Chitarrista dallo stile riconoscibile e dall’approccio profondo allo strumento, Andrea ZEN Zennaro è un musicista che ha costruito il proprio percorso tra ricerca personale, collaborazioni significative e una visione artistica sempre in evoluzione. In questa intervista ripercorriamo la sua storia musicale, le esperienze che lo hanno formato e il presente, tra progetto solista e nuovi appuntamenti dal vivo.
Andrea, partiamo dall’inizio: com’è nata la tua storia con la musica e con la chitarra?
La mia esperienza nella musica è iniziata molto presto: avevo 9 anni quando ho messo le mie manine sulla prima tastierina e ho iniziato a esplorare il magico mondo dei suoni. Ricordo che registravo le mie prime idee su un vecchio stereo di casa a doppia cassetta; questo mi consentiva di registrare grossolanamente più parti, sovra-incidendo diversi suoni fino a saturare i nastri. Era una sorta di multi-traccia molto rudimentale, ma mi dava la possibilità di sperimentare con forme ancora embrionali di arrangiamenti .
Il mio interesse per gli strumenti è sempre stato piuttosto ampio e non focalizzato su un elemento in particolare. Nonostante ciò, amavo follemente la batteria e, appena ho avuto la possibilità di suonarne una, mi si è aperto un mondo. Tuttavia, la vera svolta chitarristica è arrivata alle medie, quando ho ascoltato Appetite for Destruction dei Guns N’ Roses. Lì ho capito che nessun altro strumento avrebbe mai potuto coprire quel sound graffiante ed energico che ascoltavo giorno e notte, lasciandomi letteralmente ipnotizzato.Arrivò così il Natale del 1995 e mio padre mi regalò la mia prima chitarra elettrica: una economica Hohner Rockwood, che conservo ancora gelosamente nel mio studio in suo ricordo. Ben presto la sei corde diventò la mia migliore amica e le mie idee musicali virarono definitivamente verso il rock.
Nel frattempo, passavo i pomeriggi da adolescente in una piccola sala prove di paese, dove suonavo sia la tastiera sia la batteria con le prime band di coetanei. Durante il periodo delle superiori cominciai a esibirmi nei primi locali della zona con brani inediti e l’idea di una carriera musicale divenne sempre più radicata in me, al punto che, una volta finito il liceo, corsi a iscrivermi al CPM di Milano, dove mi diplomai poco dopo in chitarra rock professionale. Da lì iniziò realmente un percorso di crescita continua che mi portò a confrontarmi con l’ambiente professionistico, lavorando con agenzie di spettacolo, registrando in studio e insegnando in varie scuole di musica, grazie anche alla mia passione per la didattica e al master per l’insegnamento che ho intrapreso sempre presso il CPM.
Quali sono state le esperienze che ti hanno formato di più come musicista?
L’aver lavorato – e il lavorare ancora – in contesti molto diversi mi ha insegnato che ogni esperienza è profondamente formativa. Appartengo a una generazione che aveva poche informazioni e le ha fatte fruttare molto. Quando ho iniziato a suonare non esisteva nemmeno internet e l’unico modo per reperire musica o informazioni sugli strumenti e sui suoni era il passaparola.
Ricordo le interminabili chiacchierate nei negozi di musica, dove si aveva l’occasione di provare strumenti inavvicinabili e dai quali si tornava a casa pieni di consigli e di sogni. Ricordo le ore passate a registrare i videoclip delle mie hit preferite, nella speranza di scorgere un fotogramma utile per capire la diteggiatura di un assolo. Sembra preistoria, ma era tutto ciò che avevamo e fungeva da ottimo carburante per la passione.
Parlando invece di esperienze professionali formative, anche in questo caso si è trattato di una crescita continua. Mi sono esibito sia in club microscopici sia in festival da migliaia di persone, villaggi turistici, fiere musicali, piazze di grandi città, radio, università, musei, ritiri spirituali, eventi tra i più disparati, e teatri, tra cui anche l’Ariston di Sanremo. Ho registrato per musical, jingle, artisti emergenti e produzioni teatrali nazionali, suonando dal pop al metal, dal country al cantautorato nostrano, e facendo da spalla anche ad artisti importanti (Kee Marcello degli Europe, Kiko Loureiro dei Megadeth, Martin Barre dei Jethro Tull, Ben Poole, e cantautori italiani come Michele Zarrillo e Francesco Sarcina, per citare i più conosciuti). Ogni esperienza mi ha insegnato qualcosa di importante sull’essere musicisti, sia quando si è sotto i riflettori con la propria musica, sia quando si lavora in squadra per servire un progetto artistico altrui.
Che ruolo hanno avuto e hanno tuttora i rapporti con i tuoi colleghi musicisti?
