Massimo Bignotti torna alla 100 km in pista: l’intervista Correre è Rock

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio. E Massimo Bignotti, “Bigno” per gli amici, di pelo siamo convinti ne abbia perso parecchio per strada.
Dopo oltre nove anni, proverà nuovamente a cimentarsi in una 100 km su pista, scegliendo la prova di Saronno in condizioni che si preannunciano particolarmente impegnative, tra caldo, fatica e una sfida che ha il sapore delle grandi avventure personali.
Per noi è stata una sorpresa, ma forse non troppo. Perché chi vive la corsa come passione autentica, prima o poi torna sempre a confrontarsi con i propri limiti.
Proprio per questo abbiamo deciso di riproporre oggi l’intervista che avevamo preparato qualche mese fa per il ciclo “Correre è Rock”, dedicata a uno dei riferimenti del movimento podistico brianzolo.
Con il progetto Bigno Core Run, Massimo accompagna runner di ogni livello in un percorso che va dalla prima uscita fino alle distanze ultra, costruendo una comunità fondata su allenamento, condivisione e passione.
In bocca al lupo, Bigno.
Massimo Bignotti: da 0 a 100 km con Bigno Core Run
Per il ciclo “Correre è Rock”, firmato iovedodicorsa, incontriamo Massimo Bignotti, ultra maratoneta e trainer, punto di riferimento per la comunità podistica di Desio e della Brianza.
Gli allenamenti collettivi Bigno Core Run, accompagnano runner di ogni livello da 0 a 100 km: dalla prima uscita di corsa fino alle distanze ultra. Un progetto fortemente radicato sul territorio, costruito su costanza, condivisione e crescita, dove il gruppo diventa energia e l’allenamento torna alla sua forma più autentica.
Con Massimo abbiamo parlato di corsa, comunità e di cosa significa allenarsi insieme, giorno dopo giorno, nello spirito più vero di Correre è Rock.
Bigno Core Run e la comunità dei runner di Desio
Massimo, Bigno Core Run nasce a Desio e cresce nel territorio Brianzolo. Quanto conta il territorio brianzolo nella costruzione di una comunità di runner e nel vostro modo di allenarvi?
Conta moltissimo.
Bigno Core&Run nasce e si sviluppa nel territorio, perché crediamo che il movimento e l’allenamento
siano prima di tutto relazione, condivisione e continuità. Il progetto è aperto a tutti, senza distinzioni di società sportive, livello o obiettivi: coinvolge runner di diversi gruppi, ma anche persone che non hanno come primo fine la corsa.
Accanto alla corsa, infatti, c’è il BignoCore&Run, un lavoro strutturato di preparazione fisica che comprende forza, core, mobilità, coordinazione e controllo del movimento. Un’attività pensata sia per chi corre, per migliorare efficienza, tecnica e prevenzione degli infortuni, sia per chi desidera semplicemente muoversi meglio, sentirsi più forte e più consapevole del proprio corpo.
Allenarsi insieme, per noi, significa proprio questo: costruire una comunità dove ognuno trova il proprio spazio, cresce con i propri tempi e scopre che il movimento può essere uno strumento di benessere, non solo di prestazione.
Dalla prima corsa alle ultra maratone
Accompagnate atleti molto diversi tra loro, da chi muove i primi passi nella corsa a chi prepara distanze ultra fino ai 100 km. Qual è il primo vero passo – mentale prima ancora che fisico – per intraprendere questo percorso?
Il primo vero passo è cambiare prospettiva.
Capire che allenarsi non significa semplicemente accumulare chilometri, ma costruire nel tempo un corpo che sia in grado di sostenerli.
I nostri atleti non sono professionisti: lavorano, hanno impegni, famiglia, poco tempo a disposizione.
Proprio per questo l’allenamento deve essere efficiente, sostenibile e intelligente. Non possiamo permetterci di “sprecare” energie o di rincorrere volumi senza una base solida.
Il lavoro di forza, di core, di mobilità e di controllo del movimento, quello che facciamo con il BignoCore&Run, non è un’aggiunta alla corsa, ma una parte fondamentale del percorso. Serve a correre meglio, a ridurre il rischio di infortuni e a dare continuità all’allenamento nel tempo.
Mentalmente, il salto sta nell’accettare che meno non significa fare poco, ma fare ciò che serve davvero, inserendolo nella propria vita quotidiana. È da lì che nasce la crescita, sia per chi inizia a correre sia per chi affronta distanze importanti.
