Correre è ROCK – Storie
Andrea Accorsi: 815 chilometri per unire luoghi, persone e storie

Siamo abituati a pensare ai lunghi viaggi come a chilometri che ci portano da qualche parte. Per qualcuno, però, quei chilometri servono anche a unire luoghi, persone e storie.
È quello che proverà a fare Andrea Accorsi con Connect 4 Long Way, un viaggio di 815 chilometri da affrontare correndo e pedalando, in regime di semi-autosufficienza, lungo quattro vie storiche: la Via degli Dei, la Via della Lana e della Seta, la Via Francigena e la Via Vandelli.
Da Bologna a Firenze, Massa e Modena, attraversando 47 comuni e una parte importante dell’Appennino tosco-emiliano. Ma dietro agli 815 chilometri non c’è soltanto una sfida sportiva.
Connect 4 Long Way vuole anche accendere i riflettori sulla sindrome CDKL5 e sostenere la ricerca attraverso una raccolta fondi a favore di ANMR – Associazione Nazionale Malattie Rare ONLUS.
Andrea di lunghe distanze ne ha già affrontate parecchie. È ultrarunner e ultracycler, e fatica, resistenza e ore trascorse sulla strada fanno parte del suo mondo. Questa volta, però, c’è qualcosa in più da portare fino in fondo.
Ed è proprio da qui che vogliamo partire con questa nuova storia di Correre è ROCK.
Connect 4 Long Way: come nasce la sfida degli 815 chilometri

Andrea, partiamo dalla distanza. 815 chilometri sono tanti anche solo da immaginare. Ma Connect 4 Long Way sembra essere nato prima dell’impresa sportiva. Quando hai cominciato a mettere insieme queste quattro vie e hai capito che potevano diventare un unico viaggio?
È un progetto che ha avuto due anni di gestazione. Conoscevo bene la Via degli Dei, avendola già percorsa in solitaria e in compagnia 4 volte negli anni passati. Nel 2024 ho iniziato a studiare la Via Vandelli. Avevo letto di un atleta che l’aveva percorsa in autosufficienza e in solitaria stabilendo il record di 39 ore. Ho iniziato ad allenarmi seriamente per cercare di migliorare quel primato e nel settembre 2025 sono riuscito a portarlo a 33 ore e 54 minuti. Da lì ho iniziato a studiare seriamente un percorso che potesse collegare le 4 Vie Pellegrine che attraversano Emilia Romagna e Toscana.
Ultrarunning e resistenza mentale: quando la testa supera la fatica

Correrai e pedalerai in regime di semi-autosufficienza, attraversando 47 comuni. In una prova così lunga arriva inevitabilmente un momento in cui le gambe non bastano più.
Quanto conta la testa e cosa ti dici quando la fatica comincia a chiederti perché stai facendo tutto questo?
L’aspetto mentale è tutto nell’Endurance. Il fisico ha limiti che prescindono dalla preparazione atletica, ma la testa è malleabile a patto di saperla usare. La testa conta quasi tutto. Le gambe le alleni per mesi, ma a un certo punto smettono di rispondere, e lì è la mente a decidere se fai un altro passo o ti fermi. In una prova così lunga e in semi-autosufficienza la fatica non arriva tutta insieme. Si insinua piano: prima come un dubbio, poi come una domanda sempre più insistente, «Perché lo stai facendo?».
Ho imparato a non scacciarla, quella domanda, ma a risponderle. Mi ricordo che ho scelto io di essere lì, che nessuno mi obbliga, ed è proprio questo a dare valore a ogni chilometro. Poi spezzo la distanza: non penso ai 47 comuni, penso al prossimo. Al prossimo campanile, alla prossima curva, al prossimo ristoro. Un traguardo piccolo alla volta, finché i traguardi piccoli diventano quello grande.
E quando proprio non basta, penso a chi mi aspetta, a chi mi ha aiutato a preparare questa avventura, ai paesi che sto attraversando e alle persone che incontro lungo la strada. La fatica passa, il ricordo di averla attraversata resta. Alla fine la risposta al «perché» è semplice: per scoprire cosa c’è dopo il momento in cui pensavi di non farcela più.
Correre per la ricerca: Connect 4 Long Way e la sindrome CDKL5