Avere un buon rapporto con i colleghi è fondamentale in ogni ambiente lavorativo e, da questo punto di vista, sono un amante dei team consolidati. Moltissimi dei miei colleghi sono musicisti con cui suono da vent’anni e con i quali esiste un rapporto di amicizia e di grande stima reciproca.
Tuttavia, il bello di lavorare in situazioni diverse, in Italia e anche oltre confine, è la possibilità di ampliare la “famiglia” con nuovi collaboratori, nuovi amici e nuove esperienze. Tutto questo è estremamente stimolante e formativo.
Arriviamo al tuo progetto solista: cosa rappresenta per te?
Nonostante scriva musica da circa trent’anni, il mio progetto solista ha preso realmente forma nel 2020, portando dal vivo una selezione di brani inediti strumentali al fianco di grandi musicisti e amici storici: Ivan Muoio alle tastiere, Daniele Sala al basso e Matteo Pellegata alla batteria. Abbiamo registrato batterie, bassi, chitarre ritmiche e gran parte delle soliste e delle tastiere, e stiamo lavorando nel nostro quartier generale di Pianeta Musica Erba (CO), con Riccardo Belli al mix, per dare forma definitiva al tutto.
È un progetto bellissimo, soprattutto perché rappresenta un tipo di espressione artistica non condizionata e non mediata dai cliché commerciali. Sono brani autentici, che racchiudono tutte le mie influenze musicali: rock, blues, metal, progressive, pop, fusion, ambient. C’è tanta chitarra, ma anche molto interplay con gli altri strumenti e con gli elementi della band. Dal vivo ci divertiamo parecchio.
Guardando al futuro, quali sono i tuoi obiettivi?
Nei miei progetti futuri ci sono davvero tantissime cose interessanti! Oltre a portare avanti l’attività didattica e live tra Italia e Svizzera, so che ogni anno porta con sé nuove collaborazioni e nuove avventure. L’anno scorso, per esempio, è stato molto intenso, con quasi un centinaio di concerti, tra cui esperienze splendide come l’apertura a Martin Barre dei Jethro Tull con Mrs Iz & The Wild Cats al festival Beatles Days di Bellinzona, il celebre Vallemaggia Blues in apertura a Ben Poole, il suggestivo concerto per il Rabadan con i Noxout sempre a Bellinzona, la Rock Night di Ascona, il Carate Beer Fest, oltre a molti altri eventi.
Per quest’anno siamo solo all’inizio, ma tra le varie date in calendario con le mie band ho da poco avuto la conferma che il 27 giugno avrò l’onore di calcare il palco dell’International Truck & Country Festival di Interlaken (CH) con gli Steelriders: ci sarà da divertirsi.
Il 2026 sarà anche l’anno di importanti collaborazioni sul fronte della strumentazione. Per i miei impegni live e in studio avrò il supporto di D Cables, azienda italiana produttrice di cavi boutique di altissima qualità, e per quanto riguarda l’amplificazione sarò supportato anche da Microdigit, azienda con la quale sto collaborando alla realizzazione di una testata valvolare point to point che sarà pronta a febbraio. Anche in questo caso si tratta di un prodotto di livello qualitativo altissimo, made in Italy e senza compromessi.A breve registreremo contenuti video in cui sarà possibile testare e ascoltare la bellezza, la ricerca e la perizia con cui questi prodotti vengono realizzati.
Chiudiamo con il prossimo impegno: cosa ci puoi dire della serata evento a Nova Milanese?
Sarà una serata speciale e, in un certo senso, naturale. Questo appuntamento a Nova Milanese rappresenta il proseguimento di un rapporto di collaborazione nato recentemente, in occasione della registrazione della parte solista del nuovo brano di Fratta & Time Machine. Essere ospite insieme a Marco Frattini, che ho conosciuto da poco, e a Cristian, Daniele e Rossella – che tra l’altro sono miei grandi amici da moltissimi anni – rende questa serata ancora più speciale.
Sul palco ci sarà energia, dialogo e quella libertà espressiva che nasce quando la collaborazione si trasforma in qualcosa di autentico e naturale.
L’ingresso è gratuito, l’atmosfera è raccolta, la musica è suonata dal vivo e senza filtri.
👉 Esserci ed essere protagonisti.
Il viaggio rock di Fratta & Time Machine continua con Andrea ZEN Zennaro: una serata che promette vero ROCK.
🍽️ Posti limitati, prenotazione consigliata.
E’ possibile prenotare il proprio tavolo QUI.
