CORRERE E’ ROCK – INTERVISTE
Daniele Caimmi: “Correre è ribellione” – Intervista Correre è ROCK
Daniele Caimmi, classe 1972, nato ad Ancona, è stato uno dei maratoneti italiani più rappresentativi, vestendo più volte la maglia azzurra della Nazionale Italiana e partecipando ai principali appuntamenti internazionali.
Dopo la carriera da atleta professionista, ha intrapreso un nuovo percorso come preparatore atletico, continuando a trasmettere la sua esperienza e la sua visione della corsa.
In questa intervista del ciclo “Correre è ROCK”, racconta il legame tra corsa e musica, tra ritmo e identità, tra fatica e libertà.
Perché correre non è solo sport.
È espressione.
Correre è rock?
Correre è rock? E se sì, perché?
Sì, correre è assolutamente rock. È ribellione contro la pigrizia, contro i limiti che ti metti da solo. È ritmo, è energia pura che nasce dentro e si trasforma in movimento.
Quando corri senti il battito del cuore come la batteria di una canzone rock: costante, potente, libero. È sudore e passione, è il desiderio di spingerti sempre un po’ più in là, proprio come fa chi suona o ascolta musica con l’anima.
Corsa e musica
Qual è il tuo rapporto con la musica?
La musica mi ha sempre accompagnato negli allenamenti e nei momenti di pausa. Non corro con le cuffie — preferisco ascoltare il respiro e il rumore dei passi — ma la musica è dentro di me.
Prima di una gara o nei momenti difficili, una canzone può darti la carica giusta. È una compagna silenziosa, che ti aiuta a ritrovare il ritmo giusto anche quando le gambe fanno male.
L’esperienza più rock
Ci puoi raccontare l’esperienza più rock nella tua vita da atleta?
Probabilmente la maratona di Milano del 2003, quando arrivai terzo con il tempo di 2h08’.
È stato il mio momento più “rock”: adrenalina pura, una giornata in cui tutto ha funzionato e la fatica sembrava trasformarsi in musica.
Sentivo la folla, il ritmo, l’energia… come stare su un palco davanti a migliaia di persone, ma con le scarpe da corsa ai piedi.
La canzone
Se correre è rock, quale canzone ti rappresenta di più?
“For Those About to Rock (We Salute You)” degli AC/DC.
È un inno a chi dà tutto, senza risparmiarsi. Correre una maratona è un atto di rispetto verso se stessi, ma anche verso chi condivide quella stessa passione.
Ogni partenza è un “saluto” a chi crede ancora nella fatica e nella libertà.
Oltre la corsa
La vita è una lunga corsa e una melodia inarrestabile. Prossimi traguardi da raggiungere?
Oggi i miei traguardi sono diversi: condividere ciò che ho imparato, aiutare altri a scoprire la bellezza della corsa.
Continuo a insegnare, a seguire atleti giovani, e a cercare nuovi stimoli.
La vita, come la corsa, non è mai solo un traguardo: è un ritmo continuo, una musica che cambia ma non si ferma mai.
CORRERE E’ ROCK – INTERVISTE

Daniele Caimmi: “Correre è ribellione” – Intervista Correre è ROCK
Daniele Caimmi, classe 1972, nato ad Ancona, è stato uno dei maratoneti italiani più rappresentativi, vestendo più volte la maglia azzurra della Nazionale Italiana e partecipando ai principali appuntamenti internazionali.
Dopo la carriera da atleta professionista, ha intrapreso un nuovo percorso come preparatore atletico, continuando a trasmettere la sua esperienza e la sua visione della corsa.
In questa intervista del ciclo “Correre è ROCK”, racconta il legame tra corsa e musica, tra ritmo e identità, tra fatica e libertà.
Perché correre non è solo sport.
È espressione.
Correre è rock?

Correre è rock? E se sì, perché?
Sì, correre è assolutamente rock. È ribellione contro la pigrizia, contro i limiti che ti metti da solo. È ritmo, è energia pura che nasce dentro e si trasforma in movimento.
Quando corri senti il battito del cuore come la batteria di una canzone rock: costante, potente, libero. È sudore e passione, è il desiderio di spingerti sempre un po’ più in là, proprio come fa chi suona o ascolta musica con l’anima.
Corsa e musica
Qual è il tuo rapporto con la musica?
La musica mi ha sempre accompagnato negli allenamenti e nei momenti di pausa. Non corro con le cuffie — preferisco ascoltare il respiro e il rumore dei passi — ma la musica è dentro di me.
Prima di una gara o nei momenti difficili, una canzone può darti la carica giusta. È una compagna silenziosa, che ti aiuta a ritrovare il ritmo giusto anche quando le gambe fanno male.
L’esperienza più rock

Ci puoi raccontare l’esperienza più rock nella tua vita da atleta?
Probabilmente la maratona di Milano del 2003, quando arrivai terzo con il tempo di 2h08’.
È stato il mio momento più “rock”: adrenalina pura, una giornata in cui tutto ha funzionato e la fatica sembrava trasformarsi in musica.
Sentivo la folla, il ritmo, l’energia… come stare su un palco davanti a migliaia di persone, ma con le scarpe da corsa ai piedi.
La canzone
Se correre è rock, quale canzone ti rappresenta di più?
“For Those About to Rock (We Salute You)” degli AC/DC.
È un inno a chi dà tutto, senza risparmiarsi. Correre una maratona è un atto di rispetto verso se stessi, ma anche verso chi condivide quella stessa passione.
Ogni partenza è un “saluto” a chi crede ancora nella fatica e nella libertà.
Oltre la corsa

La vita è una lunga corsa e una melodia inarrestabile. Prossimi traguardi da raggiungere?
Oggi i miei traguardi sono diversi: condividere ciò che ho imparato, aiutare altri a scoprire la bellezza della corsa.
Continuo a insegnare, a seguire atleti giovani, e a cercare nuovi stimoli.
La vita, come la corsa, non è mai solo un traguardo: è un ritmo continuo, una musica che cambia ma non si ferma mai.
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🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)
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