal territorio. All’inizio guardiamo il panorama, poi continuiamo a correre e qualcosa cambia: smettiamo di essere semplici spettatori e cominciamo a sentirci dentro ciò che stiamo attraversando.

Il cronometro continua naturalmente a funzionare. Semplicemente, ogni tanto possiamo anche dimenticarci di guardarlo.

38K BRAVE – Every Breath You Take

A trentotto chilometri il discorso cambia ancora. Già il nome scelto per questa distanza, BRAVE, ci avverte che siamo entrati in un’altra dimensione del trail.

Ed ecco Every Breath You Take.

Sappiamo bene che la canzone dei Police racconta tutt’altro e non abbiamo nessuna intenzione di trasformarla in un improbabile trattato sulla respirazione durante la corsa. Ci prendiamo però in prestito quelle quattro parole perché, quando aumentano chilometri, ore e dislivello, ogni respiro che fai comincia davvero ad avere un significato differente. Il respiro diventa ritmo, controllo, misura dello sforzo. Ti dice quando puoi continuare a spingere e quando sarebbe più intelligente smettere di fare il fenomeno.

E forse, in una gara chiamata BRAVE, una delle forme di coraggio più utili è proprio questa: sapersi ascoltare.

60K WILD – Fields of Gold

Poi arriva la 60K WILD. Si parte da Cannero al mattino e si va verso quella wilderness che rappresenta l’anima più profonda dell’evento, prima di tornare ancora una volta sulle rive del Lago Maggiore a Pallanza.

Per la distanza più lunga avremmo potuto scegliere la canzone più dura, rumorosa e aggressiva del repertorio di Sting e dei Police. Abbiamo fatto esattamente il contrario.

Fields of Gold.

Più aumenta la distanza, meno ci interessa raccontare il trail come una guerra contro la montagna. Dopo tante ore il paesaggio non è più semplicemente qualcosa che attraversi: è il posto nel quale stai vivendo. Cambia la percezione del tempo, cambia il passo e cambiano inevitabilmente anche i pensieri. Fields of Gold ha quella dimensione contemplativa, quel rapporto tra natura, memoria e tempo che passa che cercavamo per accompagnare la distanza più lunga.

La montagna, del resto, non ha bisogno di essere sconfitta. Bisogna trovare il proprio modo di starci dentro.

Poi si torna al lago e, qualche settimana dopo, cambiamo scarpe, superficie e probabilmente anche passo.

Dal sentiero all’asfalto

L’8 novembre 2026 si riparte, questa volta sull’asfalto. La Lago Maggiore Marathon propone quattro distanze: 10K, 21K, 33K e 42K, con la distanza regina che segue il Lago Maggiore da Arona verso Verbania-Pallanza attraverso il Golfo Borromeo.

Abbiamo lasciato i sentieri, ma non il lago. E possiamo cambiare anche il tono della musica.

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10K – Synchronicity II

Dieci chilometri possono essere corsi con intenzioni completamente diverse: tirati fino all’ultimo metro da chi cerca il tempo oppure vissuti con maggiore tranquillità da chi vuole semplicemente partecipare alla giornata.

Synchronicity II rompe bene l’atmosfera contemplativa che ci siamo portati dietro dai sentieri. Sale la tensione, cambia il ritmo e per una 10K può funzionare alla perfezione. Qui non dobbiamo prepararci a trascorrere mezza giornata dentro i nostri pensieri: possiamo alzare i giri e vedere cosa succede.

La sincronia che cerchiamo è molto più semplice di quella immaginata dai Police: testa, gambe e cronometro. Quando riescono ad andare tutti e tre dalla stessa parte, dieci chilometri possono diventare parecchio divertenti.

21K – Englishman in New York

Poi arrivano i ventuno chilometri.

E soprattutto arriva Stresa.

Ed eccoci di nuovo dove questa storia era cominciata.

Questa estate correvamo su quel lungolago quando abbiamo visto la bottiglia. Qualche mese dopo migliaia di passi torneranno su quelle sponde e, se c’è un momento nel quale far entrare Sting in persona nel nostro racconto, è questo.

Englishman in New York.

New York è parecchio lontana dal Lago Maggiore, certo, e Sting probabilmente non aveva Stresa in mente. Ma Correre è ROCK qualche licenza può concedersela: poco fa abbiamo fatto camminare dei runner sulla Luna.

La Mezza diventa così il punto nel quale il racconto torna per un attimo alla propria origine. Passiamo nuovamente da Stresa e magari, soltanto per un secondo, possiamo buttare un occhio verso l’acqua.

Chissà

33K – If I Ever Lose My Faith in You

Poi arriva la 33K. Trentatré chilometri non sono una maratona, ma ormai le stanno abbastanza vicini da sentirne chiaramente la presenza.

Ed è proprio per questo che scegliamo If I Ever Lose My Faith in You.

Chi ha preparato almeno una volta una maratona conosce bene il peso, anche psicologico, dei lunghi intorno ai trenta chilometri. Non servono soltanto a mettere chilometri nelle gambe: servono a raccogliere prove. Arrivare lì significa cominciare a capire se settimane di allenamenti, sveglie, corse facili, lunghi e giornate nelle quali tutto sembrava andare storto abbiano costruito qualcosa.

La 33K vive esattamente su quel confine. Non hai ancora corso la distanza regina, ma hai percorso abbastanza strada per cominciare a fidarti del lavoro fatto. Per molti runner il lungo da trenta chilometri è proprio questo: la prova generale che comincia a convincerti che puoi essere pronto per la maratona.

Non è ancora certezza. È fiducia. E per arrivare a quarantadue, qualche volta vale persino di più.

42K – All This Time

Alla fine rimane lei.

La Lago Maggiore Marathon.

Dopo aver parlato di paesaggio, respiro, ritmo e fiducia, per la distanza regina abbiamo scelto All This Time di Sting.

Tutto questo tempo.

Quello necessario per prepararla e quello trascorso aspettandola. Il tempo delle domeniche mattina, quello guardato sull’orologio durante un lungo che sembrava non finire mai, quello che vorremmo leggere sul display sotto il traguardo e quello che, una volta arrivati, improvvisamente conta molto meno.

La maratona ha uno strano rapporto con il tempo. Passiamo mesi a misurarlo e poche ore a cercare di batterlo, salvo poi scoprire che quello che rimane non sono soltanto ore, minuti e secondi. Rimangono gli allenamenti sotto la pioggia, le persone che ci hanno accompagnato, le giornate nelle quali avremmo voluto mollare e quelle nelle quali abbiamo cominciato a pensare che forse, sì, ce l’avremmo fatta.

All This Time chiude il nostro viaggio proprio per questo. Non perché Sting abbia scritto una canzone per i maratoneti, ma perché per arrivare a quei 42,195 chilometri serve tempo. E tutto quel tempo fa già parte della maratona molto prima dello sparo di partenza.

Il messaggio che non abbiamo letto

Alla fine torniamo là dove tutto era cominciato, a quella bottiglia rimasta a galleggiare davanti a noi sul Lago Maggiore in un’alba di luglio.

Non l’abbiamo raccolta, non l’abbiamo aperta e non sapremo mai cosa ci fosse scritto su quel foglio. Ci è mancato il coraggio, ci è mancata l’occasione o forse, semplicemente, doveva andare così. Perché se l’avessimo aperta avremmo conosciuto il messaggio di qualcun altro. Lasciandola lì, invece, abbiamo potuto immaginarne cento e, alla fine, leggere il nostro.

Abbiamo sognato chi l’avesse scritta, perché avesse affidato quelle parole all’acqua e dove sperasse che arrivassero. E da quella bottiglia siamo saliti idealmente sui sentieri accompagnati dai Police, siamo tornati sull’asfalto con Sting e abbiamo attraversato otto distanze fino alla maratona. Due manifestazioni diverse, separate da poche settimane e unite dallo stesso territorio, dalla stessa acqua e, almeno per noi, dalla stessa colonna sonora.

Una bottiglia galleggia senza sapere dove arriverà. Un runner conosce il traguardo, ma non sa mai davvero cosa troverà lungo il viaggio.

Quella mattina non abbiamo avuto il coraggio di prendere la bottiglia. Abbiamo continuato a correre, abbiamo sognato e, senza saperlo, avevamo già cominciato a scrivere il nostro messaggio.

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Copertina dell’intervista dedicata al Vertical Rifugio Gastaldi, con panorama alpino, il Rifugio Gastaldi e il ritratto dell’intervistato.

Vertical Rifugio Gastaldi: si torna a correre verso l’alto

Correre è ROCK
Vertical Rifugio Gastaldi: sette anni dopo, si torna a correre verso l’alto

Panorama alpino dal Rifugio Gastaldi con montagne, bandierine colorate e terrazza del rifugio
Per il ciclo “Correre è ROCK”, firmato iovedodicorsa, torniamo da Gianluca Logozzo, questa volta nella veste di responsabile dell’evento per Piossasco Trail Runners, per parlare del ritorno di una gara che mancava dal calendario dal 2019.

Sabato 5 settembre 2026 torna infatti il Vertical Rifugio Gastaldi, nel cuore delle Valli di Lanzo. Una gara breve soltanto sulla carta: circa 3,2 chilometri e 970 metri di dislivello positivo, con partenza dal Pian della Mussa, a Balme, e arrivo a circa 2.760 metri di quota, a Rocca Turo, sopra lo storico Rifugio Gastaldi.

Sette anni dopo l’ultima edizione si riparte, grazie all’organizzazione dell’ASD Piossasco Trail Runners, alla collaborazione con il Rifugio Gastaldi e il Rifugio Città di Ciriè, al patrocinio del Comune di Balme e al contributo di partner, volontari e realtà del territorio.

Una gara, ma non soltanto. Il Vertical vuole essere un modo per vivere e raccontare la montagna, riportando atleti e appassionati sulle Valli di Lanzo e recuperando anche quella dimensione di comunità che, dopo il traguardo, troverà la sua espressione più semplice nel tradizionale terzo tempo davanti a un piatto di polenta.

Con Gianluca proviamo allora a capire cosa significhi riportare in vita questa manifestazione. E, visto che siamo a Correre è ROCK, per una volta partiremo verso l’alto seguendo anche il suggerimento degli Aerosmith: Walk This Way. Anzi, vista l’occasione, Run This Way.
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Gianluca, l’ultima edizione risale al 2019. Il 5 settembre il Vertical Rifugio Gastaldi torna finalmente in calendario: perché avete deciso che questo fosse il momento giusto per ripartire e quanto lavoro c’è stato dietro questo ritorno?

Esterno del Rifugio Gastaldi circondato dalle montagne
Era una gara che ci era rimasta dentro. Dal 2019 sono passati sette anni, ma l’idea di riportarla in calendario non è mai scomparsa davvero. Servivano però le condizioni giuste e soprattutto la disponibilità di tutte le persone e le realtà del territorio che rendono possibile un evento del genere.

Quando organizzi una gara in montagna non basta tracciare un percorso, mettere un arco alla partenza e aspettare che arrivino gli atleti. Ci sono sicurezza, logistica, rifugi, volontari, istituzioni e mille dettagli che spesso chi corre non vede. Ripartire significa rimettere insieme tutti questi pezzi. Il 5 settembre scopriremo se li abbiamo rimessi al posto giusto.

Tre chilometri e duecento metri possono sembrare pochi, almeno fino a quando non aggiungiamo quasi mille metri di dislivello positivo e un traguardo a 2.760 metri. Che gara deve aspettarsi chi partirà dal Pian della Mussa? E dove pensi che il Vertical presenti il conto più salato?

Borse rosse personalizzate con il logo del Rifugio Gastaldi
La prima cosa da fare è dimenticarsi quei 3,2 chilometri. Se uno guarda soltanto la distanza rischia di farsi un’idea completamente sbagliata della gara.

Qui bisogna salire di quasi mille metri e farlo in pochissimo spazio. Non c’è molto tempo per recuperare e soprattutto bisogna riuscire a gestire lo sforzo senza farsi prendere dalla voglia di strafare all’inizio. Più si sale, poi, più cambiano terreno, quota e percezione della fatica.

Il conto? Arriva quando pensi di aver capito la gara. In montagna capita spesso: alzi gli occhi, ti sembra di essere quasi arrivato e scopri che manca ancora parecchio. E da quel momento quei pochi chilometri iniziali sembrano improvvisamente molti di più.

Avete insistito molto sul rapporto tra gara e territorio. Il Vertical coinvolge rifugi, Comune, attività locali, partner e volontari. Quanto è importante che un evento di montagna non si limiti a utilizzare un territorio come scenario, ma riesca a diventare parte di quel territorio?

Legnaia con tavolo, fiori e ingresso del Rifugio Gastaldi
È fondamentale. La montagna non può essere semplicemente lo sfondo bello da mettere nelle fotografie della gara.

Se organizzi un evento qui devi entrare in relazione con chi questo territorio lo vive tutto l’anno. Il Rifugio Gastaldi, il Rifugio Città di Ciriè, il Comune di Balme, le attività locali, i partner e soprattutto i volontari non sono elementi di contorno: sono parte dell’evento.

Vorremmo che chi viene a correre il Vertical tornasse a casa ricordandosi della gara, certo, ma anche del Pian della Mussa, di Balme e delle Valli di Lanzo. E magari avesse voglia di tornarci senza un pettorale.

Al traguardo finisce il cronometro, ma non la giornata: c’è il “terzo tempo”, con la polenta preparata dai gestori del Rifugio Gastaldi e del Rifugio Città di Ciriè. Quanto conta questa dimensione conviviale e quanto racconta dello spirito con cui Piossasco Trail Runners ha voluto riportare in vita il Vertical?

Facciata in pietra del Rifugio Gastaldi con finestre e persiane rosse e gialle
Conta tantissimo, anche perché dopo 970 metri di dislivello positivo la polenta diventa improvvisamente un argomento molto serio.

Battute a parte, è probabilmente uno dei momenti che raccontano meglio quello che vorremmo fosse questa giornata. Si corre, qualcuno proverà a vincere, qualcuno guarderà il cronometro e qualcun altro sarà semplicemente contento di essere arrivato lassù. Poi però ci si ritrova tutti insieme.

Il terzo tempo serve proprio a questo: togliere per un momento pettorali, classifiche e differenze e tornare a essere persone che hanno condiviso la stessa montagna e la stessa fatica.

Siamo a “Correre è ROCK”, quindi stavolta la colonna sonora te la suggeriamo noi. Gli Aerosmith cantavano Walk This Way assieme ai RUN DMC: il 5 settembre ci permettiamo di trasformarla in Run This Way. Quanto rock c’è nel partire dal Pian della Mussa e decidere che il posto migliore dove mettere il traguardo sia quasi mille metri più in alto?

Direi parecchio. Anche perché mettere il traguardo 970 metri più in alto quando avresti potuto tranquillamente lasciarlo giù al Pian della Mussa non è esattamente una scelta razionale.

Un Vertical ha qualcosa di molto semplice e diretto: parti da lì, guardi verso l’alto e sai dove devi andare. Non ci sono molti compromessi. Devi trovare il tuo ritmo, accettare la fatica e continuare a salire.

Quindi sì, per una volta possiamo prenderci la libertà di correggere gli Aerosmith: Walk This Way va benissimo, ma il 5 settembre proviamo con Run This Way.

Vertical Rifugio Gastaldi: informazioni e iscrizioni

  • Sabato 5 settembre 202

  • Il ritrovo degli atleti è previsto dalle ore 7.30 alle 9.00 presso il Rifugio Città di Ciriè, mentre la partenza dal Pian della Mussa è fissata alle ore 9.45.

  • Il percorso misura 3,2 km, con 970 metri di dislivello positivo, e porta gli atleti fino a Rocca Turo, a 2.760 metri di quota.

  • Informazioni, regolamento e modalità di iscrizione sono disponibili sulla pagina ufficiale del Vertical Rifugio Gastaldi.

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Marco Olmo durante una corsa – intervista Correre è Rock

Marco Olmo: “Sono uno spirito libero” – Intervista Correre è ROCK

CORRERE E’ ROCK – INTERVISTE
Marco Olmo: “Sono uno spirito libero” 

Marco Olmo durante una corsa – intervista Correre è Rock
Siamo nel pieno dell’UTMB Mont-Blanc 2026, in programma a Chamonix dal 24 al 30 agosto. Una settimana in cui il mondo del trail running torna a guardare verso il Monte Bianco: il momento aureo, secondo noi, per proporre l’intervista che avevamo scelto di conservare, aspettando l’occasione migliore per raccontarla.

Perché parlare di Marco Olmo proprio nei giorni dell’UTMB significa tornare inevitabilmente a una delle pagine più importanti della storia globale dell’ultratrail. Una storia resa ancora più straordinaria dall’età in cui è stata scritta: Olmo vince l’Ultra-Trail du Mont-Blanc nel 2006, a 58 anni, e si ripete nel 2007, a 59. Un’età in cui, almeno secondo le convenzioni, si dovrebbe cominciare a pensare alla pensione. Lui, invece, pensava semplicemente ad arrivare al traguardo di Chamonix.

Per il ciclo “Correre è ROCK”, firmato iovedodicorsa, incontriamo così una delle figure più iconiche e rispettate del trail running.

La sua storia sportiva è fuori da ogni schema: risultati arrivati quando molti pensano sia già tempo di smettere, vittorie costruite con fatica, silenzio e una visione personale della corsa che va ben oltre il risultato. Marco Olmo non ha mai seguito le mode: ha seguito la montagna, il tempo lungo e la sua idea di corsa.

Una carriera che lo ha portato sulle più importanti gare internazionali, trasformandolo in uno dei simboli della corsa in montagna e sulle lunghissime distanze.

Con lui parliamo di passato, presente e futuro, della strada fatta e di quella che resta, nello spirito più puro di Correre è ROCK.


Marco, la tua carriera ha riscritto molte regole non scritte dello sport. Cosa ti ha insegnato la corsa, prima ancora delle vittorie?


La corsa mi ha insegnato a rispettare gli altri concorrenti e, come nella vita, a capire ciò che è alla tua portata. A non sottovalutare gli avversari, le difficoltà, il percorso e le varie crisi che possono arrivare.

A differenza della vita quotidiana, durante una gara puoi utilizzare soltanto le risorse che hai: non puoi spendere di più e pagare dopo. Sei comunque solo nel valutare la tua tattica di gara.


Hai raggiunto i risultati più importanti in un’età in cui molti smettono di credere. Quanto contano il tempo lungo, la pazienza e la libertà dalle aspettative nel tuo modo di vivere lo sport?


Essere un dilettante vuol dire correre e gareggiare perché ti piace, senza dover rendere conto a dirigenti, preparatori e sponsor.

Mi ritengo uno “spirito libero” e sicuramente questo mi ha aiutato, in particolare nei miei tre podi all’UTMB.


Il mondo del trail e dell’ultra è cambiato moltissimo negli ultimi anni. Da osservatore e protagonista, che giudizio dai allo stato attuale del mondo podistico e della corsa in natura?


Tutto si evolve, anche grazie ai materiali. Quasi tutti i grandi marchi hanno fiutato il business, sponsorizzando atleti professionisti, ed è giusto che sia così.

Io rimango uno degli ultimi “pionieri”: mi allenavo dopo il turno in cava e arrivavo a Chamonix il venerdì pomeriggio alle 18.30, pronto per la partenza.


Il nostro claim è “Correre è Rock”. Forse non c’è niente di più rock che tornare alle origini: lasciare asfalto e tartan per correre su sentieri nati molto prima della corsa come sport. È anche questa l’anima più autentica del trail?


È bello vedere giovani atleti cimentarsi in questo sport in natura. I sentieri sono nati per i montanari, per i loro spostamenti, molto prima dell’asfalto e del tartan.

Se dovessi lasciare un messaggio a chi corre oggi, tra cronometro, social e prestazione, quale sarebbe l’invito più sincero che senti di fare?

Io sono “obsoleto”. Mi sembra giusto usare la tecnologia che oggi abbiamo a disposizione.

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(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)

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Grafica nera con scritta rossa “Archivio Press” e slogan bianco “Correre è Rock” sovrapposto a una pennellata diagonale rossa.

archivio press

ARCHIVIO PRESS

In questa sezione trovi tutto l’archivio tematico dei contenuti del brand IOVEDODICORSA per argomenti.

 

CORRERE E’ ROCK

Preparazione della maratona

L’esperienza empirica e accademica per correre al meglio

•  10 km progressivo 11/05/26
•  Lunghissimo maratona 28/02/26
•  Test mezza maratona 09/02/26
•  Ripetute 12 x 1000 29/12/25
•  Collinare a sensazione 17/11/25
•  Maratona

I protagonisti della corsa

Le interviste indomite ai protagonisti della corsa

https://iovedodicorsa.com/yeman-crippa-prima-delle-gambe-viene-la-testa/
• Yeman Crippa 19/09/26
• Marco Olmo 24/08/26
• Marco Frattini 27/07/26
• Cesare Monetti 25/06/26
• Massimo Bignotti 05/06/26
• Daniele Caimmi 30/03/26
• Andrea Zennaro 26/01/26
• Sarah Giomi 15/12/25
• Giorgio Rondelli 07/10/25

Eventi e percorsi running

I luoghi per correre, migliorare e scoprire ill mondo

•.Vertical rifugio Gastaldi 31/08/26
•.Trento Running Festival 04/08/26
•.Trofeo Sempione 10/06/26
•.Mytho Sunset Run 04/08/26
•.Ravenna Music Race 22/05/26
•.Maratona Maga Circe 28/01/26
•.Portofino Marathon 05/01/26
•.6 Miglia di Piossasco 12/11/25

Storie di corsa

Aneddoti e curiosità dal mondo del running 

• Mine Old Running Shoes Tribute 07/09/26
•.Correre con l’Holter 10/06/26
• Mine Old Running Shoes Tribute 18/05/26
• Fratta & Time Machine 30/01/26
• Fratta & Time Machine 15/01/26
• Fratta & Time Machine 18/12/25
• Fratta & Time Machine 12/12/25

Le grandi Imprese

La filosofia Correre è ROCK 

• Trail e Maratona Lago Maggiore 03/09/2026
•.Run Rome The Marathon 17/03/26
• Venicemarathon 27/10/2025

L’alimentazione del Runner

I piatti consigliati dagli chef che corrono

• I pici di Chiusi – carboidrati 21/09/2026

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Copertina dell'intervista a Ferruccio Demadonna dedicata al Trento Running Festival, con i partecipanti del Giro al Sas nel centro storico di Trento e il logo Correre è Rock.

Trento Running Festival: quando la storia continua a correre

Correre è ROCK
Trento Running Festival: quando la storia continua a correre

Per il ciclo “Correre è ROCK”, firmato iovedodicorsa, incontriamo Ferruccio Demadonna, responsabile del comitato organizzatore del Trento Running Festival, l’evento che ha saputo riunire sotto un’unica identità due appuntamenti simbolo dell’atletica italiana: lo storico Giro al Sas, insignito della World Athletics Heritage Plaque, e la Trento Half Marathon. Un progetto che, nel weekend del 26 e 27 settembre 2026, trasformerà ancora una volta Trento in una capitale della corsa, tra tradizione, grandi campioni e nuove idee.

Tra storia, montagne e visione, scopriamo cosa rende davvero speciale il Trento Running Festival.

Gruppo di testa del 78° Giro al Sas in gara nel centro storico di Trento durante il Trento Running Festival.
Ferruccio, il Trento Running Festival è riuscito a mettere insieme due eventi con un’identità fortissima, il Giro al Sas e la Trento Half Marathon. Quanto è stato complesso costruire un progetto capace di rispettare la tradizione e, allo stesso tempo, guardare al futuro?

Il Giro al Sas si annovera fra le grandi manifestazioni della storia della corsa su strada, ma anche le tradizioni devono tenere il passo coi tempi. Il Giro al Sas è un fiore che si è andato via via arricchendo con gare giovanili e amatoriali e la Kids Run, dedicata ai bambini fino a 8 anni. I tanti petali associati alla gara clou costituivano già un bel impegno organizzativo. Il Comitato organizzatore del Giro al Sas, pur senza negare qualche dubbio, rispetto all’assunzione di un nuovo peso organizzativo e al non facile reperimento delle risorse necessarie a supportarlo, ha accettato di buon grado la scommessa di rilanciare a livello internazionale quella che era la Maratona del Concilio. Si sono unificati i Comitati in nuovo contenitore, il Trento Running Festival, in cui si sono portate tutte le manifestazioni. Si è cambiato il nome della Maratonina del Concilio in Trento Half Marathon per intercettare un flusso internazionale di runner. A posteriori si può dire che Il percorso non è stato certo semplice, ma quella gara, Il Giro, che apparteneva comunque alla piccola storia della città, ha mantenuto il suo fascino e la sorellina minore la Half è cresciuta rapidamente. Ora il Festival del Running è una grande festa della città e del Running.

Il Giro al Sas è molto più di una gara: è un pezzo di storia dell’atletica mondiale. Quanto pesa la responsabilità di custodire un patrimonio così importante e, allo stesso tempo, renderlo attuale per le nuove generazioni di runner?

L’attribuzione da parte del World Athletic lo scorso anno della Heritage Plaque, che solo cinque gare vantano in Italia, è il riconoscimento del peso internazionale assunto dal corso della storia della manifestazione. È stato un piacere, quando abbiamo richiesto che documentazione doveva presentare a corredo della domanda a WA, sentirsi rispondere che non ce n’era la necessità che ben conoscevano il valore del Giro al sas. Prima di noi quando ancora il running era definito ‘corsa a piedi’ fin dal 1907 a Trento si organizzavano gare podistiche però è solo dal 1945 che la gara ha assunto con continuità l’attuale nome di cui contiamo le edizioni. La responsabilità di custodire questo monumento sta anche nell’allevare un ricambio a livello organizzativo dirigenziale perché questa storia possa continuare,  stante che non potrà essere per sempre a capo degli stessi soggetti il futuro di una gara che il prossimo anno compirà 80 anni.

Il weekend del 26 e 27 settembre sarà una grande festa della corsa. Per chi non conosce ancora il Trento Running Festival, perché dovrebbe partecipare? Come può iscriversi e quale distanza consiglieresti a chi vuole vivere per la prima volta questa esperienza?

Un Festival è anche spettacolo e i protagonisti di questa recita in passato portano i nomi di Tergat, Kenenisa Bekele, Stefano Baldini, Muktar Edris per citare solo i più noti dell’aristocrazia dell’albo d’oro del Giro al Sas e quindi il sabato a seguire le gare giovanili e la Kids Run lo spettacolo sarà assicurato anche quest’anno. La presenza di Yeman Crippa e un suo duello con africani di valore che stiamo ingaggiando è una garanzia. La domenica poi lo spazio è per tutti con la Trento Half Marathon protagonisti i campioni, gli amatori e anche per chi arriva al traguardo strisciando. Per noi chi c’è è importante e chi giunge al traguardo è un vincitore. Per chi poi non è ancora pronto per una mezza organizziamo la 10K della Città del Concilio. È un passaggio intermedio cui si può partecipare anche nella forma turistico sportiva con un trattamento non diverso da chi partecipa alla Half.
Partecipa e iscriviti subito   QUI   

Il nostro claim è “Correre è ROCK”. Trento è una città raccolta, circondata dalle montagne, ma capace di ospitare eventi di livello internazionale. Qual è l’aspetto più rock del Trento Running Festival?

Trento e il Trentino sono patrie per ogni sport a livello importante dal volley, al basket, al calcio, allo sci, all’atletica atletica nelle sue varie discipline e tanto altro, ma soprattutto importante è la pratica sportiva a livello popolare. Il Festival è energia pura, adrenalina, fatica, conta il cuore, la voglia di giungere al traguardo. Rock è anche il pubblico che applaude i campioni e ti spinge tutti all’emozione del traguardo.

Yeman Crippa taglia il traguardo del 78° Giro al Sas nel centro storico di Trento durante il Trento Running Festival 2025.
Chiudiamo con la musica. Se dovessi scegliere un solo brano rock capace di raccontare lo spirito del Trento Running Festival, quale sarebbe e perché?

“Born to Run” del Boss mi sembra sul pezzo e credo valga per i campioni come per tutti quelli che amano la corsa. Credo sia lo spirito anche del rock come quello di ogni runner, campione o meno, che si mette in gioco.

🏃‍♂️🎸 La storia non appartiene soltanto ai musei. A volte continua a correre tra le vie di una città, si rinnova a ogni edizione e trova nuova energia in chi decide di raccoglierne il testimone. È questo, forse, il segreto del Trento Running Festival.

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🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)


Photo credit: archivio Trento Running Festival, archivio web Daniele Mosna
Official tag: #correreèrock #trentorunningfestival #rockaandrollrun #giroalsas

© copyright iovedodicorsa 2026, il brand di Marco Frattini: running wear, life style, music

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Grafica celebrativa in formato quadrato con una fotografia di famiglia d'epoca al centro e la scritta "Buon compleanno!". L'immagine celebra i 50 anni di Marco Frattini con uno stile vintage, accompagnato da elementi grafici che richiamano i suoi molti percorsi professionali e creativi e dalla frase "Precario a tempo indeterminato – Work in Progress".

Buon compleanno Marco Frattini

Marco Frattini
Precario a tempo indeterminato

Foto di famiglia degli anni Settanta con il piccolo Marco Frattini durante una festa di compleanno, scelta come immagine simbolo per celebrare i suoi 50 anni.
Cinquant’anni.

È un numero che, anche senza volerlo, porta a fare un bilancio. Si tirano le somme, si fanno gli esami di coscienza e, quasi senza accorgersene, la mente pone una domanda inevitabile: possibile sia già passato tutto questo tempo?
Eppure ricordo bene quei giorni e quei momenti che non passavano mai. Infatti non sono passati. Sono volati. Hanno tracimato.
Che cosa ne è stato di quegli attimi? Di quelle persone? Di tutte quelle sensazioni?
Buon compleanno Marco Frattini.
Di certo non è stata una passeggiata, ma ne è valsa la pena.
Ad maiora.

La domanda più difficile da fare a Marco Frattini non riguarda la corsa, la musica, l’odontoiatria, la professione, i libri, i fumetti o iovedodicorsa.

È molto più semplice.
«Mi daresti un tuo curriculum?»

Da quel momento iniziano i problemi. Perché la risposta corretta sarebbe una sola.
«Quale?»

Quello da odontoiatra, da runner, da preparatore atletico, da musicista, da organizzatore di eventi, da project manager, da imprenditore, da cuoco, da aiuto cuoco, da lavapiatti, da venditore oppure quello da autore?

Il 27 luglio 1976 nasceva a Milano Marco Frattini.

Oggi, a cinquant’anni, dopo una laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria, migliaia di chilometri corsi, libri pubblicati, concerti organizzati, eventi realizzati, cucine frequentate, pentole lavate, stoviglie lucidate, idee inseguite e una quantità imprecisata di sogni ancora in lavorazione, resta aperta una questione fondamentale.

Che cosa farà da grande?
Il bambino della Graziella

Le prime tracce del caso risalgono all’inizio degli anni Ottanta.

A sei anni costruisce un improbabile kit di sopravvivenza ispirato a Rambo utilizzando il fanalino posteriore di una vecchia Graziella. All’interno trovano posto una batteria da 9 volt, un interruttore, un mini set di fiammiferi, cinquanta centimetri di spago, un piccolo taglierino, un gettone telefonico e una cartina piegata.

All’epoca sembrava soltanto un gioco. Oggi probabilmente verrebbe definito un kit di sopravvivenza multifunzione.
Lui lo aveva semplicemente immaginato e costruito.


La Famiglia Dentoni

Qualche anno più tardi arriva il primo progetto editoriale.

Si chiama La Famiglia Dentoni.

Marco disegna, Cesare scrive le storie, Daniele e Attilio seguono la parte sportiva. Vengono pubblicati alcuni numeri e, negli stessi anni, mentre in Giappone esplodono i manga, ognuno continua il proprio percorso.

Intanto arrivano le partite di calcio organizzate nel quartiere, i gruppi musicali, iniziative improbabili e quella naturale tendenza a trasformare qualsiasi intuizione in qualcosa di concreto.

Una caratteristica che, da allora, non lo abbandonerà più.

La strada che sembrava già scritta

Dopo il liceo arriva la laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria. È una scelta che sembra il naturale proseguimento della storia di famiglia.

Il papà è medico anestesista rianimatore e, successivamente, dentista. La mamma è infermiera e igienista dentale. Lo studio c’è, la professione pure. Tutto lascia pensare che il percorso sia già tracciato.

Eppure qualcosa continua a non tornare.

Non perché quella professione sia sbagliata, ma perché chi la esercita continua a porsi domande che vanno ben oltre la professione stessa.

Le domande che cambiano una vita

Negli anni arrivano esperienze formative importanti. Il reparto di Odontoiatria Speciale del Corberi di Limbiate, l’incontro con il professor Gian Mario Esposito e la scoperta di percorsi capaci di mettere in discussione molte convinzioni.

C’è però un altro compagno di viaggio che accompagna Marco fin dall’adolescenza: il neurinoma dell’acustico. Si presenta a diciassette anni e, da allora, non smetterà mai davvero di far parte della sua storia.

La prima volta è un intervento enorme. Il neurinoma misura sette centimetri. Quattordici ore in sala operatoria. Un’operazione che segna un prima e un dopo.

Ma non è la fine della storia. Anni dopo il tumore torna a presentarsi. Serve un secondo intervento e, questa volta, il percorso è ancora più lungo: oltre un trimestre di ospedale, mesi nei quali il tempo cambia significato e ogni piccolo progresso diventa una conquista.


E per fortuna arrivò la corsa

Oppure, forse, fu lui a farsi trovare dalla corsa.
Arrivano gli allenamenti, gli errori, la disciplina, la fatica, le cadute, le ripartenze e, soprattutto, i chilometri. Tanti chilometri.

Poi, finalmente, anche qualche traguardo. La corsa diventa molto più di uno sport. Diventa uno strumento, un modo per rimettere ordine, capire e ricominciare.


Il filo invisibile

C’è un filo che lega tutto.

L’odontoiatria, la corsa, la musica, la scrittura, gli eventi, i fumetti, la cucina, perfino i piatti lavati durante le stagioni estive. A guardarli da fuori sembrano capitoli scollegati, lavori diversi, vite parallele.

In realtà raccontano la stessa persona. Marco non ha mai inseguito una carriera lineare. Ha preferito seguire la curiosità, accettando il rischio di cambiare strada ogni volta che sentiva di poter imparare qualcosa.

Qualcuno la chiamerebbe incostanza, lui continua a considerarla formazione. Del resto, se c’è una parola che ricorre spesso nella sua storia è proprio questa: precario.

Non nel significato economico del termine, ma in quello più autentico. La consapevolezza che nulla sia definitivo, che tutto possa cambiare da un momento all’altro e che, proprio per questo, valga la pena vivere ogni esperienza fino in fondo.

È un modo di stare al mondo che, negli anni, è diventato quasi una filosofia.


Cosa fa davvero?

È una domanda che torna spesso e alla quale non è mai facile rispondere.
Fa il dentista, certo, ma scrive libri, organizza eventi, corre, suona, progetta, cucina quando serve e, se necessario, lava anche i piatti.
Tiene corsi, costruisce format, mette in contatto persone e prova, ogni volta, a trasformare un’idea in qualcosa di concreto.

Con il passare degli anni si è accorto che, in fondo, il lavoro è sempre stato lo stesso: creare connessioni. Cambiano gli strumenti, cambiano gli ambienti, cambiano perfino i mestieri. Quello che non cambia è la curiosità di capire dove possa nascere la prossima occasione.



Le montagne

Le montagne non sono tutte uguali. Alcune si affrontano con le gambe, altre con la testa, altre ancora richiedono una pazienza che sembra non finire mai. Marco, in modi diversi, le ha attraversate tutte. La corsa gli ha insegnato che nessun traguardo arriva per caso, la professione gli ricorda ogni giorno quanto contino studio, precisione e responsabilità, mentre la malattia gli ha fatto scoprire che esistono battaglie nelle quali la forza serve fino a un certo punto e la vera differenza la fanno la costanza e la capacità di ricominciare.

È probabilmente questo il filo che tiene insieme la sua storia.


Il verdetto

Dopo cinquant’anni il caso può essere considerato ancora aperto. Molte domande attendono una risposta, diversi progetti risultano incompleti e alcuni sogni sono ancora in lavorazione. I clinici non sono riusciti a stabilire con certezza che cosa succederà a Marco Frattini da grande. Hanno però individuato una costante: non ha mai inseguito una carriera, ha sempre inseguito un’intuizione.

Quadro clinico attuale: Precario a tempo indeterminato.

Prognosi: Work in Progress.

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Photo credit: archivio Marco Frattini, 
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Cesare Monetti, comunicatore e addetto stampa del mondo del running italiano

Tanti auguri Cesare Monetti. 50 anni di passione

Correre è ROCK – Storie
Tanti auguri Cesare Monetti
50 anni e non fermarsi mai


Ci sono persone che sembrano essere ovunque e, proprio per questo, finiscono quasi per diventare invisibili.
Cesare Monetti appartiene a questa categoria.
Se corri da qualche anno, è molto probabile che tu abbia già incrociato il suo lavoro decine di volte senza saperlo.
Magari leggendo un comunicato stampa, scoprendo una nuova gara, seguendo una presentazione o semplicemente imbattendoti in una notizia legata al mondo del running.

Che fosse una grande maratona internazionale o una manifestazione di provincia, c’è una buona probabilità che dietro quelle righe ci fosse anche lui.

Da quando lo conosco l’ho sempre colto in movimento. In auto, in treno, in bicicletta, in aeroporto, in albergo o nel primo angolo disponibile dotato di una presa elettrica per alimentare un computer e chiudere un comunicato.

Perché le gare non aspettano, le notizie nemmeno, e chi si occupa di comunicazione vive spesso in una dimensione dove il tempo sembra non bastare mai.
Chi frequenta il mondo del running sa bene quanto sia complesso organizzare un evento. Molto meno visibile è il lavoro necessario per raccontarlo, costruire attenzione, dare voce agli organizzatori e trasformare una gara in una storia capace di continuare a vivere anche dopo il traguardo.

Cesare fa questo da anni e lo fa con una costanza che, a pensarci bene, assomiglia molto a quella di un maratoneta: un passo dopo l’altro, un comunicato dopo l’altro, un progetto dopo l’altro.

Negli anni ha contribuito alla comunicazione di un numero impressionante di eventi podistici italiani e internazionali, compresa la Run Rome The Marathon, la manifestazione più importante del nostro Paese.

