Intervista ad Alessandro Genuzio – Correre è Rock

Per il format “Correre è Rock” di iovedodicorsa incontriamo Alessandro Genuzio, mente e anima del progetto Mytho Sunset Run, evento che negli anni ha saputo evolversi trasformandosi da maratona tradizionale a format più aperto, esperienziale e contemporaneo.
Oggi Mytho non è più soltanto una distanza da correre, ma un’esperienza immersiva che unisce running, territorio, natura e condivisione. Dalla storica Mytho Marathon si è arrivati a una proposta capace di coinvolgere runner, camminatori e appassionati outdoor, fino alla suggestiva Mytho Sunset Run di Grado, tra laguna, sterrati e luci del tramonto.
Alessandro vive lo sport da molte prospettive: organizzatore, promotore del territorio e protagonista anche nel contesto olimpico, grazie al suo coinvolgimento nel settore slittino dei Giochi di Milano Cortina 2026.
Con lui abbiamo parlato di evoluzione, visione e di cosa significhi oggi creare eventi che siano molto più di una semplice gara.
Alessandro, Mytho è passato da essere una maratona a diventare un format più ampio, con eventi diversi e una forte identità esperienziale. Cosa ha guidato questa evoluzione?
Dopo aver concluso con grande soddisfazione, a metà ottobre 2024, la quarta edizione della Mytho Marathon, mi è arrivata una proposta lavorativa tanto importante quanto inaspettata: entrare a far parte del comitato organizzatore dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026. Un’occasione unica, alla quale sinceramente non sono riuscito a dire di no.
Accettando questo nuovo incarico, ho spiegato al resto del team Mytho che il mio coinvolgimento nelle future edizioni dell’unica maratona del Friuli Venezia Giulia sarebbe inevitabilmente diminuito. Da questa consapevolezza è nata, condivisa da tutto il gruppo, la decisione di chiudere un progetto che ci ha regalato emozioni straordinarie e grandi soddisfazioni.
Qualche mese più tardi, parlando con l’amico Ivan Gomboso, vulcanico presidente della società podistica Niù Team, e confrontandoci anche con la municipalità di Grado, abbiamo iniziato a immaginare qualcosa di nuovo. L’idea era quella di creare un evento diverso dal solito: meno focalizzato sull’aspetto agonistico e più orientato al divertimento, alla scoperta del territorio e alla condivisione, senza dimenticare una finalità benefica.
Da qui è nata la Mytho Sunset Run: una corsa su sterrato di 12 km che attraversa una parte poco conosciuta e autentica di Grado, immersa nella natura della Laguna e delle Valli di Pesca. A rendere tutto ancora più suggestivo è sicuramente la partenza fissata alle ore 18, con i partecipanti accompagnati dalle luci del tramonto lungo tutto il percorso.
E una volta tagliato il traguardo, spazio al “terzo tempo” con il Mytho Sunset Party: pizza per tutti, musica e animazione fino a tarda sera nella splendida cornice del Residence Punta Spin di Grado.
Dal punto di vista organizzativo si tratta sicuramente di un evento meno impegnativo rispetto a una maratona, ma crediamo possa rappresentare un vero progetto pilota, capace di lanciare un nuovo modo di vivere le gare podistiche in un periodo dell’anno in cui maratone, mezze maratone e trail tradizionalmente si fermano.
La Mytho Sunset Run a Grado è qualcosa di diverso: gravel, tramonto, laguna, più distanze e anche non competitiva.
Quanto è importante oggi aprire il running a più persone e non solo ai “maratoneti puri”?
Hai centrato perfettamente il punto. Con Mytho Sunset Run volevamo creare qualcosa di diverso rispetto al classico evento podistico, un format capace di mettere insieme mondi differenti: chi ama correre su strada, gli appassionati di trail, ma anche camminatori, nordic walkers e famiglie.
L’idea di fondo è semplice: oggi il running deve essere sempre più inclusivo. Non può più rivolgersi soltanto ai “maratoneti puri” o agli agonisti. Sempre più persone cercano eventi che uniscano sport, natura, divertimento ed esperienza, e Grado con la sua laguna ci offriva il contesto ideale per costruire qualcosa di nuovo.
Per questo motivo, nel 2025 abbiamo scelto volutamente di non inserire gare competitive. Volevamo capire come il pubblico avrebbe reagito al format, raccogliere feedback sul percorso, sulla sua durezza ma anche sulla sua spettacolarità.
Abbiamo fatto pochissima promozione e sinceramente ci aspettavamo circa 600 partecipanti. Invece si sono presentati in 1112. Un risultato che ci ha sorpresi e, in parte, anche spiazzati.
È chiaro che con numeri così importanti, alla prima edizione, qualcosa a livello organizzativo poteva essere migliorato. Però questa esperienza ci è servita tantissimo per capire dove intervenire e come crescere.
Per il 2026 abbiamo già deciso di strutturarci in maniera completamente diversa. Abbiamo creato un team organizzativo composto per oltre la metà da professionisti con cui ho lavorato direttamente durante l’esperienza olimpica di Milano-Cortina 2026.