Dietro Connect 4 Long Way c’è anche la volontà di sostenere la ricerca sulla sindrome CDKL5.
Andrea, perché lo fai?
Lo faccio perché credo che lo sport possa essere molto più di una sfida personale. La sindrome CDKL5 è una malattia genetica rara che colpisce soprattutto bambine e bambini fin dai primi mesi di vita. Porta crisi epilettiche difficili da controllare e gravi ritardi nello sviluppo, e oggi non esiste una cura. Proprio perché è rara se ne parla poco, e quando se ne parla poco anche la ricerca fa più fatica ad avere fondi.
Connect 4 Long Way è il mio modo di accendere una luce su questa realtà. Ogni chilometro, ogni comune che attraverso è un’occasione per farla conoscere a qualcuno che prima non ne aveva mai sentito parlare e per raccogliere sostegno concreto per chi fa ricerca ogni giorno.
E poi c’è un pensiero che mi accompagna quando la fatica si fa sentire. La mia stanchezza ha un traguardo, e prima o poi finisce. Quella delle famiglie che convivono con la CDKL5 no. Se posso trasformare il mio sforzo in un piccolo aiuto per loro, allora ne vale la pena. Il nome stesso del progetto parla di connessione: unire persone, territori e speranze attorno a qualcosa di più grande di una semplice gara.
Oltre gli 815 chilometri: il docufilm, il libro e il valore del viaggio

Questo viaggio non finirà con l’ultimo chilometro: diventerà anche un docufilm e un libro.
Che cosa vorresti rimanesse di Connect 4 Long Way a chi lo seguirà, anche a chi non ha mai corso un’ultra o affrontato un’impresa di endurance?
Vorrei che rimanesse soprattutto un’idea: non serve essere atleti per vivere la propria “long way”. Ognuno ha la sua ultra. Può essere una malattia da affrontare, un cambiamento che fa paura o un obiettivo rimandato da anni. Il docufilm e il libro non racconteranno solo chilometri e dislivelli. Racconteranno i momenti di dubbio, le crisi, le mani tese lungo la strada e la scelta di ripartire ogni mattina.
A chi non ha mai corso vorrei arrivasse che i limiti spesso sono più lontani di quanto pensiamo, e che per avvicinarli bastano un passo alla volta, costanza e un buon motivo. Vorrei anche che restasse il valore della connessione. Un’impresa come questa non si fa mai da soli: dietro ci sono persone, comunità, territori e famiglie.
Infine spero che chi ci seguirà conservi un nome, CDKL5, e il desiderio di fare qualcosa, anche di piccolo. Se una storia di fatica riesce a smuovere curiosità, empatia e sostegno concreto, allora il viaggio continuerà ben oltre l’ultimo chilometro.
Born to Run: la colonna sonora di Andrea Accorsi per 815 chilometri
E poi, secondo noi, c’è il ritmo, la musica. Correre, camminare, pedalare o semplicemente vivere è ROCK. Se avessi diritto a una sola canzone da portare con te negli 815 chilometri di Connect 4 Long Way, quale sceglieresti e perché proprio quella?
Sceglierei Born to Run di Bruce Springsteen. Il titolo dice già tutto, ma non la scelgo solo per quello. È una canzone che parla di fuga, di strada, del bisogno di andare oltre i confini che ti sei costruito intorno. Ha un ritmo che ti prende allo stomaco e ti spinge in avanti anche quando non ne hai più voglia.
Negli 815 chilometri di Connect 4 Long Way arriveranno momenti in cui le gambe saranno pesanti e la testa vorrà fermarsi. In quei momenti mi servirà proprio quell’energia, quella sensazione che correre non sia una fatica ma una forma di libertà. Springsteen canta di due ragazzi che inseguono qualcosa di più grande di loro. Anch’io, a modo mio, inseguo qualcosa di più grande: una luce accesa sulla CDKL5, una speranza per tante famiglie.
E poi ha ragione chi dice che vivere è rock. Il rock non è mai stato perfetto, è sudore, cuore e voglia di non mollare. È esattamente quello che porterò con me, comune dopo comune, fino all’ultimo chilometro. Anzi, anche oltre.
Aggiungo che sul nostro sito www.connect4longway.com si potrà seguire il mio viaggio live 24 ore su 24 e chiunque può aggregarsi in qualsiasi punto del percorso anche solo per pochi km
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Photo credit: Andrea Accorsi,
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