“La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)
Photo credit: archivio web
Official tag: #correreèrock #matilda #novamilanese #rockaandrollrun
© copyright iovedodicorsa 2026, il brand di Marco Frattini: running wear, life style, music

Chitarrista dallo stile riconoscibile e dall’approccio profondo allo strumento, Andrea ZEN Zennaro è un musicista che ha costruito il proprio percorso tra ricerca personale, collaborazioni significative e una visione artistica sempre in evoluzione. In questa intervista ripercorriamo la sua storia musicale, le esperienze che lo hanno formato e il presente, tra progetto solista e nuovi appuntamenti dal vivo.
Andrea, partiamo dall’inizio: com’è nata la tua storia con la musica e con la chitarra?
La mia esperienza nella musica è iniziata molto presto: avevo 9 anni quando ho messo le mie manine sulla prima tastierina e ho iniziato a esplorare il magico mondo dei suoni. Ricordo che registravo le mie prime idee su un vecchio stereo di casa a doppia cassetta; questo mi consentiva di registrare grossolanamente più parti, sovra-incidendo diversi suoni fino a saturare i nastri. Era una sorta di multi-traccia molto rudimentale, ma mi dava la possibilità di sperimentare con forme ancora embrionali di arrangiamenti .
Il mio interesse per gli strumenti è sempre stato piuttosto ampio e non focalizzato su un elemento in particolare. Nonostante ciò, amavo follemente la batteria e, appena ho avuto la possibilità di suonarne una, mi si è aperto un mondo. Tuttavia, la vera svolta chitarristica è arrivata alle medie, quando ho ascoltato Appetite for Destruction dei Guns N’ Roses. Lì ho capito che nessun altro strumento avrebbe mai potuto coprire quel sound graffiante ed energico che ascoltavo giorno e notte, lasciandomi letteralmente ipnotizzato.Arrivò così il Natale del 1995 e mio padre mi regalò la mia prima chitarra elettrica: una economica Hohner Rockwood, che conservo ancora gelosamente nel mio studio in suo ricordo. Ben presto la sei corde diventò la mia migliore amica e le mie idee musicali virarono definitivamente verso il rock.
Nel frattempo, passavo i pomeriggi da adolescente in una piccola sala prove di paese, dove suonavo sia la tastiera sia la batteria con le prime band di coetanei. Durante il periodo delle superiori cominciai a esibirmi nei primi locali della zona con brani inediti e l’idea di una carriera musicale divenne sempre più radicata in me, al punto che, una volta finito il liceo, corsi a iscrivermi al CPM di Milano, dove mi diplomai poco dopo in chitarra rock professionale. Da lì iniziò realmente un percorso di crescita continua che mi portò a confrontarmi con l’ambiente professionistico, lavorando con agenzie di spettacolo, registrando in studio e insegnando in varie scuole di musica, grazie anche alla mia passione per la didattica e al master per l’insegnamento che ho intrapreso sempre presso il CPM.

Quali sono state le esperienze che ti hanno formato di più come musicista?
L’aver lavorato – e il lavorare ancora – in contesti molto diversi mi ha insegnato che ogni esperienza è profondamente formativa. Appartengo a una generazione che aveva poche informazioni e le ha fatte fruttare molto. Quando ho iniziato a suonare non esisteva nemmeno internet e l’unico modo per reperire musica o informazioni sugli strumenti e sui suoni era il passaparola.
Ricordo le interminabili chiacchierate nei negozi di musica, dove si aveva l’occasione di provare strumenti inavvicinabili e dai quali si tornava a casa pieni di consigli e di sogni. Ricordo le ore passate a registrare i videoclip delle mie hit preferite, nella speranza di scorgere un fotogramma utile per capire la diteggiatura di un assolo. Sembra preistoria, ma era tutto ciò che avevamo e fungeva da ottimo carburante per la passione.
Parlando invece di esperienze professionali formative, anche in questo caso si è trattato di una crescita continua. Mi sono esibito sia in club microscopici sia in festival da migliaia di persone, villaggi turistici, fiere musicali, piazze di grandi città, radio, università, musei, ritiri spirituali, eventi tra i più disparati, e teatri, tra cui anche l’Ariston di Sanremo. Ho registrato per musical, jingle, artisti emergenti e produzioni teatrali nazionali, suonando dal pop al metal, dal country al cantautorato nostrano, e facendo da spalla anche ad artisti importanti (Kee Marcello degli Europe, Kiko Loureiro dei Megadeth, Martin Barre dei Jethro Tull, Ben Poole, e cantautori italiani come Michele Zarrillo e Francesco Sarcina, per citare i più conosciuti). Ogni esperienza mi ha insegnato qualcosa di importante sull’essere musicisti, sia quando si è sotto i riflettori con la propria musica, sia quando si lavora in squadra per servire un progetto artistico altrui.