Ma ridurre tutto a un elenco di incarichi sarebbe ingeneroso, perché il vero valore di Cesare non sta soltanto in ciò che ha costruito, ma nel modo in cui lo ha costruito: con pazienza, metodo e una visione capace di guardare sempre qualche chilometro più avanti.

Ed è anche grazie a persone come lui che mi ritrovo a rivalutare la classe 1976. Perché Cesare è una delle poche persone che conosca ad aver creduto fino in fondo ai propri progetti, dedicando loro tempo, energia e una quantità di lavoro che spesso rimane invisibile agli occhi degli altri.

Il risultato non si misura soltanto nei numeri o nelle gare organizzate, ma soprattutto nelle relazioni costruite nel tempo, nella fiducia conquistata e nella credibilità che oggi accompagna il suo nome.

Con Cesare, nel corso degli anni, si è costruito anche un rapporto fatto di reciproca stima e comprensione.
Un rapporto nel quale, in fondo, l’agire conta più del dichiarare, forse perché entrambi sappiamo che i progetti non si misurano dalle intenzioni, ma da ciò che riescono a diventare.

Ed è anche per questo che Cesare rappresenta perfettamente lo spirito di iovedodicorsa.
Perché se per realizzare qualcosa servono testa e cuore, serve anche la capacità di avere accanto persone in grado di sostenere quella forza creativa e quell’impeto narrativo nel tempo, senza disperderli e senza smettere di credere nelle proprie idee.

Cinquant’anni sono un bel traguardo, ma conoscendo Cesare ho il sospetto che per lui rappresentino semplicemente una tappa del viaggio. Una curva del percorso, più che un arrivo.

Per questo l’augurio è semplice: continuare a correre, continuare a pedalare, continuare a viaggiare, continuare a immaginare nuovi progetti e continuare a scoprire il mondo con la stessa curiosità che lo accompagna da sempre.

E soprattutto continuare a fare ciò che gli riesce meglio: trasformare le idee in realtà.

Buon compleanno Cesare.
Ci vediamo lungo la strada.
Come sempre.


🏃🎸 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
Marco Frattini, Maratoneta, Vedere di corsa e sentirci ancora meno.


 

Correre è ROCK – Storie
Tanti auguri Cesare Monetti
50 anni e non fermarsi mai


Ci sono persone che sembrano essere ovunque e, proprio per questo, finiscono quasi per diventare invisibili.
Cesare Monetti appartiene a questa categoria.
Se corri da qualche anno, è molto probabile che tu abbia già incrociato il suo lavoro decine di volte senza saperlo.
Magari leggendo un comunicato stampa, scoprendo una nuova gara, seguendo una presentazione o semplicemente imbattendoti in una notizia legata al mondo del running.

Che fosse una grande maratona internazionale o una manifestazione di provincia, c’è una buona probabilità che dietro quelle righe ci fosse anche lui.


Da quando lo conosco l’ho sempre colto in movimento. In auto, in treno, in bicicletta, in aeroporto, in albergo o nel primo angolo disponibile dotato di una presa elettrica per alimentare un computer e chiudere un comunicato.

Perché le gare non aspettano, le notizie nemmeno, e chi si occupa di comunicazione vive spesso in una dimensione dove il tempo sembra non bastare mai.
Chi frequenta il mondo del running sa bene quanto sia complesso organizzare un evento. Molto meno visibile è il lavoro necessario per raccontarlo, costruire attenzione, dare voce agli organizzatori e trasformare una gara in una storia capace di continuare a vivere anche dopo il traguardo.

Cesare fa questo da anni e lo fa con una costanza che, a pensarci bene, assomiglia molto a quella di un maratoneta: un passo dopo l’altro, un comunicato dopo l’altro, un progetto dopo l’altro.

Negli anni ha contribuito alla comunicazione di un numero impressionante di eventi podistici italiani e internazionali, compresa la Run Rome The Marathon, la manifestazione più importante del nostro Paese.


Ma ridurre tutto a un elenco di incarichi sarebbe ingeneroso, perché il vero valore di Cesare non sta soltanto in ciò che ha costruito, ma nel modo in cui lo ha costruito: con pazienza, metodo e una visione capace di guardare sempre qualche chilometro più avanti.

Ed è anche grazie a persone come lui che mi ritrovo a rivalutare la classe 1976. Perché Cesare è una delle poche persone che conosca ad aver creduto fino in fondo ai propri progetti, dedicando loro tempo, energia e una quantità di lavoro che spesso rimane invisibile agli occhi degli altri.

Il risultato non si misura soltanto nei numeri o nelle gare organizzate, ma soprattutto nelle relazioni costruite nel tempo, nella fiducia conquistata e nella credibilità che oggi accompagna il suo nome.

Con Cesare, nel corso degli anni, si è costruito anche un rapporto fatto di reciproca stima e comprensione.
Un rapporto nel quale, in fondo, l’agire conta più del dichiarare, forse perché entrambi sappiamo che i progetti non si misurano dalle intenzioni, ma da ciò che riescono a diventare.


Ed è anche per questo che Cesare rappresenta perfettamente lo spirito di iovedodicorsa.
Perché se per realizzare qualcosa servono testa e cuore, serve anche la capacità di avere accanto persone in grado di sostenere quella forza creativa e quell’impeto narrativo nel tempo, senza disperderli e senza smettere di credere nelle proprie idee.

Cinquant’anni sono un bel traguardo, ma conoscendo Cesare ho il sospetto che per lui rappresentino semplicemente una tappa del viaggio. Una curva del percorso, più che un arrivo.

Per questo l’augurio è semplice: continuare a correre, continuare a pedalare, continuare a viaggiare, continuare a immaginare nuovi progetti e continuare a scoprire il mondo con la stessa curiosità che lo accompagna da sempre.


E soprattutto continuare a fare ciò che gli riesce meglio: trasformare le idee in realtà.

Buon compleanno Cesare.
Ci vediamo lungo la strada.
Come sempre.

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Marco Frattini, Maratoneta, Vedere di corsa e sentirci ancora meno.

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Photo credit: archivio Cesare Monetti, 
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Evoluzione darwiniana del runner dal primo Holter portatile ai moderni sensori digitali nel ciclo Correre è ROCK.

Quando correre con l’Holter era davvero ROCK

Quando correre con l’Holter era davvero ROCK

Evoluzione di un presidio medico… e musicale
Tratto da una storia vera.

Elettrocardiogramma stilizzato che si trasforma in un runner in corsa, simbolo dell'unione tra monitoraggio cardiaco e running.Nessun runner è stato maltrattato durante la stesura di questo articolo.
Un Holter sì.

Una premessa e una precisazione doverosa per i lettori: questo articolo non parla dell’utilizzo dell’Holter durante la corsa come pratica sportiva (ce ne guardiamo bene) o diagnostica.
Racconta invece l’evoluzione tecnologica di uno strumento medico attraverso una domanda nata osservando un runner durante un monitoraggio cardiaco.

Ci sono momenti in cui la medicina e il rock sembrano appartenere a mondi lontanissimi.
Poi scopri che non è così.
Perché l’evoluzione dell’Holter cardiaco racconta una storia sorprendentemente simile a quella della musica che ascoltiamo mentre corriamo.
Oggi possiamo allenarci con uno smartwatch al polso, cuffie wireless nelle orecchie e un sensore cardiaco che pesa pochi grammi.
Possiamo monitorare frequenza cardiaca, ritmo, velocità, altimetria e persino ricevere notifiche in tempo reale.

Ma non è sempre stato così.
Anzi.



Un dubbio da runner

Osservando una fotografia di un runner durante un monitoraggio cardiaco ci è venuto un dubbio.

Non un dubbio medico. Un dubbio da runner.
Oggi siamo abituati a dispositivi piccoli, leggeri e quasi invisibili.
Ma com’era convivere con i primi Holter inventati da Norman J. Holter?

Qualcuno avrà mai provato realmente a correre con uno dei primi Holter della storia?
Non con quelli moderni. Non con i cerotti intelligenti. Non con i sensori che dialogano con smartphone e smartwatch.
Parliamo dei primi modelli. Quelli inventati dal biofisico americano Norman J. Holter.
Quelli che pesavano oltre trenta chilogrammi.

Se fosse successo, probabilmente parleremmo del runner più rock della storia.
Se qualcuno conoscesse questa storia, o per assurdo l’avesse vissuta, ci scriva.

Saremmo curiosi di scoprirlo.



Quando tutto iniziò

Negli anni Cinquanta il biofisico americano Norman J. Holter sviluppò il primo sistema di monitoraggio elettrocardiografico continuo.
Il dispositivo pesava circa 35-40 chilogrammi. Più che un esame medico sembrava l’attrezzatura necessaria per organizzare un concerto rock itinerante.

Era uno zaino pieno di elettronica che trasmetteva via radio l’attività cardiaca. Oggi fa sorridere. All’epoca era rivoluzione pura.

Se vogliamo trovare un parallelo musicale siamo nell’epoca dei grandi amplificatori valvolari, delle apparecchiature gigantesche, dei primi studi di registrazione analogici.
Tutto pesava. Tutto occupava spazio. Ma tutto stava cambiando.


Colonna sonora consigliata

🎸 Hold The Line – Toto
Perché all’inizio di ogni rivoluzione serve qualcuno disposto a credere in ciò che ancora sembra impossibile.


L’Holter e il Walkman

Negli anni Settanta e Ottanta la tecnologia fece un enorme passo avanti. L’Holter divenne finalmente portatile. Le dimensioni iniziarono ad assomigliare a quelle di un registratore a cassette.
Per chi è cresciuto negli anni Ottanta il paragone viene naturale.

Mentre milioni di persone correvano con il Walkman nelle tasche ascoltando rock e pop, i cardiologi utilizzavano Holter che registravano il tracciato ECG su nastro magnetico. La musica correva su una cassetta. Il cuore correva su un’altra.

Entrambi avevano bisogno di essere riascoltati per capire cosa fosse successo.


Colonna sonora consigliata

🎸 Back In Black – AC/DC

Perché è il periodo in cui il rock e la tecnologia iniziano davvero a correre insieme.


Dal nastro magnetico al digitale

Poi arrivarono il digitale. Le memorie flash. I computer. Le trasmissioni remote.
La musica smise gradualmente di occupare spazio. Anche l’Holter fece lo stesso percorso. I dispositivi diventarono sempre più piccoli, precisi e affidabili. I dati diventarono informazioni.

La distanza tra paziente e medico iniziò ad accorciarsi. Le informazioni poterono viaggiare sempre più velocemente.


Colonna sonora consigliata

🎸 Calling Elvis – Dire Straits

Perché in fondo anche l’Holter moderno fa la stessa cosa: invia segnali, cerca risposte, stabilisce connessioni.
Solo che invece di cercare Elvis, cerca ciò che accade dentro il nostro cuore.


Oggi: il rock è leggero

I moderni Holter sono spesso grandi quanto un cerotto. Pesano pochi grammi. Non hanno fili. Possono registrare l’attività cardiaca fino a due settimane consecutive. Sono in grado di individuare aritmie sporadiche che un monitoraggio tradizionale di 24 ore potrebbe non rilevare. Alcuni modelli trasmettono automaticamente i dati tramite smartphone o centraline dedicate.

Una tecnologia che pochi decenni fa sarebbe sembrata fantascienza.
Parallelamente si è sviluppato anche l’Holter pressorio, dedicato al monitoraggio continuo della pressione arteriosa durante la giornata.


Colonna sonora consigliata

🎸 Hell Ain’t a Bad Place to Be – AC/DC

Perché chi corre lo sa: a volte la fatica assomiglia all’inferno.
Ma quando stai facendo ciò che ami, non è affatto un brutto posto in cui stare.


Quando la corsa incontra la medicina

Per chi corre, il cuore non è soltanto un organo. È il motore. È il compagno silenzioso che ci accompagna durante ogni allenamento.
Imparare ad ascoltarlo significa conoscere meglio se stessi, interpretare le proprie sensazioni e correre con maggiore consapevolezza.

Oggi molti runner utilizzano cardiofrequenzimetri, smartwatch e sensori evoluti per monitorare frequenza cardiaca, ritmo, velocità e altri parametri legati all’allenamento.
Questi strumenti hanno contribuito a rendere la pratica sportiva più consapevole e accessibile, aiutando gli atleti a comprendere meglio le risposte del proprio organismo allo sforzo.

Ma vogliamo ribadirlo ancora una volta: cardiofrequenzimetro e Holter cardiaco sono strumenti profondamente diversi.

Il primo nasce per monitorare la prestazione sportiva e alcuni parametri fisiologici durante l’attività fisica.
Il secondo è un dispositivo medico utilizzato per finalità diagnostiche, in particolare per la valutazione del ritmo cardiaco e di eventuali alterazioni che richiedono un approfondimento clinico.

Questo articolo non vuole mettere a confronto i due strumenti né suggerirne un utilizzo sovrapponibile.

Racconta semplicemente come l’evoluzione tecnologica abbia trasformato un presidio medico che un tempo pesava decine di chilogrammi in dispositivi oggi sempre più piccoli, leggeri e sofisticati.



Il parere del cardiochirurgo

Abbiamo chiesto una riflessione al Dott. Andrea Galanti, cardiochirurgo e runner.

“L’evoluzione dell’Holter rappresenta uno degli esempi più evidenti di come la tecnologia abbia migliorato la medicina preventiva e diagnostica. Oggi possiamo monitorare il cuore del paziente per periodi molto più lunghi rispetto al passato, con dispositivi minimamente invasivi e altamente affidabili. Per chi pratica sport, questo significa poter approfondire, quando clinicamente indicato, aritmie sporadiche o semplicemente ottenere maggiori informazioni sul proprio stato cardiovascolare senza limitare significativamente la vita quotidiana o l’attività fisica.

Da runner apprezzo particolarmente questa possibilità. Correre significa ascoltare il proprio corpo, ma avere a disposizione strumenti che consentono di raccogliere informazioni oggettive può rappresentare un importante supporto per la diagnosi e la prevenzione.

La tecnologia non sostituisce l’ascolto del proprio corpo, ma può aiutarci a comprenderlo meglio.”



La prova che il futuro è già arrivato

Uomo sudato dopo una corsa con diversi elettrodi di monitoraggio cardiaco applicati sul torace, mentre guarda la fotocamera con espressione sorpresa.Qui entra in scena Cesare Monetti.
“Una fotografia pubblicata sui social ha acceso la curiosità che ha dato origine a questo articolo. Nello scatto, Cesare Monetti pone una domanda con un Holter applicato al torace durante un monitoraggio cardiaco.
Non si tratta dell’impiego abituale di questo strumento in ambito sportivo, ma di una situazione che ha fatto nascere una domanda: quanto è cambiato il monitoraggio cardiaco dai tempi dei primi Holter a oggi?”

Una scena che oggi può sembrare normale.
Ma se pensiamo alle origini di questo strumento assume tutto un altro significato.

(Cesare Monetti con Holter cardiaco applicato durante un monitoraggio. La fotografia che ha acceso la curiosità e dato origine a questo articolo.)

Se Norman Holter avesse visto questa immagine probabilmente avrebbe sorriso. Oltre dieci chilometri di corsa. Più di cinquanta minuti di allenamento. Monitoraggio continuo. Pochi grammi di tecnologia.

Settant’anni fa sarebbe sembrata fantascienza.



E la musica?

La musica è sempre rimasta lì. A fare da colonna sonora. Prima usciva da giradischi enormi, poi dalle cassette, poi dai lettori CD, poi dagli smartphone.
Oggi può convivere con sensori, smartwatch, GPS e monitor cardiaci senza che quasi ce ne accorgiamo.

Forse il vero punto d’incontro tra rock e medicina è proprio questo. Entrambi hanno seguito la stessa strada: diventare sempre più potenti, sempre più precisi, sempre meno invasivi.


Colonna sonora consigliata

🎸 Learning To Fly – Tom Petty

Perché conoscere meglio il proprio cuore significa imparare qualcosa di nuovo su se stessi.


Dallo sherpa al runner erectus

Se guardiamo questa storia con un pizzico di ironia, l’evoluzione dell’Holter ricorda quasi quella dell’uomo. O forse quella del runner.

All’inizio c’era il runner sherpa, l‘antenato dell’attuale trailer.
Quello che, per monitorare il proprio cuore, avrebbe dovuto caricarsi sulle spalle uno zaino da decine di chilogrammi, tra antenne, batterie e componenti elettronici. Più che una corsa, una spedizione himalayana.
Probabilmente oggi si troverebbe perfettamente a suo agio tra ultra trail, traversate alpine e gare di autosufficienza.

Poi sono arrivati i registratori portatili, le cassette, le memorie digitali, i sensori, le patch, gli smartwatch.

Fino ad arrivare al moderno runner erectus. Leggero, tecnologico, connesso.
Capace di registrare settimane di attività cardiaca con un dispositivo che pesa pochi grammi.

L’evoluzione è stata straordinaria. Per fortuna.
Perché correre è già abbastanza faticoso senza dover trasportare anche mezzo laboratorio di elettrofisiologia sulle spalle.


Colonna sonora consigliata

🎸 One Vision – Queen

Perché ogni innovazione nasce da una visione. E quella di Norman Holter ha cambiato per sempre il modo di osservare il cuore.


L’evoluzione tecnologica è ROCK

Se oggi un monitoraggio cardiaco può essere effettuato con dispositivi sempre più piccoli e leggeri, come doveva essere farlo settant’anni fa?”

Eppure c’è qualcosa di affascinante nel pensare a quei pionieri che portavano sulle spalle decine di chilogrammi di tecnologia per ottenere informazioni che oggi raccogliamo con un semplice cerotto.

Quello sì che era rock. Molto prima degli smartwatch. Molto prima del bluetooth. Molto prima dello streaming.
Quando per registrare un cuore serviva quasi la stessa attrezzatura necessaria per organizzare un concerto.



Dedica

A Cesare

Perché in fondo la domanda che attraversa questo articolo nasce da lui. Non da un libro. Non da una ricerca storica.
Ma da una fotografia e da un’esperienza. Una corsa di oltre dieci chilometri durante un monitoraggio cardiaco e una corsa che ci porta spesso all’estremo.
Da lì è partita una curiosità: se oggi il monitoraggio cardiaco può essere effettuato con dispositivi sempre più piccoli, leggeri e discreti, come doveva essere farlo settant’anni fa?

La risposta ci ha portato a ripercorrere una straordinaria evoluzione tecnologica. Dal gigantesco zaino di Norman Holter ai moderni sensori digitali. Dal runner sherpa al runner erectus.

Grazie Cesare per l’ispirazione.

E soprattutto per aver ricordato che conoscere meglio il proprio cuore può aiutare a vivere e praticare sport con maggiore consapevolezza.

Un doveroso ringraziamento inoltre al Dott. Andrea Galanti per il prezioso contributo e le indispensabili precisazioni medico-scientifiche.

🎸🏃❤️



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Il ciclo Correre è ROCK nasce proprio per questo: accompagnarti passo dopo passo, costruendo forma, resistenza e carattere attraverso allenamenti, esperienze, musica e storie che parlano di corsa vissuta.

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🏃“La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”


Marco Frattini, Dott.

Dottore in Odontoiatria e Protesi Dentaria
Facoltà di Medicina e Chirurgia
Maratoneta
Autore di Vedere di corsa e sentirci ancora meno

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🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)

Photo credit: archivio web, Cesare Monetti, iovedodicorsa
Official tag: #correreèrock #tholter

© copyright iovedodicorsa 2026, il brand di Marco Frattini: running wear, life style, music

Quando correre con l’Holter era davvero ROCK Leggi tutto »

Trofeo Sempione Milano: intervista a Antonio Brillo e Matteo Vecchia nel podcast Correre è Rock davanti al Castello Sforzesco.

Trofeo Sempione 2026: intervista doppia alla storica 10 km di Milano

Correre è Rock
Intervista doppia ad Antonio Brillo e Matteo Vecchia

Trofeo Sempione: la storia corre nel cuore di Milano

Per il ciclo “Correre è Rock”, firmato iovedodicorsa, incontriamo Antonio Brillo, vicepresidente di Road Runners Club Milano e componente del Comitato Organizzatore del Trofeo Sempione, insieme a Matteo Vecchia, titolare di Don Kenya Run, partner dell’evento e realtà sempre più attiva nel panorama podistico milanese.

Domenica 14 giugno 2026, il Trofeo Sempione tornerà a far vivere ai runners una delle gare più iconiche della città: una 10 km certificata FIDAL, con partenza e arrivo sulla storica pista dell’Arena Civica Gianni Brera, attraversando Parco Sempione, Arco della Pace, Castello Sforzesco e alcuni dei luoghi simbolo di Milano. Le iscrizioni sono aperte online fino a giovedì 11 giugno. Poi direttamente in sede Road Runners venerdì 12 giugno pomeriggio e in Arena sabato 13 giugno tutto il giorno.

Trofeo Sempione è una manifestazione che unisce tradizione e rilancio, grazie alla collaborazione tra Road Runners Club Milano e Don Kenya Run. Con Antonio e Matteo abbiamo parlato di storia, futuro e dello spirito che continua a rendere speciale questa gara.

Scopri il Trofeo Sempione   QUI

Una storia che appartiene a Milano

Antonio Brillo mostra la medaglia del Trofeo Sempione dopo la gara.

Antonio, il Trofeo Sempione è una delle gare più storiche e riconoscibili del panorama milanese. Cosa rappresenta oggi questa manifestazione e perché era importante riportarla al centro della scena podistica cittadina?

A: Trofeo Sempione rappresenta molto più di una semplice gara di 10 km. E’ un pezzo della storia podistica milanese. Nato decenni fa e arrivato ormai alla sua 36ª edizione, il Trofeo conserva il fascino delle grandi classiche cittadine, quelle manifestazioni che hanno accompagnato generazioni di runners e contribuito a diffondere la cultura della corsa a Milano.

Riportarlo al centro della scena significa anzitutto valorizzare una tradizione sportiva che rischiava di essere oscurata dalla crescita di eventi più grandi e mediatici. Trofeo Sempione offre infatti qualcosa di unico: un percorso che attraversa alcuni dei luoghi più iconici della città, con partenza e arrivo nell’Arena Civica Gianni Brera e passaggi accanto al Castello Sforzesco, all’Arco della Pace e al Parco Sempione. Correre il Trofeo significa, in un certo senso, correre dentro la storia e il patrimonio urbano di Milano.

C’è poi un valore sportivo e sociale. Manifestazioni come questa creano un ponte tra il podismo competitivo e quello amatoriale, coinvolgendo atleti di alto livello, società sportive e semplici appassionati. In un momento in cui la corsa è diventata sempre più popolare, recuperare una gara storica significa offrire alla comunità dei runners un appuntamento riconoscibile, con radici profonde e una forte identità locale.

Una partnership che guarda lontano

Matteo Vecchia insieme ai runner della Don Kenya Run durante una manifestazione podistica.
Matteo, Don Kenya Run ha scelto di affiancare il progetto Trofeo Sempione. Come nasce questa collaborazione con Road Runners Club Milano e quali valori condivisi vi hanno convinto a investire insieme sul futuro della gara?

M: Come Don Kenya, abbiamo scelto di affiancare il Road nell’organizzazione del Trofeo Sempione perché è una delle gare del cuore che, personamente, ho corso fin da quando avevo 16 anni. Ai Road Runners ci uniscono i sani valori dello sport, la passione per la corsa e la voglia di far appassionare sempre più runners a questo sport.
Sicuramente, Trofeo Sempione è un veicolo per portare avanti questi valori. Quando ci si è presentata questa opportunità, insieme all’amico e compagno di mille avventure Mauro Oliva abbiamo deciso di coglierla al volo con entusiasmo! 

Anche perché Trofeo Sempione è un vero patrimonio del podismo milanese. Avere la possibilità di organizzarlo, insieme a una società storica come i Road, significa restituire visibilità a una tradizione che racconta la città, il suo rapporto con lo sport e la sua capacità di rinnovarsi senza perdere la memoria delle proprie origini.

Rilanciare senza perdere l’identità

Antonio e Matteo, rilanciare una manifestazione storica significa trovare il giusto equilibrio tra tradizione e innovazione. Quali sono gli elementi sui quali avete lavorato maggiormente per rendere il Trofeo Sempione attuale e attrattivo per i runners di oggi?

 A: Rilanciare una gara storica è un po’ come restaurare un edificio dal grande valore artistico: devi preservarne l’anima, ma allo stesso tempo renderlo vivibile e interessante per chi lo frequenta oggi. Nel caso del Trofeo Sempione abbiamo operato esattamente in questo modo mantenendo elementi identitari quali il percorso nel cuore verde di Parco Sempione, la partenza e l’arrivo sulla pista dell’Arena Civica Gianni e il percorso che tocca tanti scorsi famosi per i runners milanesi.

Accanto alla tradizione, però, c’è stato un lavoro importante sull’esperienza del runner moderno. E quindi, organizzazione attenta, servizi efficienti e comunicazione chiara e diffusa. Inoltre, abbiamo provato a rendere l’evento più inclusivo e partecipato: non solo atleti competitivi, ma anche amatori, gruppi di corsa e nuovi runners: tutti possono sentirsi parte di Trofeo Sempione, che deve essere prima di tutto una giornata di festa, divertimento e condivisione.

M: Sicuramente, abbiamo cercato di portare avanti, nel modo più consono, la filosofia che il trofeo aveva nei suoi anni gloriosi, cercando di mantenere un percorso che tocchi i punti iconici del parco e della zona di città attorno ad Arena, Castello Sforzesco e Arco della Pace. Nello stesso tempo, abbiamo voluto mantenere il clima di festa dello sport che ha sempre contraddistinto questa manifestazione, cercando di coinvolgere anche alcuni atleti di buon livello, riecheggiando i fasti di quanto fece Roberto Cella negli anni d’oro.
Non da ultimo, abbiamo lavorato per offrire un ricco pacco gara ad un prezzo onesto per tutti gli atleti, anche grazie al contributo di vari sponsors e partners che, come noi, credono ancora nel valore dello sport, della corsa e dell’importanza di una manifestazione storica per tutti i corridori di Milano, di tutte le età e di tutti i livelli.

Appuntamento al 14 giugno: come partecipare?

Veduta aerea dell'Arena Civica Gianni Brera di Milano, sede di partenza e arrivo del Trofeo Sempione.
Domenica 14 giugno 2026 l’appuntamento sarà all’Arena Civica Gianni Brera per la 36ª edizione del Trofeo Sempione. Come ci si iscrive e perché questa 10 km dovrebbe essere una tappa obbligata nel calendario dei runners milanesi e non solo?

 A: Domenica 14 giugno sarà una di quelle mattine in cui Milano si accenderà di energia: dalle 7:00 di mattina, l’Arena Civica Gianni Brera sarà aperta per accogliere gli atleti, competitivi e non, partecipanti alla 36ª edizione del Trofeo Sempione.

Iscriversi è semplice: sul sito ufficiale www.trofeosempione.it vi è il link diretto alle iscrizioni. On line ci si può iscrivere anche sul sito ufficiale della società di cronometraggio: www.racedata.it

Se si vuole effettuare un’iscrizione tradizionale, lo si potrà fare venerdì 12 giugno pomeriggio in sede Road Runners (via Canonica, 23 – MI) oppure sabato 13 giugno direttamente in Arena, tutto il giorno dalle 9:00 alle 18:00. Per le società sportive sono pensati appositi pacchetti premio: se interessati, occorre scrivere via mail a: info@trofeosempione.it

Trofeo Sempione è una 10K che riesce a essere allo stesso tempo storica e attuale. Se corri a Milano, è difficile trovare una combinazione migliore di percorso, atmosfera, tradizione e innovazione.

Da non dimenticare: sabato mattina 13 giugno, dalle ore 9:00 la pista dell’Arena si animerà con il ‘Bimbinpista 2026’, l’evento dedicato a tutti i bambini e le bambine dagli 1 ai 10 anni, con gare in pista per ciascuna età e tante sorprese pensate per loro; tra le altre, il simpatico omaggio del vostro brand iovedodicorsa e le caramelle al miele di Ambrosoli da gustare!

M: Trofeo Sempione dovrebbe essere una tappa obbligatoria sicuramente per ogni podista milanese perché vi è la rara possibilità di correre una gara letteralmente sotto casa, sui vialetti e sulla ciclabile del parco dove tanti milanesi si allenano tutte le mattine.
In più, partecipando, si potrà vestire la bellissima maglia Brooks griffata Trofeo Sempione con i loghi delle iconiche società di atletica, Road Runners Club Milano e Don Kenya Run. Chi ha già partecipato alla DKRace e al Losa Experience del mese di maggio sa che Trofeo Sempione è la terza tappa del circuito Losa Challenge, motivo in più per esserci.
E poi, quando vi ricapita di correre proprio sotto il luogo dove, non più tardi di quattro mesi fa, ardeva il braciere delle Olimpiadi? Un’occasione più unica che rara!

Per le iscrizioni, confermo i siti www.trofeosempione.it e www.racedata.it

E confermo di venire già il sabato mattina: il Bimbinpista è una rarissima occasione per i ragazzi di calcare la pista dell’Arena. C’è anche il Villaggio Sportivo con tanti sport da provare e tante attività da scoprire.

A chiusura della prima giornata, visita guidata alla Palazzina Appiani, il gioiello dell’Arena Civica Gianni Brera. Perché Trofeo Sempione è corsa ma anche cultura e turismo, visti i luoghi dove abbiamo la fortuna di correre.

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Correre è Rock

Il nostro claim è “Correre è Rock”. Se il Trofeo Sempione fosse una canzone rock, quale sarebbe secondo voi e perché? Un brano capace di raccontarne la storia, il carattere milanese e l’energia con cui guarda al futuro.

A: Se dovessimo trasformare Trofeo Sempione in una canzone rock, la scelta cadrebbe su ‘Born to Run’ di Bruce Springsteen. È un brano che parla di movimento, di libertà e del desiderio di andare oltre. Non è solo “correre”, è correre verso qualcosa. Ed è esattamente lo spirito del Trofeo Sempione: una gara che non resta ferma nella nostalgia, ma continua a evolversi, edizione dopo edizione.

M: Il fascino di una gara storica che si evolve insieme al movimento del running ma mantenendo salda la sua storia e i suoi valori. Tanti ragazzi e ragazze hanno iniziato a correre in questi anni, tantissimi loro amici o parenti più grandi già lo facevano da anni. Tutti si muovono, sempre alla ricerca di qualcosa, inseguendo ciascuno i propri sogni. E allora… ‘Sweet dreams are made of this, who am I to disagree’?? 

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🎸🏃‍♂️ Dal fascino dell’Arena Civica all’energia del Parco Sempione, il Trofeo Sempione continua a raccontare Milano attraverso la corsa. E forse è proprio questo il suo lato più rock: cambiare restando fedele alla propria storia.

Photo credit: archivio web, 
Official tag: #correreèrock #trofeosempione #rockaandrollrun #milano

© copyright iovedodicorsa 2026, il brand di Marco Frattini: running wear, life style, music

Trofeo Sempione 2026: intervista doppia alla storica 10 km di Milano Leggi tutto »

Massimo Bignotti durante la corsa in gara, protagonista dell’intervista Correre è ROCK su Iovedodicorsa

Correre è Rock: la filosofia di Massimo Bignotti

Massimo Bignotti torna alla 100 km in pista: l’intervista Correre è Rock

Massimo Bignotti durante la corsa in gara, protagonista dell’intervista Correre è ROCK su Iovedodicorsa
Il lupo perde il pelo, ma non il vizio. E Massimo Bignotti, “Bigno” per gli amici, di pelo siamo convinti ne abbia perso parecchio per strada.

Dopo oltre nove anni, proverà nuovamente a cimentarsi in una 100 km su pista, scegliendo la prova di Saronno in condizioni che si preannunciano particolarmente impegnative, tra caldo, fatica e una sfida che ha il sapore delle grandi avventure personali.

Per noi è stata una sorpresa, ma forse non troppo. Perché chi vive la corsa come passione autentica, prima o poi torna sempre a confrontarsi con i propri limiti.

Proprio per questo abbiamo deciso di riproporre oggi l’intervista che avevamo preparato qualche mese fa per il ciclo “Correre è Rock”, dedicata a uno dei riferimenti del movimento podistico brianzolo.

Con il progetto Bigno Core Run, Massimo accompagna runner di ogni livello in un percorso che va dalla prima uscita fino alle distanze ultra, costruendo una comunità fondata su allenamento, condivisione e passione.

In bocca al lupo, Bigno.



Massimo Bignotti: da 0 a 100 km con Bigno Core Run

Massimo Bignotti almtraguardo della gara, protagonista dell’intervista Correre è ROCK su IovedodicorsaPer il ciclo “Correre è Rock”, firmato iovedodicorsa, incontriamo Massimo Bignotti, ultra maratoneta e trainer, punto di riferimento per la comunità podistica di Desio e della Brianza.

Gli allenamenti collettivi Bigno Core Run, accompagnano runner di ogni livello da 0 a 100 km: dalla prima uscita di corsa fino alle distanze ultra. Un progetto fortemente radicato sul territorio, costruito su costanza, condivisione e crescita, dove il gruppo diventa energia e l’allenamento torna alla sua forma più autentica.

Con Massimo abbiamo parlato di corsa, comunità e di cosa significa allenarsi insieme, giorno dopo giorno, nello spirito più vero di Correre è Rock.



Bigno Core Run e la comunità dei runner di Desio

Massimo Bignotti durante l'allenamento, protagonista dell’intervista Correre è ROCK su IovedodicorsaMassimo, Bigno Core Run nasce a Desio e cresce nel territorio Brianzolo. Quanto conta il territorio brianzolo nella costruzione di una comunità di runner e nel vostro modo di allenarvi?

Conta moltissimo.

Bigno Core&Run nasce e si sviluppa nel territorio, perché crediamo che il movimento e l’allenamento

siano prima di tutto relazione, condivisione e continuità. Il progetto è aperto a tutti, senza distinzioni di società sportive, livello o obiettivi: coinvolge runner di diversi gruppi, ma anche persone che non hanno come primo fine la corsa.

Accanto alla corsa, infatti, c’è il BignoCore&Run, un lavoro strutturato di preparazione fisica che comprende forza, core, mobilità, coordinazione e controllo del movimento. Un’attività pensata sia per chi corre, per migliorare efficienza, tecnica e prevenzione degli infortuni, sia per chi desidera semplicemente muoversi meglio, sentirsi più forte e più consapevole del proprio corpo.

Allenarsi insieme, per noi, significa proprio questo: costruire una comunità dove ognuno trova il proprio spazio, cresce con i propri tempi e scopre che il movimento può essere uno strumento di benessere, non solo di prestazione.



Dalla prima corsa alle ultra maratone

Accompagnate atleti molto diversi tra loro, da chi muove i primi passi nella corsa a chi prepara distanze ultra fino ai 100 km. Qual è il primo vero passo – mentale prima ancora che fisico – per intraprendere questo percorso?

Il primo vero passo è cambiare prospettiva.

Capire che allenarsi non significa semplicemente accumulare chilometri, ma costruire nel tempo un corpo che sia in grado di sostenerli.

I nostri atleti non sono professionisti: lavorano, hanno impegni, famiglia, poco tempo a disposizione.

Proprio per questo l’allenamento deve essere efficiente, sostenibile e intelligente. Non possiamo permetterci di “sprecare” energie o di rincorrere volumi senza una base solida.

Il lavoro di forza, di core, di mobilità e di controllo del movimento, quello che facciamo con il BignoCore&Run, non è un’aggiunta alla corsa, ma una parte fondamentale del percorso. Serve a correre meglio, a ridurre il rischio di infortuni e a dare continuità all’allenamento nel tempo.

Mentalmente, il salto sta nell’accettare che meno non significa fare poco, ma fare ciò che serve davvero, inserendolo nella propria vita quotidiana. È da lì che nasce la crescita, sia per chi inizia a correre sia per chi affronta distanze importanti.



Il valore del gruppo negli allenamenti

Il gruppo di Massimo Bignotti durante l'allenamento protagonista dell’intervista Correre è ROCK su IovedodicorsaNegli allenamenti collettivi il gruppo è centrale. In che modo la dimensione condivisa aiuta a superare i momenti di difficoltà e a mantenere la continuità nel tempo?

La corsa resta uno sport profondamente individuale e ognuno la vive nel modo che lo fa stare meglio: c’è chi ama allenarsi da solo e chi trova nel gruppo una spinta fondamentale.

Negli allenamenti collettivi, però, la dimensione condivisa diventa spesso una scelta funzionale, non solo personale.

Condividere la fatica aiuta a renderla più leggera: nei momenti di difficoltà ci si sostiene, si mantiene il ritmo, ci si incoraggia a non mollare. Penso ai lunghi affrontati insieme, quando attraversi un momento di debolezza e basta una parola o la presenza di qualcuno accanto per ritrovare concentrazione e continuità.

Succede anche in pista: avere una persona leggermente più veloce che “ti tira” diventa uno stimolo concreto a tenere il passo e ad andare oltre quello che, da soli, forse avresti fatto.

In questo senso il gruppo non annulla l’individualità, ma la potenzia.

Allenarsi insieme significa quindi lavorare non solo sul fisico, ma anche sulla mente: imparare a gestire la fatica, a restare presenti e a costruire costanza nel tempo. E quando l’impegno è condiviso, spesso pesa davvero la metà.


Correre è Rock

Il nostro claim è “Correre è Rock”. In che senso l’ultra, l’allenamento lungo e la fatica quotidiana rappresentano uno spirito rock fatto di essenzialità, resistenza e verità?

Il claim “Correre è Rock” non vuole essere un’etichetta né un requisito. È una chiave di lettura, uno spunto, non un confine.

Ognuno vive la corsa, l’allenamento lungo e la fatica quotidiana a modo proprio, con la propria sensibilità e il proprio linguaggio.

Per qualcuno lo spirito rock può richiamare essenzialità, resistenza, autenticità: andare avanti anche quando non è comodo, senza sovrastrutture. Per altri la stessa esperienza può avere un significato completamente diverso, più classico, più silenzioso, più interiore. E va benissimo così.

L’ultra e il lavoro quotidiano sull’allenamento hanno questo in comune con la musica: non sono per tutti nello stesso modo, ma parlano a chi li vive. Non serve “sentirsi rock” per affrontare distanze importanti, serve ascoltarsi, rispettare i propri tempi e restare fedeli a ciò che si è.

Se il rock diventa un punto di contatto, bene. Se resta solo una suggestione, va bene lo stesso. Quello che conta davvero è la verità dell’esperienza, non l’etichetta con cui la raccontiamo.



