Correre è ROCK – Interviste
Matteo Casadio, vice direttore Opera di Santa Teresa:
quando ripartire significa avere un luogo da cui ricominciare.
In occasione della Maratona di Ravenna, iovedodicorsa rinnova il dialogo con l’Opera di Santa Teresa, realtà impegnata quotidianamente nell’accoglienza e nel sostegno alle persone che attraversano momenti di difficoltà.

A fare da punto d’incontro sarà per il secondo anno consecutivo “Un paio di scarpe per due vite”, raccolta solidale di scarpe usate promossa dall’Opera di Santa Teresa del Bambino Gesù di Ravenna.
Sarà possibile donare scarpe da running o da passeggio usate e in buono stato (preferibilmente dal numero 39 al 46) venerdì 6 novembre (dalle 10:30 alle 19) e sabato 7 (dalle 9:30 alle 19) presso lo stand di Opera Santa Teresa allestito all’Expo della Maratona (Pala De Andrè di Ravenna).
Un’iniziativa che mette in relazione il mondo della corsa con quello della solidarietà e che, in questa occasione, ci offre l’occasione per conoscere più da vicino il nuovo progetto dell’Opera di Santa Teresa legato al servizio Docce, Guardaroba e Ristoro.
Per il nostro ciclo “Correre è ROCK” torniamo quindi a parlare con Matteo Casadio, vice direttore dell’Opera, questa volta per andare oltre la singola iniziativa e raccontare il lavoro dell’Opera attraverso i servizi, i numeri e soprattutto le persone.
Perché perdere il lavoro, la casa o i propri punti di riferimento può significare dover ricostruire molto più di una quotidianità. E avere un luogo sicuro, dove trovare ascolto e risposte ai bisogni essenziali, può rappresentare il primo passo.
Docce, Guardaroba e Ristoro: i numeri dell’accoglienza
Matteo, partiamo dal servizio Docce, Guardaroba e Ristoro a cui è destinata la raccolta di scarpe. Come funziona concretamente, a quali bisogni risponde e quali sono i numeri dell’accoglienza?

Il servizio Docce, Guardaroba e Ristoro è uno dei punti di riferimento dell’Opera per le persone che vivono situazioni di povertà, precarietà abitativa o sono costrette a vivere in strada. È aperto dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 10.30, e permette agli ospiti di fare una doccia, ricevere un cambio di vestiti e trovare prodotti per l’igiene personale. Ma non è soltanto un servizio materiale: è anche uno spazio di incontro, ascolto e relazione. I volontari che gestiscono il servizio accompagnano le persone nelle necessità quotidiane e grazie a uno sportello d’ascolto dedicato, quando possibile, le aiutano a orientarsi tra i servizi del territorio, a cercare un lavoro, a preparare un curriculum o a individuare una soluzione abitativa. Nel 2025 il servizio ha registrato 554 accessi e ha offerto sostegno ogni mattina a circa 50 persone. Nel 2026 sono in aumento le persone che accedono per la prima volta al servizio, il che significa che si allarga la fascia della popolazione che è in difficoltà. La raccolta di scarpe risponde quindi a un bisogno molto concreto: avere calzature in buono stato significa potersi muovere, affrontare la giornata e presentarsi a un colloquio di lavoro con maggiore dignità.
Un luogo sicuro da cui ripartire
Nel mondo della corsa siamo abituati a parlare di ripartenze, ma nella vita ci sono situazioni in cui ripartire è tutt’altro che semplice. Molte delle persone che incontrate hanno perso il lavoro, la casa o una parte importante della propria stabilità. Quanto conta per voi poter offrire un aiuto immediato, ma anche un posto sicuro in cui provare a immaginare un futuro diverso?

Conta moltissimo, perché quando una persona perde la casa o si trova improvvisamente in difficoltà, spesso non perde soltanto un luogo in cui vivere: perde anche le proprie certezze, le relazioni e la fiducia nella possibilità di ricominciare. Per questo cerchiamo di offrire una risposta che vada oltre l’emergenza. Una doccia, un pasto, un paio di scarpe o un cambio di vestiti sono aiuti immediati e indispensabili, ma devono essere accompagnati dall’ascolto e dalla possibilità di costruire un percorso.
Alla Casa della Carità “don Angelo Lolli”, altro servizio di carità gestito dall’Opera, offriamo accoglienza temporanea a persone che si trovano in difficoltà abitativa, accompagnandole nella ricerca di una nuova autonomia. Nel 2025 la Casa della Carità ha accolto 42 persone.
Dietro questo dato ci sono storie e situazioni differenti, che non possono essere risolte tutte nello stesso modo. Il nostro compito è provare a creare le condizioni perché ciascuno possa ritrovare stabilità e riprendere in mano la propria vita. Non possiamo garantire che il percorso sia semplice, ma possiamo fare in modo che nessuno debba affrontarlo completamente da solo.
Oltre i numeri, le storie delle persone
Dietro i numeri ci sono persone con le loro storie. C’è un’esperienza di accoglienza che vorrebbe raccontarci perché rappresenta particolarmente bene il significato del vostro lavoro?