Che ruolo hanno avuto e hanno tuttora i rapporti con i tuoi colleghi musicisti?
Avere un buon rapporto con i colleghi è fondamentale in ogni ambiente lavorativo e, da questo punto di vista, sono un amante dei team consolidati. Moltissimi dei miei colleghi sono musicisti con cui suono da vent’anni e con i quali esiste un rapporto di amicizia e di grande stima reciproca.
Tuttavia, il bello di lavorare in situazioni diverse, in Italia e anche oltre confine, è la possibilità di ampliare la “famiglia” con nuovi collaboratori, nuovi amici e nuove esperienze. Tutto questo è estremamente stimolante e formativo.

Arriviamo al tuo progetto solista: cosa rappresenta per te?
Nonostante scriva musica da circa trent’anni, il mio progetto solista ha preso realmente forma nel 2020, portando dal vivo una selezione di brani inediti strumentali al fianco di grandi musicisti e amici storici: Ivan Muoio alle tastiere, Daniele Sala al basso e Matteo Pellegata alla batteria. Abbiamo registrato batterie, bassi, chitarre ritmiche e gran parte delle soliste e delle tastiere, e stiamo lavorando nel nostro quartier generale di Pianeta Musica Erba (CO), con Riccardo Belli al mix, per dare forma definitiva al tutto.
È un progetto bellissimo, soprattutto perché rappresenta un tipo di espressione artistica non condizionata e non mediata dai cliché commerciali. Sono brani autentici, che racchiudono tutte le mie influenze musicali: rock, blues, metal, progressive, pop, fusion, ambient. C’è tanta chitarra, ma anche molto interplay con gli altri strumenti e con gli elementi della band. Dal vivo ci divertiamo parecchio.
Guardando al futuro, quali sono i tuoi obiettivi?
Nei miei progetti futuri ci sono davvero tantissime cose interessanti! Oltre a portare avanti l’attività didattica e live tra Italia e Svizzera, so che ogni anno porta con sé nuove collaborazioni e nuove avventure. L’anno scorso, per esempio, è stato molto intenso, con quasi un centinaio di concerti, tra cui esperienze splendide come l’apertura a Martin Barre dei Jethro Tull con Mrs Iz & The Wild Cats al festival Beatles Days di Bellinzona, il celebre Vallemaggia Blues in apertura a Ben Poole, il suggestivo concerto per il Rabadan con i Noxout sempre a Bellinzona, la Rock Night di Ascona, il Carate Beer Fest, oltre a molti altri eventi.
Per quest’anno siamo solo all’inizio, ma tra le varie date in calendario con le mie band ho da poco avuto la conferma che il 27 giugno avrò l’onore di calcare il palco dell’International Truck & Country Festival di Interlaken (CH) con gli Steelriders: ci sarà da divertirsi.
Il 2026 sarà anche l’anno di importanti collaborazioni sul fronte della strumentazione. Per i miei impegni live e in studio avrò il supporto di D Cables, azienda italiana produttrice di cavi boutique di altissima qualità, e per quanto riguarda l’amplificazione sarò supportato anche da Microdigit, azienda con la quale sto collaborando alla realizzazione di una testata valvolare point to point che sarà pronta a febbraio. Anche in questo caso si tratta di un prodotto di livello qualitativo altissimo, made in Italy e senza compromessi.A breve registreremo contenuti video in cui sarà possibile testare e ascoltare la bellezza, la ricerca e la perizia con cui questi prodotti vengono realizzati.

Chiudiamo con il prossimo impegno: cosa ci puoi dire della serata evento a Nova Milanese?
Sarà una serata speciale e, in un certo senso, naturale. Questo appuntamento a Nova Milanese rappresenta il proseguimento di un rapporto di collaborazione nato recentemente, in occasione della registrazione della parte solista del nuovo brano di Fratta & Time Machine. Essere ospite insieme a Marco Frattini, che ho conosciuto da poco, e a Cristian, Daniele e Rossella – che tra l’altro sono miei grandi amici da moltissimi anni – rende questa serata ancora più speciale.
Sul palco ci sarà energia, dialogo e quella libertà espressiva che nasce quando la collaborazione si trasforma in qualcosa di autentico e naturale.
L’ingresso è gratuito, l’atmosfera è raccolta, la musica è suonata dal vivo e senza filtri.
👉 Esserci ed essere protagonisti.
Il viaggio rock di Fratta & Time Machine continua con Andrea ZEN Zennaro: una serata che promette vero ROCK.
🍽️ Posti limitati, prenotazione consigliata.
E’ possibile prenotare il proprio tavolo QUI.
“La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)
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Official tag: #correreèrock #matilda #novamilanese #rockaandrollrun
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