Il futuro della corsa tra social e passione

Guardando al mondo della corsa oggi, tra social, performance e numeri, quale messaggio senti di dare ai runner di Desio, della Brianza e a chiunque voglia allenarsi con consapevolezza e arrivare lontano?

Corro fin da ragazzo e in questi anni il mondo della corsa si è evoluto moltissimo, anche grazie alla tecnologia. Oggi abbiamo strumenti utilissimi: GPS, materiali sempre più performanti, abbigliamento e scarpe che aiutano a proteggere il corpo e a migliorare la qualità dell’allenamento.

Allo stesso tempo, però, i social rischiano di alimentare in molti runner il desiderio di raggiungere tutto e subito: medaglie, tempi, distanze, spesso senza il rispetto dei propri tempi e della propria storia.

Questo approccio, alla lunga, può portare a trascurare la salute e quella gradualità che dovrebbe essere alla base di ogni percorso.

Il messaggio che sento di dare ai runner di Desio, della Brianza e a chiunque voglia allenarsi con consapevolezza è semplice: la corsa non è una rincorsa ai numeri, ma un cammino fatto di ascolto, pazienza e continuità. Correre deve essere, prima di tutto, un modo per stare bene, fisicamente e mentalmente.
Le prestazioni arrivano, le distanze si allungano, ma solo se il percorso è sostenibile nel tempo. E arrivare lontano, spesso, significa proprio questo: avere la lucidità di non avere fretta.



🏃‍♂️ Da Desio alla 100 km di Saronno, passando per centinaia di allenamenti condivisi, la storia di Massimo Bignotti racconta una verità semplice: la corsa è fatta di costanza, comunità e passione.

Ed è proprio per questo che, nello spirito di Correre è Rock, la sfida non è mai soltanto arrivare al traguardo. È continuare a mettersi in gioco, una volta ancora. Anche dopo nove anni. Anche per 100 chilometri. 🎸🔥

Photo credit: archivio web, 
Official tag:
#correreèrock #bignocorerun #rockaandrollrun #desio

Massimo Bignotti torna alla 100 km in pista: l’intervista Correre è Rock

Massimo Bignotti durante la corsa in gara, protagonista dell’intervista Correre è ROCK su Iovedodicorsa
Il lupo perde il pelo, ma non il vizio. E Massimo Bignotti, “Bigno” per gli amici, di pelo siamo convinti ne abbia perso parecchio per strada.

Dopo oltre nove anni, proverà nuovamente a cimentarsi in una 100 km su pista, scegliendo la prova di Saronno in condizioni che si preannunciano particolarmente impegnative, tra caldo, fatica e una sfida che ha il sapore delle grandi avventure personali.

Per noi è stata una sorpresa, ma forse non troppo. Perché chi vive la corsa come passione autentica, prima o poi torna sempre a confrontarsi con i propri limiti.

Proprio per questo abbiamo deciso di riproporre oggi l’intervista che avevamo preparato qualche mese fa per il ciclo “Correre è Rock”, dedicata a uno dei riferimenti del movimento podistico brianzolo.

Con il progetto Bigno Core Run, Massimo accompagna runner di ogni livello in un percorso che va dalla prima uscita fino alle distanze ultra, costruendo una comunità fondata su allenamento, condivisione e passione.

In bocca al lupo, Bigno.



Massimo Bignotti: da 0 a 100 km con Bigno Core Run

Massimo Bignotti almtraguardo della gara, protagonista dell’intervista Correre è ROCK su Iovedodicorsa
Per il ciclo “Correre è Rock”, firmato iovedodicorsa, incontriamo Massimo Bignotti, ultra maratoneta e trainer, punto di riferimento per la comunità podistica di Desio e della Brianza.

Gli allenamenti collettivi Bigno Core Run, accompagnano runner di ogni livello da 0 a 100 km: dalla prima uscita di corsa fino alle distanze ultra. Un progetto fortemente radicato sul territorio, costruito su costanza, condivisione e crescita, dove il gruppo diventa energia e l’allenamento torna alla sua forma più autentica.

Con Massimo abbiamo parlato di corsa, comunità e di cosa significa allenarsi insieme, giorno dopo giorno, nello spirito più vero di Correre è Rock.



Bigno Core Run e la comunità dei runner di Desio

Massimo Bignotti durante l'allenamento, protagonista dell’intervista Correre è ROCK su Iovedodicorsa
Massimo, Bigno Core Run nasce a Desio e cresce nel territorio Brianzolo. Quanto conta il territorio brianzolo nella costruzione di una comunità di runner e nel vostro modo di allenarvi?

Conta moltissimo.

Bigno Core&Run nasce e si sviluppa nel territorio, perché crediamo che il movimento e l’allenamento

siano prima di tutto relazione, condivisione e continuità. Il progetto è aperto a tutti, senza distinzioni di società sportive, livello o obiettivi: coinvolge runner di diversi gruppi, ma anche persone che non hanno come primo fine la corsa.

Accanto alla corsa, infatti, c’è il BignoCore&Run, un lavoro strutturato di preparazione fisica che comprende forza, core, mobilità, coordinazione e controllo del movimento. Un’attività pensata sia per chi corre, per migliorare efficienza, tecnica e prevenzione degli infortuni, sia per chi desidera semplicemente muoversi meglio, sentirsi più forte e più consapevole del proprio corpo.

Allenarsi insieme, per noi, significa proprio questo: costruire una comunità dove ognuno trova il proprio spazio, cresce con i propri tempi e scopre che il movimento può essere uno strumento di benessere, non solo di prestazione.



Dalla prima corsa alle ultra maratone

Accompagnate atleti molto diversi tra loro, da chi muove i primi passi nella corsa a chi prepara distanze ultra fino ai 100 km. Qual è il primo vero passo – mentale prima ancora che fisico – per intraprendere questo percorso?

Il primo vero passo è cambiare prospettiva.

Capire che allenarsi non significa semplicemente accumulare chilometri, ma costruire nel tempo un corpo che sia in grado di sostenerli.

I nostri atleti non sono professionisti: lavorano, hanno impegni, famiglia, poco tempo a disposizione.

Proprio per questo l’allenamento deve essere efficiente, sostenibile e intelligente. Non possiamo permetterci di “sprecare” energie o di rincorrere volumi senza una base solida.

Il lavoro di forza, di core, di mobilità e di controllo del movimento, quello che facciamo con il BignoCore&Run, non è un’aggiunta alla corsa, ma una parte fondamentale del percorso. Serve a correre meglio, a ridurre il rischio di infortuni e a dare continuità all’allenamento nel tempo.

Mentalmente, il salto sta nell’accettare che meno non significa fare poco, ma fare ciò che serve davvero, inserendolo nella propria vita quotidiana. È da lì che nasce la crescita, sia per chi inizia a correre sia per chi affronta distanze importanti.



Il valore del gruppo negli allenamenti

Il gruppo di Massimo Bignotti durante l'allenamento protagonista dell’intervista Correre è ROCK su Iovedodicorsa
Negli allenamenti collettivi il gruppo è centrale. In che modo la dimensione condivisa aiuta a superare i momenti di difficoltà e a mantenere la continuità nel tempo?

La corsa resta uno sport profondamente individuale e ognuno la vive nel modo che lo fa stare meglio: c’è chi ama allenarsi da solo e chi trova nel gruppo una spinta fondamentale.

Negli allenamenti collettivi, però, la dimensione condivisa diventa spesso una scelta funzionale, non solo personale.

Condividere la fatica aiuta a renderla più leggera: nei momenti di difficoltà ci si sostiene, si mantiene il ritmo, ci si incoraggia a non mollare. Penso ai lunghi affrontati insieme, quando attraversi un momento di debolezza e basta una parola o la presenza di qualcuno accanto per ritrovare concentrazione e continuità.

Succede anche in pista: avere una persona leggermente più veloce che “ti tira” diventa uno stimolo concreto a tenere il passo e ad andare oltre quello che, da soli, forse avresti fatto.

In questo senso il gruppo non annulla l’individualità, ma la potenzia.

Allenarsi insieme significa quindi lavorare non solo sul fisico, ma anche sulla mente: imparare a gestire la fatica, a restare presenti e a costruire costanza nel tempo. E quando l’impegno è condiviso, spesso pesa davvero la metà.



Correre è Rock

Il nostro claim è “Correre è Rock”. In che senso l’ultra, l’allenamento lungo e la fatica quotidiana rappresentano uno spirito rock fatto di essenzialità, resistenza e verità?

Il claim “Correre è Rock” non vuole essere un’etichetta né un requisito. È una chiave di lettura, uno spunto, non un confine.

Ognuno vive la corsa, l’allenamento lungo e la fatica quotidiana a modo proprio, con la propria sensibilità e il proprio linguaggio.

Per qualcuno lo spirito rock può richiamare essenzialità, resistenza, autenticità: andare avanti anche quando non è comodo, senza sovrastrutture. Per altri la stessa esperienza può avere un significato completamente diverso, più classico, più silenzioso, più interiore. E va benissimo così.

L’ultra e il lavoro quotidiano sull’allenamento hanno questo in comune con la musica: non sono per tutti nello stesso modo, ma parlano a chi li vive. Non serve “sentirsi rock” per affrontare distanze importanti, serve ascoltarsi, rispettare i propri tempi e restare fedeli a ciò che si è.

Se il rock diventa un punto di contatto, bene. Se resta solo una suggestione, va bene lo stesso. Quello che conta davvero è la verità dell’esperienza, non l’etichetta con cui la raccontiamo.



Il futuro della corsa tra social e passione

Guardando al mondo della corsa oggi, tra social, performance e numeri, quale messaggio senti di dare ai runner di Desio, della Brianza e a chiunque voglia allenarsi con consapevolezza e arrivare lontano?

Corro fin da ragazzo e in questi anni il mondo della corsa si è evoluto moltissimo, anche grazie alla tecnologia. Oggi abbiamo strumenti utilissimi: GPS, materiali sempre più performanti, abbigliamento e scarpe che aiutano a proteggere il corpo e a migliorare la qualità dell’allenamento.

Allo stesso tempo, però, i social rischiano di alimentare in molti runner il desiderio di raggiungere tutto e subito: medaglie, tempi, distanze, spesso senza il rispetto dei propri tempi e della propria storia.

Questo approccio, alla lunga, può portare a trascurare la salute e quella gradualità che dovrebbe essere alla base di ogni percorso.

Il messaggio che sento di dare ai runner di Desio, della Brianza e a chiunque voglia allenarsi con consapevolezza è semplice: la corsa non è una rincorsa ai numeri, ma un cammino fatto di ascolto, pazienza e continuità. Correre deve essere, prima di tutto, un modo per stare bene, fisicamente e mentalmente.
Le prestazioni arrivano, le distanze si allungano, ma solo se il percorso è sostenibile nel tempo. E arrivare lontano, spesso, significa proprio questo: avere la lucidità di non avere fretta.



🏃‍♂️ Da Desio alla 100 km di Saronno, passando per centinaia di allenamenti condivisi, la storia di Massimo Bignotti racconta una verità semplice: la corsa è fatta di costanza, comunità e passione.

Ed è proprio per questo che, nello spirito di Correre è Rock, la sfida non è mai soltanto arrivare al traguardo. È continuare a mettersi in gioco, una volta ancora. Anche dopo nove anni. Anche per 100 chilometri. 🎸🔥

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Intervista ad Alessandro Genuzio della Mytho Sunset Run di Grado per Correre è Rock

Mytho Sunset Run e il nuovo running esperienziale

Intervista ad Alessandro Genuzio – Correre è Rock

Intervista ad Alessandro Genuzio della Mytho Sunset Run di Grado per Correre è Rock

Per il format “Correre è Rock” di iovedodicorsa incontriamo Alessandro Genuzio, mente e anima del progetto Mytho Sunset Run, evento che negli anni ha saputo evolversi trasformandosi da maratona tradizionale a format più aperto, esperienziale e contemporaneo.

Oggi Mytho non è più soltanto una distanza da correre, ma un’esperienza immersiva che unisce running, territorio, natura e condivisione. Dalla storica Mytho Marathon si è arrivati a una proposta capace di coinvolgere runner, camminatori e appassionati outdoor, fino alla suggestiva Mytho Sunset Run di Grado, tra laguna, sterrati e luci del tramonto.

Alessandro vive lo sport da molte prospettive: organizzatore, promotore del territorio e protagonista anche nel contesto olimpico, grazie al suo coinvolgimento nel settore slittino dei Giochi di Milano Cortina 2026.

Con lui abbiamo parlato di evoluzione, visione e di cosa significhi oggi creare eventi che siano molto più di una semplice gara.


Alessandro, Mytho è passato da essere una maratona a diventare un format più ampio, con eventi diversi e una forte identità esperienziale. Cosa ha guidato questa evoluzione?

Dopo aver concluso con grande soddisfazione, a metà ottobre 2024, la quarta edizione della Mytho Marathon, mi è arrivata una proposta lavorativa tanto importante quanto inaspettata: entrare a far parte del comitato organizzatore dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026. Un’occasione unica, alla quale sinceramente non sono riuscito a dire di no.

Accettando questo nuovo incarico, ho spiegato al resto del team Mytho che il mio coinvolgimento nelle future edizioni dell’unica maratona del Friuli Venezia Giulia sarebbe inevitabilmente diminuito. Da questa consapevolezza è nata, condivisa da tutto il gruppo, la decisione di chiudere un progetto che ci ha regalato emozioni straordinarie e grandi soddisfazioni.

Qualche mese più tardi, parlando con l’amico Ivan Gomboso, vulcanico presidente della società podistica Niù Team, e confrontandoci anche con la municipalità di Grado, abbiamo iniziato a immaginare qualcosa di nuovo. L’idea era quella di creare un evento diverso dal solito: meno focalizzato sull’aspetto agonistico e più orientato al divertimento, alla scoperta del territorio e alla condivisione, senza dimenticare una finalità benefica.

Da qui è nata la Mytho Sunset Run: una corsa su sterrato di 12 km che attraversa una parte poco conosciuta e autentica di Grado, immersa nella natura della Laguna e delle Valli di Pesca. A rendere tutto ancora più suggestivo è sicuramente la partenza fissata alle ore 18, con i partecipanti accompagnati dalle luci del tramonto lungo tutto il percorso.

E una volta tagliato il traguardo, spazio al “terzo tempo” con il Mytho Sunset Party: pizza per tutti, musica e animazione fino a tarda sera nella splendida cornice del Residence Punta Spin di Grado.

Dal punto di vista organizzativo si tratta sicuramente di un evento meno impegnativo rispetto a una maratona, ma crediamo possa rappresentare un vero progetto pilota, capace di lanciare un nuovo modo di vivere le gare podistiche in un periodo dell’anno in cui maratone, mezze maratone e trail tradizionalmente si fermano.



La Mytho Sunset Run a Grado è qualcosa di diverso: gravel, tramonto, laguna, più distanze e anche non competitiva.

Quanto è importante oggi aprire il running a più persone e non solo ai “maratoneti puri”?

Hai centrato perfettamente il punto. Con Mytho Sunset Run volevamo creare qualcosa di diverso rispetto al classico evento podistico, un format capace di mettere insieme mondi differenti: chi ama correre su strada, gli appassionati di trail, ma anche camminatori, nordic walkers e famiglie.

L’idea di fondo è semplice: oggi il running deve essere sempre più inclusivo. Non può più rivolgersi soltanto ai “maratoneti puri” o agli agonisti. Sempre più persone cercano eventi che uniscano sport, natura, divertimento ed esperienza, e Grado con la sua laguna ci offriva il contesto ideale per costruire qualcosa di nuovo.

Per questo motivo, nel 2025 abbiamo scelto volutamente di non inserire gare competitive. Volevamo capire come il pubblico avrebbe reagito al format, raccogliere feedback sul percorso, sulla sua durezza ma anche sulla sua spettacolarità.

Abbiamo fatto pochissima promozione e sinceramente ci aspettavamo circa 600 partecipanti. Invece si sono presentati in 1112. Un risultato che ci ha sorpresi e, in parte, anche spiazzati.

È chiaro che con numeri così importanti, alla prima edizione, qualcosa a livello organizzativo poteva essere migliorato. Però questa esperienza ci è servita tantissimo per capire dove intervenire e come crescere.

Per il 2026 abbiamo già deciso di strutturarci in maniera completamente diversa. Abbiamo creato un team organizzativo composto per oltre la metà da professionisti con cui ho lavorato direttamente durante l’esperienza olimpica di Milano-Cortina 2026.

Abbiamo inoltre deciso di proporre tre format differenti, tutti rigorosamente non competitivi:

  • Mytho Sunset Run dedicata a chi vuole mettersi alla prova sul percorso da 12 km
  • Mytho Eco Run per famiglie e camminatori
  • Mytho Nordic Walking pensata per gli appassionati dei bastoncini

L’introduzione della prova cronometrata non competitiva rappresenta anche un test per il futuro: vogliamo capire se nelle prossime edizioni ci saranno i presupposti per inserire una vera gara competitiva, senza perdere lo spirito originale dell’evento.



Nel tuo percorso c’è anche l’esperienza olimpica nel settore slittino per Milano Cortina 2026.

Cosa ti ha lasciato questo contesto e cosa hai portato dentro Mytho da quell’esperienza?

L’esperienza olimpica mi ha lasciato — e continuerà a lasciarmi — un bagaglio enorme di emozioni, competenze e consapevolezze che saranno preziose non solo nel mondo dello sport, ma in qualsiasi ambito lavorativo.

Lavorare ai Giochi Olimpici significa confrontarsi ogni giorno con persone provenienti da tutto il mondo, imparando a collaborare all’interno di team internazionali dove il livello richiesto è altissimo e dove gli errori devono essere ridotti al minimo.

Se c’è una cosa che porto davvero con me da questa esperienza è l’importanza della pianificazione. Ai Giochi ho capito ancora di più quanto preparare ogni dettaglio sia il modo migliore per affrontare con lucidità le difficoltà quando inevitabilmente qualcosa cambia all’ultimo momento.

Molte di queste capacità, soprattutto il problem solving, le avevo già sviluppate negli anni della Mytho Marathon. Organizzare una maratona significa confrontarsi con una macchina complessa fatta di sicurezza, autorizzazioni, logistica e gestione degli imprevisti.

Per questo considero le due esperienze strettamente collegate. Da un lato, i Giochi Olimpici mi hanno permesso di acquisire nuove competenze e di coinvolgere oggi nella Mytho Sunset Run un team composto in gran parte da professionisti conosciuti proprio durante quell’esperienza. Dall’altro, quanto imparato nelle quattro edizioni della Mytho Marathon è stato spesso fondamentale anche per affrontare situazioni complesse vissute durante i Giochi Olimpici stessi.



Il nostro claim è “Correre è Rock”. In che modo Mytho incarna questo spirito?

Se ci penso bene, il progetto Mytho è sempre stato “rock” fin dal primo giorno, perché ha sempre cercato di uscire dagli schemi e fare qualcosa di diverso rispetto alle classiche maratone.

Già la Mytho Marathon aveva un’identità unica: siamo stati infatti la prima e unica maratona italiana itinerante. Ogni anno cambiavamo location con l’obiettivo di spingere i runner non solo a correre, ma anche a scoprire nuovi territori del Friuli Venezia Giulia.

Siamo partiti da Cividale del Friuli, poi Sacile, Aquileia e infine Grado. La nostra idea è sempre stata quella di unire corsa, viaggio, turismo e scoperta del territorio.

Negli anni abbiamo introdotto iniziative originali e legato i nostri eventi anche a cause benefiche e ambientali, perché crediamo che lo sport possa essere uno strumento capace di lasciare qualcosa di positivo.

Oggi, con il passaggio da Mytho Marathon a Mytho Sunset Run, abbiamo deciso ancora una volta di osare. Invece di riproporre qualcosa di già visto, abbiamo scelto di inventare un nuovo format: più esperienziale, più inclusivo e più legato al territorio e al divertimento.

Quindi sì, probabilmente essere “rock” significa proprio questo: avere il coraggio di cambiare, uscire dagli schemi, sperimentare continuamente e trasmettere energia alle persone.



Se dovessi scegliere un brano rock che rappresenta Mytho – magari durante un tramonto a Grado – quale sarebbe e perché?

Se dovessi scegliere un brano rock capace di rappresentare davvero lo spirito di Mytho, probabilmente ne sceglierei più di uno.

Restando sul tema del cambiamento, non posso non pensare a Wind of Change degli Scorpions. È una canzone che parla di trasformazione, nuovi inizi e futuro, e in qualche modo rispecchia perfettamente il passaggio da Mytho Marathon a Mytho Sunset Run.

Se invece penso all’atmosfera unica di Grado, al tramonto sulla laguna e al silenzio interrotto solo dai passi dei runner, allora mi viene in mente Africa dei Toto. Ha una melodia avvolgente che riesce a trasportarti lontano e a creare quella sensazione di viaggio e libertà che vogliamo far vivere ai partecipanti.

Ma se devo essere sincero, la canzone che probabilmente mi rappresenta di più è Don’t Stop Believin’ dei Journey. È un inno alla perseveranza, alla voglia di credere nelle proprie idee anche quando sembrano folli o difficili da realizzare.

In fondo, credo che questa sia davvero la canzone di Mytho: energia, visione, entusiasmo e la voglia di continuare a credere nei propri sogni.

Corri a Grado la Mytho Sunset Run, iscriviti a CiaoRunner e accumula punti CR per il gran finale: la medaglia 1000.
Iscriviti subito, richiedi il codice sconto    QUI

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#correreèrock #mythosunstrun #rockaandrollrun #grado

 

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Runner al tramonto sotto l’arco della Ravenna Music Race durante una corsa serale dedicata al progetto Correre è ROCK al ritmo dei Cream

Ravenna Music Race: 8 km al ritmo di Badge dei Cream

CORRERE E’ ROCK – EVENTI  LIVE

Ravenna Running Race al ritmo di Badge dei Cream

Ci sono corse che diventano appuntamenti.

E poi ci sono corse che diventano casa.

La Ravenna Running Race per noi è questo.

Un luogo familiare.
Una linea di partenza che ormai sa di amicizia, musica e corsa vissuta.

E questa volta la colonna sonora non poteva che essere Badge dei Cream.

Non tanto per il testo.

Ma per la sua sonorità.

Per quel finale diventato leggenda.


Correre al tramonto

Tramonto sulla darsena di Ravenna durante la Ravenna Music Race con riflessi sull’acqua e atmosfera serale Ancora una volta il tramonto.

La luce che si abbassa.

L’aria che cambia.

E Ravenna che accompagna la corsa con il fascino silenzioso della sua storia e della sua darsena.

Una darsena che per noi non è più soltanto un luogo.

È memoria.

Qui la nostra musica è di casa.

Qui sono partiti gli editi musicali di Marco Frattini.

Ed è impossibile non tornare con la mente alla prima Running Race e al video di Corro con il vento.

Da lì, in fondo, è iniziato tutto.
Vedi ill video live   QUI


Otto chilometri di prudenza

Solo 8 km.

Eppure affrontati con cautela.

Con rispetto.

Perché quando i primi segnali sono positivi, il rischio più grande è lasciarsi prendere la mano.

Alzare troppo il ginocchio.

O forse, restando nel linguaggio rock, alzare troppo il gomito.

Sappiamo di poter fare bene.

Ma sappiamo anche che la corsa premia chi sa controllarsi.

E allora la scelta è stata chiara:

correre in gestione.

Lasciare crescere il ritmo senza forzature.


Badge

Ci sono brani che accompagnano una corsa.

E altri che sembrano descriverla.

Badge appartiene a questa seconda categoria.

La struttura del pezzo cresce progressivamente.

Ma è soprattutto il finale a renderlo immortale.

L’arpeggio conclusivo.

Le chitarre che si aprono.

Il solo che segue.

Una costruzione sonora che sembra non voler finire mai.

Ed è qui che nasce la domanda.

Perché in fondo:

correre non è forse un lungo assolo dell’anima e del corpo?


L’assolo della corsa

Ogni runner conosce quel momento.

Quando il corpo entra nel ritmo.

Quando il respiro si stabilizza.

Quando la corsa smette di essere solo movimento e diventa percezione.

È una dimensione difficile da spiegare.

Molto simile a quella di un assolo costruito bene.

Non è solo tecnica.

È intensità.

È gestione.

È emozione.


La musica lungo il percorso

Runner e pubblico lungo la darsena durante la Ravenna Music Race al tramontoLa Ravenna Music Race non è una semplice gara podistica.

È un percorso costruito dentro la musica.

Letteralmente.

La darsena diventa palco.
Le strade diventano vibrazione.
Ogni chilometro ha un suono diverso.

E mentre il runner entra gradualmente nel proprio ritmo, lungo il percorso sono proprio le band a scandire il tempo della corsa.

Quest’anno il viaggio musicale della 8 km è stato accompagnato da:

🎸 Windstorm
🎸 Maiday
🎸 Maniac Duo
🎸 Tiziano Trobbiani
🎸 Studio Delta

Ognuno con il proprio stile.
Ognuno con la propria energia.

Perché la Music Race esiste soprattutto grazie a loro.

Grazie ai musicisti che scelgono di stare lungo il percorso, trasformando una corsa in qualcosa di più vicino a un festival musicale in movimento.


La darsena di Ravenna

E poi c’è lei.

La darsena.

Uno spazio che negli anni ha cambiato volto, diventando sempre più vivo, aperto, condiviso.

Correre qui al tramonto significa attraversare:

  • acqua
  • luci
  • archeologia industriale
  • musica
  • persone

Un’atmosfera che ormai sentiamo familiare.

Correre tra musica e ristori

Il percorso della Music Race Beer Edition aveva qualcosa di diverso anche nella sua costruzione.

Band musicali distribuite lungo il tracciato.
Punti ristoro.
Persino punti birra.

Perché questa non è la classica corsa ossessionata dal cronometro.

È una corsa che vuole far vivere un’esperienza.

Ed è probabilmente questo il suo punto di forza.

Un grazie speciale

Stand iovedodicorsa e Opera Santa Teresa durante la raccolta scarpe alla Ravenna Music RaceUn grazie di cuore al Ravenna Runners Club.

Per il sostegno.

Per la disponibilità.

Per gli anni di conoscenza e collaborazione che ci legano.

Un grazie speciale anche per il progetto della raccolta scarpe.

Collegato alla promozione del brano Mine Old Running Shoes,  a Ravenna è stato realizzato insieme all’Opera di Santa Teresa del Bambino Gesù

Scarica subito la demo gratuita di 🎸 Mine Old Running Shoes   QUI

Un’iniziativa che è andata oltre ogni aspettativa.

👉 Approfondimento qui:
Raccolta scarpe running – Ravenna Music Race


L’immenso valore e contributo dei volontari

Volontari al lavoro nell’area organizzativa della Ravenna Music RaceCi sono persone senza le quali tutto questo non sarebbe possibile.

I volontari.

Sempre disponibili.

Sempre pronti a mettersi al servizio degli altri.

La corsa vive anche grazie a loro.

E troppo spesso ce ne dimentichiamo.


Un arrivederci

La Running Race finisce.

Ma non è un saluto.

È un arrivederci.

Alla Maratona di Ravenna.

8 novembre.

Perché alcune città non si attraversano soltanto.

Si vivono.


🎸
“Alla Ravenna Music Race non si corre soltanto.
Ogni runner suona il proprio lungo assolo.”

CORRERE E’ ROCK – EVENTI  LIVE

Ravenna Running Race al ritmo di Badge dei Cream

Ci sono corse che diventano appuntamenti.

E poi ci sono corse che diventano casa.

La Ravenna Running Race per noi è questo.

Un luogo familiare.
Una linea di partenza che ormai sa di amicizia, musica e corsa vissuta.

E questa volta la colonna sonora non poteva che essere Badge dei Cream.

Non tanto per il testo.

Ma per la sua sonorità.

Per quel finale diventato leggenda.


Correre al tramonto

Tramonto sulla darsena di Ravenna durante la Ravenna Music Race con riflessi sull’acqua e atmosfera serale
Ancora una volta il tramonto.

La luce che si abbassa.

L’aria che cambia.

E Ravenna che accompagna la corsa con il fascino silenzioso della sua storia e della sua darsena.

Una darsena che per noi non è più soltanto un luogo.

È memoria.

Qui la nostra musica è di casa.

Qui sono partiti gli editi musicali di Marco Frattini.

Ed è impossibile non tornare con la mente alla prima Running Race e al video di Corro con il vento.

Da lì, in fondo, è iniziato tutto.
Vedi ill video live   QUI


Otto chilometri di prudenza

Solo 8 km.

Eppure affrontati con cautela.

Con rispetto.

Perché quando i primi segnali sono positivi, il rischio più grande è lasciarsi prendere la mano.

Alzare troppo il ginocchio.

O forse, restando nel linguaggio rock, alzare troppo il gomito.

Sappiamo di poter fare bene.

Ma sappiamo anche che la corsa premia chi sa controllarsi.

E allora la scelta è stata chiara:

correre in gestione.

Lasciare crescere il ritmo senza forzature.


Badge

Ci sono brani che accompagnano una corsa.

E altri che sembrano descriverla.

Badge appartiene a questa seconda categoria.

La struttura del pezzo cresce progressivamente.

Ma è soprattutto il finale a renderlo immortale.

L’arpeggio conclusivo.

Le chitarre che si aprono.

Il solo che segue.

Una costruzione sonora che sembra non voler finire mai.

Ed è qui che nasce la domanda.

Perché in fondo:

correre non è forse un lungo assolo dell’anima e del corpo?


L’assolo della corsa

Ogni runner conosce quel momento.

Quando il corpo entra nel ritmo.

Quando il respiro si stabilizza.

Quando la corsa smette di essere solo movimento e diventa percezione.

È una dimensione difficile da spiegare.

Molto simile a quella di un assolo costruito bene.

Non è solo tecnica.

È intensità.

È gestione.

È emozione.


La musica lungo il percorso

Runner e pubblico lungo la darsena durante la Ravenna Music Race al tramonto

La Ravenna Music Race non è una semplice gara podistica.

È un percorso costruito dentro la musica.

Letteralmente.

La darsena diventa palco.
Le strade diventano vibrazione.
Ogni chilometro ha un suono diverso.

E mentre il runner entra gradualmente nel proprio ritmo, lungo il percorso sono proprio le band a scandire il tempo della corsa.

Quest’anno il viaggio musicale della 8 km è stato accompagnato da:

🎸 Windstorm
🎸 Maiday
🎸 Maniac Duo
🎸 Tiziano Trobbiani
🎸 Studio Delta

Ognuno con il proprio stile.
Ognuno con la propria energia.

Perché la Music Race esiste soprattutto grazie a loro.

Grazie ai musicisti che scelgono di stare lungo il percorso, trasformando una corsa in qualcosa di più vicino a un festival musicale in movimento.


La darsena di Ravenna

E poi c’è lei.

La darsena.

Uno spazio che negli anni ha cambiato volto, diventando sempre più vivo, aperto, condiviso.

Correre qui al tramonto significa attraversare:

  • acqua
  • luci
  • archeologia industriale
  • musica
  • persone

Un’atmosfera che ormai sentiamo familiare.

Correre tra musica e ristori

Il percorso della Music Race Beer Edition aveva qualcosa di diverso anche nella sua costruzione.

Band musicali distribuite lungo il tracciato.
Punti ristoro.
Persino punti birra.

Perché questa non è la classica corsa ossessionata dal cronometro.

È una corsa che vuole far vivere un’esperienza.

Ed è probabilmente questo il suo punto di forza.

Un grazie speciale

Stand iovedodicorsa e Opera Santa Teresa durante la raccolta scarpe alla Ravenna Music Race
Un grazie di cuore al Ravenna Runners Club.

Per il sostegno.

Per la disponibilità.

Per gli anni di conoscenza e collaborazione che ci legano.

Un grazie speciale anche per il progetto della raccolta scarpe.

Collegato alla promozione del brano Mine Old Running Shoes,  a Ravenna è stato realizzato insieme all’Opera di Santa Teresa del Bambino Gesù

E grazie soprattutto a tutti quelli che hanno contribuito donando le proprie scarpe running.

Scarica sibito la demo gratuita di 🎸 Mine Old Running Shoes   QUI

Un’iniziativa che è andata oltre ogni aspettativa.

👉 Approfondimento qui:
Raccolta scarpe running – Ravenna Music Race

 


L’immenso valore e contributo dei volontari

Volontari al lavoro nell’area organizzativa della Ravenna Music Race
Ci sono persone senza le quali tutto questo non sarebbe possibile.

I volontari.

Sempre disponibili.

Sempre pronti a mettersi al servizio degli altri.

La corsa vive anche grazie a loro.

E troppo spesso ce ne dimentichiamo.


Un arrivederci

La Running Race finisce.

Ma non è un saluto.

È un arrivederci.

Alla Maratona di Ravenna.

8 novembre.

Perché alcune città non si attraversano soltanto.

Si vivono.


🎸
“Alla Ravenna Music Race non si corre soltanto.
Ogni runner suona il proprio lungo assolo.”

Correre è ROCK

Correre non è solo allenarsi.

È ascoltare.

Capire i propri ritmi.

Accettare le variazioni.

Costruire qualcosa passo dopo passo.

Proprio come accade nella musica.


Vuoi preparare al meglio la tua prossima gara?

Il ciclo Correre è ROCK nasce proprio per questo: accompagnarti passo dopo passo, costruendo forma, resistenza e carattere attraverso sedute mirate e playlist rock selezionate.

Nei prossimi articoli parleremo della musica ideale per ogni tipo di allenamento:

dal lungo lento alle ripetute, passando per fartlek, corsa media, progressivi e collinari.

Ogni seduta sarà un tassello di un percorso strutturato, con un obiettivo chiaro: arrivare pronti fisicamente e mentalmente.

Se vuoi sfruttare tutto il tuo potenziale e puntare davvero al tuo Personal Best

👉 Contattaci QUI

Il coach Marco Frattini saprà guidarti verso la tua gara… con il giusto sottofondo rock. 🎸🏃‍♂️


🎟 Vuoi uno stimolo in più?

Richiedi il codice sconto per la tua prossima gara → QUI

👉 Scopri tutti gli articoli del progetto Correre è ROCK dedicati alla preparazione della maratona.


🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)


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Raccolta scarpe running alla Ravenna Music Race

CORRERE E’ ROCK – EVENTI
Running, musica e solidarietà: la raccolta scarpe alla Ravenna Music Race con l’Opera Santa Teresa

Per il ciclo “Storie – Correre è Rock”, firmato iovedodicorsa, incontriamo Matteo Casadio, vice direttore della Opera di Santa Teresa del Bambino Gesù, realtà impegnata ogni giorno in attività di carità, accoglienza e sostegno alle persone più fragili.

In occasione della Ravenna Music Race del prossimo 22 maggio, collaboreremo insieme per il secondo appuntamento della raccolta nazionale di scarpe da running usate, iniziativa legata anche all’uscita del nuovo brano dei Fratta & Time Machine, Mine Old Running Shoes, presentato il 14 maggio 2026.

Una storia che unisce running, musica e solidarietà concreta, trasformando un paio di scarpe usate in una nuova possibilità per chi ne ha bisogno.

Scarica gratis e ascolta la demo del brano Mine Old Running Shoes   QUI


Intervista a Matteo Casadio: sport, solidarietà e raccolta scarpe usate a Ravenna

Ciao Matteo, partiamo dall’Opera di Santa Teresa: qual è oggi la mission dell’ente e quale ruolo ha la solidarietà concreta nel vostro lavoro quotidiano?

Oggi Santa Teresa è la più grande struttura del territorio per l’accoglienza di persone senza fissa dimora o in stato di marginalità e fragilità. È attivo tutte le mattine un servizio di docce, guardaroba e ristoro dove accogliamo una sessantina di persone. Abbiamo inoltre un dormitorio da 16 posti e una Casa della Carità che può ospitare fino a una cinquantina di persone e nuclei familiari in stato di bisogno per un periodo di 3/6 mesi.

Scopri e sostieni la missione dell’ Opera di Santa Teresa del Bambino Gesù a Ravenna   QUI

Il 22 maggio, in occasione della Ravenna Music Race, collaboreremo per una nuova raccolta nazionale di scarpe da running usate.

Come nasce questa iniziativa e perché può avere un valore importante anche dal punto di vista culturale e sociale?

Per noi iniziative come queste e rapporti con realtà come la vostra sono fondamentali perché, visto il numero di persone che accogliamo — tendenzialmente in crescita — abbiamo continuamente bisogno di alimentare il nostro guardaroba, soprattutto per quanto riguarda indumenti essenziali come le scarpe.

L’idea di dare una “seconda vita” utile a un prodotto che altrimenti diventerebbe un rifiuto riassume in sé tanti significati: sostenibilità, solidarietà e attenzione concreta verso chi vive una situazione di difficoltà.

Iscriviti e partecipa alla Ravenna Music Race   QUI

Come donare le proprie scarpe da running usate.

Sul fronte pratico, come funzionerà la raccolta scarpe durante l’evento?

Il 22 maggio, chi vorrà partecipare alla raccolta solidale “Un paio di scarpe per due vite” potrà consegnare ai nostri volontari scarpe da running o da ginnastica usate (da uomo o donna, purché dal numero 39 in su) ma ancora in buono stato.

Il nostro stand sarà allestito al Villaggio Music Race, in viale Giovanna Bosi Maramotti, e sarà possibile consegnare le scarpe dalle 15 alle 21 circa.

Ricordiamo comunque che è sempre possibile consegnare le scarpe presso la nostra sede, in via Santa Teresa 8 a Ravenna:

  • lunedì e giovedì dalle 8 alle 13
  • oppure nel pomeriggio delle stesse giornate, previo appuntamento telefonico al 335 1450154.

Le scarpe donate durante la Ravenna Music Race saranno collocate all’interno di box contenitori e, al termine della manifestazione, trasportate direttamente nella nostra struttura dai volontari.

Il destino delle scarpe da running.

Una delle domande che molti runner si fanno riguarda la destinazione finale: dove andranno le scarpe raccolte?

Abbiamo un grande guardaroba nel quale raccogliamo indumenti e scarpe usate da destinare alle persone che accogliamo, molte delle quali non hanno la possibilità economica di acquistarle.

La distribuzione è controllata e il cambio degli indumenti è periodico, per evitare abusi. A Santa Teresa però le relazioni umane contano moltissimo: impariamo a conoscere le persone, nasce una fiducia reciproca e questo ci permette di aiutare concretamente chi ha davvero bisogno.