Più che una singola storia, mi piace pensare a quelle situazioni in cui una persona arriva da noi con un bisogno molto concreto e, con il tempo, trova anche la possibilità di guardare oltre l’emergenza.Penso, per esempio, a chi si presenta al servizio Docce e Guardaroba perché ha bisogno di lavarsi e cambiarsi, ma che, grazie al dialogo con i volontari, trova anche un aiuto per preparare un curriculum, cercare un’occupazione o affrontare una questione burocratica. A volte il primo passo è proprio questo: sentirsi accolti senza essere giudicati, ritrovare un po’ di fiducia e scoprire di poter chiedere aiuto. Sono gesti che possono sembrare piccoli, soprattutto se confrontati con la complessità dei problemi che le persone affrontano. Eppure sono importanti, perché restituiscono dignità e aprono la possibilità di costruire relazioni. Per noi accogliere significa proprio questo: riconoscere la persona prima ancora del suo bisogno e accompagnarla, per quanto possibile, verso una nuova autonomia.
Casa della Carità: condividere per ricominciare
Tra i servizi della fondazione c’è anche la Casa della Carità, qui offrite un alloggio temporaneo a chi si trova senza una casa. Gli ospiti condividono spazi come la cucina, la sala da pranzo: quanto esperienze di condivisione come il cucinare e lo stare insieme possono contare nel ritrovare fiducia e senso di appartenenza?
La casa non è soltanto un tetto: è un luogo in cui sentirsi al sicuro, recuperare energie e ritrovare una quotidianità. Quando una persona vive a lungo in condizioni di precarietà, anche i gesti più semplici, come prepararsi da mangiare, sedersi a tavola o scambiare qualche parola con gli altri, possono diventare difficili da vivere con serenità. Condividere gli spazi e i momenti della giornata aiuta a ricostruire abitudini, relazioni e un senso di appartenenza. Significa tornare a sentirsi parte di una comunità, non soltanto qualcuno che riceve assistenza. Naturalmente ogni persona ha la propria storia e i propri tempi, e la convivenza richiede rispetto reciproco e attenzione. Lo spirito della Casa della Carità è proprio quello di offrire un contesto accogliente in cui ciascuno, secondo le proprie possibilità, possa contribuire alla vita comune. L’obiettivo non è semplicemente dare un posto letto, ma accompagnare le persone in un percorso che le aiuti a ritrovare fiducia e a costruire prospettive per il futuro.
Maratona di Ravenna: una raccolta di scarpe che fa la differenza
Il nostro claim è “Correre è ROCK”. All’Expo della Maratona di Ravenna, attraverso la raccolta di scarpe, il mondo podistico incontra concretamente quello dell’accoglienza. Che valore ha per l’Opera di Santa Teresa una collaborazione di questo tipo e cosa vorresti far comprendere ai runner che decideranno di partecipare? E per chi volesse fare un passo in più, quali altre possibilità ci sono per sostenere la vostra missione?

Lo scorso anno questa raccolta solidale ha ricevuto una grande adesione da parte dei runners: abbiamo raccolto circa 300 paia di scarpe in due giorni. Un risultato che ci ha reso molto contenti e per questo ringraziamo ancora quanti hanno voluto partecipare.
Chi desiderasse fare un passo in più può sostenere l’Opera anche attraverso una donazione, destinando il proprio 5×1000 all’Opera di Santa Teresa del Bambino Gesù – Ramo ETS, oppure scegliendo di diventare volontario.
Oppure rendere ricorrenze, compleanni, anniversari, momenti di solidarietà a sostegno dell’Opera.
L’Opera porta avanti la sua missione da quasi 100 anni grazie alla collaborazione di tante persone e realtà del territorio. Iniziative come questa ci ricordano che la solidarietà può nascere anche da una passione condivisa e che, se ciascuno mette a disposizione qualcosa, insieme possiamo aiutare molte persone a trovare un nuovo punto da cui ripartire.
Quindi grazie a Correre è Rock per questa collaborazione e a tutti coloro che parteciperanno alla raccolta solidale di scarpe.
Per ricevere maggiori informazioni su come dare il proprio contribuito all’Opera: visitare il sito operasantateresa.it o chiamare al 335 1450154.
Prepara le tue scarpe usate: scarica e ascolta la demo gratuita di Mine Old Running Shoes QUI
Mine Old Running Shoes Tribute:
un passo per ripartire

La corsa e l’accoglienza sono mondi diversi, con difficoltà e obiettivi che non si possono sovrapporre. Ma possono incontrarsi attraverso un gesto semplice e concreto.
È questo il senso della collaborazione con l’Opera di Santa Teresa: mettere in relazione una comunità di runner con persone e servizi che operano ogni giorno, spesso lontano dai riflettori.
L’appuntamento è per venerdì 6 e sabato 7 novembre, all’Expo della Maratona (Pala de Andrè di Ravenna). Invitiamo tutti i runner a portare le proprie scarpe da corsa usate, per contribuire alla raccolta e dare un significato nuovo a qualcosa che ha già percorso tanti chilometri.
Dopo la Maratona, sarà comunque possibile portare le proprie scarpe direttamente all’Opera di Santa Teresa, in via Santa Teresa, 8, a Ravenna: il lunedì e il giovedì, dalle 8 alle 13 o nel pomeriggio sempre di queste due giornate, prendendo un appuntamento al 335 1450154.
Una nuova vita per le tue scarpe, a sostegno di una nuova ripartenza.
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Photo credit: Opera di Santa Teresa
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