Il valore del gruppo negli allenamenti
Negli allenamenti collettivi il gruppo è centrale. In che modo la dimensione condivisa aiuta a superare i momenti di difficoltà e a mantenere la continuità nel tempo?
La corsa resta uno sport profondamente individuale e ognuno la vive nel modo che lo fa stare meglio: c’è chi ama allenarsi da solo e chi trova nel gruppo una spinta fondamentale.
Negli allenamenti collettivi, però, la dimensione condivisa diventa spesso una scelta funzionale, non solo personale.
Condividere la fatica aiuta a renderla più leggera: nei momenti di difficoltà ci si sostiene, si mantiene il ritmo, ci si incoraggia a non mollare. Penso ai lunghi affrontati insieme, quando attraversi un momento di debolezza e basta una parola o la presenza di qualcuno accanto per ritrovare concentrazione e continuità.
Succede anche in pista: avere una persona leggermente più veloce che “ti tira” diventa uno stimolo concreto a tenere il passo e ad andare oltre quello che, da soli, forse avresti fatto.
In questo senso il gruppo non annulla l’individualità, ma la potenzia.
Allenarsi insieme significa quindi lavorare non solo sul fisico, ma anche sulla mente: imparare a gestire la fatica, a restare presenti e a costruire costanza nel tempo. E quando l’impegno è condiviso, spesso pesa davvero la metà.
Correre è Rock
Il nostro claim è “Correre è Rock”. In che senso l’ultra, l’allenamento lungo e la fatica quotidiana rappresentano uno spirito rock fatto di essenzialità, resistenza e verità?
Il claim “Correre è Rock” non vuole essere un’etichetta né un requisito. È una chiave di lettura, uno spunto, non un confine.
Ognuno vive la corsa, l’allenamento lungo e la fatica quotidiana a modo proprio, con la propria sensibilità e il proprio linguaggio.
Per qualcuno lo spirito rock può richiamare essenzialità, resistenza, autenticità: andare avanti anche quando non è comodo, senza sovrastrutture. Per altri la stessa esperienza può avere un significato completamente diverso, più classico, più silenzioso, più interiore. E va benissimo così.
L’ultra e il lavoro quotidiano sull’allenamento hanno questo in comune con la musica: non sono per tutti nello stesso modo, ma parlano a chi li vive. Non serve “sentirsi rock” per affrontare distanze importanti, serve ascoltarsi, rispettare i propri tempi e restare fedeli a ciò che si è.
Se il rock diventa un punto di contatto, bene. Se resta solo una suggestione, va bene lo stesso. Quello che conta davvero è la verità dell’esperienza, non l’etichetta con cui la raccontiamo.
Il futuro della corsa tra social e passione
Guardando al mondo della corsa oggi, tra social, performance e numeri, quale messaggio senti di dare ai runner di Desio, della Brianza e a chiunque voglia allenarsi con consapevolezza e arrivare lontano?
Corro fin da ragazzo e in questi anni il mondo della corsa si è evoluto moltissimo, anche grazie alla tecnologia. Oggi abbiamo strumenti utilissimi: GPS, materiali sempre più performanti, abbigliamento e scarpe che aiutano a proteggere il corpo e a migliorare la qualità dell’allenamento.
Allo stesso tempo, però, i social rischiano di alimentare in molti runner il desiderio di raggiungere tutto e subito: medaglie, tempi, distanze, spesso senza il rispetto dei propri tempi e della propria storia.
Questo approccio, alla lunga, può portare a trascurare la salute e quella gradualità che dovrebbe essere alla base di ogni percorso.
Il messaggio che sento di dare ai runner di Desio, della Brianza e a chiunque voglia allenarsi con consapevolezza è semplice: la corsa non è una rincorsa ai numeri, ma un cammino fatto di ascolto, pazienza e continuità. Correre deve essere, prima di tutto, un modo per stare bene, fisicamente e mentalmente.
Le prestazioni arrivano, le distanze si allungano, ma solo se il percorso è sostenibile nel tempo. E arrivare lontano, spesso, significa proprio questo: avere la lucidità di non avere fretta.
🏃♂️ Da Desio alla 100 km di Saronno, passando per centinaia di allenamenti condivisi, la storia di Massimo Bignotti racconta una verità semplice: la corsa è fatta di costanza, comunità e passione.
Ed è proprio per questo che, nello spirito di Correre è Rock, la sfida non è mai soltanto arrivare al traguardo. È continuare a mettersi in gioco, una volta ancora. Anche dopo nove anni. Anche per 100 chilometri. 🎸🔥
Photo credit: archivio web,
Official tag: #correreèrock #bignocorerun #rockaandrollrun #desio
Massimo Bignotti torna alla 100 km in pista: l’intervista Correre è Rock

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio. E Massimo Bignotti, “Bigno” per gli amici, di pelo siamo convinti ne abbia perso parecchio per strada.