Se correre è ROCK, donare è altrettanto ROCK?

Il nostro claim è “Correre è Rock”. In che modo iniziative come questa rappresentano l’anima più autentica e “rock” dello sport?

Lo sport e la musica sono due passioni che fanno stare bene con sé stessi. E quando stiamo bene con noi stessi è più facile renderci conto di quanto siamo fortunati. Da lì nasce anche il desiderio di donare qualcosa a chi ha più bisogno.

Trova tutti gli eventi dove poter donare le tue scarpe da running   QUI

CORRERE E’ ROCK – EVENTI
Running, musica e solidarietà: la raccolta scarpe alla Ravenna Music Race con l’Opera Santa Teresa


Per il ciclo “Storie – Correre è Rock”, firmato iovedodicorsa, incontriamo Matteo Casadio, vice direttore della Opera di Santa Teresa del Bambino Gesù, realtà impegnata ogni giorno in attività di carità, accoglienza e sostegno alle persone più fragili.

In occasione della Ravenna Music Race del prossimo 22 maggio, collaboreremo insieme per il secondo appuntamento della raccolta nazionale di scarpe da running usate, iniziativa legata anche all’uscita del nuovo brano dei Fratta & Time Machine, Mine Old Running Shoes, presentato il 14 maggio 2026.

Una storia che unisce running, musica e solidarietà concreta, trasformando un paio di scarpe usate in una nuova possibilità per chi ne ha bisogno.

Scarica gratis e ascolta la demo del brano Mine Old Running Shoes   QUI


Intervista a Matteo Casadio: sport, solidarietà e raccolta scarpe usate a Ravenna

Ciao Matteo, partiamo dall’Opera di Santa Teresa: qual è oggi la mission dell’ente e quale ruolo ha la solidarietà concreta nel vostro lavoro quotidiano?

Oggi Santa Teresa è la più grande struttura del territorio per l’accoglienza di persone senza fissa dimora o in stato di marginalità e fragilità. È attivo tutte le mattine un servizio di docce, guardaroba e ristoro dove accogliamo una sessantina di persone. Abbiamo inoltre un dormitorio da 16 posti e una Casa della Carità che può ospitare fino a una cinquantina di persone e nuclei familiari in stato di bisogno per un periodo di 3/6 mesi.

Scopri e sostieni la missione dell’ Opera di Santa Teresa del Bambino Gesù a Ravenna   QUI

Il 22 maggio, in occasione della Ravenna Music Race, collaboreremo per una nuova raccolta nazionale di scarpe da running usate.

Come nasce questa iniziativa e perché può avere un valore importante anche dal punto di vista culturale e sociale?

Per noi iniziative come queste e rapporti con realtà come la vostra sono fondamentali perché, visto il numero di persone che accogliamo — tendenzialmente in crescita — abbiamo continuamente bisogno di alimentare il nostro guardaroba, soprattutto per quanto riguarda indumenti essenziali come le scarpe.

L’idea di dare una “seconda vita” utile a un prodotto che altrimenti diventerebbe un rifiuto riassume in sé tanti significati: sostenibilità, solidarietà e attenzione concreta verso chi vive una situazione di difficoltà.

Iscriviti e partecipa alla Ravenna Music Race   QUI



Come donare le proprie scarpe da running usate.

Sul fronte pratico, come funzionerà la raccolta scarpe durante l’evento?

Il 22 maggio, chi vorrà partecipare alla raccolta solidale “Un paio di scarpe per due vite” potrà consegnare ai nostri volontari scarpe da running o da ginnastica usate (da uomo o donna, purché dal numero 39 in su) ma ancora in buono stato.

Il nostro stand sarà allestito al Villaggio Music Race, in viale Giovanna Bosi Maramotti, e sarà possibile consegnare le scarpe dalle 15 alle 21 circa.

Ricordiamo comunque che è sempre possibile consegnare le scarpe presso la nostra sede, in via Santa Teresa 8 a Ravenna:

  • lunedì e giovedì dalle 8 alle 13
  • oppure nel pomeriggio delle stesse giornate, previo appuntamento telefonico al 335 1450154.

Le scarpe donate durante la Ravenna Music Race saranno collocate all’interno di box contenitori e, al termine della manifestazione, trasportate direttamente nella nostra struttura dai volontari.


Il destino delle scarpe da running.


Una delle domande che molti runner si fanno riguarda la destinazione finale: dove andranno le scarpe raccolte?

Abbiamo un grande guardaroba nel quale raccogliamo indumenti e scarpe usate da destinare alle persone che accogliamo, molte delle quali non hanno la possibilità economica di acquistarle.

La distribuzione è controllata e il cambio degli indumenti è periodico, per evitare abusi. A Santa Teresa però le relazioni umane contano moltissimo: impariamo a conoscere le persone, nasce una fiducia reciproca e questo ci permette di aiutare concretamente chi ha davvero bisogno.

Se correre è ROCK, donare è altrettanto ROCK?

Il nostro claim è “Correre è Rock”. In che modo iniziative come questa rappresentano l’anima più autentica e “rock” dello sport?

Lo sport e la musica sono due passioni che fanno stare bene con sé stessi. E quando stiamo bene con noi stessi è più facile renderci conto di quanto siamo fortunati. Da lì nasce anche il desiderio di donare qualcosa a chi ha più bisogno.

Trova tutti gli eventi dove poter donare le tue scarpe da running   QUI


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🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)


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Official tag:
#correreèrock #mineoldrunningshoes #rockaandrollrun #operasantateresa #ravennamusicrace


© copyright iovedodicorsa 2026, il brand di Marco Frattini: running wear, life style, music

Raccolta scarpe running alla Ravenna Music Race Leggi tutto »

Il faro di Bibione e la chitarra di Steve Vai

La 10 km del Faro a Bibione, al ritmo di Tender Surrender

CORRERE E’ ROCK – ALLENAMENTI

La 10 km del Faro a Bibione, al ritmo di Tender Surrender di Steve Vai

il faro di Bibione e il mare AdriaticoMa Steve Vai, oltre a essere uno dei più grandi virtuosi della chitarra elettrica, sarà mica anche un podista raffinato?

Il dubbio ci è venuto davvero.

Dopotutto il suo fisico asciutto, tirato, essenziale, lo avvicina — almeno nell’immaginario surreale di questo articolo — a quello degli atleti d’élite.

E allora la domanda nasce spontanea:

possibile che un brano come Tender Surrender riesca a descrivere così bene una corsa progressiva?

Perché sabato scorso, alla 10 Km del Faro di Bibione, il collegamento è sembrato inevitabile.


Correre al tramonto

Partenza alle 19.

Luce calda.
Aria che cambia.
Il mare vicino.

Bibione inizia lentamente a rallentare il suo ritmo turistico, mentre i runner iniziano a costruire il proprio.

Ed è proprio qui che nasce il parallelismo.

Perché Tender Surrender non è un brano che esplode subito.

Si costruisce.

Respira.

Cresce.

Esattamente come una corsa progressiva fatta bene.


Partire ultimi

La scelta è stata semplice.

Partire ultimi.

Non per prudenza.

Ma per costruzione.

Lasciare andare tutti.
Non inseguire subito il ritmo degli altri.
Entrare gradualmente nella corsa.

Una scelta mentale prima ancora che tecnica.

E qui Steve Vai sembra quasi parlare direttamente al runner.

Le prime note di Tender Surrender sono delicate.
Controllate.
Quasi sospese.

Non cercano velocità.

Cercano spazio.


La corsa progressiva

Una progressione fatta bene non è un’accelerazione improvvisa.

È una trasformazione.

Il corpo cambia chilometro dopo chilometro.
La respirazione si stabilizza.
Il ritmo cresce senza strappi.

Alla 10 km del Faro è successo esattamente questo.

I primi chilometri sono stati corsi in controllo.

Poi, lentamente:

  • il ritmo è aumentato
  • la corsa è diventata più fluida
  • i sorpassi hanno iniziato a diventare continui

Senza forzature.

Come il solo di Steve Vai.


Tender Surrender

Ci sono brani che accompagnano una corsa.

E altri che sembrano spiegarla.

Tender Surrender è uno di questi.

La dinamica del pezzo è impressionante:

  • partenza morbida
  • crescita graduale
  • variazioni continue di intensità
  • esplosioni improvvise
  • ritorni controllati

È il ritratto perfetto di una progressione intelligente.

Steve Vai non corre.

O forse sì.

Perché certe sfumature ritmiche sembrano nate direttamente dentro un allenamento ben costruito.


Correre senza strappi

Molti runner interpretano la progressione come aggressività.

Errore.

La vera progressione è controllo.

È la capacità di:

  • trattenersi all’inizio
  • leggere le sensazioni
  • aumentare il ritmo solo quando il corpo lo concede

Esattamente come un musicista che non forza il volume della chitarra, ma costruisce gradualmente tensione ed emozione.


Gli ultimi chilometri

E poi arriva il finale.

La corsa si alza.

Il ritmo cresce.

Le gambe iniziano a girare davvero.

Ed è qui che Tender Surrender cambia pelle.

Steve Vai sale verso sonorità acute, altisonanti, quasi irreali.

La chitarra sembra uscire dai limiti dello strumento.

E il runner vive qualcosa di simile.

Perché quando una progressione riesce bene, non senti più di stare spingendo.

Senti solo che stai andando.


Bibione, il tramonto e la corsa

La 10 km del Faro non è stata solo una gara.

È stata atmosfera.

Luce.

Percezione.

Una corsa che, vissuta in questo modo, diventa esperienza più che cronometro.

E forse è proprio questo il bello.

Scoprire che a volte:

  • una progressione ben fatta
  • un tramonto sul mare
  • e un assolo di Steve Vai

riescono a parlare la stessa lingua.


Correre è ROCK

Correre non è solo allenarsi.

È ascoltare.

Capire i propri ritmi.

Accettare le variazioni.

Costruire qualcosa passo dopo passo.

Proprio come accade nella musica.


Vuoi preparare al meglio la tua prossima gara?

Il ciclo Correre è ROCK nasce proprio per questo: accompagnarti passo dopo passo, costruendo forma, resistenza e carattere attraverso sedute mirate e playlist rock selezionate.

Nei prossimi articoli parleremo della musica ideale per ogni tipo di allenamento:

dal lungo lento alle ripetute, passando per fartlek, corsa media, progressivi e collinari.

Ogni seduta sarà un tassello di un percorso strutturato, con un obiettivo chiaro: arrivare pronti fisicamente e mentalmente.

Se vuoi sfruttare tutto il tuo potenziale e puntare davvero al tuo Personal Best

👉 Contattaci QUI

Il coach Marco Frattini saprà guidarti verso la tua gara… con il giusto sottofondo rock. 🎸🏃‍♂️


🎟 Vuoi uno stimolo in più?

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👉 Scopri tutti gli articoli del progetto Correre è ROCK dedicati alla preparazione della maratona.

CORRERE E’ ROCK – ALLENAMENTI

La 10 km del Faro a Bibione, al ritmo di Tender Surrender di Steve Vai

il faro di Bibione e il mare Adriatico
Ma Steve Vai, oltre a essere uno dei più grandi virtuosi della chitarra elettrica, sarà mica anche un podista raffinato?

Il dubbio ci è venuto davvero.

Dopotutto il suo fisico asciutto, tirato, essenziale, lo avvicina — almeno nell’immaginario surreale di questo articolo — a quello degli atleti d’élite.

E allora la domanda nasce spontanea:

possibile che un brano come Tender Surrender riesca a descrivere così bene una corsa progressiva?

Perché sabato scorso, alla 10 Km del Faro di Bibione, il collegamento è sembrato inevitabile.


Correre al tramonto

Partenza alle 19.

Luce calda.
Aria che cambia.
Il mare vicino.

Bibione inizia lentamente a rallentare il suo ritmo turistico, mentre i runner iniziano a costruire il proprio.

Ed è proprio qui che nasce il parallelismo.

Perché Tender Surrender non è un brano che esplode subito.

Si costruisce.

Respira.

Cresce.

Esattamente come una corsa progressiva fatta bene.


Partire ultimi


La scelta è stata semplice.

Partire ultimi.

Non per prudenza.

Ma per costruzione.

Lasciare andare tutti.
Non inseguire subito il ritmo degli altri.
Entrare gradualmente nella corsa.

Una scelta mentale prima ancora che tecnica.

E qui Steve Vai sembra quasi parlare direttamente al runner.

Le prime note di Tender Surrender sono delicate.
Controllate.
Quasi sospese.

Non cercano velocità.

Cercano spazio.


La corsa progressiva

Una progressione fatta bene non è un’accelerazione improvvisa.

È una trasformazione.

Il corpo cambia chilometro dopo chilometro.
La respirazione si stabilizza.
Il ritmo cresce senza strappi.

Alla 10 km del Faro è successo esattamente questo.

I primi chilometri sono stati corsi in controllo.

Poi, lentamente:

  • il ritmo è aumentato
  • la corsa è diventata più fluida
  • i sorpassi hanno iniziato a diventare continui

Senza forzature.

Come il solo di Steve Vai.


Tender Surrender


Ci sono brani che accompagnano una corsa.

E altri che sembrano spiegarla.

Tender Surrender è uno di questi.

La dinamica del pezzo è impressionante:

  • partenza morbida
  • crescita graduale
  • variazioni continue di intensità
  • esplosioni improvvise
  • ritorni controllati

È il ritratto perfetto di una progressione intelligente.

Steve Vai non corre.

O forse sì.

Perché certe sfumature ritmiche sembrano nate direttamente dentro un allenamento ben costruito.


Correre senza strappi

Molti runner interpretano la progressione come aggressività.

Errore.

La vera progressione è controllo.

È la capacità di:

  • trattenersi all’inizio
  • leggere le sensazioni
  • aumentare il ritmo solo quando il corpo lo concede

Esattamente come un musicista che non forza il volume della chitarra, ma costruisce gradualmente tensione ed emozione.


Gli ultimi chilometri

E poi arriva il finale.

La corsa si alza.

Il ritmo cresce.

Le gambe iniziano a girare davvero.

Ed è qui che Tender Surrender cambia pelle.

Steve Vai sale verso sonorità acute, altisonanti, quasi irreali.

La chitarra sembra uscire dai limiti dello strumento.

E il runner vive qualcosa di simile.

Perché quando una progressione riesce bene, non senti più di stare spingendo.

Senti solo che stai andando.


Bibione, il tramonto e la corsa


La 10 km del Faro non è stata solo una gara.

È stata atmosfera.

Luce.

Percezione.

Una corsa che, vissuta in questo modo, diventa esperienza più che cronometro.

E forse è proprio questo il bello.

Scoprire che a volte:

  • una progressione ben fatta
  • un tramonto sul mare
  • e un assolo di Steve Vai

riescono a parlare la stessa lingua.


Correre è ROCK

Correre non è solo allenarsi.

È ascoltare.

Capire i propri ritmi.

Accettare le variazioni.

Costruire qualcosa passo dopo passo.

Proprio come accade nella musica.


Vuoi preparare al meglio la tua prossima gara?

Il ciclo Correre è ROCK nasce proprio per questo: accompagnarti passo dopo passo, costruendo forma, resistenza e carattere attraverso sedute mirate e playlist rock selezionate.

Nei prossimi articoli parleremo della musica ideale per ogni tipo di allenamento:

dal lungo lento alle ripetute, passando per fartlek, corsa media, progressivi e collinari.

Ogni seduta sarà un tassello di un percorso strutturato, con un obiettivo chiaro: arrivare pronti fisicamente e mentalmente.


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🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)


Photo credit: ufficio stampa Bibione Half Marathon, 
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#correreèrock #progressivo #rockaandrollrun #stevevai


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Daniele Caimmi durante la corsa in gara, protagonista dell’intervista Correre è ROCK su Iovedodicorsa

Daniele Caimmi: “Correre è ribellione” – Intervista Correre è ROCK

CORRERE E’ ROCK – INTERVISTE
Daniele Caimmi durante la corsa in gara, protagonista dell’intervista Correre è ROCK su IovedodicorsaDaniele Caimmi: “Correre è ribellione” – Intervista Correre è ROCK

Daniele Caimmi, classe 1972, nato ad Ancona, è stato uno dei maratoneti italiani più rappresentativi, vestendo più volte la maglia azzurra della Nazionale Italiana e partecipando ai principali appuntamenti internazionali.

Dopo la carriera da atleta professionista, ha intrapreso un nuovo percorso come preparatore atletico, continuando a trasmettere la sua esperienza e la sua visione della corsa.

In questa intervista del ciclo “Correre è ROCK”, racconta il legame tra corsa e musica, tra ritmo e identità, tra fatica e libertà.

Perché correre non è solo sport.
È espressione.


Correre è rock?

Daniele Caimmi accompagna un atleta non vedente durante una gara su pista di atleticaCorrere è rock? E se sì, perché?

Sì, correre è assolutamente rock. È ribellione contro la pigrizia, contro i limiti che ti metti da solo. È ritmo, è energia pura che nasce dentro e si trasforma in movimento.

Quando corri senti il battito del cuore come la batteria di una canzone rock: costante, potente, libero. È sudore e passione, è il desiderio di spingerti sempre un po’ più in là, proprio come fa chi suona o ascolta musica con l’anima.



Corsa e musica

Qual è il tuo rapporto con la musica?

La musica mi ha sempre accompagnato negli allenamenti e nei momenti di pausa. Non corro con le cuffie — preferisco ascoltare il respiro e il rumore dei passi — ma la musica è dentro di me.

Prima di una gara o nei momenti difficili, una canzone può darti la carica giusta. È una compagna silenziosa, che ti aiuta a ritrovare il ritmo giusto anche quando le gambe fanno male.


L’esperienza più rock

arrivo della maratona di Milano 2003 con Daniele Caimmi sul podio tra i primi classificatiCi puoi raccontare l’esperienza più rock nella tua vita da atleta?

Probabilmente la maratona di Milano del 2003, quando arrivai terzo con il tempo di 2h08’.

È stato il mio momento più “rock”: adrenalina pura, una giornata in cui tutto ha funzionato e la fatica sembrava trasformarsi in musica.

Sentivo la folla, il ritmo, l’energia… come stare su un palco davanti a migliaia di persone, ma con le scarpe da corsa ai piedi.


La canzone

Se correre è rock, quale canzone ti rappresenta di più?

“For Those About to Rock (We Salute You)” degli AC/DC.

È un inno a chi dà tutto, senza risparmiarsi. Correre una maratona è un atto di rispetto verso se stessi, ma anche verso chi condivide quella stessa passione.

Ogni partenza è un “saluto” a chi crede ancora nella fatica e nella libertà.


Oltre la corsa

Daniele Caimmi insieme ad altri runner durante un evento di corsa su strada in ItaliaLa vita è una lunga corsa e una melodia inarrestabile. Prossimi traguardi da raggiungere?

Oggi i miei traguardi sono diversi: condividere ciò che ho imparato, aiutare altri a scoprire la bellezza della corsa.

Continuo a insegnare, a seguire atleti giovani, e a cercare nuovi stimoli.

La vita, come la corsa, non è mai solo un traguardo: è un ritmo continuo, una musica che cambia ma non si ferma mai.

CORRERE E’ ROCK – INTERVISTE
Daniele Caimmi durante la corsa in gara, protagonista dell’intervista Correre è ROCK su Iovedodicorsa
Daniele Caimmi: “Correre è ribellione” – Intervista Correre è ROCK

Daniele Caimmi, classe 1972, nato ad Ancona, è stato uno dei maratoneti italiani più rappresentativi, vestendo più volte la maglia azzurra della Nazionale Italiana e partecipando ai principali appuntamenti internazionali.

Dopo la carriera da atleta professionista, ha intrapreso un nuovo percorso come preparatore atletico, continuando a trasmettere la sua esperienza e la sua visione della corsa.

In questa intervista del ciclo “Correre è ROCK”, racconta il legame tra corsa e musica, tra ritmo e identità, tra fatica e libertà.

Perché correre non è solo sport.
È espressione.


Correre è rock?

Daniele Caimmi accompagna un atleta non vedente durante una gara su pista di atletica
Correre è rock? E se sì, perché?

Sì, correre è assolutamente rock. È ribellione contro la pigrizia, contro i limiti che ti metti da solo. È ritmo, è energia pura che nasce dentro e si trasforma in movimento.

Quando corri senti il battito del cuore come la batteria di una canzone rock: costante, potente, libero. È sudore e passione, è il desiderio di spingerti sempre un po’ più in là, proprio come fa chi suona o ascolta musica con l’anima.



Corsa e musica

Qual è il tuo rapporto con la musica?

La musica mi ha sempre accompagnato negli allenamenti e nei momenti di pausa. Non corro con le cuffie — preferisco ascoltare il respiro e il rumore dei passi — ma la musica è dentro di me.

Prima di una gara o nei momenti difficili, una canzone può darti la carica giusta. È una compagna silenziosa, che ti aiuta a ritrovare il ritmo giusto anche quando le gambe fanno male.


L’esperienza più rock

arrivo della maratona di Milano 2003 con Daniele Caimmi sul podio tra i primi classificati
Ci puoi raccontare l’esperienza più rock nella tua vita da atleta?

Probabilmente la maratona di Milano del 2003, quando arrivai terzo con il tempo di 2h08’.

È stato il mio momento più “rock”: adrenalina pura, una giornata in cui tutto ha funzionato e la fatica sembrava trasformarsi in musica.

Sentivo la folla, il ritmo, l’energia… come stare su un palco davanti a migliaia di persone, ma con le scarpe da corsa ai piedi.


La canzone

Se correre è rock, quale canzone ti rappresenta di più?

“For Those About to Rock (We Salute You)” degli AC/DC.

È un inno a chi dà tutto, senza risparmiarsi. Correre una maratona è un atto di rispetto verso se stessi, ma anche verso chi condivide quella stessa passione.

Ogni partenza è un “saluto” a chi crede ancora nella fatica e nella libertà.


Oltre la corsa

Daniele Caimmi insieme ad altri runner durante un evento di corsa su strada in Italia
La vita è una lunga corsa e una melodia inarrestabile. Prossimi traguardi da raggiungere?

Oggi i miei traguardi sono diversi: condividere ciò che ho imparato, aiutare altri a scoprire la bellezza della corsa.

Continuo a insegnare, a seguire atleti giovani, e a cercare nuovi stimoli.

La vita, come la corsa, non è mai solo un traguardo: è un ritmo continuo, una musica che cambia ma non si ferma mai.

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🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)


Photo credit: archivio web, 
Official tag:
#correreèrock #playlistmaratona #rockaandrollrun #motleycrue


© copyright iovedodicorsa 2026, il brand di Marco Frattini: running wear, life style, music

Daniele Caimmi: “Correre è ribellione” – Intervista Correre è ROCK Leggi tutto »

Runner alla Maratona di Roma in Piazza Navona – Correre è ROCK allenamenti

Maratona di Roma al ritmo dei Mötley Crüe | Correre è ROCK

CORRERE E’ ROCK – ALLENAMENTI

42.195 metri al ritmo dei Mötley Crüe

maratona di Roma: passaggio in piazza NavonaCorrere la maratona di Roma è un viaggio unico tra storia, fatica e adrenalina.
In questo articolo del ciclo Correre è ROCK – Allenamenti scopriamo come vivere i 42.195 metri della Run Rome The Marathon al ritmo dei Mötley Crüe, tra strategia di gara, preparazione e colonna sonora perfetta per ogni chilometro.


È arrivato il momento.

Il momento di correre la maratona.

E la nostra maratona epica è Run Rome The Marathon: la maratona di Roma, lungo la storia.

Un viaggio unico che parte dai Fori Imperiali, con il Colosseo a fare da guardiano della partenza, e termina al Circo Massimo, dove nell’antica Roma si correvano le corse delle bighe.

Qui arrivano i maratoneti.

La percorriamo al ritmo dei Mötley Crüe.

Per il ciclo Correre è ROCK – Allenamenti, oggi entriamo dentro la gara.

42.195 metri.

La maratona è un’avventura da costruire.
Difficile da prevedere.
Impossibile da pronosticare fino in fondo.

È Rock allo stato puro.


Roma: correre dentro la storia
SPQR: sono pazzi questi runner

Bandana SPQR Iovedodicorsa nei Fori Imperiali a Roma accessorio running dedicato alla maratona
Bandana SPQR: l’anima di Roma, anche quando corri.

Correre a Roma significa entrare dentro la storia.

SPQR – Senatus Populusque Romanus – è il simbolo di un’identità che attraversa i secoli.

E oggi, tra i Fori Imperiali e le strade della maratona, quella storia continua a vivere… anche nei runner.

Per questo nasce la Bandana SPQR di IOVEDODICORSA,  ispirata a Roma.

Un accessorio pensato per chi corre con carattere, con ironia e con spirito indomito.

Perché, in fondo, siamo un po’ tutti così:

SPQR – Sono Pazzi Questi Runner.


Run Rome the Marathon – dati della gara

  • Distanza: 42,195 km

  • Partenza: Fori Imperiali – Colosseo

  • Arrivo: Circo Massimo

  • Tipologia percorso: urbano e monumentale

  • Caratteristica: la maratona più scenografiche al mondo.


Correre la maratona di Roma significa attraversare più di duemila anni di storia.

Dai Fori Imperiali alla monumentalità di Piazza Venezia e dell’Altare della Patria.

Dal fascino del Pantheon alla bellezza barocca di Piazza Navona.

Dal passaggio davanti a Castel Sant’Angelo fino alla visione della Basilica di San Pietro.

Il Lungotevere accompagna i runner per lunghi tratti, mentre la città continua a raccontare la sua storia.

È una maratona che non si limita a correre dentro una città.

Corre dentro la civiltà.

Ed è proprio questa unicità che la rende speciale.


La maratona non nasce il giorno della gara

Arrivare alla linea di partenza non è casuale.

È il risultato di mesi di lavoro.

Allenamenti progressivi.
Sedute tecniche.
Ripetute.
Test sulla mezza maratona.
Il lunghissimo da 37 km.

👉 Se stai preparando una maratona, puoi leggere anche l’articolo dedicato al lunghissimo maratona da 37 km, uno degli allenamenti chiave del ciclo Correre è ROCK.

Ogni allenamento è stato un tassello.

Perché, dopo tutto, se Roma non è stata costruita in un giorno,
chi siamo noi per pensare di correre una maratona senza dedicarle la giusta preparazione?


La colonna sonora della maratona

Ogni maratona ha il suo ritmo.

E pochi gruppi incarnano energia e potenza come i Mötley Crüe.

Chitarre aggressive.
Batteria martellante.
Adrenalina pura.

Proprio come una maratona.


La playlist perfetta per correre la maratona
Playlist maratona – per blocchi di chilometri

KM 0–5
🎸 Kickstart My Heart

La partenza ai Fori Imperiali è un’esplosione.
Il cuore accelera.
L’adrenalina sale.

Serve entusiasmo, ma anche controllo.


KM 5–15
🎸 Girls, Girls, Girls
🎸 Live Wire

Roma scorre davanti agli occhi.
Il pubblico accompagna il passo.

È il momento in cui si trova il ritmo maratona.


KM 15–25
🎸 Dr. Feelgood

La gara entra nella fase centrale.
Il corpo è caldo.
Il passo stabile.

È la fase più fluida della maratona.


KM 25–32
🎸 Saints of Los Angeles

Qui la gara cambia.
La fatica comincia a farsi sentire.

La maratona entra nella sua dimensione mentale.


la playlist per correre e preparare la maratona di roma da vero rockerKM 32–37
🎸 Wild Side

Il famoso muro della maratona.

Qui emerge il carattere.
Le gambe rallentano, ma la testa deve restare lucida.


KM 37–42
🎸 Kickstart My Heart (Reprise)
🎸 Live Wire

Gli ultimi chilometri.
Il pubblico aumenta.
Il traguardo si avvicina.

Serve energia mentale.


Playlist maratona – chilometro per chilometro

KM 1 – Kickstart My Heart
KM 2 – Wild Side
KM 3 – Live Wire
KM 4 – Girls Girls Girls
KM 5 – Shout at the Devil

KM 6 – Too Young to Fall in Love
KM 7 – Looks That Kill
KM 8 – Primal Scream
KM 9 – On With the Show
KM 10 – Dr. Feelgood

KM 11 – Same Ol’ Situation
KM 12 – Don’t Go Away Mad
KM 13 – Piece of Your Action
KM 14 – Take Me to the Top
KM 15 – Starry Eyes

KM 16 – Danger
KM 17 – Knock ‘Em Dead Kid
KM 18 – Red Hot
KM 19 – Smokin’ in the Boys Room
KM 20 – Helter Skelter

KM 21 – Home Sweet Home

KM 22 – Saints of Los Angeles
KM 23 – New Tattoo
KM 24 – White Trash Circus
KM 25 – Generation Swine

KM 26 – Primal Scream
KM 27 – Wild Side
KM 28 – Dr. Feelgood

KM 29 – Live Wire
KM 30 – Kickstart My Heart

KM 31 – Saints of Los Angeles
KM 32 – Wild Side

KM 33 – Live Wire
KM 34 – Kickstart My Heart

KM 35 – Dr. Feelgood

KM 36 – Wild Side

KM 37 – Live Wire

KM 38 – Girls Girls Girls

KM 39 – Kickstart My Heart

KM 40 – Dr. Feelgood

KM 41 – Wild Side

KM 42 – Home Sweet Home


Il finale a sorpresa

Molti pensano che la maratona finisca sotto l’arco d’arrivo.

Non è così.

Il vero finale arriva dopo.

Quando la gara è finita.
Quando la medaglia pesa sul collo.
Quando le gambe iniziano a raccontare cosa è successo davvero.

La città torna normale.
Il pubblico sparisce.

E la colonna sonora cambia.

Non servono più riff aggressivi.

Arriva una ballad.

Home Sweet Home.

Il momento del ritorno.

Il momento in cui ti siedi, respiri e capisci davvero cosa hai fatto.

Perché la maratona non lascia solo fatica.

Lascia consapevolezza.

A volte sorridi.
A volte ti commuovi.

Perché in quei 42.195 metri non hai solo corso.

Hai attraversato una parte di te.


Correre una maratona

Correre una maratona non è solo fare 42.195 metri.

È attraversare un percorso fatto di allenamenti, dubbi, entusiasmo e determinazione.

E quando arrivi al traguardo capisci che ogni chilometro percorso nei mesi precedenti aveva un senso.

Il progetto Correre è ROCK – Allenamenti nasce proprio per questo: aiutarti a costruire la tua maratona passo dopo passo, unendo preparazione tecnica, esperienza sul campo e la giusta colonna sonora.

Perché la maratona è fatica.
Ma è anche libertà.


👉 Scopri tutti gli articoli del progetto Correre è ROCK dedicati alla preparazione della maratona.


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CORRERE E’ ROCK – ALLENAMENTI

42.195 metri al ritmo dei Mötley Crüe

maratona di Roma: passaggio in piazza Navona
Correre la maratona di Roma è un viaggio unico tra storia, fatica e adrenalina.
In questo articolo del ciclo Correre è ROCK – Allenamenti scopriamo come vivere i 42.195 metri della Run Rome The Marathon al ritmo dei Mötley Crüe, tra strategia di gara, preparazione e colonna sonora perfetta per ogni chilometro.


È arrivato il momento.

Il momento di correre la maratona.

E la nostra maratona epica è Run Rome The Marathon: la maratona di Roma, lungo la storia.

Un viaggio unico che parte dai Fori Imperiali, con il Colosseo a fare da guardiano della partenza, e termina al Circo Massimo, dove nell’antica Roma si correvano le corse delle bighe.

Qui arrivano i maratoneti.

La percorriamo al ritmo dei Mötley Crüe.

Per il ciclo Correre è ROCK – Allenamenti, oggi entriamo dentro la gara.

42.195 metri.

La maratona è un’avventura da costruire.
Difficile da prevedere.
Impossibile da pronosticare fino in fondo.

È Rock allo stato puro.


Bandana SPQR Iovedodicorsa nei Fori Imperiali a Roma accessorio running dedicato alla maratona
Bandana SPQR: l’anima di Roma, anche quando corri.


Roma: correre dentro la storia
SPQR: sono pazzi questi runner

Correre a Roma significa entrare dentro la storia.

SPQR – Senatus Populusque Romanus – è il simbolo di un’identità che attraversa i secoli.

E oggi, tra i Fori Imperiali e le strade della maratona, quella storia continua a vivere… anche nei runner.

Per questo nasce la Bandana SPQR di IOVEDODICORSA,  ispirata a Roma.

Un accessorio pensato per chi corre con carattere, con ironia e con spirito indomito.

Perché, in fondo, siamo un po’ tutti così:

SPQR – Sono Pazzi Questi Runner.

Run Rome The Marathon – dati della gara


  • Distanza: 42,195 km

  • Partenza: Fori Imperiali – Colosseo

  • Arrivo: Circo Massimo

  • Tipologia percorso: urbano e monumentale

  • Caratteristica: la maratona più scenografica al mondo


Correre la maratona di Roma significa attraversare più di duemila anni di storia.

Dai Fori Imperiali alla monumentalità di Piazza Venezia e dell’Altare della Patria.

Dal fascino del Pantheon alla bellezza barocca di Piazza Navona.

Dal passaggio davanti a Castel Sant’Angelo fino alla visione della Basilica di San Pietro.

Il Lungotevere accompagna i runner per lunghi tratti, mentre la città continua a raccontare la sua storia.

È una maratona che non si limita a correre dentro una città.

Corre dentro la civiltà.

Ed è proprio questa unicità che la rende speciale.


La maratona non nasce il giorno della gara

Arrivare alla linea di partenza non è casuale.

È il risultato di mesi di lavoro.

Allenamenti progressivi.
Sedute tecniche.
Ripetute.
Test sulla mezza maratona.
Il lunghissimo da 37 km.

👉 Se stai preparando una maratona, puoi leggere anche l’articolo dedicato al lunghissimo maratona da 37 km, uno degli allenamenti chiave del ciclo Correre è ROCK.

Ogni allenamento è stato un tassello.

Perché, dopo tutto, se Roma non è stata costruita in un giorno,
chi siamo noi per pensare di correre una maratona senza dedicarle la giusta preparazione?


La colonna sonora della maratona

Ogni maratona ha il suo ritmo.

E pochi gruppi incarnano energia e potenza come i Mötley Crüe.

Chitarre aggressive.
Batteria martellante.
Adrenalina pura.

Proprio come una maratona.


La playlist perfetta per correre la maratona
Playlist maratona – per blocchi di chilometri

KM 0–5
🎸 Kickstart My Heart

La partenza ai Fori Imperiali è un’esplosione.
Il cuore accelera.
L’adrenalina sale.

Serve entusiasmo, ma anche controllo.


KM 5–15
🎸 Girls, Girls, Girls
🎸 Live Wire

Roma scorre davanti agli occhi.
Il pubblico accompagna il passo.

È il momento in cui si trova il ritmo maratona.


KM 15–25
🎸 Dr. Feelgood

La gara entra nella fase centrale.
Il corpo è caldo.
Il passo stabile.

È la fase più fluida della maratona.


KM 25–32
🎸 Saints of Los Angeles

Qui la gara cambia.
La fatica comincia a farsi sentire.

La maratona entra nella sua dimensione mentale.


KM 32–37
🎸 Wild Side

Il famoso muro della maratona.

Qui emerge il carattere.
Le gambe rallentano, ma la testa deve restare lucida.


KM 37–42
🎸 Kickstart My Heart (Reprise)
🎸 Live Wire

Gli ultimi chilometri.
Il pubblico aumenta.
Il traguardo si avvicina.

Serve energia mentale.

la playlist per correre e preparare la maratona di roma da vero rocker


Playlist maratona – chilometro per chilometro

KM 1 – Kickstart My Heart
KM 2 – Wild Side
KM 3 – Live Wire
KM 4 – Girls Girls Girls
KM 5 – Shout at the Devil

KM 6 – Too Young to Fall in Love
KM 7 – Looks That Kill
KM 8 – Primal Scream
KM 9 – On With the Show
KM 10 – Dr. Feelgood

KM 11 – Same Ol’ Situation
KM 12 – Don’t Go Away Mad
KM 13 – Piece of Your Action
KM 14 – Take Me to the Top
KM 15 – Starry Eyes

KM 16 – Danger
KM 17 – Knock ‘Em Dead Kid
KM 18 – Red Hot
KM 19 – Smokin’ in the Boys Room
KM 20 – Helter Skelter

KM 21 – Home Sweet Home

KM 22 – Saints of Los Angeles
KM 23 – New Tattoo
KM 24 – White Trash Circus
KM 25 – Generation Swine

KM 26 – Primal Scream
KM 27 – Wild Side
KM 28 – Dr. Feelgood

KM 29 – Live Wire
KM 30 – Kickstart My Heart

KM 31 – Saints of Los Angeles
KM 32 – Wild Side

KM 33 – Live Wire
KM 34 – Kickstart My Heart

KM 35 – Dr. Feelgood

KM 36 – Wild Side

KM 37 – Live Wire

KM 38 – Girls Girls Girls

KM 39 – Kickstart My Heart

KM 40 – Dr. Feelgood

KM 41 – Wild Side

KM 42 – Home Sweet Home


Il finale a sorpresa

Molti pensano che la maratona finisca sotto l’arco d’arrivo.

Non è così.

Il vero finale arriva dopo.

Quando la gara è finita.
Quando la medaglia pesa sul collo.
Quando le gambe iniziano a raccontare cosa è successo davvero.

La città torna normale.
Il pubblico sparisce.

E la colonna sonora cambia.

Non servono più riff aggressivi.

Arriva una ballad.

Home Sweet Home.

Il momento del ritorno.

Il momento in cui ti siedi, respiri e capisci davvero cosa hai fatto.

Perché la maratona non lascia solo fatica.

Lascia consapevolezza.

A volte sorridi.
A volte ti commuovi.

Perché in quei 42.195 metri non hai solo corso.

Hai attraversato una parte di te.


Correre una maratona

Correre una maratona non è solo fare 42.195 metri.

È attraversare un percorso fatto di allenamenti, dubbi, entusiasmo e determinazione.

E quando arrivi al traguardo capisci che ogni chilometro percorso nei mesi precedenti aveva un senso.

Il progetto Correre è ROCK – Allenamenti nasce proprio per questo: aiutarti a costruire la tua maratona passo dopo passo, unendo preparazione tecnica, esperienza sul campo e la giusta colonna sonora.

Perché la maratona è fatica.
Ma è anche libertà.


👉 Scopri tutti gli articoli del progetto Correre è ROCK dedicati alla preparazione della maratona.


