Marco Frattini
Precario a tempo indeterminato

Foto di famiglia degli anni Settanta con il piccolo Marco Frattini durante una festa di compleanno, scelta come immagine simbolo per celebrare i suoi 50 anni.
Cinquant’anni.

È un numero che, anche senza volerlo, porta a fare un bilancio. Si tirano le somme, si fanno gli esami di coscienza e, quasi senza accorgersene, la mente pone una domanda inevitabile: possibile sia già passato tutto questo tempo?
Eppure ricordo bene quei giorni e quei momenti che non passavano mai. Infatti non sono passati. Sono volati. Hanno tracimato.
Che cosa ne è stato di quegli attimi? Di quelle persone? Di tutte quelle sensazioni?
Buon compleanno Marco Frattini.
Di certo non è stata una passeggiata, ma ne è valsa la pena.
Ad maiora.

La domanda più difficile da fare a Marco Frattini non riguarda la corsa, la musica, l’odontoiatria, la professione, i libri, i fumetti o iovedodicorsa.

È molto più semplice.
«Mi daresti un tuo curriculum?»

Da quel momento iniziano i problemi. Perché la risposta corretta sarebbe una sola.
«Quale?»

Quello da odontoiatra, da runner, da preparatore atletico, da musicista, da organizzatore di eventi, da project manager, da imprenditore, da cuoco, da aiuto cuoco, da lavapiatti, da venditore oppure quello da autore?

Il 27 luglio 1976 nasceva a Milano Marco Frattini.

Oggi, a cinquant’anni, dopo una laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria, migliaia di chilometri corsi, libri pubblicati, concerti organizzati, eventi realizzati, cucine frequentate, pentole lavate, stoviglie lucidate, idee inseguite e una quantità imprecisata di sogni ancora in lavorazione, resta aperta una questione fondamentale.

Che cosa farà da grande?
Il bambino della Graziella

Le prime tracce del caso risalgono all’inizio degli anni Ottanta.

A sei anni costruisce un improbabile kit di sopravvivenza ispirato a Rambo utilizzando il fanalino posteriore di una vecchia Graziella. All’interno trovano posto una batteria da 9 volt, un interruttore, un mini set di fiammiferi, cinquanta centimetri di spago, un piccolo taglierino, un gettone telefonico e una cartina piegata.

All’epoca sembrava soltanto un gioco. Oggi probabilmente verrebbe definito un kit di sopravvivenza multifunzione.
Lui lo aveva semplicemente immaginato e costruito.


La Famiglia Dentoni

Qualche anno più tardi arriva il primo progetto editoriale.

Si chiama La Famiglia Dentoni.

Marco disegna, Cesare scrive le storie, Daniele e Attilio seguono la parte sportiva. Vengono pubblicati alcuni numeri e, negli stessi anni, mentre in Giappone esplodono i manga, ognuno continua il proprio percorso.

Intanto arrivano le partite di calcio organizzate nel quartiere, i gruppi musicali, iniziative improbabili e quella naturale tendenza a trasformare qualsiasi intuizione in qualcosa di concreto.

Una caratteristica che, da allora, non lo abbandonerà più.

La strada che sembrava già scritta

Dopo il liceo arriva la laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria. È una scelta che sembra il naturale proseguimento della storia di famiglia.

Il papà è medico anestesista rianimatore e, successivamente, dentista. La mamma è infermiera e igienista dentale. Lo studio c’è, la professione pure. Tutto lascia pensare che il percorso sia già tracciato.

Eppure qualcosa continua a non tornare.

Non perché quella professione sia sbagliata, ma perché chi la esercita continua a porsi domande che vanno ben oltre la professione stessa.

Le domande che cambiano una vita

Negli anni arrivano esperienze formative importanti. Il reparto di Odontoiatria Speciale del Corberi di Limbiate, l’incontro con il professor Gian Mario Esposito e la scoperta di percorsi capaci di mettere in discussione molte convinzioni.