Abbiamo inoltre deciso di proporre tre format differenti, tutti rigorosamente non competitivi:
- Mytho Sunset Run dedicata a chi vuole mettersi alla prova sul percorso da 12 km
- Mytho Eco Run per famiglie e camminatori
- Mytho Nordic Walking pensata per gli appassionati dei bastoncini
L’introduzione della prova cronometrata non competitiva rappresenta anche un test per il futuro: vogliamo capire se nelle prossime edizioni ci saranno i presupposti per inserire una vera gara competitiva, senza perdere lo spirito originale dell’evento.
Nel tuo percorso c’è anche l’esperienza olimpica nel settore slittino per Milano Cortina 2026.
Cosa ti ha lasciato questo contesto e cosa hai portato dentro Mytho da quell’esperienza?
L’esperienza olimpica mi ha lasciato — e continuerà a lasciarmi — un bagaglio enorme di emozioni, competenze e consapevolezze che saranno preziose non solo nel mondo dello sport, ma in qualsiasi ambito lavorativo.
Lavorare ai Giochi Olimpici significa confrontarsi ogni giorno con persone provenienti da tutto il mondo, imparando a collaborare all’interno di team internazionali dove il livello richiesto è altissimo e dove gli errori devono essere ridotti al minimo.
Se c’è una cosa che porto davvero con me da questa esperienza è l’importanza della pianificazione. Ai Giochi ho capito ancora di più quanto preparare ogni dettaglio sia il modo migliore per affrontare con lucidità le difficoltà quando inevitabilmente qualcosa cambia all’ultimo momento.
Molte di queste capacità, soprattutto il problem solving, le avevo già sviluppate negli anni della Mytho Marathon. Organizzare una maratona significa confrontarsi con una macchina complessa fatta di sicurezza, autorizzazioni, logistica e gestione degli imprevisti.
Per questo considero le due esperienze strettamente collegate. Da un lato, i Giochi Olimpici mi hanno permesso di acquisire nuove competenze e di coinvolgere oggi nella Mytho Sunset Run un team composto in gran parte da professionisti conosciuti proprio durante quell’esperienza. Dall’altro, quanto imparato nelle quattro edizioni della Mytho Marathon è stato spesso fondamentale anche per affrontare situazioni complesse vissute durante i Giochi Olimpici stessi.
Il nostro claim è “Correre è Rock”. In che modo Mytho incarna questo spirito?
Se ci penso bene, il progetto Mytho è sempre stato “rock” fin dal primo giorno, perché ha sempre cercato di uscire dagli schemi e fare qualcosa di diverso rispetto alle classiche maratone.
Già la Mytho Marathon aveva un’identità unica: siamo stati infatti la prima e unica maratona italiana itinerante. Ogni anno cambiavamo location con l’obiettivo di spingere i runner non solo a correre, ma anche a scoprire nuovi territori del Friuli Venezia Giulia.
Siamo partiti da Cividale del Friuli, poi Sacile, Aquileia e infine Grado. La nostra idea è sempre stata quella di unire corsa, viaggio, turismo e scoperta del territorio.
Negli anni abbiamo introdotto iniziative originali e legato i nostri eventi anche a cause benefiche e ambientali, perché crediamo che lo sport possa essere uno strumento capace di lasciare qualcosa di positivo.
Oggi, con il passaggio da Mytho Marathon a Mytho Sunset Run, abbiamo deciso ancora una volta di osare. Invece di riproporre qualcosa di già visto, abbiamo scelto di inventare un nuovo format: più esperienziale, più inclusivo e più legato al territorio e al divertimento.
Quindi sì, probabilmente essere “rock” significa proprio questo: avere il coraggio di cambiare, uscire dagli schemi, sperimentare continuamente e trasmettere energia alle persone.
Se dovessi scegliere un brano rock che rappresenta Mytho – magari durante un tramonto a Grado – quale sarebbe e perché?
Se dovessi scegliere un brano rock capace di rappresentare davvero lo spirito di Mytho, probabilmente ne sceglierei più di uno.
Restando sul tema del cambiamento, non posso non pensare a Wind of Change degli Scorpions. È una canzone che parla di trasformazione, nuovi inizi e futuro, e in qualche modo rispecchia perfettamente il passaggio da Mytho Marathon a Mytho Sunset Run.
Se invece penso all’atmosfera unica di Grado, al tramonto sulla laguna e al silenzio interrotto solo dai passi dei runner, allora mi viene in mente Africa dei Toto. Ha una melodia avvolgente che riesce a trasportarti lontano e a creare quella sensazione di viaggio e libertà che vogliamo far vivere ai partecipanti.
Ma se devo essere sincero, la canzone che probabilmente mi rappresenta di più è Don’t Stop Believin’ dei Journey. È un inno alla perseveranza, alla voglia di credere nelle proprie idee anche quando sembrano folli o difficili da realizzare.
In fondo, credo che questa sia davvero la canzone di Mytho: energia, visione, entusiasmo e la voglia di continuare a credere nei propri sogni.
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