Vuoi sfruttare tutto il tuo potenziale e puntare davvero al tuo Personal Best?

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Il coach Marco Frattini saprà guidarti verso la tua maratona… con il giusto sottofondo rock. 🎸🏃‍♂️


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🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)


Photo credit: archivio web, 
Official tag:
#correreèrock #playlistmaratona #rockaandrollrun #motleycrue


© copyright iovedodicorsa 2026, il brand di Marco Frattini: running wear, life style, music

Maratona di Roma al ritmo dei Mötley Crüe | Correre è ROCK Leggi tutto »

Allenamento lunghissimo maratona con i Red Hot Chili Peppers

CORRERE E’ ROCK – ALLENAMENTI

Red Hot Chili Peppers: il lunghissimo che ti porta alla verità


Siamo arrivati all’ultimo grande passaggio.

Dopo la voglia di rimettersi in gioco.
Dopo la ripartenza graduale.
Dopo il lavoro tecnico e la qualità.
Dopo il test sulla mezza maratona.

Ora c’è il lunghissimo.

Quello vero.
Quello che, idealmente, ci accompagna verso il 22 marzo – Run Rome The Marathon – oppure, più in generale, da inserire 3/4 settimane prima della tua maratona di fine primavera.

Per accompagnare questa ultima fatica preparatoria abbiamo scelto la discografia dei Red Hot Chili Peppers.

Energia pura. Groove. Sudore. Intensità.
Una band che alterna istinto e controllo, esattamente come deve fare un maratoneta nel suo ultimo grande allenamento.


Il Lunghissimo: 37 km di maturità

Non è solo distanza.
È gestione. È ascolto. È consapevolezza.

Struttura consigliata


🔹 5 km iniziali – Riscaldamento

(+20% circa rispetto al ritmo maratona)

Si parte facile. Fluido.
Deve sembrare quasi troppo semplice.

Qui si costruisce la base.



🔹 30 km a ritmo maratona

Da raggiungere in leggera progressione.

Non si parte subito al ritmo target.
Lo si costruisce gradualmente fino a stabilizzarlo.

Qui si misura tutto:

  • economia di corsa

  • gestione energetica

  • alimentazione

  • lucidità mentale

È il cuore dell’allenamento.



🔹 Ultimi 2 km – Scelta personale

a) Progressione fino a ritmo mezza maratona
b) Decelerazione graduale per recuperare energie

La scelta è strettamente personale.
Conta la sensazione del momento, non l’ego.


Playlist a tema chilometrico

Il lunghissimo è un viaggio.
E ogni viaggio ha la sua colonna sonora.


🎧 KM 0–5 – Riscaldamento
  • Scar Tissue

  • Snow (Hey Oh)

  • Otherside

Groove morbido, ritmo costante.


🎧 KM 6–15 – Entrata in ritmo maratona
  • Californication

  • By the Way

  • Dark Necessities

Respiri, controlli, costruisci.


🎧 KM 16–30 – Il cuore del lunghissimo
  • Can’t Stop

  • Around the World

  • Parallel Universe

  • Give It Away

Qui non si improvvisa.
Qui si tiene il ritmo maratona.

“Give It Away” è il momento simbolico: quando senti la fatica affacciarsi, devi dare via tutto quello che hai dentro.


🎧 KM 31–35 – Zona verità
  • Dani California

  • Suck My Kiss

Qui non è più solo fisico.
È carattere.


🎧 KM 36–37 – Ultimi 2 km

Qualunque sia la scelta, si finisce con:

  • Aeroplane

Energia positiva.
Groove potente.
Sensazione di leggerezza dopo 35 km sulle gambe.

Un lunghissimo non deve finire svuotandoti.
Deve lasciarti pronto.


 

Dopo 37 km: lo scarico intelligente

Finito il lunghissimo, inizia la fase più delicata: l’avvicinamento alla maratona.

Le domeniche successive diventano:

🔹 25 km
  • Riscaldamento

  • Mezza maratona controllata

  • Defaticamento

🔹 12/15 km
  • Riscaldamento

  • 10 km brillanti ma gestiti

  • Defaticamento

Si riduce il volume.
Si mantiene qualità.
Si lascia spazio alla freschezza.


Vuoi preparare al meglio la tua prossima gara?

Il ciclo Correre è ROCK è nato proprio per questo: accompagnarti passo dopo passo verso la tua maratona di primavera, costruendo forma, resistenza e carattere attraverso sedute mirate e playlist rock selezionate.

Nei prossimi articoli parleremo della musica ideale per ogni tipo di allenamento:
dal lungo lento alle ripetute, passando per fartlek, corsa media, progressivi e collinari.

Ogni seduta sarà un tassello di un percorso strutturato, con un obiettivo chiaro: arrivare alla linea di partenza pronti fisicamente e mentalmente.


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🎧 Ora alza il volume

Chiudi gli occhi.
Immagina gli ultimi due chilometri del tuo lunghissimo.

E premi PLAY

CORRERE E’ ROCK – ALLENAMENTI

Red Hot Chili Peppers: il lunghissimo che ti porta alla verità


Siamo arrivati all’ultimo grande passaggio.

Dopo la voglia di rimettersi in gioco.
Dopo la ripartenza graduale.
Dopo il lavoro tecnico e la qualità.
Dopo il test sulla mezza maratona.

Ora c’è il lunghissimo.

Quello vero.
Quello che, idealmente, ci accompagna verso il 22 marzo – Run Rome The Marathon – oppure, più in generale, da inserire 3/4 settimane prima della tua maratona di fine primavera.

Per accompagnare questa ultima fatica preparatoria abbiamo scelto la discografia dei Red Hot Chili Peppers.

Energia pura. Groove. Sudore. Intensità.
Una band che alterna istinto e controllo, esattamente come deve fare un maratoneta nel suo ultimo grande allenamento.


Il Lunghissimo: 37 km di maturità

Non è solo distanza.
È gestione. È ascolto. È consapevolezza.



Struttura consigliata

🔹 5 km iniziali – Riscaldamento

(+20% circa rispetto al ritmo maratona)

Si parte facile. Fluido.
Deve sembrare quasi troppo semplice.

Qui si costruisce la base.



🔹 30 km a ritmo maratona

Da raggiungere in leggera progressione.

Non si parte subito al ritmo target.
Lo si costruisce gradualmente fino a stabilizzarlo.

Qui si misura tutto:

  • economia di corsa

  • gestione energetica

  • alimentazione

  • lucidità mentale

È il cuore dell’allenamento.



🔹 Ultimi 2 km – Scelta personale

a) Progressione fino a ritmo mezza maratona
b) Decelerazione graduale per recuperare energie

La scelta è strettamente personale.
Conta la sensazione del momento, non l’ego.



Playlist a tema chilometrico

Il lunghissimo è un viaggio.
E ogni viaggio ha la sua colonna sonora.


🎧 KM 0–5 – Riscaldamento
  • Scar Tissue

  • Snow (Hey Oh)

  • Otherside

Groove morbido, ritmo costante.


🎧 KM 6–15 – Entrata in ritmo maratona
  • Californication

  • By the Way

  • Dark Necessities

Respiri, controlli, costruisci.


🎧 KM 16–30 – Il cuore del lunghissimo
  • Can’t Stop

  • Around the World

  • Parallel Universe

  • Give It Away

Qui non si improvvisa.
Qui si tiene il ritmo maratona.

“Give It Away” è il momento simbolico: quando senti la fatica affacciarsi, devi dare via tutto quello che hai dentro.


🎧 KM 31–35 – Zona verità
  • Dani California

  • Suck My Kiss

Qui non è più solo fisico.
È carattere.


🎧 KM 36–37 – Ultimi 2 km

Qualunque sia la scelta, si finisce con:

  • Aeroplane

Energia positiva.
Groove potente.
Sensazione di leggerezza dopo 35 km sulle gambe.

Un lunghissimo non deve finire svuotandoti.
Deve lasciarti pronto.


 

Dopo 37 km: lo scarico intelligente


Finito il lunghissimo, inizia la fase più delicata: l’avvicinamento alla maratona.

Le domeniche successive diventano:

🔹 25 km
  • Riscaldamento

  • Mezza maratona controllata

  • Defaticamento

🔹 12/15 km
  • Riscaldamento

  • 10 km brillanti ma gestiti

  • Defaticamento

Si riduce il volume.
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E premi PLAY


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Allenamento: Dire Straits: On the Air, la strada come test di verità

Correre Rock – Allenamenti

Dire Straits: On the Air, la strada come test di verità

C’è un momento, in ogni percorso di allenamento verso la maratona, in cui bisogna smettere di raccontarsela e iniziare ad ascoltare davvero il proprio corpo. La musica giusta aiuta. La strada pure.
Nel quarto capitolo di Correre Rock – Allenamenti alziamo l’asticella con i Dire Straits, prendendo come colonna sonora On the Air: rock epico, suoni eterni, chilometri che parlano chiaro.

Prima però, fermiamoci un attimo a guardare il percorso fatto fin qui.



Il viaggio continua: da Venezia alla strada di casa

Abbiamo iniziato a Venezia, dove la corsa è tornata a bussare forte.
Lì abbiamo capito di amare ancora la maratona, di volerci riprovare davvero. Emozione pura, come un lungo che scorre sul ritmo giusto.
Leggi l’articolo   QUI

Poi sono arrivati i Beatles: ripartenza graduale, collinare, intelligente. Un allenamento che non urlava, ma costruiva. Passo dopo passo, mattone su mattone, in ottica maratona primaverile.
Leggi l’articolo   QUI

Con i Guns N’ Roses abbiamo cambiato registro: allenamenti tecnici, qualità, ripetute. Perché a un certo punto non basta correre: bisogna correre meglio.
Leggi l’articolo   QUI

Ora siamo qui. È tempo di verificare se tutto questo lavoro abbia messo radici.



Dire Straits: perché proprio loro

I Dire Straits sono strada.
Sono una band rock dalle sonorità epiche, moderne e senza tempo. Brani che avanzano, crescono, si aprono come un lungo progressivo ben fatto.

  • I riff di chitarra di Mark Knopfler: potenti, puliti, inconfondibili → come una falcata che trova finalmente il suo ritmo.

  • Il sax di Private Investigations: profondo, narrativo → il dialogo interiore che arriva quando il chilometro pesa.

  • Le tastiere di Walk of Life: un jingle che spinge → quando le gambe girano e il cuore sorride.

  • Basso e batteria: costanza, progressione, controllo → il vero segreto di ogni maratona riuscita.

Questa è musica che cammina, anzi corre, insieme a noi.



L’allenamento: la mezza come test chiave

Questo quarto allenamento non è un gioco.
È un test fondamentale per capire dove siamo arrivati nel percorso verso la maratona, idealmente Run Rome The Marathon – 22 marzo.

Il riferimento è una mezza maratona.
Non dichiarata apertamente, ma evocata musicalmente, come solo i Dire Straits sanno fare.

🎵 Traccia n. 5: Romeo and Juliet
Un richiamo elegante e diretto alla Romeo e Giulietta Run Half Marathon: non una gara “sparata”, ma una prova di maturità. Dove capire se il motore è pronto a sostenere il viaggio più lungo.


La tracklist come percorso di gara

Ogni brano di On the Air può diventare un chilometro, una sensazione, un passaggio mentale:

  1. Calling Elvis – La partenza
    L’attesa, il richiamo della gara, l’adrenalina che sale.

  2. Walk of Life – Il ritmo si assesta
    Le gambe girano, il respiro trova spazio. È qui che capisci se stai correndo bene.

  3. Heavy Fuel – Energia pura
    Quando senti che stai spingendo, ma con controllo. Il carburante giusto.

  4. Romeo and Juliet – Il cuore del test
    Emozione, misura, ascolto. Non forzare: senti.

  5. Private Investigations – Dentro te stesso
    Dal 14° al 18° km: domande, silenzi, verità.

  6. Your Latest Trick – L’esperienza
    Qui esce quello che hai imparato negli allenamenti precedenti.

  7. On Every Street – La strada è tua
    Ogni metro conta. Sei presente, lucido.

  8. You and Your Friend – Il dialogo interno
    Tu e il tuo corpo: siete una squadra.

  9. Money for Nothing – La consapevolezza
    Nulla è regalato. Tutto è meritato.

  10. Brothers in Arms – Il finale
    Fatica condivisa, rispetto per il percorso. Sei più forte di quando sei partito.



Cosa ci dice questo allenamento

La mezza maratona, corsa così, è uno specchio:

  • dice se il lavoro graduale ha funzionato

  • conferma se gli allenamenti tecnici hanno alzato la qualità

  • suggerisce come affrontare gli ultimi mesi verso la maratona

Non serve il cronometro come giudice. Serve l’ascolto.
Proprio come con un grande disco rock.


La strada continua.
E con i Dire Straits nelle cuffie, ogni chilometro ha finalmente una voce. 🎸🏃‍♂️


Vuoi preparare al meglio la tua prossima gara?

Continua a seguire Correre è ROCK!
Il ciclo di allenamenti che proponiamo è pensato per accompagnarti passo dopo passo verso una maratona di primavera, costruendo forma, resistenza e carattere attraverso sedute mirate e playlist rock selezionate.

Nei prossimi articoli parleremo della musica ideale per ogni tipo di allenamento:
dal lungo lento alle ripetute, passando per fartlek, corsa media, progressivi e collinari.
Ogni seduta sarà un tassello di un percorso strutturato, con l’obiettivo di arrivare alla linea di partenza pronti fisicamente e mentalmente.

Se il tuo obiettivo è sfruttare tutto il tuo potenziale e magari conquistare il tuo Personal Best,
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Il coach Marco Frattini saprà come guidarti verso la tua maratona… con il giusto sottofondo rock. 🎸🏃‍♂️


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🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)

Photo credit: archivio web, 
Official tag:
#correreèrock #playlistmaratona #rockaandrollrun #direstraits


© copyright iovedodicorsa 2026, il brand di Marco Frattini: running wear, life style, music


Correre Rock – Allenamenti

Dire Straits: On the Air, la strada come test di verità

C’è un momento, in ogni percorso di allenamento verso la maratona, in cui bisogna smettere di raccontarsela e iniziare ad ascoltare davvero il proprio corpo. La musica giusta aiuta. La strada pure.
Nel quarto capitolo di Correre Rock – Allenamenti alziamo l’asticella con i Dire Straits, prendendo come colonna sonora On the Air: rock epico, suoni eterni, chilometri che parlano chiaro.

Prima però, fermiamoci un attimo a guardare il percorso fatto fin qui.



Il viaggio continua: da Venezia alla strada di casa

Abbiamo iniziato a Venezia, dove la corsa è tornata a bussare forte.
Lì abbiamo capito di amare ancora la maratona, di volerci riprovare davvero. Emozione pura, come un lungo che scorre sul ritmo giusto.
Leggi l’articolo   QUI

Poi sono arrivati i Beatles: ripartenza graduale, collinare, intelligente. Un allenamento che non urlava, ma costruiva. Passo dopo passo, mattone su mattone, in ottica maratona primaverile.
Leggi l’articolo   QUI

Con i Guns N’ Roses abbiamo cambiato registro: allenamenti tecnici, qualità, ripetute. Perché a un certo punto non basta correre: bisogna correre meglio.
Leggi l’articolo   QUI

Ora siamo qui. È tempo di verificare se tutto questo lavoro abbia messo radici.




Dire Straits: perché proprio loro

I Dire Straits sono strada.
Sono una band rock dalle sonorità epiche, moderne e senza tempo. Brani che avanzano, crescono, si aprono come un lungo progressivo ben fatto.

  • I riff di chitarra di Mark Knopfler: potenti, puliti, inconfondibili → come una falcata che trova finalmente il suo ritmo.

  • Il sax di Private Investigations: profondo, narrativo → il dialogo interiore che arriva quando il chilometro pesa.

  • Le tastiere di Walk of Life: un jingle che spinge → quando le gambe girano e il cuore sorride.

  • Basso e batteria: costanza, progressione, controllo → il vero segreto di ogni maratona riuscita.

Questa è musica che cammina, anzi corre, insieme a noi.



L’allenamento: la mezza come test chiave

Questo quarto allenamento non è un gioco.
È un test fondamentale per capire dove siamo arrivati nel percorso verso la maratona, idealmente Run Rome The Marathon – 22 marzo.

Il riferimento è una mezza maratona.
Non dichiarata apertamente, ma evocata musicalmente, come solo i Dire Straits sanno fare.

🎵 Traccia n. 5: Romeo and Juliet
Un richiamo elegante e diretto alla Romeo e Giulietta Run Half Marathon: non una gara “sparata”, ma una prova di maturità. Dove capire se il motore è pronto a sostenere il viaggio più lungo.



La tracklist come percorso di gara

Ogni brano di On the Air può diventare un chilometro, una sensazione, un passaggio mentale:

  1. Calling Elvis – La partenza
    L’attesa, il richiamo della gara, l’adrenalina che sale.

  2. Walk of Life – Il ritmo si assesta
    Le gambe girano, il respiro trova spazio. È qui che capisci se stai correndo bene.

  3. Heavy Fuel – Energia pura
    Quando senti che stai spingendo, ma con controllo. Il carburante giusto.

  4. Romeo and Juliet – Il cuore del test
    Emozione, misura, ascolto. Non forzare: senti.

  5. Private Investigations – Dentro te stesso
    Dal 14° al 18° km: domande, silenzi, verità.

  6. Your Latest Trick – L’esperienza
    Qui esce quello che hai imparato negli allenamenti precedenti.

  7. On Every Street – La strada è tua
    Ogni metro conta. Sei presente, lucido.

  8. You and Your Friend – Il dialogo interno
    Tu e il tuo corpo: siete una squadra.

  9. Money for Nothing – La consapevolezza
    Nulla è regalato. Tutto è meritato.

  10. Brothers in Arms – Il finale
    Fatica condivisa, rispetto per il percorso. Sei più forte di quando sei partito.


Cosa ci dice questo allenamento

La mezza maratona, corsa così, è uno specchio:

  • dice se il lavoro graduale ha funzionato

  • conferma se gli allenamenti tecnici hanno alzato la qualità

  • suggerisce come affrontare gli ultimi mesi verso la maratona

Non serve il cronometro come giudice. Serve l’ascolto.
Proprio come con un grande disco rock.


La strada continua.
E con i Dire Straits nelle cuffie, ogni chilometro ha finalmente una voce. 🎸🏃‍♂️


Vuoi preparare al meglio la tua prossima gara?

Continua a seguire Correre è ROCK!
Il ciclo di allenamenti che proponiamo è pensato per accompagnarti passo dopo passo verso una maratona di primavera, costruendo forma, resistenza e carattere attraverso sedute mirate e playlist rock selezionate.

Nei prossimi articoli parleremo della musica ideale per ogni tipo di allenamento:
dal lungo lento alle ripetute, passando per fartlek, corsa media, progressivi e collinari.
Ogni seduta sarà un tassello di un percorso strutturato, con l’obiettivo di arrivare alla linea di partenza pronti fisicamente e mentalmente.

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Fratta & Time Machine incantano Matilda a Nova Milanese

Fratta & Time Machine incantano Matilda: musica, ospiti e nuovi inediti a Nova Milanese

Una serata di grande musica, emozioni e conferme importanti quella andata in scena da Matilda con protagonisti Fratta & Time Machine. L’evento si è rivelato un successo sotto ogni punto di vista, con pubblico soddisfatto, atmosfera coinvolgente e un livello artistico che ha superato le aspettative.

Un appuntamento riuscito, che segna una tappa significativa nel percorso della band e consolida il legame con una venue ormai diventata una vera casa artistica.

Ospiti d’eccezione e qualità musicale in crescita

A impreziosire la serata, la partecipazione speciale di Andrea Zen Zennaro, la cui presenza ha contribuito ad alzare ulteriormente l’asticella qualitativa, confermando una collaborazione artistica solida ed efficace, sia in studio che dal vivo.

La scaletta ha regalato al pubblico anche due nuovi brani inediti, Rock&Roll Run e Pic and Roll, accolti con grande entusiasmo. Due pezzi che raccontano l’evoluzione sonora dei Fratta & Time Machine, tra energia rock, identità definita e nuove contaminazioni.

La sorpresa finale: musica e passione oltre i confini

A chiudere la serata, una sorpresa che ha reso l’evento ancora più memorabile: la partecipazione di Andrea Galanti, cardiochirurgo del reparto di Cardiochirurgia dell’Ospedale A. Manzoni di Lecco. Un momento autentico, capace di unire mondi diversi attraverso il linguaggio universale della musica.

Le dichiarazioni

Marco Frattini ha commentato così la serata:

«È stata una serata test importante, che ha messo in luce il buon lavoro fatto fino ad ora e ha confermato la solidità del gruppo di lavoro con Cristian Daniel, Rossella De Lucia e Daniele Sala, oltre alla positiva collaborazione con Andrea Zen Zennaro, sia in studio che live. Da qui partono nuove valutazioni per il futuro».

Grande soddisfazione anche da parte di Andrea Bergomi, socio di Matilda e responsabile organizzativo della serata:

«Marco e i Time Machine, oltre a essere grandi amici, sono di casa qui a Matilda. Siamo contenti di averli ospitati per la seconda volta e di apprezzarne l’evoluzione. Non c’è due senza tre, mettiamo le mani avanti».

Infine, le parole di Andrea Galanti:

«Una piacevole serata e una bella occasione per provare a mettermi in gioco. Grazie a tutti i musicisti che mi hanno messo nella condizione di suonare in un contesto di grande livello».


🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)

Photo credit: Cesare Maspero, Chiara Galanti, Sergio Frattini
Official tag: #correreèrock #matilda #novamilanese #rockaandrollrun 

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Fratta & Time Machine incantano Matilda: musica, ospiti e nuovi inediti a Nova Milanese

Una serata di grande musica, emozioni e conferme importanti quella andata in scena da Matilda con protagonisti Fratta & Time Machine. L’evento si è rivelato un successo sotto ogni punto di vista, con pubblico soddisfatto, atmosfera coinvolgente e un livello artistico che ha superato le aspettative.

Un appuntamento riuscito, che segna una tappa significativa nel percorso della band e consolida il legame con una venue ormai diventata una vera casa artistica.

Ospiti d’eccezione e qualità musicale in crescita

A impreziosire la serata, la partecipazione speciale di Andrea Zen Zennaro, la cui presenza ha contribuito ad alzare ulteriormente l’asticella qualitativa, confermando una collaborazione artistica solida ed efficace, sia in studio che dal vivo.

La scaletta ha regalato al pubblico anche due nuovi brani inediti, Rock&Roll Run e Pic and Roll, accolti con grande entusiasmo. Due pezzi che raccontano l’evoluzione sonora dei Fratta & Time Machine, tra energia rock, identità definita e nuove contaminazioni.

La sorpresa finale: musica e passione oltre i confini

A chiudere la serata, una sorpresa che ha reso l’evento ancora più memorabile: la partecipazione di Andrea Galanti, cardiochirurgo del reparto di Cardiochirurgia dell’Ospedale A. Manzoni di Lecco. Un momento autentico, capace di unire mondi diversi attraverso il linguaggio universale della musica.

Le dichiarazioni

Marco Frattini ha commentato così la serata:

«È stata una serata test importante, che ha messo in luce il buon lavoro fatto fino ad ora e ha confermato la solidità del gruppo di lavoro con Cristian Daniel, Rossella De Lucia e Daniele Sala, oltre alla positiva collaborazione con Andrea Zen Zennaro, sia in studio che live. Da qui partono nuove valutazioni per il futuro».

Grande soddisfazione anche da parte di Andrea Bergomi, socio di Matilda e responsabile organizzativo della serata:

«Marco e i Time Machine, oltre a essere grandi amici, sono di casa qui a Matilda. Siamo contenti di averli ospitati per la seconda volta e di apprezzarne l’evoluzione. Non c’è due senza tre, mettiamo le mani avanti».


Infine, le parole di Andrea Galanti:

«Una piacevole serata e una bella occasione per provare a mettermi in gioco. Grazie a tutti i musicisti che mi hanno messo nella condizione di suonare in un contesto di grande livello».


🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)

Photo credit: Cesare Maspero, Chiara Galanti, Sergio Frattini
Official tag: #correreèrock #matilda #novamilanese #rockaandrollrun 

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Correre è ROCK: Maratona Maga Circe

Per il ciclo “Correre è Rock”, firmato iovedodicorsa, incontriamo Davide Fioriello, anima e organizzatore della Maratona della Maga Circe, una gara che porta i runner a correre tra mare,lago e mito, nel cuore del Parco Nazionale del Circeo.
La Maratona della Maga Circe non è solo una prova sui 42,195 km, ma un’esperienza che unisce natura, storia e fatica autentica. Un percorso suggestivo e lineare, immerso in uno dei contesti ambientali più affascinanti del Centro Italia, capace di parlare sia agli amanti della prestazione sia a chi cerca una corsa dal forte valore simbolico.

Con Davide Fioriello abbiamo parlato di identità della gara, di territorio e di cosa rende davvero rock correre a Sabaudia, a pochi giorni da un appuntamento ormai imminente.

Davide, la Maratona della Maga Circe è una gara profondamente legata al territorio e al mito.
Cosa rende questa maratona unica nel panorama delle corse su strada italiane?
La rende unica il fatto che non sia una maratona “costruita”, ma una corsa che nasce dal luogo in cui si svolge, proprio come il nome che porta. Qui il territorio non è una cornice, è il protagonista. Il mito di Circe, il promontorio, il mare, il lago di Paola: tutto contribuisce a dare senso ai 42,195 km.
È una maratona che racconta una storia, che lascia qualcosa anche dopo il traguardo. Chi corre qui non attraversa solo chilometri, attraversa un’identità.
Il percorso attraversa ambienti molto diversi tra loro, dal mare al lago, fino al cuore del Circeo.

Quanto conta oggi offrire ai runner un’esperienza che vada oltre il semplice dato cronometrico?
Conta sempre di più. Il tempo è importante, soprattutto per chi cerca la prestazione, ma non può essere l’unico metro di giudizio. Sempre più runner cercano emozioni, autenticità, bellezza e noi su questo non abbiamo nulla da invidiare a nessuna maratona, oltretutto a prezzi davvero bassi.

Correre tra mare e lago, con il Circeo che ti osserva per gran parte del percorso, ti costringe ad alzare la testa, a respirare davvero. È un’esperienza che resta impressa, anche se non fai il personale.

Organizzare una maratona in un contesto naturalistico così delicato è una sfida importante. Su cosa vi siete concentrati maggiormente dal punto di vista organizzativo per questa edizione del 1° febbraio?
Il rispetto del territorio è sempre il punto di partenza. Abbiamo lavorato molto sulla sostenibilità dell’evento, sulla riduzione dell’impatto ambientale istituendo iniziative per ridurre l’uso di plastiche, oltre che di plogging per la pulizia dell’ambiente. Oltretutto, quest’anno offriremo gratuitamente tutte le attività collaterali a cominciare dalle escursioni e visite guidate sia per i runners che per i loro familiari, oltre che i sevizi gratuiti di baby parking, fotografico, family walk, di trasporto, deposito borse, servizio docce, parcheggio e tanto. Tutto per offrire un’esperienza confortevole, che possa accogliere al meglio i nostri atleti. Dal punto di vista pratico, attenzione alla sicurezza, all’assistenza lungo il percorso e alla qualità dei servizi per i runner. Vogliamo una maratona, curata che rispetti il contesto e i partecipanti.

Il nostro claim è “Correre è Rock”. In che modo, secondo te, la Maratona della Maga Circe. incarna uno spirito rock, fatto di essenzialità, rispetto del territorio e fatica vera?
È rock perché non fa sconti e non parliamo di prezzi, che sono i più bassi di tutta Italia. È una maratona onesta: percorso inizialmente lineare con una seconda parte maggiormente tecnica,caratterizzata da diversi falsipiani. Vento che può essere un alleato o un avversario, altimetria che non raggiunge mai quote elevate. Oltre a correre in una vegetazione incontaminata, si corre respirando mito e storia. Contano le gambe, la testa e il rispetto per ciò che ti circonda. Rock è anche scegliere di non snaturare il luogo, di non trasformare tutto in spettacolo, ma lasciare spazio alla fatica vera che incontra la natura. È un’esperienza autentica, e l’autenticità è profondamente rock.

Per chi vuole essere al via a Sabaudia il 1° febbraio: come ci si iscrive alla Maratona della Maga Circe e quali consigli daresti ai runner che stanno pensando di partecipare?
Le iscrizioni sono aperte fino al 28 gennaio su Endu.net. Il consiglio è di non perdere l’occasione di scoprire la magia della nostra gara, ad un prezzo contenuto e con tantissimi servizi gratuiti. Non è da tutti includere tutto questo nell’esperienza dei runners. Dunque testa, gambe e cuore: solo partecipando si può scoprire che non è una maratona da “consumare”, ma da attraversare. Se lo fai con questo spirito, Sabaudia e il Circeo sapranno restituirti molto più di una medaglia.

Richiedi il codice sconto    QUI

Correre Maratona della Maga Circe, iscriviti a CiaoRunner e accumula punti CR per il gran finale: la medaglia 1000

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#correreèrock #maratonamagacircen #rockaandrollrun #sabaudia

 

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Per il ciclo “Correre è Rock”, firmato iovedodicorsa, incontriamo Davide Fioriello, anima e organizzatore della Maratona della Maga Circe, una gara che porta i runner a correre tra mare,lago e mito, nel cuore del Parco Nazionale del Circeo.
La Maratona della Maga Circe non è solo una prova sui 42,195 km, ma un’esperienza che unisce natura, storia e fatica autentica. Un percorso suggestivo e lineare, immerso in uno dei contesti ambientali più affascinanti del Centro Italia, capace di parlare sia agli amanti della prestazione sia a chi cerca una corsa dal forte valore simbolico.

Con Davide Fioriello abbiamo parlato di identità della gara, di territorio e di cosa rende davvero rock correre a Sabaudia, a pochi giorni da un appuntamento ormai imminente.

Davide, la Maratona della Maga Circe è una gara profondamente legata al territorio e al mito.
Cosa rende questa maratona unica nel panorama delle corse su strada italiane?
La rende unica il fatto che non sia una maratona “costruita”, ma una corsa che nasce dal luogo in cui si svolge, proprio come il nome che porta. Qui il territorio non è una cornice, è il protagonista. Il mito di Circe, il promontorio, il mare, il lago di Paola: tutto contribuisce a dare senso ai 42,195 km.
È una maratona che racconta una storia, che lascia qualcosa anche dopo il traguardo. Chi corre qui non attraversa solo chilometri, attraversa un’identità.
Il percorso attraversa ambienti molto diversi tra loro, dal mare al lago, fino al cuore del Circeo.


Quanto conta oggi offrire ai runner un’esperienza che vada oltre il semplice dato cronometrico?
Conta sempre di più. Il tempo è importante, soprattutto per chi cerca la prestazione, ma non può essere l’unico metro di giudizio. Sempre più runner cercano emozioni, autenticità, bellezza e noi su questo non abbiamo nulla da invidiare a nessuna maratona, oltretutto a prezzi davvero bassi.

Correre tra mare e lago, con il Circeo che ti osserva per gran parte del percorso, ti costringe ad alzare la testa, a respirare davvero. È un’esperienza che resta impressa, anche se non fai il personale.

Organizzare una maratona in un contesto naturalistico così delicato è una sfida importante. Su cosa vi siete concentrati maggiormente dal punto di vista organizzativo per questa edizione del 1° febbraio?
Il rispetto del territorio è sempre il punto di partenza. Abbiamo lavorato molto sulla sostenibilità dell’evento, sulla riduzione dell’impatto ambientale istituendo iniziative per ridurre l’uso di plastiche, oltre che di plogging per la pulizia dell’ambiente. Oltretutto, quest’anno offriremo gratuitamente tutte le attività collaterali a cominciare dalle escursioni e visite guidate sia per i runners che per i loro familiari, oltre che i sevizi gratuiti di baby parking, fotografico, family walk, di trasporto, deposito borse, servizio docce, parcheggio e tanto. Tutto per offrire un’esperienza confortevole, che possa accogliere al meglio i nostri atleti. Dal punto di vista pratico, attenzione alla sicurezza, all’assistenza lungo il percorso e alla qualità dei servizi per i runner. Vogliamo una maratona, curata che rispetti il contesto e i partecipanti.

Il nostro claim è “Correre è Rock”. In che modo, secondo te, la Maratona della Maga Circe. incarna uno spirito rock, fatto di essenzialità, rispetto del territorio e fatica vera?
È rock perché non fa sconti e non parliamo di prezzi, che sono i più bassi di tutta Italia. È una maratona onesta: percorso inizialmente lineare con una seconda parte maggiormente tecnica,caratterizzata da diversi falsipiani. Vento che può essere un alleato o un avversario, altimetria che non raggiunge mai quote elevate. Oltre a correre in una vegetazione incontaminata, si corre respirando mito e storia. Contano le gambe, la testa e il rispetto per ciò che ti circonda. Rock è anche scegliere di non snaturare il luogo, di non trasformare tutto in spettacolo, ma lasciare spazio alla fatica vera che incontra la natura. È un’esperienza autentica, e l’autenticità è profondamente rock.


Per chi vuole essere al via a Sabaudia il 1° febbraio: come ci si iscrive alla Maratona della Maga Circe e quali consigli daresti ai runner che stanno pensando di partecipare?
Le iscrizioni sono aperte fino al 28 gennaio su Endu.net. Il consiglio è di non perdere l’occasione di scoprire la magia della nostra gara, ad un prezzo contenuto e con tantissimi servizi gratuiti. Non è da tutti includere tutto questo nell’esperienza dei runners. Dunque testa, gambe e cuore: solo partecipando si può scoprire che non è una maratona da “consumare”, ma da attraversare. Se lo fai con questo spirito, Sabaudia e il Circeo sapranno restituirti molto più di una medaglia.

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Storie. Quando la musica ti sceglie: Andrea Zen Zennaro

Chitarrista dallo stile riconoscibile e dall’approccio profondo allo strumento, Andrea ZEN Zennaro è un musicista che ha costruito il proprio percorso tra ricerca personale, collaborazioni significative e una visione artistica sempre in evoluzione. In questa intervista ripercorriamo la sua storia musicale, le esperienze che lo hanno formato e il presente, tra progetto solista e nuovi appuntamenti dal vivo.

Andrea, partiamo dall’inizio: com’è nata la tua storia con la musica e con la chitarra?
La mia esperienza nella musica è iniziata molto presto: avevo 9 anni quando ho messo le mie manine sulla prima tastierina e ho iniziato a esplorare il magico mondo dei suoni. Ricordo che registravo le mie prime idee su un vecchio stereo di casa a doppia cassetta; questo mi consentiva di registrare grossolanamente più parti, sovra-incidendo diversi suoni fino a saturare i nastri. Era una sorta di multi-traccia molto rudimentale, ma mi dava la possibilità di sperimentare con forme ancora embrionali di arrangiamenti .

Il mio interesse per gli strumenti è sempre stato piuttosto ampio e non focalizzato su un elemento in particolare. Nonostante ciò, amavo follemente la batteria e, appena ho avuto la possibilità di suonarne una, mi si è aperto un mondo. Tuttavia, la vera svolta chitarristica è arrivata alle medie, quando ho ascoltato Appetite for Destruction dei Guns N’ Roses. Lì ho capito che nessun altro strumento avrebbe mai potuto coprire quel sound graffiante ed energico che ascoltavo giorno e notte, lasciandomi letteralmente ipnotizzato.Arrivò così il Natale del 1995 e mio padre mi regalò la mia prima chitarra elettrica: una economica Hohner Rockwood, che conservo ancora gelosamente nel mio studio in suo ricordo. Ben presto la sei corde diventò la mia migliore amica e le mie idee musicali virarono definitivamente verso il rock.

Nel frattempo, passavo i pomeriggi da adolescente in una piccola sala prove di paese, dove suonavo sia la tastiera sia la batteria con le prime band di coetanei. Durante il periodo delle superiori cominciai a esibirmi nei primi locali della zona con brani inediti e l’idea di una carriera musicale divenne sempre più radicata in me, al punto che, una volta finito il liceo, corsi a iscrivermi al CPM di Milano, dove mi diplomai poco dopo in chitarra rock professionale. Da lì iniziò realmente un percorso di crescita continua che mi portò a confrontarmi con l’ambiente professionistico, lavorando con agenzie di spettacolo, registrando in studio e insegnando in varie scuole di musica, grazie anche alla mia passione per la didattica e al master per l’insegnamento che ho intrapreso sempre presso il CPM.

Quali sono state le esperienze che ti hanno formato di più come musicista?
L’aver lavorato – e il lavorare ancora – in contesti molto diversi mi ha insegnato che ogni esperienza è profondamente formativa. Appartengo a una generazione che aveva poche informazioni e le ha fatte fruttare molto. Quando ho iniziato a suonare non esisteva nemmeno internet e l’unico modo per reperire musica o informazioni sugli strumenti e sui suoni era il passaparola.

Ricordo le interminabili chiacchierate nei negozi di musica, dove si aveva l’occasione di provare strumenti inavvicinabili e dai quali si tornava a casa pieni di consigli e di sogni. Ricordo le ore passate a registrare i videoclip delle mie hit preferite, nella speranza di scorgere un fotogramma utile per capire la diteggiatura di un assolo. Sembra preistoria, ma era tutto ciò che avevamo e fungeva da ottimo carburante per la passione.

Parlando invece di esperienze professionali formative, anche in questo caso si è trattato di una crescita continua. Mi sono esibito sia in club microscopici sia in festival da migliaia di persone, villaggi turistici, fiere musicali, piazze di grandi città, radio, università, musei, ritiri spirituali, eventi tra i più disparati, e teatri, tra cui anche l’Ariston di Sanremo. Ho registrato per musical, jingle, artisti emergenti e produzioni teatrali nazionali, suonando dal pop al metal, dal country al cantautorato nostrano, e facendo da spalla anche ad artisti importanti (Kee Marcello degli Europe, Kiko Loureiro dei Megadeth, Martin Barre dei Jethro Tull, Ben Poole, e cantautori italiani come Michele Zarrillo e Francesco Sarcina, per citare i più conosciuti). Ogni esperienza mi ha insegnato qualcosa di importante sull’essere musicisti, sia quando si è sotto i riflettori con la propria musica, sia quando si lavora in squadra per servire un progetto artistico altrui.