C’è però un altro compagno di viaggio che accompagna Marco fin dall’adolescenza: il neurinoma dell’acustico. Si presenta a diciassette anni e, da allora, non smetterà mai davvero di far parte della sua storia.

La prima volta è un intervento enorme. Il neurinoma misura sette centimetri. Quattordici ore in sala operatoria. Un’operazione che segna un prima e un dopo.

Ma non è la fine della storia. Anni dopo il tumore torna a presentarsi. Serve un secondo intervento e, questa volta, il percorso è ancora più lungo: oltre un trimestre di ospedale, mesi nei quali il tempo cambia significato e ogni piccolo progresso diventa una conquista.


E per fortuna arrivò la corsa

Oppure, forse, fu lui a farsi trovare dalla corsa.
Arrivano gli allenamenti, gli errori, la disciplina, la fatica, le cadute, le ripartenze e, soprattutto, i chilometri. Tanti chilometri.

Poi, finalmente, anche qualche traguardo. La corsa diventa molto più di uno sport. Diventa uno strumento, un modo per rimettere ordine, capire e ricominciare.


Il filo invisibile

C’è un filo che lega tutto.

L’odontoiatria, la corsa, la musica, la scrittura, gli eventi, i fumetti, la cucina, perfino i piatti lavati durante le stagioni estive. A guardarli da fuori sembrano capitoli scollegati, lavori diversi, vite parallele.

In realtà raccontano la stessa persona. Marco non ha mai inseguito una carriera lineare. Ha preferito seguire la curiosità, accettando il rischio di cambiare strada ogni volta che sentiva di poter imparare qualcosa.

Qualcuno la chiamerebbe incostanza, lui continua a considerarla formazione. Del resto, se c’è una parola che ricorre spesso nella sua storia è proprio questa: precario.

Non nel significato economico del termine, ma in quello più autentico. La consapevolezza che nulla sia definitivo, che tutto possa cambiare da un momento all’altro e che, proprio per questo, valga la pena vivere ogni esperienza fino in fondo.

È un modo di stare al mondo che, negli anni, è diventato quasi una filosofia.


Cosa fa davvero?

È una domanda che torna spesso e alla quale non è mai facile rispondere.
Fa il dentista, certo, ma scrive libri, organizza eventi, corre, suona, progetta, cucina quando serve e, se necessario, lava anche i piatti.
Tiene corsi, costruisce format, mette in contatto persone e prova, ogni volta, a trasformare un’idea in qualcosa di concreto.

Con il passare degli anni si è accorto che, in fondo, il lavoro è sempre stato lo stesso: creare connessioni. Cambiano gli strumenti, cambiano gli ambienti, cambiano perfino i mestieri. Quello che non cambia è la curiosità di capire dove possa nascere la prossima occasione.



Le montagne

Le montagne non sono tutte uguali. Alcune si affrontano con le gambe, altre con la testa, altre ancora richiedono una pazienza che sembra non finire mai. Marco, in modi diversi, le ha attraversate tutte. La corsa gli ha insegnato che nessun traguardo arriva per caso, la professione gli ricorda ogni giorno quanto contino studio, precisione e responsabilità, mentre la malattia gli ha fatto scoprire che esistono battaglie nelle quali la forza serve fino a un certo punto e la vera differenza la fanno la costanza e la capacità di ricominciare.

È probabilmente questo il filo che tiene insieme la sua storia.


Il verdetto

Dopo cinquant’anni il caso può essere considerato ancora aperto. Molte domande attendono una risposta, diversi progetti risultano incompleti e alcuni sogni sono ancora in lavorazione. I clinici non sono riusciti a stabilire con certezza che cosa succederà a Marco Frattini da grande. Hanno però individuato una costante: non ha mai inseguito una carriera, ha sempre inseguito un’intuizione.

Quadro clinico attuale: Precario a tempo indeterminato.

Prognosi: Work in Progress.

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🏃 “La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene.”
(Frattini Marco, maratoneta – Vedere di corsa e sentirci ancora meno)

Photo credit: archivio Marco Frattini, 
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