Dopo oltre nove anni, proverà nuovamente a cimentarsi in una 100 km su pista, scegliendo la prova di Saronno in condizioni che si preannunciano particolarmente impegnative, tra caldo, fatica e una sfida che ha il sapore delle grandi avventure personali.
Per noi è stata una sorpresa, ma forse non troppo. Perché chi vive la corsa come passione autentica, prima o poi torna sempre a confrontarsi con i propri limiti.
Proprio per questo abbiamo deciso di riproporre oggi l’intervista che avevamo preparato qualche mese fa per il ciclo “Correre è Rock”, dedicata a uno dei riferimenti del movimento podistico brianzolo.
Con il progetto Bigno Core Run, Massimo accompagna runner di ogni livello in un percorso che va dalla prima uscita fino alle distanze ultra, costruendo una comunità fondata su allenamento, condivisione e passione.
In bocca al lupo, Bigno.
Massimo Bignotti: da 0 a 100 km con Bigno Core Run

Per il ciclo “Correre è Rock”, firmato iovedodicorsa, incontriamo Massimo Bignotti, ultra maratoneta e trainer, punto di riferimento per la comunità podistica di Desio e della Brianza.
Gli allenamenti collettivi Bigno Core Run, accompagnano runner di ogni livello da 0 a 100 km: dalla prima uscita di corsa fino alle distanze ultra. Un progetto fortemente radicato sul territorio, costruito su costanza, condivisione e crescita, dove il gruppo diventa energia e l’allenamento torna alla sua forma più autentica.
Con Massimo abbiamo parlato di corsa, comunità e di cosa significa allenarsi insieme, giorno dopo giorno, nello spirito più vero di Correre è Rock.
Bigno Core Run e la comunità dei runner di Desio

Massimo, Bigno Core Run nasce a Desio e cresce nel territorio Brianzolo. Quanto conta il territorio brianzolo nella costruzione di una comunità di runner e nel vostro modo di allenarvi?
Conta moltissimo.
Bigno Core&Run nasce e si sviluppa nel territorio, perché crediamo che il movimento e l’allenamento
siano prima di tutto relazione, condivisione e continuità. Il progetto è aperto a tutti, senza distinzioni di società sportive, livello o obiettivi: coinvolge runner di diversi gruppi, ma anche persone che non hanno come primo fine la corsa.
Accanto alla corsa, infatti, c’è il BignoCore&Run, un lavoro strutturato di preparazione fisica che comprende forza, core, mobilità, coordinazione e controllo del movimento. Un’attività pensata sia per chi corre, per migliorare efficienza, tecnica e prevenzione degli infortuni, sia per chi desidera semplicemente muoversi meglio, sentirsi più forte e più consapevole del proprio corpo.
Allenarsi insieme, per noi, significa proprio questo: costruire una comunità dove ognuno trova il proprio spazio, cresce con i propri tempi e scopre che il movimento può essere uno strumento di benessere, non solo di prestazione.
Dalla prima corsa alle ultra maratone
Accompagnate atleti molto diversi tra loro, da chi muove i primi passi nella corsa a chi prepara distanze ultra fino ai 100 km. Qual è il primo vero passo – mentale prima ancora che fisico – per intraprendere questo percorso?
Il primo vero passo è cambiare prospettiva.
Capire che allenarsi non significa semplicemente accumulare chilometri, ma costruire nel tempo un corpo che sia in grado di sostenerli.
I nostri atleti non sono professionisti: lavorano, hanno impegni, famiglia, poco tempo a disposizione.
Proprio per questo l’allenamento deve essere efficiente, sostenibile e intelligente. Non possiamo permetterci di “sprecare” energie o di rincorrere volumi senza una base solida.
Il lavoro di forza, di core, di mobilità e di controllo del movimento, quello che facciamo con il BignoCore&Run, non è un’aggiunta alla corsa, ma una parte fondamentale del percorso. Serve a correre meglio, a ridurre il rischio di infortuni e a dare continuità all’allenamento nel tempo.
Mentalmente, il salto sta nell’accettare che meno non significa fare poco, ma fare ciò che serve davvero, inserendolo nella propria vita quotidiana. È da lì che nasce la crescita, sia per chi inizia a correre sia per chi affronta distanze importanti.