Che ruolo hanno avuto e hanno tuttora i rapporti con i tuoi colleghi musicisti?
Avere un buon rapporto con i colleghi è fondamentale in ogni ambiente lavorativo e, da questo punto di vista, sono un amante dei team consolidati. Moltissimi dei miei colleghi sono musicisti con cui suono da vent’anni e con i quali esiste un rapporto di amicizia e di grande stima reciproca.
Tuttavia, il bello di lavorare in situazioni diverse, in Italia e anche oltre confine, è la possibilità di ampliare la “famiglia” con nuovi collaboratori, nuovi amici e nuove esperienze. Tutto questo è estremamente stimolante e formativo.

Arriviamo al tuo progetto solista: cosa rappresenta per te?
Nonostante scriva musica da circa trent’anni, il mio progetto solista ha preso realmente forma nel 2020, portando dal vivo una selezione di brani inediti strumentali al fianco di grandi musicisti e amici storici: Ivan Muoio alle tastiere, Daniele Sala al basso e Matteo Pellegata alla batteria. Abbiamo registrato batterie, bassi, chitarre ritmiche e gran parte delle soliste e delle tastiere, e stiamo lavorando nel nostro quartier generale di Pianeta Musica Erba (CO), con Riccardo Belli al mix, per dare forma definitiva al tutto.

È un progetto bellissimo, soprattutto perché rappresenta un tipo di espressione artistica non condizionata e non mediata dai cliché commerciali. Sono brani autentici, che racchiudono tutte le mie influenze musicali: rock, blues, metal, progressive, pop, fusion, ambient. C’è tanta chitarra, ma anche molto interplay con gli altri strumenti e con gli elementi della band. Dal vivo ci divertiamo parecchio.

Guardando al futuro, quali sono i tuoi obiettivi?
Nei miei progetti futuri ci sono davvero tantissime cose interessanti! Oltre a portare avanti l’attività didattica e live tra Italia e Svizzera, so che ogni anno porta con sé nuove collaborazioni e nuove avventure. L’anno scorso, per esempio, è stato molto intenso, con quasi un centinaio di concerti, tra cui esperienze splendide come l’apertura a Martin Barre dei Jethro Tull con Mrs Iz & The Wild Cats al festival Beatles Days di Bellinzona, il celebre Vallemaggia Blues in apertura a Ben Poole, il suggestivo concerto per il Rabadan con i Noxout sempre a Bellinzona, la Rock Night di Ascona, il Carate Beer Fest, oltre a molti altri eventi.

Per quest’anno siamo solo all’inizio, ma tra le varie date in calendario con le mie band ho da poco avuto la conferma che il 27 giugno avrò l’onore di calcare il palco dell’International Truck & Country Festival di Interlaken (CH) con gli Steelriders: ci sarà da divertirsi.

Il 2026 sarà anche l’anno di importanti collaborazioni sul fronte della strumentazione. Per i miei impegni live e in studio avrò il supporto di D Cables, azienda italiana produttrice di cavi boutique di altissima qualità, e per quanto riguarda l’amplificazione sarò supportato anche da Microdigit, azienda con la quale sto collaborando alla realizzazione di una testata valvolare point to point che sarà pronta a febbraio. Anche in questo caso si tratta di un prodotto di livello qualitativo altissimo, made in Italy e senza compromessi.A breve registreremo contenuti video in cui sarà possibile testare e ascoltare la bellezza, la ricerca e la perizia con cui questi prodotti vengono realizzati.

Chiudiamo con il prossimo impegno: cosa ci puoi dire della serata evento a Nova Milanese?
Sarà una serata speciale e, in un certo senso, naturale. Questo appuntamento a Nova Milanese rappresenta il proseguimento di un rapporto di collaborazione nato recentemente, in occasione della registrazione della parte solista del nuovo brano di Fratta & Time Machine. Essere ospite insieme a Marco Frattini, che ho conosciuto da poco, e a Cristian, Daniele e Rossella – che tra l’altro sono miei grandi amici da moltissimi anni – rende questa serata ancora più speciale.

Sul palco ci sarà energia, dialogo e quella libertà espressiva che nasce quando la collaborazione si trasforma in qualcosa di autentico e naturale.

L’ingresso è gratuito, l’atmosfera è raccolta, la musica è suonata dal vivo e senza filtri.

👉 Esserci ed essere protagonisti.
Il viaggio rock di Fratta & Time Machine continua con Andrea ZEN Zennaro: una serata che promette vero ROCK.

🍽️ Posti limitati, prenotazione consigliata.
E’ possibile prenotare il proprio tavolo  QUI.


🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)

Photo credit: archivio web
Official tag: #correreèrock #matilda #novamilanese #rockaandrollrun 

© copyright iovedodicorsa 2026, il brand di Marco Frattini: running wear, life style, music


Chitarrista dallo stile riconoscibile e
dall’approccio profondo allo strumento, Andrea ZEN Zennaro è un musicista che ha costruito il proprio percorso tra ricerca personale, collaborazioni significative e una visione artistica sempre in evoluzione. In questa intervista ripercorriamo la sua storia musicale, le esperienze che lo hanno formato e il presente, tra progetto solista e nuovi appuntamenti dal vivo.

Andrea, partiamo dall’inizio: com’è nata la tua storia con la musica e con la chitarra?
La mia esperienza nella musica è iniziata molto presto: avevo 9 anni quando ho messo le mie manine sulla prima tastierina e ho iniziato a esplorare il magico mondo dei suoni. Ricordo che registravo le mie prime idee su un vecchio stereo di casa a doppia cassetta; questo mi consentiva di registrare grossolanamente più parti, sovra-incidendo diversi suoni fino a saturare i nastri. Era una sorta di multi-traccia molto rudimentale, ma mi dava la possibilità di sperimentare con forme ancora embrionali di arrangiamenti .

Il mio interesse per gli strumenti è sempre stato piuttosto ampio e non focalizzato su un elemento in particolare. Nonostante ciò, amavo follemente la batteria e, appena ho avuto la possibilità di suonarne una, mi si è aperto un mondo. Tuttavia, la vera svolta chitarristica è arrivata alle medie, quando ho ascoltato Appetite for Destruction dei Guns N’ Roses. Lì ho capito che nessun altro strumento avrebbe mai potuto coprire quel sound graffiante ed energico che ascoltavo giorno e notte, lasciandomi letteralmente ipnotizzato.Arrivò così il Natale del 1995 e mio padre mi regalò la mia prima chitarra elettrica: una economica Hohner Rockwood, che conservo ancora gelosamente nel mio studio in suo ricordo. Ben presto la sei corde diventò la mia migliore amica e le mie idee musicali virarono definitivamente verso il rock.

Nel frattempo, passavo i pomeriggi da adolescente in una piccola sala prove di paese, dove suonavo sia la tastiera sia la batteria con le prime band di coetanei. Durante il periodo delle superiori cominciai a esibirmi nei primi locali della zona con brani inediti e l’idea di una carriera musicale divenne sempre più radicata in me, al punto che, una volta finito il liceo, corsi a iscrivermi al CPM di Milano, dove mi diplomai poco dopo in chitarra rock professionale. Da lì iniziò realmente un percorso di crescita continua che mi portò a confrontarmi con l’ambiente professionistico, lavorando con agenzie di spettacolo, registrando in studio e insegnando in varie scuole di musica, grazie anche alla mia passione per la didattica e al master per l’insegnamento che ho intrapreso sempre presso il CPM.


Quali sono state le esperienze che ti hanno formato di più come musicista?
L’aver lavorato – e il lavorare ancora – in contesti molto diversi mi ha insegnato che ogni esperienza è profondamente formativa. Appartengo a una generazione che aveva poche informazioni e le ha fatte fruttare molto. Quando ho iniziato a suonare non esisteva nemmeno internet e l’unico modo per reperire musica o informazioni sugli strumenti e sui suoni era il passaparola.

Ricordo le interminabili chiacchierate nei negozi di musica, dove si aveva l’occasione di provare strumenti inavvicinabili e dai quali si tornava a casa pieni di consigli e di sogni. Ricordo le ore passate a registrare i videoclip delle mie hit preferite, nella speranza di scorgere un fotogramma utile per capire la diteggiatura di un assolo. Sembra preistoria, ma era tutto ciò che avevamo e fungeva da ottimo carburante per la passione.

Parlando invece di esperienze professionali formative, anche in questo caso si è trattato di una crescita continua. Mi sono esibito sia in club microscopici sia in festival da migliaia di persone, villaggi turistici, fiere musicali, piazze di grandi città, radio, università, musei, ritiri spirituali, eventi tra i più disparati, e teatri, tra cui anche l’Ariston di Sanremo. Ho registrato per musical, jingle, artisti emergenti e produzioni teatrali nazionali, suonando dal pop al metal, dal country al cantautorato nostrano, e facendo da spalla anche ad artisti importanti (Kee Marcello degli Europe, Kiko Loureiro dei Megadeth, Martin Barre dei Jethro Tull, Ben Poole, e cantautori italiani come Michele Zarrillo e Francesco Sarcina, per citare i più conosciuti). Ogni esperienza mi ha insegnato qualcosa di importante sull’essere musicisti, sia quando si è sotto i riflettori con la propria musica, sia quando si lavora in squadra per servire un progetto artistico altrui.

Che ruolo hanno avuto e hanno tuttora i rapporti con i tuoi colleghi musicisti?
Avere un buon rapporto con i colleghi è fondamentale in ogni ambiente lavorativo e, da questo punto di vista, sono un amante dei team consolidati. Moltissimi dei miei colleghi sono musicisti con cui suono da vent’anni e con i quali esiste un rapporto di amicizia e di grande stima reciproca.
Tuttavia, il bello di lavorare in situazioni diverse, in Italia e anche oltre confine, è la possibilità di ampliare la “famiglia” con nuovi collaboratori, nuovi amici e nuove esperienze. Tutto questo è estremamente stimolante e formativo.


Arriviamo al tuo progetto solista: cosa rappresenta per te?

Nonostante scriva musica da circa trent’anni, il mio progetto solista ha preso realmente forma nel 2020, portando dal vivo una selezione di brani inediti strumentali al fianco di grandi musicisti e amici storici: Ivan Muoio alle tastiere, Daniele Sala al basso e Matteo Pellegata alla batteria. Abbiamo registrato batterie, bassi, chitarre ritmiche e gran parte delle soliste e delle tastiere, e stiamo lavorando nel nostro quartier generale di Pianeta Musica Erba (CO), con Riccardo Belli al mix, per dare forma definitiva al tutto.

È un progetto bellissimo, soprattutto perché rappresenta un tipo di espressione artistica non condizionata e non mediata dai cliché commerciali. Sono brani autentici, che racchiudono tutte le mie influenze musicali: rock, blues, metal, progressive, pop, fusion, ambient. C’è tanta chitarra, ma anche molto interplay con gli altri strumenti e con gli elementi della band. Dal vivo ci divertiamo parecchio.

Guardando al futuro, quali sono i tuoi obiettivi?
Nei miei progetti futuri ci sono davvero tantissime cose interessanti! Oltre a portare avanti l’attività didattica e live tra Italia e Svizzera, so che ogni anno porta con sé nuove collaborazioni e nuove avventure. L’anno scorso, per esempio, è stato molto intenso, con quasi un centinaio di concerti, tra cui esperienze splendide come l’apertura a Martin Barre dei Jethro Tull con Mrs Iz & The Wild Cats al festival Beatles Days di Bellinzona, il celebre Vallemaggia Blues in apertura a Ben Poole, il suggestivo concerto per il Rabadan con i Noxout sempre a Bellinzona, la Rock Night di Ascona, il Carate Beer Fest, oltre a molti altri eventi.

Per quest’anno siamo solo all’inizio, ma tra le varie date in calendario con le mie band ho da poco avuto la conferma che il 27 giugno avrò l’onore di calcare il palco dell’International Truck & Country Festival di Interlaken (CH) con gli Steelriders: ci sarà da divertirsi.

Il 2026 sarà anche l’anno di importanti collaborazioni sul fronte della strumentazione. Per i miei impegni live e in studio avrò il supporto di D Cables, azienda italiana produttrice di cavi boutique di altissima qualità, e per quanto riguarda l’amplificazione sarò supportato anche da Microdigit, azienda con la quale sto collaborando alla realizzazione di una testata valvolare point to point che sarà pronta a febbraio. Anche in questo caso si tratta di un prodotto di livello qualitativo altissimo, made in Italy e senza compromessi.A breve registreremo contenuti video in cui sarà possibile testare e ascoltare la bellezza, la ricerca e la perizia con cui questi prodotti vengono realizzati.


Chiudiamo con il prossimo impegno: cosa ci puoi dire della serata evento a Nova Milanese?
Sarà una serata speciale e, in un certo senso, naturale. Questo appuntamento a Nova Milanese rappresenta il proseguimento di un rapporto di collaborazione nato recentemente, in occasione della registrazione della parte solista del nuovo brano di Fratta & Time Machine. Essere ospite insieme a Marco Frattini, che ho conosciuto da poco, e a Cristian, Daniele e Rossella – che tra l’altro sono miei grandi amici da moltissimi anni – rende questa serata ancora più speciale.

Sul palco ci sarà energia, dialogo e quella libertà espressiva che nasce quando la collaborazione si trasforma in qualcosa di autentico e naturale.

L’ingresso è gratuito, l’atmosfera è raccolta, la musica è suonata dal vivo e senza filtri.

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Fratta & Time Machine dal vivo: rock inedito con Marco Frattini

Fratta & Time Machine dal vivo: da Milano a Torino l’inverno rock di Marco Frattini

Il rock non si ferma, viaggia. Da Milano a Torino, passando per storie vere, chilometri macinati e musica vissuta fino all’ultima nota. Con una nuova data in programma, Fratta & Time Machine tornano dal vivo con un progetto musicale autentico, guidato da Marco Frattini, artista fuori dal comune che ha trasformato la propria esperienza di vita in racconto sonoro.

Il prossimo 29 gennaio, il Matilda di Nova Milanese ospiterà una serata di musica inedita, intensa e coinvolgente, che conferma la forza di un percorso artistico in continua evoluzione. Un appuntamento che unisce rock, narrazione e identità, inserendosi in un viaggio più ampio che da Milano guarda a Torino come naturale prosecuzione.

Una serata di musica inedita, non un semplice concerto

Quella in programma al Matilda non è una data qualunque. È un live costruito attorno a brani originali, scritti e arrangiati da Marco Frattini insieme ai Time Machine, un racconto musicale coerente e profondo, capace di alternare energia rock e momenti più intimi e riflessivi.

Le cover presenti in scaletta non sono esercizi di stile, ma elementi narrativi pensati per integrare e rafforzare il significato del repertorio originale. Il risultato è un’esperienza dal vivo che mette al centro le canzoni e le storie che le hanno generate, creando un dialogo diretto con il pubblico.

Marco Frattini: quando la musica diventa racconto di vita

Al centro del progetto c’è Marco Frattini, artista poliedrico e figura fuori dagli schemi. Nato a Milano nel 1976, Frattini è molto più di un musicista: è maratoneta, imprenditore, autore e divulgatore culturale. Audioleso profondo dal 2006 e successivamente colpito anche da un deficit visivo, ha saputo trasformare limiti importanti in una straordinaria forza creativa.

Sei volte campione italiano FSSI, fondatore del brand IOVEDODICORSA, ideatore di progetti come CiaoRunner e RunTheWorld, Frattini porta sul palco la stessa filosofia che guida la sua vita: resistere, evolvere, non fermarsi. Le sue canzoni nascono dall’esperienza diretta e diventano un linguaggio autentico, capace di unire emozione, energia e visione.

Time Machine: i musicisti e il suono del progetto

I Time Machine non sono una semplice backing band, ma una vera struttura creativa, in cui ogni musicista contribuisce in modo attivo alla costruzione del suono e degli arrangiamenti.

  • Cristian Daniel – batterista e Direttore Artistico, è il motore ritmico e progettuale della band. La sua visione guida l’equilibrio tra potenza, dinamica e narrazione musicale.

  • Daniele Sala – bassista, costruisce le fondamenta sonore del progetto con groove solidi e linee capaci di dialogare costantemente con la batteria e le chitarre.

  • Rossella De Lucia – cantante, porta sul palco intensità e sensibilità interpretativa, dando voce alle canzoni con personalità e forte presenza scenica.

Insieme a Marco Frattini, i Time Machine danno vita a un live compatto, intenso e coinvolgente, capace di tenere insieme impatto emotivo e coerenza artistica.

Ospiti e sorprese: Andrea “Zen” Zennarospecial guest

A rendere la serata ancora più speciale, la presenza di Andrea “Zen” Zennaro come special guest. Chitarrista di grande esperienza, Zennaro arricchisce il suono della band con sfumature blues e rock di forte impatto emotivo, contribuendo a rendere il live ancora più profondo e dinamico.


Un invito a esserci

La data del 29 gennaio al Matilda di Nova Milanese rappresenta una tappa chiave per vivere dal vivo un progetto musicale autentico, in continua evoluzione. Un momento importante di un percorso che da Milano si muove verso Torino, portando con sé canzoni, storie e visione.

L’ingresso è gratuito, l’atmosfera è raccolta, la musica è suonata dal vivo e senza filtri.

👉 Essere presenti significa entrare nel racconto.
Il viaggio rock di Fratta & Time Machine continua, e questa è una fermata da non perdere.

🍽️ Posti limitati, prenotazione consigliata.
E’ possibile prenotare il proprio tavolo  QUI.


🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)

Photo credit: archivio web
Official tag: #correreèrock #matilda #novamilanese #rockaandrollrun 

© copyright iovedodicorsa 2026, il brand di Marco Frattini: running wear, life style, music


Fratta & Time Machine dal vivo: da Milano a Torino l’inverno rock di Marco Frattini

Il rock non si ferma, viaggia. Da Milano a Torino, passando per storie vere, chilometri macinati e musica vissuta fino all’ultima nota. Con una nuova data in programma, Fratta & Time Machine tornano dal vivo con un progetto musicale autentico, guidato da Marco Frattini, artista fuori dal comune che ha trasformato la propria esperienza di vita in racconto sonoro.

Il prossimo 29 gennaio, il Matilda di Nova Milanese ospiterà una serata di musica inedita, intensa e coinvolgente, che conferma la forza di un percorso artistico in continua evoluzione. Un appuntamento che unisce rock, narrazione e identità, inserendosi in un viaggio più ampio che da Milano guarda a Torino come naturale prosecuzione.


Una serata di musica inedita, non un semplice concerto

Quella in programma al Matilda non è una data qualunque. È un live costruito attorno a brani originali, scritti e arrangiati da Marco Frattini insieme ai Time Machine, un racconto musicale coerente e profondo, capace di alternare energia rock e momenti più intimi e riflessivi.

Le cover presenti in scaletta non sono esercizi di stile, ma elementi narrativi pensati per integrare e rafforzare il significato del repertorio originale. Il risultato è un’esperienza dal vivo che mette al centro le canzoni e le storie che le hanno generate, creando un dialogo diretto con il pubblico.


Marco Frattini: quando la musica diventa racconto di vita

Al centro del progetto c’è Marco Frattini, artista poliedrico e figura fuori dagli schemi. Nato a Milano nel 1976, Frattini è molto più di un musicista: è maratoneta, imprenditore, autore e divulgatore culturale. Audioleso profondo dal 2006 e successivamente colpito anche da un deficit visivo, ha saputo trasformare limiti importanti in una straordinaria forza creativa.

Sei volte campione italiano FSSI, fondatore del brand IOVEDODICORSA, ideatore di progetti come CiaoRunner e RunTheWorld, Frattini porta sul palco la stessa filosofia che guida la sua vita: resistere, evolvere, non fermarsi. Le sue canzoni nascono dall’esperienza diretta e diventano un linguaggio autentico, capace di unire emozione, energia e visione.

Time Machine: i musicisti e il suono del progetto

I Time Machine non sono una semplice backing band, ma una vera struttura creativa, in cui ogni musicista contribuisce in modo attivo alla costruzione del suono e degli ar

rangiamenti.

  • Cristian Daniel – batterista e Direttore Artistico, è il motore ritmico e progettuale della band. La sua visione guida l’equilibrio tra potenza, dinamica e narrazione musicale.

  • Daniele Sala – bassista, costruisce le fondamenta sonore del progetto con groove solidi e linee capaci di dialogare costantemente con la batteria e le chitarre.

  • Rossella De Lucia – cantante, porta sul palco intensità e sensibilità interpretativa, dando voce alle canzoni con personalità e forte presenza scenica.

Insieme a Marco Frattini, i Time Machine danno vita a un live compatto, intenso e coinvolgente, capace di tenere insieme impatto emotivo e coerenza artistica.

Ospiti e sorprese: Andrea “Zen” Zennarospecial guest

A rendere la serata ancora più speciale, la presenza di Andrea “Zen” Zennaro come special guest. Chitarrista di grande esperienza, Zennaro arricchisce il suono della band con sfumature blues e rock di forte impatto emotivo, contribuendo a rendere il live ancora più profondo e dinamico.


Un invito a esserci

La data del 29 gennaio al Matilda di Nova Milanese rappresenta una tappa chiave per vivere dal vivo un progetto musicale autentico, in continua evoluzione. Un momento importante di un percorso che da Milano si muove verso Torino, portando con sé canzoni, storie e visione.

L’ingresso è gratuito, l’atmosfera è raccolta, la musica è suonata dal vivo e senza filtri.

👉 Essere presenti significa entrare nel racconto.
Il viaggio rock di Fratta & Time Machine continua, e questa è una fermata da non perdere.

🍽️ Posti limitati, prenotazione consigliata.
E’ possibile prenotare il proprio tavolo  QUI.


🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)

Photo credit: archivio web
Official tag: #correreèrock #matilda #novamilanese #rockaandrollrun 

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Fratta & Time Machine dal vivo: rock inedito con Marco Frattini Leggi tutto »

Fratta & Time Machine. Bio

Fratta & Time Machine

Fratta & Time Machine è un progetto musicale originale che nasce dall’incontro tra esperienza di vita, scrittura autentica e ricerca sonora. Non è una band costruita attorno a un genere, ma un percorso artistico in continua evoluzione, dove la musica diventa linguaggio diretto, privo di mediazioni e scorciatoie narrative.

Il progetto prende forma attorno alla scrittura di Marco Frattini, dal 2006 affetto da ipoacusia bilaterale totale (cofosi o anacusia), autore dei brani, e cresce attraverso il lavoro collettivo della band, che ne cura arrangiamenti, dinamiche e identità sonora. Le canzoni non nascono per aderire a un’estetica predefinita, ma per restare fedeli a un’urgenza espressiva: raccontare ciò che accade, senza filtri.


Il progetto: nascita ed evoluzione

Fratta & Time Machine nasce da un’esigenza concreta, non da un’operazione di stile. Le prime canzoni prendono forma nel tempo, spesso lontano dal palco, come appunti sonori legati al movimento, alla resistenza, alla strada e al ritmo. La musica diventa progressivamente uno spazio in cui confluiscono esperienze personali, sportive e culturali.

Con il tempo, il progetto evolve in una dimensione live strutturata, mantenendo però una forte identità artigianale: ogni brano è costruito per funzionare dal vivo, senza artifici, lasciando spazio all’interazione reale tra musicisti e pubblico. Il risultato è un live intenso, dinamico, capace di alternare energia rock e momenti più intimi e riflessivi.


La musica e le sue caratteristiche

Tutti i brani di Fratta & Time Machine sono inediti, scritti da Marco Frattini e arrangiati collettivamente dalla band.
La scrittura si muove tra rock e contaminazioni narrative, con un forte senso del ritmo, spesso influenzato dal mondo della corsa e del movimento continuo.

Le canzoni non raccontano storie dall’esterno, ma le attraversano:
il passo diventa tempo musicale, il respiro si traduce in dinamica, la strada diventa metafora.
Il progetto rifiuta etichette rigide e si concentra su ciò che accade nel “qui e ora” del live.


La band: Fratta & Time Machine

Fratta & Time Machine è prima di tutto un gruppo di lavoro, una struttura creativa in cui ogni musicista contribuisce in modo attivo alla costruzione del suono e dell’identità del progetto.

  • Marco Frattini – voce e autore
    Cuore e origine del progetto, firma i brani e ne guida la visione artistica. La sua scrittura nasce dall’esperienza diretta e si traduce in canzoni essenziali, sincere e prive di retorica.


     

  • Cristian Daniel – batteria e Direttore Artistico
    Motore ritmico e progettuale della band, cura l’equilibrio tra potenza, dinamica e narrazione musicale. Il suo lavoro è centrale nella definizione del sound live.



     

  • Daniele Sala – basso
    Costruisce le fondamenta sonore del progetto con linee solide e continue, garantendo coerenza e profondità al suono della band.


     

  • Rossella De Lucia – voce
    Interprete sensibile e intensa, arricchisce il progetto con una presenza vocale capace di sostenere e amplificare il racconto musicale.


Collaborazioni esterne

Nel percorso live, creativo e comunicativo, Fratta & Time Machine si avvale di collaborazioni esterne che contribuiscono ad ampliare il raggio d’azione del progetto, mantenendone coerenza e identità.

  • Mauro Teti – Responsabile Pubbliche Relazioni
    Si occupa della comunicazione e delle relazioni con i media per Fratta & Time Machine, curando la diffusione del progetto presso testate di settore e contesti culturali affini. Ha collaborato con realtà come Auralcrave, Il Buscadero e Milano Free, dopo una precedente esperienza con Musica 361.

  • Andrea Baroldi – produttore, trombettista e special guest
    Musicista eclettico ha al suo attivo collaborazioni e produzioni importanti. Con Marco Frattini ha collaborato alla produzione di Corro come il vento e A due passi dal cielo. Personalità di grande spessore artistico e umano, presenza discreta, ma di grande importanza alla genesi del progetto.

  • Andrea “Zen” Zennaro – chitarra, special guest
    Chitarrista di grande esperienza, porta nel progetto sfumature blues e rock di forte impatto emotivo, arricchendo il live con interventi mirati e personali. La sua presenza nasce come incontro artistico coerente con lo spirito del progetto.


Una visione aperta

Fratta & Time Machine non nasce per spiegarsi, ma per essere vissuto.
È un progetto che mette al centro la musica, il lavoro collettivo e la verità del momento, lasciando spazio al dubbio, all’ascolto e all’esperienza diretta.

Il resto accade dal vivo.

© copyright iovedodicorsa 2026, il brand di Marco Frattini: running wear, life style, music,

Fratta & Time Machine

Fratta & Time Machine è un progetto musicale originale che nasce dall’incontro tra esperienza di vita, scrittura autentica e ricerca sonora. Non è una band costruita attorno a un genere, ma un percorso artistico in continua evoluzione, dove la musica diventa linguaggio diretto, privo di mediazioni e scorciatoie narrative.

Il progetto prende forma attorno alla scrittura di Marco Frattini, dal 2006 affetto da ipoacusia bilaterale totale (cofosi o anacusia), autore dei brani, e cresce attraverso il lavoro collettivo della band, che ne cura arrangiamenti, dinamiche e identità sonora. Le canzoni non nascono per aderire a un’estetica predefinita, ma per restare fedeli a un’urgenza espressiva: raccontare ciò che accade, senza filtri.


Il progetto: nascita ed evoluzione


Fratta & Time Machine nasce da un’esigenza concreta, non da un’operazione di stile. Le prime canzoni prendono forma nel tempo, spesso lontano dal palco, come appunti sonori legati al movimento, alla resistenza, alla strada e al ritmo. La musica diventa progressivamente uno spazio in cui confluiscono esperienze personali, sportive e culturali.

Con il tempo, il progetto evolve in una dimensione live strutturata, mantenendo però una forte identità artigianale: ogni brano è costruito per funzionare dal vivo, senza artifici, lasciando spazio all’interazione reale tra musicisti e pubblico. Il risultato è un live intenso, dinamico, capace di alternare energia rock e momenti più intimi e riflessivi.


La musica e le sue caratteristiche

Tutti i brani di Fratta & Time Machine sono inediti, scritti da Marco Frattini e arrangiati collettivamente dalla band.
La scrittura si muove tra rock e contaminazioni narrative, con un forte senso del ritmo, spesso influenzato dal mondo della corsa e del movimento continuo.

Le canzoni non raccontano storie dall’esterno, ma le attraversano:
il passo diventa tempo musicale, il respiro si traduce in dinamica, la strada diventa metafora.
Il progetto rifiuta etichette rigide e si concentra su ciò che accade nel “qui e ora” del live.


La band: Fratta & Time Machine


Fratta & Time Machine è prima di tutto un gruppo di lavoro, una struttura creativa in cui ogni musicista contribuisce in modo attivo alla costruzione del suono e dell’identità del progetto.

  • Marco Frattini – voce e autore
    Cuore e origine del progetto, firma i brani e ne guida la visione artistica. La sua scrittura nasce dall’esperienza diretta e si traduce in canzoni essenziali, sincere e prive di retorica.

     

  • Cristian Daniel – batteria e Direttore Artistico
    Motore ritmico e progettuale della band, cura l’equilibrio tra potenza, dinamica e narrazione musicale. Il suo lavoro è centrale nella definizione del sound live.

     

  • Daniele Sala – basso
    Costruisce le fondamenta sonore del progetto con linee solide e continue, garantendo coerenza e profondità al suono della band.


  • Rossella De Lucia – voce
    Interprete sensibile e intensa, arricchisce il progetto con una presenza vocale capace di sostenere e amplificare il racconto musicale.




Collaborazioni esterne

Nel percorso live, creativo e comunicativo, Fratta & Time Machine si avvale di collaborazioni esterne che contribuiscono ad ampliare il raggio d’azione del progetto, mantenendone coerenza e identità.

  • Mauro Teti – Responsabile Pubbliche Relazioni
    Si occupa della comunicazione e delle relazioni con i media per Fratta & Time Machine, curando la diffusione del progetto presso testate di settore e contesti culturali affini. Ha collaborato con realtà come Auralcrave, Il Buscadero e Milano Free, dopo una precedente esperienza con Musica 361.

  • Andrea Baroldi – produttore, trombettista e special guest
    Musicista eclettico ha al suo attivo collaborazioni e produzioni importanti. Con Marco Frattini ha collaborato alla produzione di Corro come il vento e A due passi dal cielo. Personalità di grande spessore artistico e umano, presenza discreta, ma di grande importanza alla genesi del progetto.

  • Andrea “Zen” Zennaro – chitarra, special guest
    Chitarrista di grande esperienza, porta nel progetto sfumature blues e rock di forte impatto emotivo, arricchendo il live con interventi mirati e personali. La sua presenza nasce come incontro artistico coerente con lo spirito del progetto.


Una visione aperta

Fratta & Time Machine non nasce per spiegarsi, ma per essere vissuto.
È un progetto che mette al centro la musica, il lavoro collettivo e la verità del momento, lasciando spazio al dubbio, all’ascolto e all’esperienza diretta.

Il resto accade dal vivo.


© copyright iovedodicorsa 2026, il brand di Marco Frattini: running wear, life style, music,

       

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Nicola Fenelli. Mezza e Portofino Marathon 2026

Mezza Maratona delle Due Perle e Portofino Marathon

Correre è Rock: un intero weekend tra sport, territorio e solidarietà

Per il ciclo “Correre è Rock”, firmato iovedodicorsa, incontriamo Nicola Fenelli, organizzatore della Mezza Maratona delle Due Perle, a pochi mesi da uno degli appuntamenti di running più attesi della stagione invernale ligure.

Il weekend del 17 e 18 gennaio 2026, con centro nevralgico a Santa Margherita Ligure, porterà sulle strade della Riviera un evento ormai prossimo che unisce più gare e un’unica visione:

  • Sabato 17 gennaio 2026 – 13^ Portofino Run 10 km
  • Domenica 18 gennaio 2026 – 19^ Mezza Maratona delle Due Perle
  • Domenica 18 gennaio 2026 – 2° Portofino Marathon

Un intero fine settimana di corsa tra mare, borghi iconici e saliscendi che non fanno sconti. Ma anche un progetto che va oltre il cronometro: perché, nello spirito di Correre è Rock, correre significa emozione, fatica, identità… e solidarietà concreta.

Con Nicola Fenelli abbiamo parlato dell’evoluzione dell’evento, delle novità organizzative e di come il running possa diventare strumento reale di condivisione e aiuto.

La Mezza Maratona delle Due Perle insieme alla Portofino Marathon

Nicola, la Mezza Maratona delle Due Perle compie un passo importante correndo insieme alla Portofino Marathon. Cosa rappresenta questa scelta e che valore aggiunge all’esperienza complessiva dei runner?

Questa scelta rappresenta una naturale evoluzione del progetto. La Mezza Maratona delle Due Perle è cresciuta in modo significativo negli ultimi anni e affiancarla alla Portofino Marathon significa ampliare l’esperienza complessiva, offrendo più opzioni di gara e un evento sportivo ancora più strutturato.
Per i runner vuol dire vivere un weekend di sport completo, con distanze diverse ma un’unica anima, in uno dei territori più iconici e suggestivi d’Italia.

Un percorso che racconta il territorio

Il percorso è uno degli elementi più affascinanti (e selettivi) della gara. Quanto conta oggi offrire un tracciato che sia sfidante ma anche profondamente identitario?

Conta moltissimo. Oggi i runner cercano esperienze autentiche, non solo prestazioni cronometriche. Il nostro percorso racconta il territorio: il mare, le curve, i saliscendi, i panorami tra Santa Margherita Ligure e Portofino.
È una gara che non fa sconti, ma proprio per questo resta impressa. Ti mette alla prova e allo stesso tempo ti ripaga con emozioni forti.

Organizzazione, novità e solidarietà

Organizzare più eventi di corsa nello stesso weekend è una sfida complessa. Su cosa vi siete concentrati maggiormente dal punto di vista organizzativo?

La sfida principale è stata coordinare logistica, sicurezza e servizi mantenendo standard elevati per tutte le gare del weekend. Ci siamo concentrati molto sull’esperienza del runner: gestione dei flussi, qualità dei ristori, comunicazione chiara e coinvolgimento del territorio, con l’obiettivo di far percepire che non si tratta di eventi separati, ma di un unico grande progetto sportivo.

A questo si affianca un aspetto per noi fondamentale: la solidarietà. Questa primavera mi sono recato in Togo, ad Azafi, dove abbiamo inaugurato un importante ambulatorio costruito grazie alla generosità degli atleti. È un’esperienza che ci ha segnato profondamente e che non si ferma qui: il progetto continua e continuerà grazie alla partecipazione di chi corre con noi.
Tanta corsa rock, quindi, ma anche tanta solidarietà.
Scopri i progetti   QUI

Correre è Rock

Il nostro claim è “Correre è Rock”. In che modo la Mezza Maratona delle Due Perle, la Portofino Marathon e l’intero weekend incarnano questo spirito fatto di emozione, fatica e autenticità?

Sono rock perché sono veri. Qui non si cercano scorciatoie: i percorsi sono esigenti, il territorio si fa sentire e ogni chilometro va conquistato.
È uno spirito fatto di sacrificio, passione e condivisione. Ed è rock anche perché la corsa diventa un mezzo per fare qualcosa di buono, insieme.

Come iscriversi agli eventi

Per chi vuole essere al via il 17 e 18 gennaio 2026: come ci si iscrive alla Mezza Maratona delle Due Perle, alla Portofino Marathon e alla Portofino Run?

Le iscrizioni sono aperte attraverso i canali ufficiali dell’organizzazione. È possibile scegliere tra maratona, mezza maratona e 10 km, con tariffe agevolate per chi si iscrive in anticipo.
Il consiglio è di muoversi per tempo: i posti sono limitati e l’evento è ormai alle porte. Iscriversi subito significa assicurarsi un posto in un weekend di sport, territorio e condivisione.
Richiedi il codice sconto    QUI

Correre è Rock, tutto il weekend

🏃‍♂️ Correre a Santa Margherita Ligure, tra le Due Perle e Portofino, è molto più di una gara: è un intero weekend di running, paesaggio e valori condivisi.
Perché nello spirito di Correre è Rock la corsa è fatica e musica, ma è anche solidarietà che lascia il segno, dentro e fuori dal percorso.

🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)

Photo credit: archivio web, 
Official tag:
#correreèrock #portofinomarathon #rockaandrollrun #santamargheritaligure 

© copyright iovedodicorsa 2026, il brand di Marco Frattini: running wear, life style, music

Mezza Maratona delle Due Perle e Portofino Marathon

Correre è Rock: un intero weekend tra sport, territorio e solidarietà

Per il ciclo “Correre è Rock”, firmato iovedodicorsa, incontriamo Nicola Fenelli, organizzatore della Mezza Maratona delle Due Perle, a pochi mesi da uno degli appuntamenti di running più attesi della stagione invernale ligure.

Il weekend del 17 e 18 gennaio 2026, con centro nevralgico a Santa Margherita Ligure, porterà sulle strade della Riviera un evento ormai prossimo che unisce più gare e un’unica visione:

  • Sabato 17 gennaio 2026 – 13^ Portofino Run 10 km
  • Domenica 18 gennaio 2026 – 19^ Mezza Maratona delle Due Perle
  • Domenica 18 gennaio 2026 – 2° Portofino Marathon

Un intero fine settimana di corsa tra mare, borghi iconici e saliscendi che non fanno sconti. Ma anche un progetto che va oltre il cronometro: perché, nello spirito di Correre è Rock, correre significa emozione, fatica, identità… e solidarietà concreta.

Con Nicola Fenelli abbiamo parlato dell’evoluzione dell’evento, delle novità organizzative e di come il running possa diventare strumento reale di condivisione e aiuto.


La Mezza Maratona delle Due Perle insieme alla Portofino Marathon

Nicola, la Mezza Maratona delle Due Perle compie un passo importante correndo insieme alla Portofino Marathon. Cosa rappresenta questa scelta e che valore aggiunge all’esperienza complessiva dei runner?

Questa scelta rappresenta una naturale evoluzione del progetto. La Mezza Maratona delle Due Perle è cresciuta in modo significativo negli ultimi anni e affiancarla alla Portofino Marathon significa ampliare l’esperienza complessiva, offrendo più opzioni di gara e un evento sportivo ancora più strutturato.
Per i runner vuol dire vivere un weekend di sport completo, con distanze diverse ma un’unica anima, in uno dei territori più iconici e suggestivi d’Italia.

Un percorso che racconta il territorio

Il percorso è uno degli elementi più affascinanti (e selettivi) della gara. Quanto conta oggi offrire un tracciato che sia sfidante ma anche profondamente identitario?

Conta moltissimo. Oggi i runner cercano esperienze autentiche, non solo prestazioni cronometriche. Il nostro percorso racconta il territorio: il mare, le curve, i saliscendi, i panorami tra Santa Margherita Ligure e Portofino.
È una gara che non fa sconti, ma proprio per questo resta impressa. Ti mette alla prova e allo stesso tempo ti ripaga con emozioni forti.


Organizzazione, novità e solidarietà

Organizzare più eventi di corsa nello stesso weekend è una sfida complessa. Su cosa vi siete concentrati maggiormente dal punto di vista organizzativo?

La sfida principale è stata coordinare logistica, sicurezza e servizi mantenendo standard elevati per tutte le gare del weekend. Ci siamo concentrati molto sull’esperienza del runner: gestione dei flussi, qualità dei ristori, comunicazione chiara e coinvolgimento del territorio, con l’obiettivo di far percepire che non si tratta di eventi separati, ma di un unico grande progetto sportivo.

A questo si affianca un aspetto per noi fondamentale: la solidarietà. Questa primavera mi sono recato in Togo, ad Azafi, dove abbiamo inaugurato un importante ambulatorio costruito grazie alla generosità degli atleti. È un’esperienza che ci ha segnato profondamente e che non si ferma qui: il progetto continua e continuerà grazie alla partecipazione di chi corre con noi.
Tanta corsa rock, quindi, ma anche tanta solidarietà.
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Correre è Rock

Il nostro claim è “Correre è Rock”. In che modo la Mezza Maratona delle Due Perle, la Portofino Marathon e l’intero weekend incarnano questo spirito fatto di emozione, fatica e autenticità?

Sono rock perché sono veri. Qui non si cercano scorciatoie: i percorsi sono esigenti, il territorio si fa sentire e ogni chilometro va conquistato.
È uno spirito fatto di sacrificio, passione e condivisione. Ed è rock anche perché la corsa diventa un mezzo per fare qualcosa di buono, insieme.


Come iscriversi agli eventi

Per chi vuole essere al via il 17 e 18 gennaio 2026: come ci si iscrive alla Mezza Maratona delle Due Perle, alla Portofino Marathon e alla Portofino Run?

Le iscrizioni sono aperte attraverso i canali ufficiali dell’organizzazione. È possibile scegliere tra maratona, mezza maratona e 10 km, con tariffe agevolate per chi si iscrive in anticipo.
Il consiglio è di muoversi per tempo: i posti sono limitati e l’evento è ormai alle porte. Iscriversi subito significa assicurarsi un posto in un weekend di sport, territorio e condivisione.
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Correre è Rock, tutto il weekend

🏃‍♂️ Correre a Santa Margherita Ligure, tra le Due Perle e Portofino, è molto più di una gara: è un intero weekend di running, paesaggio e valori condivisi.
Perché nello spirito di Correre è Rock la corsa è fatica e musica, ma è anche solidarietà che lascia il segno, dentro e fuori dal percorso.

🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)

Photo credit: archivio web, 
Official tag:
#correreèrock #portofinomarathon #rockaandrollrun #santamargheritaligure 

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Allenamento 12×1000: le ripetute più rock di sempre

Correre è ROCK!
12×1000 al Ritmo dei Guns N’ Roses

Bentornati su Correre è ROCK, lo spazio in cui la corsa incontra la musica che ha fatto la storia.
Dopo i collinari “in levare” e le playlist più ispirate, oggi alziamo il volume e andiamo dritti al cuore della preparazione: 12 ripetute sui 1000 metri, uno degli allenamenti più iconici e temuti dal mondo del running.

A guidarci non saranno i bip dell’orologio, ma l’energia cruda e senza compromessi dei Guns N’ Roses. Perché certe sedute non chiedono solo gambe allenate, ma anche carattere. E il rock, quello vero, di carattere ne ha da vendere.


Le 12×1000: disciplina, ritmo e attitudine

Le ripetute sui 1000 sono un classico intramontabile.
Servono a migliorare il ritmo gara, la resistenza alla velocità e la capacità di gestire la fatica quando il corpo vorrebbe fermarsi.

L’idea è semplice:

  • 12 prove da 1000 metri

  • ritmo vicino a quello dei 10 km o della mezza

  • recupero in corsa lenta o jogging controllato

Ma oggi il focus non è solo il cronometro.
È l’atteggiamento mentale, quello che vi permette di affrontare ogni ripetuta come fosse un piccolo concerto: intenso, sudato, vero.


Riscaldamento: Welcome to the Jungle

Prima di entrare nel vivo servono 15–20 minuti di corsa lenta.
Nelle cuffie parte Welcome to the Jungle: non per accelerare, ma per prepararsi.

State entrando nella giungla dell’allenamento.
Qui non esistono scorciatoie, solo il vostro passo, il respiro che si assesta e la consapevolezza che quello che verrà non sarà comodo, ma sarà utile.

Qualche allungo, mobilità, e siete pronti.
Le luci si abbassano, il palco è vostro.


Le Ripetute: Appetite for Destruction

Ogni 1000 metri è una sfida a sé.
All’inizio vi sentite leggeri, quasi spavaldi: It’s So Easy sembra dirvi che tutto filerà liscio.
Ma già dopo poche ripetute capite che il vero lavoro sta iniziando.

Con Mr. Brownstone e Out ta Get Me il ritmo si stabilizza, la falcata trova la sua forma.
Nighttrain vi trascina avanti, mentre Paradise City segna il giro di boa: siete a metà, e ora la seduta inizia a presentare il conto.

Le gambe si fanno dure, il fiato più corto.
You Could Be Mine accompagna la lotta interiore tra la voglia di mollare e quella di resistere.
Con Don’t Damn Me e Bad Obsession il ritmo diventa un’ossessione, da difendere metro dopo metro.

Le ultime ripetute sono puro carattere.
Right Next Door to Hell vi ricorda che siete sul limite, ma ancora in controllo.
E sull’ultimo 1000, Sweet Child O’ Mine, non serve andare più forte: serve rimanere presenti, solidi, concentrati fino all’ultimo passo.


Defaticamento: November Rain

Finito il lavoro, lasciate andare le gambe.
10–15 minuti di corsa lenta, respirazione profonda, sudore che si raffredda.

November Rain è il momento della calma dopo la tempesta.
Siete stanchi, svuotati, ma soddisfatti. Avete portato a casa un allenamento che costruisce davvero.


Playlist per Allenamento: Guns N’ Roses Edition

Welcome to the Jungle
It’s So Easy
Mr. Brownstone
Out ta Get Me
Nighttrain
Paradise City
You Could Be Mine
Don’t Damn Me
Bad Obsession
Right Next Door to Hell
Sweet Child O’ Mine
November Rain
Just a Little Patience

La postilla più importante: Just a Little Patience

E ricordatevi sempre una cosa:
sopra ogni allenamento, sopra ogni ritmo, serve Just a Little Patience.

La forma non si costruisce in una seduta sola.
Le ripetute insegnano la velocità, ma è la pazienza che costruisce l’atleta:
pazienza nel rispettare i tempi, nel non forzare quando non è giornata, nel fidarsi del percorso.

Perché il vero rock, come la vera corsa, non è uno sprint improvvisato.
È un assolo lungo, intenso, che arriva esattamente quando deve arrivare.

Vuoi preparare al meglio la tua prossima gara?

Continua a seguire Correre è ROCK!
Il ciclo di allenamenti che proponiamo è pensato per accompagnarti passo dopo passo verso una maratona di primavera, costruendo forma, resistenza e carattere attraverso sedute mirate e playlist rock selezionate.

Nei prossimi articoli parleremo della musica ideale per ogni tipo di allenamento:
dal lungo lento alle ripetute, passando per fartlek, corsa media, progressivi e collinari.
Ogni seduta sarà un tassello di un percorso strutturato, con l’obiettivo di arrivare alla linea di partenza pronti fisicamente e mentalmente.

Se il tuo obiettivo è sfruttare tutto il tuo potenziale e magari conquistare il tuo Personal Best,
contattaci  subito     QUI
Il coach Marco Frattini saprà come guidarti verso la tua maratona… con il giusto sottofondo rock. 🎸🏃‍♂️


✍️ Autore.
Mauro Teti

Sono Responsabile delle Pubbliche Relazioni per “Fratta & Time Machine”, il progetto musicale di Marco Frattini. Nel mio ruolo, curo e sviluppo le relazioni con i media, collaborando con testate di settore come Auralcrave, Il Buscadero e Milano Free, dopo un’esperienza precedente con Musica 361.

Il mio approccio al mondo della musica va oltre la semplice promozione: è un’esplorazione a 360° che intreccia narrazione e analisi culturale. È da una passione profonda per la musica rock, intesa come linguaggio, attitudine e racconto generazionale, che ho imparato a riconoscere il valore di una canzone non solo come brano musicale, ma come frammento di storia e di identità collettiva.

Richiedi il codice sconto per la tua prossima gara      QUI

🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)

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#correreèrock #playlistmaratona #rockaandrollrun #gunsnroses 

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Correre è ROCK!
12×1000 al Ritmo dei Guns N’ Roses

Bentornati su Correre è ROCK, lo spazio in cui la corsa incontra la musica che ha fatto la storia.
Dopo i collinari “in levare” e le playlist più ispirate, oggi alziamo il volume e andiamo dritti al cuore della preparazione: 12 ripetute sui 1000 metri, uno degli allenamenti più iconici e temuti dal mondo del running.

A guidarci non saranno i bip dell’orologio, ma l’energia cruda e senza compromessi dei Guns N’ Roses. Perché certe sedute non chiedono solo gambe allenate, ma anche carattere. E il rock, quello vero, di carattere ne ha da vendere.


Le 12×1000: disciplina, ritmo e attitudine

Le ripetute sui 1000 sono un classico intramontabile.
Servono a migliorare il ritmo gara, la resistenza alla velocità e la capacità di gestire la fatica quando il corpo vorrebbe fermarsi.

L’idea è semplice:

  • 12 prove da 1000 metri

  • ritmo vicino a quello dei 10 km o della mezza

  • recupero in corsa lenta o jogging controllato

Ma oggi il focus non è solo il cronometro.
È l’atteggiamento mentale, quello che vi permette di affrontare ogni ripetuta come fosse un piccolo concerto: intenso, sudato, vero.



Riscaldamento: Welcome to the Jungle

Prima di entrare nel vivo servono 15–20 minuti di corsa lenta.
Nelle cuffie parte Welcome to the Jungle: non per accelerare, ma per prepararsi.

State entrando nella giungla dell’allenamento.
Qui non esistono scorciatoie, solo il vostro passo, il respiro che si assesta e la consapevolezza che quello che verrà non sarà comodo, ma sarà utile.

Qualche allungo, mobilità, e siete pronti.
Le luci si abbassano, il palco è vostro.


Le Ripetute: Appetite for Destruction

Ogni 1000 metri è una sfida a sé.
All’inizio vi sentite leggeri, quasi spavaldi: It’s So Easy sembra dirvi che tutto filerà liscio.
Ma già dopo poche ripetute capite che il vero lavoro sta iniziando.

Con Mr. Brownstone e Out ta Get Me il ritmo si stabilizza, la falcata trova la sua forma.
Nighttrain vi trascina avanti, mentre Paradise City segna il giro di boa: siete a metà, e ora la seduta inizia a presentare il conto.

Le gambe si fanno dure, il fiato più corto.
You Could Be Mine accompagna la lotta interiore tra la voglia di mollare e quella di resistere.
Con Don’t Damn Me e Bad Obsession il ritmo diventa un’ossessione, da difendere metro dopo metro.

Le ultime ripetute sono puro carattere.
Right Next Door to Hell vi ricorda che siete sul limite, ma ancora in controllo.
E sull’ultimo 1000, Sweet Child O’ Mine, non serve andare più forte: serve rimanere presenti, solidi, concentrati fino all’ultimo passo.


Defaticamento: November Rain

Finito il lavoro, lasciate andare le gambe.
10–15 minuti di corsa lenta, respirazione profonda, sudore che si raffredda.

November Rain è il momento della calma dopo la tempesta.
Siete stanchi, svuotati, ma soddisfatti. Avete portato a casa un allenamento che costruisce davvero.



Playlist per Allenamento: Guns N’ Roses Edition

Welcome to the Jungle
It’s So Easy
Mr. Brownstone
Out ta Get Me
Nighttrain
Paradise City
You Could Be Mine
Don’t Damn Me
Bad Obsession
Right Next Door to Hell
Sweet Child O’ Mine
November Rain
Just a Little Patience


La postilla più importante: Just a Little Patience

E ricordatevi sempre una cosa:
sopra ogni allenamento, sopra ogni ritmo, serve Just a Little Patience.

La forma non si costruisce in una seduta sola.
Le ripetute insegnano la velocità, ma è la pazienza che costruisce l’atleta:
pazienza nel rispettare i tempi, nel non forzare quando non è giornata, nel fidarsi del percorso.

Perché il vero rock, come la vera corsa, non è uno sprint improvvisato.
È un assolo lungo, intenso, che arriva esattamente quando deve arrivare.


Vuoi preparare al meglio la tua prossima gara?

Continua a seguire Correre è ROCK!
Il ciclo di allenamenti che proponiamo è pensato per accompagnarti passo dopo passo verso una maratona di primavera, costruendo forma, resistenza e carattere attraverso sedute mirate e playlist rock selezionate.

Nei prossimi articoli parleremo della musica ideale per ogni tipo di allenamento:
dal lungo lento alle ripetute, passando per fartlek, corsa media, progressivi e collinari.
Ogni seduta sarà un tassello di un percorso strutturato, con l’obiettivo di arrivare alla linea di partenza pronti fisicamente e mentalmente.

Se il tuo obiettivo è sfruttare tutto il tuo potenziale e magari conquistare il tuo Personal Best,
contattaci  subito     QUI

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dal lungo lento alle ripetute, passando per fartlek, corsa media, progressivi e collinari.
Ogni seduta sarà un tassello di un percorso strutturato, con l’obiettivo di arrivare alla linea di partenza pronti fisicamente e mentalmente.

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Il coach Marco Frattini saprà come guidarti verso la tua maratona… con il giusto sottofondo rock. 🎸🏃‍♂️


✍️ Autore.
Mauro Teti

Sono Responsabile delle Pubbliche Relazioni per “Fratta & Time Machine”, il progetto musicale di Marco Frattini. Nel mio ruolo, curo e sviluppo le relazioni con i media, collaborando con testate di settore come Auralcrave, Il Buscadero e Milano Free, dopo un’esperienza precedente con Musica 361.

Il mio approccio al mondo della musica va oltre la semplice promozione: è un’esplorazione a 360° che intreccia narrazione e analisi culturale. È da una passione profonda per la musica rock, intesa come linguaggio, attitudine e racconto generazionale, che ho imparato a riconoscere il valore di una canzone non solo come brano musicale, ma come frammento di storia e di identità collettiva.

Richiedi il codice sconto per la tua prossima gara      QUI

🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)

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Il Rock silenzioso di Fratta & Time Machine

Il rock silenzioso di Fratta & Time Machine
Una bomba a orologeria e un muro di suono impensabile

C’è un rock che non fa rumore prima di esplodere.
Si carica lentamente, sotto pelle, lontano dalle luci, fino a diventare una bomba a orologeria pronta a trasformarsi in un muro di suono impensabile.

È il rock silenzioso di Fratta & Time Machine.

Il paradosso è reale, concreto: Marco Frattini è totalmente sordo. Ha perso definitivamente l’udito nel 2006. Eppure compone, suona, firma tutti gli assoli di chitarra e guida una band con una precisione che spiazza.
Il suono non nasce dall’ascolto, ma da una percezione profonda, fisica, interna. Quando arriva, non chiede permesso.

Il silenzio diventa spazio creativo. La concentrazione diventa metodo.
Il risultato è un rock compatto, viscerale, costruito, mai urlato ma sempre presente.

Fratta & Time Machine non inseguono mode né scorciatoie.
Costruiscono. Stratificano. Scavano.

Il nuovo repertorio inedito è la fotografia di questo percorso.

Porada Dance respira e cresce lentamente, con un groove ipnotico che richiama movimento e attesa.
Mine Old Running Shoes è blues puro, sporco, diretto: strada, fatica, memoria.
Pic & Roll è energia istintiva, ritmo che spinge e cambia direzione.
Rock & Roll Run, il brano più atteso, è una dichiarazione di intenti: il rock come corsa continua, resistenza, verità.

Definire questo progetto “rock silenzioso” significa coglierne l’essenza: non cerca attenzione, ma quando parte non puoi ignorarlo.

La bomba è armata.
Il conto alla rovescia è iniziato.
E quando esploderà, sarà rock che corre.

📍 Il prossimo appuntamento dal vivo è a Torino.
Sabato 28 dicembre, Fratta & Time Machine porteranno questo rock silenzioso sul palco, trasformandolo in muro di suono, energia e movimento.

Un live che unirà musica, corsa e storie vere, pensato per chi vuole vivere il progetto Rock & Roll Run dal vivo, senza filtri.

🍽️ Posti limitati – è possibile prenotare il proprio tavolo   QUI.

Torino, 28 dicembre.
Il conto alla rovescia è partito.


🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)

Photo credit: archivio web
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Il rock silenzioso di Fratta & Time Machine
Una bomba a orologeria e un muro di suono impensabile


C’è un rock che non fa rumore prima di esplodere.
Si carica lentamente, sotto pelle, lontano dalle luci, fino a diventare una bomba a orologeria pronta a trasformarsi in un muro di suono impensabile.

È il rock silenzioso di Fratta & Time Machine.

Il paradosso è reale, concreto: Marco Frattini è totalmente sordo. Ha perso definitivamente l’udito nel 2006. Eppure compone, suona, firma tutti gli assoli di chitarra e guida una band con una precisione che spiazza.
Il suono non nasce dall’ascolto, ma da una percezione profonda, fisica, interna. Quando arriva, non chiede permesso.


Il silenzio diventa spazio creativo. La concentrazione diventa metodo.
Il risultato è un rock compatto, viscerale, costruito, mai urlato ma sempre presente.

Fratta & Time Machine non inseguono mode né scorciatoie.
Costruiscono. Stratificano. Scavano.

Il nuovo repertorio inedito è la fotografia di questo percorso.

Porada Dance respira e cresce lentamente, con un groove ipnotico che richiama movimento e attesa.
Mine Old Running Shoes è blues puro, sporco, diretto: strada, fatica, memoria.
Pic & Roll è energia istintiva, ritmo che spinge e cambia direzione.
Rock & Roll Run, il brano più atteso, è una dichiarazione di intenti: il rock come corsa continua, resistenza, verità.


Definire questo progetto “rock silenzioso” significa coglierne l’essenza: non cerca attenzione, ma quando parte non puoi ignorarlo.

La bomba è armata.
Il conto alla rovescia è iniziato.
E quando esploderà, sarà rock che corre.

📍 Il prossimo appuntamento dal vivo è a Torino.
Sabato 28 dicembre, Fratta & Time Machine porteranno questo rock silenzioso sul palco, trasformandolo in muro di suono, energia e movimento.


Un live che unirà musica, corsa e storie vere, pensato per chi vuole vivere il progetto Rock & Roll Run dal vivo, senza filtri.

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Torino, 28 dicembre.
Il conto alla rovescia è partito.


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Correre è Rock: intervista a Sarah Giomi

Azzurra dell’ultramaratona, Sarah Giomi è un’atleta che ha trasformato la passione per la corsa in un percorso di crescita continua, personale e sportiva.
Dopo un passato da maratoneta, ha trovato nelle ultramaratone una nuova dimensione fatta di resistenza, forza mentale e capacità di spingersi oltre i propri limiti.

Con il supporto e l’ispirazione di Monica Casiraghi, campionessa e oggi CT della nazionale azzurra di ultramaratona, Sarah è una delle voci più autentiche di cosa significhi vivere la corsa come un viaggio profondo, intenso e, diciamolo pure, decisamente rock.

Ciao Sarah, ben ritrovata. Ci siamo conosciuti e incontrati da maratoneta e ora sei approdata alle ultra: qual è stata la scintilla che ti ha spinto verso queste distanze estreme?

La voglia di mettermi sempre di più alla prova e di testare la mie abilità anche su terreni diversi. Mi sento anche portata per le discipline di ultraendurance. Nel tempo e attraverso la pratica sportiva, mi sono conosciuta meglio, sia nei limiti che nelle potenzialità… ho una marcata capacità di resistere alla fatica e alla sofferenza, ho un buon focus mentale e atteggiamento resiliente, caratteristiche che si addicono a questo tipo di sforzi.

Inoltre Monica Casiraghi mi ha ispirato, la sua passione e visione è travolgente!

Correre è Rock: cosa significa per te questa definizione e in che modo senti che la corsa rispecchia l’energia del rock?

Nell’affermazione “Correre è Rock” sento l’energia di un ritmo che caratterizza anche le gare di corsa, il battito del cuore e dei piedi sul terreno, ma se parliamo dei viaggi nell’ultraendurance, ci assocerei altre definizioni e attributi musicali, andrei più sul neoclassico. Nell’ultramaratona ci vedo più che altro armonia, passione, viaggio…

Quali sono i brani o gli artisti che non possono mancare nella tua playlist e che ti danno la carica nelle gare o negli allenamenti più duri?

In realtà per la mente passano diverse musiche e autori, più che altro pop, che si possano canticchiare agevolmente senza impegno, che distraggano e riportino magari a momenti di serenità a cui le associo per vissuto personale.

Quanto è stato importante il tuo rapporto con Monica Casiraghi, prima come fonte di ispirazione e oggi come CT della nazionale azzurra di ultramaratona?

Monica Casiraghi è una persona e atleta straordinaria, vera appassionata e visionaria dell’ultramarattona. Ha ridato luce ad un periodo per me buio, fatto di consecutivi infortuni. Con la sua ispirazione ho ritrovato la voglia di mettermi in gioco. Come CT della nazionale è un importante punto di riferimento.

Guardando avanti, quali sono le sfide che ti motivano di più e che cosa sogni di trasmettere agli atleti che si avvicinano all’ultramaratona?

Le vere sfide sono quelle extrasportive, lo sport per me è passione ed espressione.
Dal punto di vista atletico punto comunque sempre al miglioramento e magari in un futuro anche a spingermi negli ultratrail.
Agli atleti che si avvicinano all’ultramaratona vorrei trasmettere l’umanità di questa disciplina. Racchiude emozioni incredibili, ti mette davanti ai tuoi limiti fisici e mentali, ti spinge oltre. La vera ricchezza sta nel processo, nella preparazione, nell’avvicinamento alla gara. Bisogna essere disposti ad accogliere la fatica, e trarne forza. Un percorso di crescita che nella gara trova il momento di massima espressione.


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Azzurra dell’ultramaratona, Sarah Giomi è un’atleta che ha trasformato la passione per la corsa in un percorso di crescita continua, personale e sportiva.
Dopo un passato da maratoneta, ha trovato nelle ultramaratone una nuova dimensione fatta di resistenza, forza mentale e capacità di spingersi oltre i propri limiti.

Con il supporto e l’ispirazione di Monica Casiraghi, campionessa e oggi CT della nazionale azzurra di ultramaratona, Sarah è una delle voci più autentiche di cosa significhi vivere la corsa come un viaggio profondo, intenso e, diciamolo pure, decisamente rock.

Ciao Sarah, ben ritrovata. Ci siamo conosciuti e incontrati da maratoneta e ora sei approdata alle ultra: qual è stata la scintilla che ti ha spinto verso queste distanze estreme?

La voglia di mettermi sempre di più alla prova e di testare la mie abilità anche su terreni diversi. Mi sento anche portata per le discipline di ultraendurance. Nel tempo e attraverso la pratica sportiva, mi sono conosciuta meglio, sia nei limiti che nelle potenzialità… ho una marcata capacità di resistere alla fatica e alla sofferenza, ho un buon focus mentale e atteggiamento resiliente, caratteristiche che si addicono a questo tipo di sforzi.

Inoltre Monica Casiraghi mi ha ispirato, la sua passione e visione è travolgente!

Correre è Rock: cosa significa per te questa definizione e in che modo senti che la corsa rispecchia l’energia del rock?

Nell’affermazione “Correre è Rock” sento l’energia di un ritmo che caratterizza anche le gare di corsa, il battito del cuore e dei piedi sul terreno, ma se parliamo dei viaggi nell’ultraendurance, ci assocerei altre definizioni e attributi musicali, andrei più sul neoclassico. Nell’ultramaratona ci vedo più che altro armonia, passione, viaggio…

Quali sono i brani o gli artisti che non possono mancare nella tua playlist e che ti danno la carica nelle gare o negli allenamenti più duri?

In realtà per la mente passano diverse musiche e autori, più che altro pop, che si possano canticchiare agevolmente senza impegno, che distraggano e riportino magari a momenti di serenità a cui le associo per vissuto personale.

Quanto è stato importante il tuo rapporto con Monica Casiraghi, prima come fonte di ispirazione e oggi come CT della nazionale azzurra di ultramaratona?

Monica Casiraghi è una persona e atleta straordinaria, vera appassionata e visionaria dell’ultramarattona. Ha ridato luce ad un periodo per me buio, fatto di consecutivi infortuni. Con la sua ispirazione ho ritrovato la voglia di mettermi in gioco. Come CT della nazionale è un importante punto di riferimento.

Guardando avanti, quali sono le sfide che ti motivano di più e che cosa sogni di trasmettere agli atleti che si avvicinano all’ultramaratona?

Le vere sfide sono quelle extrasportive, lo sport per me è passione ed espressione.
Dal punto di vista atletico punto comunque sempre al miglioramento e magari in un futuro anche a spingermi negli ultratrail.
Agli atleti che si avvicinano all’ultramaratona vorrei trasmettere l’umanità di questa disciplina. Racchiude emozioni incredibili, ti mette davanti ai tuoi limiti fisici e mentali, ti spinge oltre. La vera ricchezza sta nel processo, nella preparazione, nell’avvicinamento alla gara. Bisogna essere disposti ad accogliere la fatica, e trarne forza. Un percorso di crescita che nella gara trova il momento di massima espressione.


🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
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Concerto Fratta & Time Machine: musica e running

🎸Concerto Fratta & Time Machine a Torino il 28 dicembre: musica, running e grandi ospiti

Torino ospita domenica 28 dicembre il concerto di Fratta & Time Machine, una serata ad alto voltaggio che unisce musica rock, running e storie di sport estremo.
L’evento si terrà presso il Circolo Corso Parigi (Corso Dante 28/A) e si preannuncia come un appuntamento imperdibile per appassionati di musica dal vivo e corsa.

👉 È possibile acquistare la bandana ufficiale Fratta & Time Machine e sostenere il progetto musicale e culturale   QUI.


🎶 Musica e running sullo stesso palco

Il live di Fratta & Time Machine non è solo un concerto, ma un’esperienza che racconta il legame profondo tra musica e movimento.
I brani della band parlano di corsa, resistenza, libertà e paesaggi interiori, trasformando il palco in uno spazio di condivisione tra suono, sport e storie di vita.


👟 Ospiti e progetti speciali della serata

La serata vedrà la partecipazione di importanti realtà e protagonisti del mondo del running e del trail.
🏃‍♂️ Piossasco Trail Runners
Una rappresentativa del territorio piemontese impegnata nella promozione della corsa in natura e dei valori del trail running.

🌍 Alberto Rovera – organizzatore di eventi podistici internazionali

Durante l’evento verranno presentati due progetti solidali che utilizzano lo sport come strumento educativo e sociale:
– Ensemble pour Grandir – Benin, dedicato alla crescita educativa e sportiva di bambini e giovani
– Dream Educ Foot, iniziativa che unisce istruzione e sport per creare nuove opportunità di sviluppo


⭐ Ospite d’onore: Marco Olmo

Tra i momenti più attesi della serata, la presenza di Marco Olmo, leggenda vivente del trail running mondiale.
Nel suo palmarès figurano:
– Due vittorie all’Ultra-Trail du Mont-Blanc (2006 e 2007)
– Successi alla Sahara Race e alla Libyan Challenge
– Oltre trent’anni di competizioni internazionali ai massimi livelli

Una testimonianza che rende l’evento unico per tutti gli appassionati di corsa e montagna.


📍 Dove e quando

– Data: Domenica 28 dicembre 2025
– Luogo: Circolo Corso Parigi – Corso Dante 28/A, Torino
– Apertura porte: ore 18:30
– Inizio concerto: ore 19:45
– Contributo: 10 € con prima consumazione inclusa
(Ingresso gratuito per chi cena o per i nuovi tesserati – evento riservato ai soci ARCI)

👉 Posti limitati: è possibile prenotare il proprio tavolo per la serata   +39 331 861 3851.


🔥 Un evento tra musica, sport e valori

Il concerto di Fratta & Time Machine a Torino il 28 dicembre sarà un incontro tra rock, running, solidarietà e grandi storie di vita, capace di unire pubblico musicale e sportivo in un’unica esperienza.

📌 Appuntamento al Circolo Corso Parigi per una serata ad alto contenuto di energia.

🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)

Photo credit: archivio web, 
Official tag:
#correreèrock #circolocorsoparigitorino #rockaandrollrun #frattatimemachine

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🎸Concerto Fratta & Time Machine a Torino il 28 dicembre: musica, running e grandi ospiti

Torino ospita domenica 28 dicembre il concerto di Fratta & Time Machine, una serata ad alto voltaggio che unisce musica rock, running e storie di sport estremo.
L’evento si terrà presso il Circolo Corso Parigi (Corso Dante 28/A) e si preannuncia come un appuntamento imperdibile per appassionati di musica dal vivo e corsa.

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🎶 Musica e running sullo stesso palco

Il live di Fratta & Time Machine non è solo un concerto, ma un’esperienza che racconta il legame profondo tra musica e movimento.
I brani della band parlano di corsa, resistenza, libertà e paesaggi interiori, trasformando il palco in uno spazio di condivisione tra suono, sport e storie di vita.



👟 Ospiti e progetti speciali della serata

La serata vedrà la partecipazione di importanti realtà e protagonisti del mondo del running e del trail.
🏃‍♂️ Piossasco Trail Runners
Una rappresentativa del territorio piemontese impegnata nella promozione della corsa in natura e dei valori del trail running.

🌍 Alberto Rovera – organizzatore di eventi podistici internazionali

Durante l’evento verranno presentati due progetti solidali che utilizzano lo sport come strumento educativo e sociale:
– Ensemble pour Grandir – Benin, dedicato alla crescita educativa e sportiva di bambini e giovani
– Dream Educ Foot, iniziativa che unisce istruzione e sport per creare nuove opportunità di sviluppo



⭐ Ospite d’onore: Marco Olmo

Tra i momenti più attesi della serata, la presenza di Marco Olmo, leggenda vivente del trail running mondiale.
Nel suo palmarès figurano:
– Due vittorie all’Ultra-Trail du Mont-Blanc (2006 e 2007)
– Successi alla Sahara Race e alla Libyan Challenge
– Oltre trent’anni di competizioni internazionali ai massimi livelli

Una testimonianza che rende l’evento unico per tutti gli appassionati di corsa e montagna.


📍 Dove e quando

– Data: Domenica 28 dicembre 2025
– Luogo: Circolo Corso Parigi – Corso Dante 28/A, Torino
– Apertura porte: ore 18:30
– Inizio concerto: ore 19:45
– Contributo: 10 € con prima consumazione inclusa
(Ingresso gratuito per chi cena o per i nuovi tesserati – evento riservato ai soci ARCI)

👉 Posti limitati: è possibile prenotare il proprio tavolo per la serata  +39 331 861 3851..


🔥 Un evento tra musica, sport e valori

Il concerto di Fratta & Time Machine a Torino il 28 dicembre sarà un incontro tra rock, running, solidarietà e grandi storie di vita, capace di unire pubblico musicale e sportivo in un’unica esperienza.

📌 Appuntamento al Circolo Corso Parigi per una serata ad alto contenuto di energia.

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L’Allenamento collinare perfetto al ritmo dei Beatles

Correre è ROCK! L’Allenamento Collinare Perfetto con la Playlist dei Beatles

Come annunciato, eccoci con un nuovo episodio di “Correre è Rock”.
Oggi vi portiamo in un viaggio musicale unico: una playlist per allenamento di 60 minuti, perfetta per un allenamento collinare a sensazione, accompagnata dalle canzoni più leggendarie dei Beatles.

Correre con i Beatles: ritmo, energia e libertà

In allenamento non ci sono le regole rigide della gara: potete fare ciò che volete.
Create la vostra playlist per allenamento e ascoltatela in cuffia, oppure correte “ad orecchie libere”, canticchiando le canzoni nella testa e lasciandovi trasportare dal ritmo dei Fab Four.

La scaletta che vi proponiamo vuole accompagnarvi con gioia e motivazione lungo un’ora di corsa collinare.
Il principio ispiratore è quello della corsa a sensazione: spingere quando la gamba gira e rallentare quando serve, seguendo le proprie percezioni.

Allenamento collinare a sensazione: quando la musica detta il passo

Si parte con Magical Mystery Tour, il nostro invito a unirvi al “magico viaggio nel mistero”: il mistero di come vi sentirete tra un’ora.
Avete scelto un collinare, vi state già pentendo e vi sentite come The Fool on the Hill? Niente paura: noi runner siamo tutti un po’ pazzi. D’altronde, se volete risultati, il vostro Ticket to Ride è la fatica.

State correndo a sensazione, ma dentro di voi pensate al Personal Best. Allora, Live and Let Die!
Run for Your Life e lasciatevi trasportare dal ritmo incalzante di Hey Bulldog, come se un cane vi stesse davvero correndo dietro.

Quando la nostalgia dei tempi migliori vi sfiora, Get Back vi darà la spinta per ritrovare la vostra forma. E se vi serve una mano, Help! farà il resto.
Se la motivazione vacilla, ricordate che basta With a Little Help from My Friends: immaginate di correre con gli altri sulle note di All Together Now e Come Together.

Dalla fatica alla luce: l’arrivo con Here Comes the Sun

Non scoraggiatevi se siete soli: pensate alla prossima gara, alle sensazioni di Band on the Run.
Allenatevi come se aveste accanto un pacer, mantenendo il passo regolare e costante.

E quando la stanchezza si fa sentire, ecco che arriva la luce: Here Comes the Sun.
Lo scandire deciso della batteria di Ringo in Sgt. Pepper vi aiuterà a non mollare proprio alla fine.

I brani dei Beatles sono brevi, quindi per completare l’ora concedetevi l’Abbey Road Medley: melodie splendide, l’unico assolo di batteria di Ringo e le chitarre di John, Paul e George che vi daranno la spinta finale.

Alla fine ricordate: anche in allenamento, “l’amore che ricevi è uguale a quello che dai”.
Annotate le vostre sensazioni — ai tempi ci pensa il Garmin — perché con questo allenamento vi state candidando a diventare il Paperback Writer della vostra prossima competizione.

Playlist per allenamento: i Beatles che ti fanno correre

  1. Magical Mystery Tour
  2. The Fool on the Hill
  3. Ticket to Ride
  4. Live and Let Die
  5. Run for Your Life
  6. Hey Bulldog
  7. Get Back
  8. Help!
  9. With a Little Help from My Friends
  10. All Together Now
  11. Come Together
  12. Band on the Run
  13. Here Comes the Sun
  14. Sgt. Pepper
  15. Abbey Road Medley
  16. Paperback Writer

Perché una playlist per allenamento aiuta davvero

Correre con la musica non è solo divertente: aiuta a mantenere ritmo e concentrazione, riduce la percezione della fatica e migliora l’umore.
Con una playlist per allenamento come questa, anche le salite diventano più leggere e ogni chilometro più piacevole.

Vuoi preparare al meglio la tua prossima maratona?

Segui il nostro prossimo articolo targato Correre è ROCK!
Ti parleremo della musica ideale per ogni tipo di allenamento: dal lungo lento alle ripetute, passando per fartlek, corsa media, progressivi e collinari.
Se il tuo obiettivo è sfruttare tutto il tuo potenziale e magari conquistare il tuo personal best,
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✍️ Autore.
Mauro Teti
“Sono Responsabile delle Pubbliche Relazioni per ‘Fratta & Time Machine’, il progetto musicale di Marco Frattini. Nel mio ruolo, coltivo e gestisco le relazioni con i media, collaborando con testate di settore come Auralcrave, Il Buscadero e Milano Free, e avendo maturato un’esperienza precedente con Musica 361.

Il mio approccio al mondo della musica va oltre la semplice promozione: è un’esplorazione a 360°, che unisce narrazione e analisi culturale. È proprio da una passione radicata, il mio primo e indiscusso amore per i Beatles, che ho imparato a comprendere il potere di una canzone non solo come brano musicale, ma come racconto e frammento di storia.”

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Correre è ROCK! L’Allenamento Collinare Perfetto con la Playlist dei Beatles

Come annunciato, eccoci con un nuovo episodio di “Correre è Rock”.
Oggi vi portiamo in un viaggio musicale unico: una playlist per allenamento di 60 minuti, perfetta per un allenamento collinare a sensazione, accompagnata dalle canzoni più leggendarie dei Beatles.

Correre con i Beatles: ritmo, energia e libertà

In allenamento non ci sono le regole rigide della gara: potete fare ciò che volete.
Create la vostra playlist per allenamento e ascoltatela in cuffia, oppure correte “ad orecchie libere”, canticchiando le canzoni nella testa e lasciandovi trasportare dal ritmo dei Fab Four.

La scaletta che vi proponiamo vuole accompagnarvi con gioia e motivazione lungo un’ora di corsa collinare.
Il principio ispiratore è quello della corsa a sensazione: spingere quando la gamba gira e rallentare quando serve, seguendo le proprie percezioni.

Allenamento collinare a sensazione: quando la musica detta il passo

Si parte con Magical Mystery Tour, il nostro invito a unirvi al “magico viaggio nel mistero”: il mistero di come vi sentirete tra un’ora.
Avete scelto un collinare, vi state già pentendo e vi sentite come The Fool on the Hill? Niente paura: noi runner siamo tutti un po’ pazzi. D’altronde, se volete risultati, il vostro Ticket to Ride è la fatica.

State correndo a sensazione, ma dentro di voi pensate al Personal Best. Allora, Live and Let Die!
Run for Your Life e lasciatevi trasportare dal ritmo incalzante di Hey Bulldog, come se un cane vi stesse davvero correndo dietro.

Quando la nostalgia dei tempi migliori vi sfiora, Get Back vi darà la spinta per ritrovare la vostra forma. E se vi serve una mano, Help! farà il resto.
Se la motivazione vacilla, ricordate che basta With a Little Help from My Friends: immaginate di correre con gli altri sulle note di All Together Now e Come Together.