Il valore del gruppo negli allenamenti

Negli allenamenti collettivi il gruppo è centrale. In che modo la dimensione condivisa aiuta a superare i momenti di difficoltà e a mantenere la continuità nel tempo?
La corsa resta uno sport profondamente individuale e ognuno la vive nel modo che lo fa stare meglio: c’è chi ama allenarsi da solo e chi trova nel gruppo una spinta fondamentale.
Negli allenamenti collettivi, però, la dimensione condivisa diventa spesso una scelta funzionale, non solo personale.
Condividere la fatica aiuta a renderla più leggera: nei momenti di difficoltà ci si sostiene, si mantiene il ritmo, ci si incoraggia a non mollare. Penso ai lunghi affrontati insieme, quando attraversi un momento di debolezza e basta una parola o la presenza di qualcuno accanto per ritrovare concentrazione e continuità.
Succede anche in pista: avere una persona leggermente più veloce che “ti tira” diventa uno stimolo concreto a tenere il passo e ad andare oltre quello che, da soli, forse avresti fatto.
In questo senso il gruppo non annulla l’individualità, ma la potenzia.
Allenarsi insieme significa quindi lavorare non solo sul fisico, ma anche sulla mente: imparare a gestire la fatica, a restare presenti e a costruire costanza nel tempo. E quando l’impegno è condiviso, spesso pesa davvero la metà.
Correre è Rock
Il nostro claim è “Correre è Rock”. In che senso l’ultra, l’allenamento lungo e la fatica quotidiana rappresentano uno spirito rock fatto di essenzialità, resistenza e verità?
Il claim “Correre è Rock” non vuole essere un’etichetta né un requisito. È una chiave di lettura, uno spunto, non un confine.
Ognuno vive la corsa, l’allenamento lungo e la fatica quotidiana a modo proprio, con la propria sensibilità e il proprio linguaggio.
Per qualcuno lo spirito rock può richiamare essenzialità, resistenza, autenticità: andare avanti anche quando non è comodo, senza sovrastrutture. Per altri la stessa esperienza può avere un significato completamente diverso, più classico, più silenzioso, più interiore. E va benissimo così.
L’ultra e il lavoro quotidiano sull’allenamento hanno questo in comune con la musica: non sono per tutti nello stesso modo, ma parlano a chi li vive. Non serve “sentirsi rock” per affrontare distanze importanti, serve ascoltarsi, rispettare i propri tempi e restare fedeli a ciò che si è.
Se il rock diventa un punto di contatto, bene. Se resta solo una suggestione, va bene lo stesso. Quello che conta davvero è la verità dell’esperienza, non l’etichetta con cui la raccontiamo.
Il futuro della corsa tra social e passione
Guardando al mondo della corsa oggi, tra social, performance e numeri, quale messaggio senti di dare ai runner di Desio, della Brianza e a chiunque voglia allenarsi con consapevolezza e arrivare lontano?
Corro fin da ragazzo e in questi anni il mondo della corsa si è evoluto moltissimo, anche grazie alla tecnologia. Oggi abbiamo strumenti utilissimi: GPS, materiali sempre più performanti, abbigliamento e scarpe che aiutano a proteggere il corpo e a migliorare la qualità dell’allenamento.
Allo stesso tempo, però, i social rischiano di alimentare in molti runner il desiderio di raggiungere tutto e subito: medaglie, tempi, distanze, spesso senza il rispetto dei propri tempi e della propria storia.
Questo approccio, alla lunga, può portare a trascurare la salute e quella gradualità che dovrebbe essere alla base di ogni percorso.
Il messaggio che sento di dare ai runner di Desio, della Brianza e a chiunque voglia allenarsi con consapevolezza è semplice: la corsa non è una rincorsa ai numeri, ma un cammino fatto di ascolto, pazienza e continuità. Correre deve essere, prima di tutto, un modo per stare bene, fisicamente e mentalmente.
Le prestazioni arrivano, le distanze si allungano, ma solo se il percorso è sostenibile nel tempo. E arrivare lontano, spesso, significa proprio questo: avere la lucidità di non avere fretta.
🏃♂️ Da Desio alla 100 km di Saronno, passando per centinaia di allenamenti condivisi, la storia di Massimo Bignotti racconta una verità semplice: la corsa è fatta di costanza, comunità e passione.
Ed è proprio per questo che, nello spirito di Correre è Rock, la sfida non è mai soltanto arrivare al traguardo. È continuare a mettersi in gioco, una volta ancora. Anche dopo nove anni. Anche per 100 chilometri. 🎸🔥
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Official tag: #correreèrock #bignocorerun #rockaandrollrun #desio
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