Dalla fatica alla luce: l’arrivo con Here Comes the Sun

Non scoraggiatevi se siete soli: pensate alla prossima gara, alle sensazioni di Band on the Run.
Allenatevi come se aveste accanto un pacer, mantenendo il passo regolare e costante.

E quando la stanchezza si fa sentire, ecco che arriva la luce: Here Comes the Sun.
Lo scandire deciso della batteria di Ringo in Sgt. Pepper vi aiuterà a non mollare proprio alla fine.

I brani dei Beatles sono brevi, quindi per completare l’ora concedetevi l’Abbey Road Medley: melodie splendide, l’unico assolo di batteria di Ringo e le chitarre di John, Paul e George che vi daranno la spinta finale.

Alla fine ricordate: anche in allenamento, “l’amore che ricevi è uguale a quello che dai”.
Annotate le vostre sensazioni — ai tempi ci pensa il Garmin — perché con questo allenamento vi state candidando a diventare il Paperback Writer della vostra prossima competizione.

Playlist per allenamento: i Beatles che ti fanno correre

  1. Magical Mystery Tour
  2. The Fool on the Hill
  3. Ticket to Ride
  4. Live and Let Die
  5. Run for Your Life
  6. Hey Bulldog
  7. Get Back
  8. Help!
  9. With a Little Help from My Friends
  10. All Together Now
  11. Come Together
  12. Band on the Run
  13. Here Comes the Sun
  14. Sgt. Pepper
  15. Abbey Road Medley
  16. Paperback Writer


Perché una playlist per allenamento aiuta davvero

Correre con la musica non è solo divertente: aiuta a mantenere ritmo e concentrazione, riduce la percezione della fatica e migliora l’umore.
Con una playlist per allenamento come questa, anche le salite diventano più leggere e ogni chilometro più piacevole.

“Sono Responsabile delle Pubbliche Relazioni per ‘Fratta & Time Machine’, il progetto musicale di Marco Frattini. Nel mio ruolo, coltivo e gestisco le relazioni con i media, collaborando con testate di settore come Auralcrave, Il Buscadero e Milano Free, e avendo maturato un’esperienza precedente con Musica 361.

Il mio approccio al mondo della musica va oltre la semplice promozione: è un’esplorazione a 360°, che unisce narrazione e analisi culturale. È proprio da una passione radicata, il mio primo e indiscusso amore per i Beatles, che ho imparato a comprendere il potere di una canzone non solo come brano musicale, ma come racconto e frammento di storia.”

Vuoi preparare al meglio la tua prossima maratona?

Segui il nostro prossimo articolo targato Correre è ROCK!
Ti parleremo della musica ideale per ogni tipo di allenamento: dal lungo lento alle ripetute, passando per fartlek, corsa media, progressivi e collinari.
Se il tuo obiettivo è sfruttare tutto il tuo potenziale e magari conquistare il tuo personal best,
contattaci  subito     QUI
Il coach Marco Frattini saprà come aiutarti.

✍️ Autore.
Mauro Teti
“Sono Responsabile delle Pubbliche Relazioni per ‘Fratta & Time Machine’, il progetto musicale di Marco Frattini. Nel mio ruolo, coltivo e gestisco le relazioni con i media, collaborando con testate di settore come Auralcrave, Il Buscadero e Milano Free, e avendo maturato un’esperienza precedente con Musica 361.

Il mio approccio al mondo della musica va oltre la semplice promozione: è un’esplorazione a 360°, che unisce narrazione e analisi culturale. È proprio da una passione radicata, il mio primo e indiscusso amore per i Beatles, che ho imparato a comprendere il potere di una canzone non solo come brano musicale, ma come racconto e frammento di storia.”

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🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)

Photo credit: archivio web, 
Official tag: #correreèrock #playlistmaratona #rockaandrollrun #beatles #thefoolonthehill

© copyright iovedodicorsa 2025, il brand di Marco Frattini:running wear, life style, music

 

L’Allenamento collinare perfetto al ritmo dei Beatles Leggi tutto »

Correre è Rock: 6 Miglia di Piossasco

Correre è Rock – Intervista a Gianluca Logozzo, organizzatore della 6 Miglia di Piossasco

Per il ciclo “Correre è Rock”, dedicato alle storie e agli eventi che sanno unire la corsa all’energia e alla passione del rock, incontriamo Gianluca Logozzo, presidente Piossasco Trail Runners e organizzatore della 6 Miglia di Piossasco.
La manifestazione, nata e ideata da Giuseppe Fiorentini, rappresenta un perfetto equilibrio tra corsa su strada e trail running, offrendo ai partecipanti un percorso tecnico, panoramico e ricco di emozioni.

Ciao Gianluca, come nasce l’idea della 6 Miglia di Piossasco e cosa rappresenta per la tua comunità sportiva?
Abbiamo ereditato con grande piacere questo evento da Giuseppe Fiorentini, oggi 82 anni e runner ancora attivo. Giuseppe è un mito della nostra circoscrizione, oltre a essere stato nominato “organizzatore dell’anno” dalla Fidal negli anni 90.
L’obiettivo di valorizzare il territorio circostante a Piossasco attraverso eventi postici, fa parte del DNA del gruppo Piossasco Trail Runners, che è prima di tutto una grande famiglia. Stiamo lavorando per riportare questa corsa ai livelli pre-pandemia rendendola inoltre accessibile a tutti, ma mantenendo l’anima sportiva forte che da sempre la caratterizza.
La 6 Miglia è diventata un modo per far conoscere la nostra collina, i suoi sentieri e la voglia di muoversi insieme. È una gara, certo, ma soprattutto una festa della corsa.

Il percorso alterna tratti cittadini e sterrati: perché è importante conciliare la corsa su strada con l’esperienza del trail?
Credo che oggi molti runner cerchino proprio questo equilibrio. La corsa su strada allena la costanza, la gestione del ritmo, mentre il trail aggiunge la componente naturale, l’imprevisto, la libertà. La 6 Miglia è un piccolo ponte tra i due mondi: si parte dall’asfalto e si arriva alla collina, con scorci bellissimi sul Monte San Giorgio. È un modo per dire che correre non è solo prestazione, ma anche scoperta.

Le iscrizioni sono già aperte: fino a quando è possibile registrarsi e con quali modalità?
Sì, le iscrizioni sono aperte online direttamente dal sito ufficiale dei Piossasco Trail Runners, nella sezione dedicata all’evento:
👉 www.piossascotrailrunners.it/eventi/6-miglia-di-piossasco/
Iscriviti subito   QUI

Ci si può iscrivere fino alle 24 di giovedì 13 novembre, poi direttamente in loco. Offriamo sia la versione competitiva (con classifica e chip cronometraggio) sia la non competitiva, per chi vuole semplicemente vivere la corsa in compagnia. Inoltre, accogliamo anche camminatori e famiglie, perché l’idea è davvero quella di un evento aperto a tutti.

C’è un grande spirito di squadra nei Piossasco Trail Runners. Quanto conta la dimensione del gruppo nella riuscita di un evento come questo?
Conta tantissimo. Senza il gruppo, la 6 Miglia non esisterebbe. Ogni volontario, ogni atleta, ogni persona che dà una mano fa parte di un meccanismo che funziona perché c’è passione vera. Lavoriamo mesi per curare ogni dettaglio: dal percorso alla sicurezza, fino al ristoro finale. È questo spirito collettivo che trasforma una semplice corsa in un’esperienza da ricordare.

Se dovessi associare la 6 Miglia di Piossasco a un brano rock, quale sceglieresti e perché?Direi “Don’t Stop Me Now” dei Queen.
È una canzone che trasmette pura energia e voglia di vivere, proprio come la nostra corsa. Ogni volta che sento quel ritmo, mi viene voglia di partire a correre. E poi parla di libertà, di movimento, di divertimento — tre parole che raccontano perfettamente lo spirito della 6 Miglia.

🔗 Per saperne di più
📍 Evento: 6 Miglia di Piossasco
📅 Data: 16 novembre 2025
ℹ️ Info e iscrizioni: https://www.piossascotrailrunners.it/eventi/6-miglia-di-piossasco/

Iscriviti subito   QUI

🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)

Photo credit: ufficio stampa Piossasco Trail Runners
Official tag:
#correreèrock #rockaandrollrun #seimigliadipiossasco #queen

© copyright iovedodicorsa 2025, il brand di Marco Frattini:running wear, life style, music


Correre è Rock – Intervista a Gianluca Logozzo, organizzatore della 6 Miglia di Piossasco

Per il ciclo “Correre è Rock”, dedicato alle storie e agli eventi che sanno unire la corsa all’energia e alla passione del rock, incontriamo Gianluca Logozzo, presidente Piossasco Trail Runners e organizzatore della 6 Miglia di Piossasco.
La manifestazione, nata e ideata da Giuseppe Fiorentini, rappresenta un perfetto equilibrio tra corsa su strada e trail running, offrendo ai partecipanti un percorso tecnico, panoramico e ricco di emozioni.

Ciao Gianluca, come nasce l’idea della 6 Miglia di Piossasco e cosa rappresenta per la tua comunità sportiva?
Abbiamo ereditato con grande piacere questo evento da Giuseppe Fiorentini, oggi 82 anni e runner ancora attivo. Giuseppe è un mito della nostra circoscrizione, oltre a essere stato nominato “organizzatore dell’anno” dalla Fidal negli anni 90.
L’obiettivo di valorizzare il territorio circostante a Piossasco attraverso eventi postici, fa parte del DNA del gruppo Piossasco Trail Runners, che è prima di tutto una grande famiglia. Stiamo lavorando per riportare questa corsa ai livelli pre-pandemia rendendola inoltre accessibile a tutti, ma mantenendo l’anima sportiva forte che da sempre la caratterizza.
La 6 Miglia è diventata un modo per far conoscere la nostra collina, i suoi sentieri e la voglia di muoversi insieme. È una gara, certo, ma soprattutto una festa della corsa.


Il percorso alterna tratti cittadini e sterrati: perché è importante conciliare la corsa su strada con l’esperienza del trail?
Credo che oggi molti runner cerchino proprio questo equilibrio. La corsa su strada allena la costanza, la gestione del ritmo, mentre il trail aggiunge la componente naturale, l’imprevisto, la libertà. La 6 Miglia è un piccolo ponte tra i due mondi: si parte dall’asfalto e si arriva alla collina, con scorci bellissimi sul Monte San Giorgio. È un modo per dire che correre non è solo prestazione, ma anche scoperta.

Le iscrizioni sono già aperte: fino a quando è possibile registrarsi e con quali modalità?
Sì, le iscrizioni sono aperte online direttamente dal sito ufficiale dei Piossasco Trail Runners, nella sezione dedicata all’evento:
👉 www.piossascotrailrunners.it/eventi/6-miglia-di-piossasco/
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Ci si può iscrivere fino alle 24 di giovedì 13 novembre, poi direttamente in loco. Offriamo sia la versione competitiva (con classifica e chip cronometraggio) sia la non competitiva, per chi vuole semplicemente vivere la corsa in compagnia. Inoltre, accogliamo anche camminatori e famiglie, perché l’idea è davvero quella di un evento aperto a tutti.

C’è un grande spirito di squadra nei Piossasco Trail Runners. Quanto conta la dimensione del gruppo nella riuscita di un evento come questo?
Conta tantissimo. Senza il gruppo, la 6 Miglia non esisterebbe. Ogni volontario, ogni atleta, ogni persona che dà una mano fa parte di un meccanismo che funziona perché c’è passione vera. Lavoriamo mesi per curare ogni dettaglio: dal percorso alla sicurezza, fino al ristoro finale. È questo spirito collettivo che trasforma una semplice corsa in un’esperienza da ricordare.


Se dovessi associare la 6 Miglia di Piossasco a un brano rock, quale sceglieresti e perché?
Direi “Don’t Stop Me Now” dei Queen.
È una canzone che trasmette pura energia e voglia di vivere, proprio come la nostra corsa. Ogni volta che sento quel ritmo, mi viene voglia di partire a correre. E poi parla di libertà, di movimento, di divertimento — tre parole che raccontano perfettamente lo spirito della 6 Miglia.

🔗 Per saperne di più
📍 Evento: 6 Miglia di Piossasco
📅 Data: 16 novembre 2025
ℹ️ Info e iscrizioni: https://www.piossascotrailrunners.it/eventi/6-miglia-di-piossasco/

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Photo credit: ufficio stampa Piossasco Trail Runners
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Venicemarathon 2025 corre a ritmo dei Pink Floyd

Venicemarathon 2025: tra ponti, musica e magia.
Quando Venezia corre a ritmo dei Pink Floyd

Venezia stamattina si è svegliata al ritmo di ventimila passi. Non quelli dei turisti distratti, ma quelli concentrati, ritmati, quasi musicali, dei corridori della Venicemarathon 2025, partiti da Villa Pisani a Stra per attraversare il cuore della laguna, fino a tagliare il traguardo a Riva dei Sette Martiri.
Una sinfonia di resistenza e passione, come se in sottofondo, tra le calli e i canali, risuonasse la voce di David Gilmour che sussurra:

“Breathe, breathe in the air. Don’t be afraid to care.”
(Breathe, The Dark Side of the Moon, 1973)

Dalla Riviera del Brenta alla città che respira arte e fatica

Il percorso della Venicemarathon è un capolavoro di equilibrio tra sport e architettura, una sfida ingegneristica e logistica che ricorda da vicino la complessità di un grande evento musicale. Come nel concerto dei Pink Floyd del 1989 in Piazza San Marco, quando Venezia dovette reinventarsi per accogliere un’onda sonora planetaria, anche oggi la città ha orchestrato un evento che unisce precisione e poesia.
Chi organizza la maratona conosce bene la parola “studio”: ogni ponte, ogni deviazione, ogni canale richiede un progetto dedicato, calcoli millimetrici, permessi, sicurezza e rispetto per un patrimonio fragile e vivo.

Come i tecnici che, 36 anni fa, sospesero il palco dei Pink Floyd su una piattaforma galleggiante per non toccare la pietra antica della piazza, oggi gli ingegneri della Venicemarathon hanno costruito un ponte galleggiante temporaneo, fatto di barche, per permettere ai corridori di attraversare il Canal Grande. Un’opera effimera, poetica, quasi musicale.

“Run Like Hell”: quando la corsa diventa battaglia

Lungo la Riviera del Brenta, la maratona prende ritmo. Le ville palladiane scorrono accanto come spettatrici silenziose, il respiro si sincronizza ai passi. È il momento di “Run Like Hell” (The Wall, 1979):

“You better run all day and run all night.”
Non è solo una gara, ma un atto di resistenza.

A Mestre, il calore della folla si trasforma in carburante. Le voci dei tifosi risuonano come un assolo di chitarra. Al Parco San Giuliano, l’energia si trasforma in trance: “On the Run” (The Dark Side of the Moon) sembra descrivere il battito collettivo di migliaia di cuori.

Poi arriva il Ponte della Libertà, quel lungo rettilineo che separa la terraferma dall’isola. È il vero spartiacque della gara: per i primi, è il punto in cui si decide la vittoria; per gli altri, il momento in cui il corpo vacilla e la mente diventa protagonista. Alcuni lo attraversano con la furia di “One of These Days”, altri con la serenità meditativa di “Fearless”:

“And I’ll climb the hill in my own way.”

Venezia, i 14 ponti e l’acqua alta: quando la città mette alla prova anche i campioni

Entrare a Venezia è come varcare un sogno. Ma la bellezza è anche una prova. I 14 ponti da superare – costruiti appositamente o adattati per l’evento – diventano la montagna simbolica di ogni maratoneta. Il rumore dei passi sull’acqua, il legno umido delle passerelle, i riflessi del sole tra le onde: tutto ricorda che qui la corsa è un atto d’amore verso la città stessa.

Ed è proprio tra il 40° e il 41° chilometro, in Piazza San Marco, che il destino scrive la sua pagina più intensa: Zebenay Ashumar, l’etiope straordinaria, cade a causa dell’acqua alta. Il pubblico trattiene il fiato. Per un istante, sembra che il sogno si spezzi. Ma lei si rialza, come in Learning to Fly:

“A soul in tension that’s learning to fly, condition grounded but determined to try.”
Riparte, corre, vince. In 2 ore, 27 minuti e 31 secondi.

La doppietta etiope si completa con Robi Deribe, che domina tra gli uomini con 2h08’58”. Due anime africane che conquistano una città anfibia, sospesa tra acqua e cielo.

Una macchina perfetta: come un concerto dei Pink Floyd

Dietro la poesia c’è la precisione. Coordinare 20.000 corridori provenienti da 80 Paesi, garantire la sicurezza con 232 operatori tra Protezione Civile, Alpini, Guardia Costiera e volontari, chiudere il traffico e proteggere un ecosistema urbano fragile: tutto questo è un esercizio di logistica e sensibilità.
Come un grande concerto live, ogni errore tecnico può diventare una dissonanza. Ma oggi, a Venezia, la sinfonia è stata perfetta.

La città, come nel ’89, ha vibrato. Non di decibel, ma di battiti cardiaci sincronizzati. La musica non era nelle casse, ma nei polmoni e nei passi.

Il tempo, la corsa, la città

Alla fine, mentre gli ultimi arrivano al traguardo, sembra di sentire i versi di Time risuonare tra le calli:

“And then one day you find ten years have got behind you.”
Ogni chilometro è un frammento di vita, ogni passo un atto di resistenza al tempo che scorre.
Hai corso la Venicemarathon? Lascia la tua recensione e il tuo voto  QUI

Vuoi preparare al meglio la tua prossima maratona?

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Se il tuo obiettivo è sfruttare tutto il tuo potenziale e magari conquistare il tuo personal best,
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✍️ Autore.
Mauro Teti
Scrivo di musica perché non potrei farne a meno. Sono responsabile pubbliche relazioni del Progetto musicale di Marco Frattini, “Fratta & Time Machine”. Collaboro con Auralcrave, Il Buscadero, Milano Free e ho collaborato con Musica 361. Formatore in ambito Excel avanzato e comunicazione digitale, esploro il mondo musicale con uno sguardo narrativo e culturale, tra storie nascoste, suoni d’autore e significati da (ri)scoprire. Finisher 4 edizioni Venicemarathon. 

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(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)

Photo credit: archivio web, ufficio stampa Venicemarathon
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#correreèrock #playlistmaratona #rockaandrollrun #venicemarathon #pinkfloyd

© copyright iovedodicorsa 2025, il brand di Marco Frattini:running wear, life style, music

Venicemarathon 2025: tra ponti, musica e magia.
Quando Venezia corre a ritmo dei Pink Floyd

Venezia stamattina si è svegliata al ritmo di ventimila passi. Non quelli dei turisti distratti, ma quelli concentrati, ritmati, quasi musicali, dei corridori della Venicemarathon 2025, partiti da Villa Pisani a Stra per attraversare il cuore della laguna, fino a tagliare il traguardo a Riva dei Sette Martiri.
Una sinfonia di resistenza e passione, come se in sottofondo, tra le calli e i canali, risuonasse la voce di David Gilmour che sussurra:

“Breathe, breathe in the air. Don’t be afraid to care.”
(Breathe, The Dark Side of the Moon, 1973)

Dalla Riviera del Brenta alla città che respira arte e fatica

Il percorso della Venicemarathon è un capolavoro di equilibrio tra sport e architettura, una sfida ingegneristica e logistica che ricorda da vicino la complessità di un grande evento musicale. Come nel concerto dei Pink Floyd del 1989 in Piazza San Marco, quando Venezia dovette reinventarsi per accogliere un’onda sonora planetaria, anche oggi la città ha orchestrato un evento che unisce precisione e poesia.
Chi organizza la maratona conosce bene la parola “studio”: ogni ponte, ogni deviazione, ogni canale richiede un progetto dedicato, calcoli millimetrici, permessi, sicurezza e rispetto per un patrimonio fragile e vivo.

Come i tecnici che, 36 anni fa, sospesero il palco dei Pink Floyd su una piattaforma galleggiante per non toccare la pietra antica della piazza, oggi gli ingegneri della Venicemarathon hanno costruito un ponte galleggiante temporaneo, fatto di barche, per permettere ai corridori di attraversare il Canal Grande. Un’opera effimera, poetica, quasi musicale.

“Run Like Hell”: quando la corsa diventa battaglia

Lungo la Riviera del Brenta, la maratona prende ritmo. Le ville palladiane scorrono accanto come spettatrici silenziose, il respiro si sincronizza ai passi. È il momento di “Run Like Hell” (The Wall, 1979):

“You better run all day and run all night.”
Non è solo una gara, ma un atto di resistenza.

A Mestre, il calore della folla si trasforma in carburante. Le voci dei tifosi risuonano come un assolo di chitarra. Al Parco San Giuliano, l’energia si trasforma in trance: “On the Run” (The Dark Side of the Moon) sembra descrivere il battito collettivo di migliaia di cuori.

Poi arriva il Ponte della Libertà, quel lungo rettilineo che separa la terraferma dall’isola. È il vero spartiacque della gara: per i primi, è il punto in cui si decide la vittoria; per gli altri, il momento in cui il corpo vacilla e la mente diventa protagonista. Alcuni lo attraversano con la furia di “One of These Days”, altri con la serenità meditativa di “Fearless”:

“And I’ll climb the hill in my own way.”

Venezia, i 14 ponti e l’acqua alta: quando la città mette alla prova anche i campioni

Entrare a Venezia è come varcare un sogno. Ma la bellezza è anche una prova. I 14 ponti da superare – costruiti appositamente o adattati per l’evento – diventano la montagna simbolica di ogni maratoneta. Il rumore dei passi sull’acqua, il legno umido delle passerelle, i riflessi del sole tra le onde: tutto ricorda che qui la corsa è un atto d’amore verso la città stessa.

Ed è proprio tra il 40° e il 41° chilometro, in Piazza San Marco, che il destino scrive la sua pagina più intensa: Zebenay Ashumar, l’etiope straordinaria, cade a causa dell’acqua alta. Il pubblico trattiene il fiato. Per un istante, sembra che il sogno si spezzi. Ma lei si rialza, come in Learning to Fly:

“A soul in tension that’s learning to fly, condition grounded but determined to try.”
Riparte, corre, vince. In 2 ore, 27 minuti e 31 secondi.

La doppietta etiope si completa con Robi Deribe, che domina tra gli uomini con 2h08’58”. Due anime africane che conquistano una città anfibia, sospesa tra acqua e cielo.

Una macchina perfetta: come un concerto dei Pink Floyd

Dietro la poesia c’è la precisione. Coordinare 20.000 corridori provenienti da 80 Paesi, garantire la sicurezza con 232 operatori tra Protezione Civile, Alpini, Guardia Costiera e volontari, chiudere il traffico e proteggere un ecosistema urbano fragile: tutto questo è un esercizio di logistica e sensibilità.
Come un grande concerto live, ogni errore tecnico può diventare una dissonanza. Ma oggi, a Venezia, la sinfonia è stata perfetta.

La città, come nel ’89, ha vibrato. Non di decibel, ma di battiti cardiaci sincronizzati. La musica non era nelle casse, ma nei polmoni e nei passi.

Il tempo, la corsa, la città

Alla fine, mentre gli ultimi arrivano al traguardo, sembra di sentire i versi di Time risuonare tra le calli:

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CiaoRunner: dal sogno social al portale per i runner che non si arrendono

CiaoRunner: dal sogno social al portale per i runner che non si arrendono
Negli ultimi anni, il mondo del running ha visto nascere e morire decine di piattaforme dedicate al podismo. Ma poche hanno lasciato il segno come CiaoRunner, una web app tutta italiana che ha cercato — e continua a cercare — di unire la passione per la corsa con la forza della community digitale.

La nascita di CiaoRunner: un social per chi corre
CiaoRunner nasce come progetto ambizioso: diventare il primo social network dedicato ai runner, dove condividere percorsi, risultati, foto e obiettivi.
Un’idea semplice ma potente: far incontrare persone con la stessa passione per la corsa, ovunque si trovino.

🎥 Guarda il video sulla nascita del progetto:
👉 CiaoRunner – Le origini

L’inizio è promettente: l’app guadagna attenzione, raccoglie iscritti e ottiene buoni feedback. Ma come spesso accade nel mondo digitale, il sogno si scontra con la realtà.

Il fallimento del progetto come social
Nonostante l’entusiasmo, CiaoRunner non riesce a competere con i colossi del settore (come Strava o Nike Run Club) e si scontra con i limiti tipici delle startup: risorse limitate, bassa fidelizzazione e un modello di business non sostenibile.

🎥 Un racconto onesto del fallimento:
👉 CiaoRunner – Il lato difficile del progetto

L’esperienza si trasforma in una lezione preziosa: non basta una buona idea, serve una direzione chiara e un valore concreto per l’utente.

Il presente: un portale per eventi e sconti
Oggi CiaoRunner ha cambiato pelle.
Non più un social, ma un portale dedicato alla promozione di eventi podistici in tutta Italia.
Gli utenti possono scoprire gare, iscriversi direttamente e — soprattutto — richiedere codici sconto esclusivi per partecipare alle manifestazioni.

Questa funzione, ormai “principale” nel portale, è diventata la chiave del suo successo attuale.

🎥 Scopri come funziona oggi CiaoRunner:
👉 CiaoRunner – Le funzioni attive

Il sito è oggi un punto di riferimento per chi cerca un evento vicino casa o vuole partecipare a corse fuori regione risparmiando qualcosa.

Il nuovo aggiornamento: connettere runner ovunque*
Ma la storia non finisce qui.
Il team di CiaoRunner sta lavorando a una nuova funzione che potrebbe riportare il progetto alle sue radici social — ma in modo più concreto: mettere in contatto i runner ovunque ci si trovi.
L’obiettivo è creare connessioni reali, non solo virtuali, tra persone che condividono la stessa passione e vogliono correre insieme, anche lontano da casa.

Questa evoluzione promette di trasformare ancora una volta CiaoRunner, portandolo da semplice portale a strumento di aggregazione per la community dei runner italiani e internazionali.


🔗Visita il sito ufficiale
👉 www.ciaorunner.com

🎬 Video consigliati
1. CiaoRunner – le origini
2. CiaoRunner – Il lato difficile del progetto
3. CiaoRunner – Le funzioni attive

🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)

Photo credit: redazione iovedodicorsa
Official tag: #CiaoRunner #AppRunning #EventiRunning #CodiciScontoGare

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Lorenzo Cortesi: “Correre la Venice Marathon è vivere la bellezza. Ed è davvero Rock.”

Per il ciclo “Correre è Rock”, firmato iovedodicorsa, abbiamo incontrato Lorenzo Cortesi, General Manager della Venice Marathon, una delle gare più iconiche del panorama internazionale.

La Venicemarathon non è solo una corsa, ma un viaggio nella bellezza, dal cuore della Riviera del Brenta fino a Riva Sette Martiri,  preceduta dal giro d’onore in Piazza San Marco. Ogni chilometro racconta una storia unica, dove sport, cultura e paesaggio si fondono in un’esperienza irripetibile.

Con la prossima edizione in programma il 26 ottobre 2025, Lorenzo Cortesi ci ha raccontato cosa rende questa maratona un evento che ogni runner dovrebbe vivere almeno una volta nella vita.


   Lorenzo, Venicemarathon è una delle maratone più iconiche d’Italia e non solo. Qual è la sua unicità?

Venezia è unica nel mondo e il percorso della Wizz Air Venicemarathon è unico al mondo!
Non solo per la bellezza della città, ma perché qui si corre sospesi sull’acqua. Il ponte di barche che attraversa il Canal Grande unendo Punta della Dogana ai Giardini di San Marco è un’esperienza che si può vivere solo alla Venicemarathon.

Hai già corso o correrai la Venicemarathon? Scrivici la tua recensione   QUI


Il percorso attraversa luoghi patrimonio mondiale. Quanto conta l’esperienza emozionale nel motivare i runner?

Correre la Maratona di Venezia è come vivere un’esperienza irripetibile. Ogni runner, almeno una volta nella vita, deve provarla. È un viaggio nella bellezza e nelle emozioni.


Il claim del nostro ciclo è “Correre è Rock”. Perché Venezia lo è davvero?

Correre la Venicemarathon è rock perché Venezia è rock!
È inclusiva, accessibile, viva. È una città che non si ferma mai, proprio come chi corre.


Negli anni avete saputo innovare molto. Quanto conta l’integrazione tra sport, territorio e comunità?

È fondamentale coinvolgere tutte le età. Per questo ad ogni evento affianchiamo distanze più brevi, per accompagnatori e amici, e le Alì Family Run per i più piccoli.
Vogliamo che tutta la famiglia viva l’esperienza del grande evento.


L’edizione 2025 si preannuncia speciale. Cosa dobbiamo aspettarci?

Quest’anno i runner saranno “sedotti” da Giacomo Casanova, il nostro fil rouge dell’edizione 2025, in occasione dei 300 anni dalla sua nascita.
Ma, come ogni anno, la vera magia sono i sorrisi, le lacrime e gli abbracci dei finisher: i momenti che rendono unica la Venicemarathon.


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🏃‍♂️ Correre a Venezia è come attraversare un sogno, tra storia e acqua, tra musica e fatica.
Ed è proprio per questo che, come dice Cortesi, correre la Venice Marathon è davvero Rock.


🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)

Photo credit: archivio web, ufficio stampa Venicemarathon
Official tag: #correreèrock #venicemarathon #rockaandrollrun

© copyright iovedodicorsa 2025, il brand di Marco Frattini:running wear, life style, music

Lorenzo Cortesi: “Correre la Venice Marathon è vivere la bellezza. Ed è davvero Rock.” Leggi tutto »

Intervista a Giorgio Rondelli: correre è rock?

Una vita dedicata alla corsa, al perfezionamento del gesto atletico e alla ricerca della massima espressione sportiva. Giorgio Rondelli non è solo uno degli allenatori più vincenti e carismatici dell’atletica italiana e mondiale, ma anche un esempio vivente di come la passione possa diventare il filo conduttore di una carriera e di un’intera esistenza fatta di sport, tenacia e perseveranza.

In questa intervista esclusiva chiediamo a Giorgio Rondelli un parere sul rapporto tra corsa, ritmo e musica rock.

Togliamo subito ogni indugio
Correre è rock?
«Credo proprio di sì. Per lo meno per me che ho sempre legato le due cose. Fin dai tempi di Elvis Presley ho trovato nella musica rock quella spinta emotiva che accompagna la fatica e la trasforma in energia positiva. Negli allenamenti lunghi, quando accompagnavo gli atleti, spesso mettevo musica rock proprio per dare ritmo e motivazione. Il rock, con la sua forza e la sua immediatezza, è perfetto per esprimere la stessa intensità che c’è nella corsa: sudore, battito, passione.»


Corsa e musica: ritmo, armonia e velocità
Correre è ritmo, armonia e velocità: è dunque possibile trovare delle assonanze tra l’attività podistica e la musica?
«Certamente. Correre significa entrare in un flusso fatto di ritmo e armonia, un po’ come seguire una partitura musicale. Nei grandi meeting del nord Europa mi è capitato spesso di vedere il pubblico che aiutava gli atleti a trovare la spinta giusta battendo le mani ritmicamente sui tabelloni pubblicitari. Era come se lo stadio intero diventasse uno strumento musicale. Non a caso la World Athletics vieta agli atleti di usare gli auricolari in gara: la musica è considerata un supporto esterno, quasi una forma di doping, perché può davvero cambiare la percezione della fatica. Questo la dice lunga su quanto sia forte e reale il legame tra corsa e musica.»


Un aneddoto rock dalla nazionale di cross
Tra i tanti episodi e ricordi legati alla corsa, ne ha di rock da raccontare?
«Sì, assolutamente. Quando ero tecnico della nazionale di cross, preparai per i ragazzi una compilation che diventò una sorta di colonna sonora dei nostri raduni. La canzone guida era La mia banda suona il rock. Non era solo un brano da ascoltare, ma un simbolo: ci rappresentava come squadra, con il nostro spirito combattivo e la voglia di affrontare insieme le sfide. Quella musica caricava gli atleti, li faceva sorridere anche nei momenti più duri e creava un senso di appartenenza. In fondo, anche il cross è un po’ rock: fango, freddo, percorsi durissimi, ma tanta energia e grinta.»

L’atleta come un rocker
La sua cultura sportiva è enciclopedica: quale atleta del passato e/o del presente potrebbe essere considerato un vero rocker?
«Direi senza dubbio Francesco Panetta, e lo associo subito a Born to Run di Bruce Springsteen. Panetta era un talento incredibile, ma anche un atleta con carattere, istinto e un modo di correre viscerale, molto simile all’anima del rock. Sul piano tecnico era straordinario, ma quello che colpiva era il temperamento: correva con l’anima, trascinava il pubblico, sapeva trasformare ogni gara in spettacolo. Un po’ come Springsteen sul palco: non solo tecnica, ma passione, grinta e cuore.»

La colonna sonora della corsa
Se correre è rock, quale sarebbe la sua colonna sonora?
«Se dovessi sceglierne una, direi Glory Days di Bruce Springsteen. È una canzone che parla dei momenti irripetibili della vita, di quei giorni che restano scolpiti nella memoria e che nessuno può portarti via. Nello sport è lo stesso: ogni atleta e ogni allenatore ha i suoi giorni di gloria, le vittorie, le emozioni, le fatiche trasformate in trionfi. E quando la ascolto, mi sembra quasi di rivivere quelle atmosfere: gli stadi pieni, le gare memorabili, la gioia condivisa con gli atleti. È la perfetta colonna sonora per dire che sì, correre è davvero rock.»


🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)

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Playlist La Maratona a Tempo di Rock

🎶 CANZONI MOTIVANTI PER AFFRONTARE OGNI FASE DELLA MARATONA
D
AL PRIMO KM AL TRAGUARDO.

Correre con la musica: energia e motivazione per i runner
Per noi di iovedodicorsa, “Correre è Rock”.
Infatti abbiamo creato una playlist pensata per la maratona: oltre 42 km di musica per accompagnarti dal primo passo al traguardo.

📌 Durata playlist: circa 3h10
📌 Passo medio di riferimento: 4:30/km


🎧 Musica e corsa: alleata o distrazione?
In molte gare ufficiali l’uso degli auricolari è vietato. Se punti al podio, questa playlist non fa per te.
Se invece il tuo obiettivo è correre con costanza e chiudere una maratona con soddisfazione, allora la musica può diventare la tua migliore alleata:
– ti dà motivazione,
– ti aiuta a gestire la fatica,
– trasforma la corsa in un viaggio emozionale.

💡 Attenzione: per alcuni runner la musica può stancare alla lunga. In quel caso, spegnila e concentrati su respiro e gambe.


🏁 Start (0–10 km) – trovare il ritmo
Nella prima parte di gara serve equilibrio: brani motivanti ma non troppo aggressivi.
– Coldplay – Viva La Vida
– Fontaines D.C. – A Hero’s Death
– The Human League – Don’t You Want Me
– Simple Minds – Glittering Prize
– Wings – Band on the Run
– George Harrison – Got My Mind Set on You
– Madonna – Hung Up
– Tears for Fears – The Tipping Point

💡 Consiglio quindi di non bruciare le energie iniziali, pensa a goderti il viaggio.


🚀 Centrale (10–30 km) – entrare nel flow
In questa fase bisogna mantenere concentrazione e costanza. Un mix di elettronica e anni ’80 aiuta a rimanere nel “flow”.
– Faithless – Insomnia
– Asia Dub Foundation – Fortress Europe
– A-ha – Take on Me
– Blondie – Heart of Glass
– Franco Battiato – Centro di gravità permanente
– Marco Frattini – Corro come il Vento
– PFM – La Rivoluzione
– Area – Gioia e rivoluzione

💡 Consiglio: trova il tuo passo e lascia che la musica faccia da sfondo.


🔥 Il muro (30–35 km) – resistere alla fatica
Il momento più temuto. Qui serve forza mentale e brani che diano energia extra.
– U2 – New Year’s Day
– The Verve – Bitter Sweet Symphony
– Queen – Don’t Stop Me Now
– Massive Attack – Paradise Circus
– Joy Division – Atmosphere

💡 Consiglio: invece di pensare a quanto manca, affronta un chilometro alla volta. Non guardare troppo avanti.


🏆 Finale (35–42 km) – l’esplosione
Infine il traguardo si avvicina. Ora serve dare tutto e la playlist diventa pura adrenalina.
– Ramones – Blitzkrieg Bop
– Led Zeppelin – Rock and Roll
– Elton John – I’m Still Standing
– Bruce Springsteen – Born to Run
– The Beatles – Helter Skelter

💡 Consiglio: al termine, negli ultimi 195 metri togli le cuffie e goditi l’applauso.


🎶 Bonus esclusivo: A Due Passi dal Cielo
E per finire, al termine della playlist ti consigliamo di scaricare e ascoltare il nuovo brano del progetto Correre è Rock di Marco Frattini.
👉 A Due Passi dal Cielo scarica subito la DEMO gratuita    QUI


📝 Conclusione
La maratona è un capitolo a sé stante nella vita di un podista. Quando mancano pochi chilometri al traguardo, spesso giuriamo che sarà l’ultima, eppure, subito dopo aver tagliato il traguardo, ci ritroviamo già a pensare a come organizzare la prossima. La musica può ampliare la gioia del viaggio e distrarci nei momenti di crisi. Ad ogni arrivo ti senti in uno stato di grazia che George Harrison avrebbe definito ‘Cloud Nine’. Noi ti consigliamo di scaricare e ascoltare ‘A Due Passi dal Cielo’, il nuovo brano del progetto Correre è Rock di Marco Fratta.

Vuoi preparare al meglio la tua prossima maratona?

Nel nostro prossimo articolo ti parleremo della musica ideale per ogni tipo di allenamento: dal lungo lento alle ripetute, passando per fartlek, corsa media, progressivi e collinari.
Se il tuo obiettivo è sfruttare tutto il tuo potenziale e magari conquistare il tuo personal best,
contattaci  subito     QUI
Il coach Marco Frattini saprà come aiutarti.

✍️ Autore.
Mauro Teti
Scrivo di musica perché non potrei farne a meno. Sono responsabile pubbliche relazioni del Progetto musicale di Marco Frattini, “Fratta & Time Machine”. Collaboro con Auralcrave, Il Buscadero, Milano Free e ho collaborato con Musica 361. Formatore in ambito Excel avanzato e comunicazione digitale, esploro il mondo musicale con uno sguardo narrativo e culturale, tra storie nascoste, suoni d’autore e significati da (ri)scoprire.

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🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)

Official tag: #correreèrock #playlistmaratona #rockaandrollrun

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