Alberto Taffurelli: passione ad alta quota.
L’intervista all’esperto delle proprietà dei materiali
Alberto Taffurelli, Taffu, un grande amico, da sempre si occupa delle proprietà dei materiali. Laureatosi e successivamente dottoratosi in Scienza dei Materiali all’Università Bicocca di Milano, da 17 anni lavora in contesto analitico e certificativo. Tra i suoi incarichi, quello di aiutare le aziende nella verifica delle proprietà e della sicurezza dei prodotti, in particolare modo dei materiali e oggetti destinati al contatto con alimenti.

Da diversi anni ha scoperto e vive il mondo dei trail e dell’ultratrail. Da vero appassionato attivo,  si cimenta in vere e proprie sfide personali su tracciati montani e alpini di ogni lunghezza e dislivello. Tra i suoi traguardi: Finisher Lavaredo Ultra Trail 2019, Ultra Trail du Mont Blanc 2021, Tor des Geants 2022 e 2023.
Cogliamo l’occasione di questa conoscenza, per una chiacchierata e per aver un’opinione autorevole, in fatto di materiali legati al mondo del running e del trail.


Ciao Alberto, ben ritrovato. Alla fine anche tu sei passato all’altra sponda: quella del running!
Come è nata la tua voglia di mettersi in gioco con la fatica e la corsa?
Ciao Marco. Tutto nasce dalla mia passione per la montagna in tutte le sue forme ed espressioni. Fin da piccolo ho sempre calcato sentieri d’alta quota (mio padre mi chiamava in dialetto “sgagnasass”). Da ragazzino non vedevo l’ora di arrivare in vetta o sui passi, curioso del “chissà cosa si vede”. Nel tempo, abbagliato dalla cultura della montagna, mi sono avvicinato a diverse discipline: dal semplice trekking, passando dall’arrampicata fino ad arrivare anche all’alpinismo e allo scialpinismo. Poco più di dieci anni fa, senza troppi ragionamenti o obiettivi, ho provato a “correrci su”. Non ero (e non sono) un fondista e non avevo basi atletiche che non fossero solo la capacità di affrontare sentieri tecnici di montagna in salita e in discesa, quindi ho cominciato a provarci, ad allenarmi e a divertirmi. Sono un trailer da mezza classifica (o un terzo, quando sono particolarmente ispirato) senza pretese ne velleità, ma i miei sassolini me li sono tolti.

24h non bastano mai. Sei una persona estremamente impegnata. Come fai a conciliare l’ambito professionale con quello dell’ultratrail?
Fino ad ora il fisico ha ritenuto che gli allenamenti del weekend nella zona in cui vivo (la piattissima pianura padana) potessero essere sufficienti per garantirmi la gestione di gare medio lunghe (50-70 km) nei periodi primaverili. Per le competizioni molto più lunghe (>100 km) la montagna mi viene in aiuto nei mesi estivi, che sfrutto macinando chilometri e metri di dislivello (perché il trail è un film diverso dalla corsa come la conosciamo tutti). La mia tabella nutrizionale si limita a “ieri ho mangiato l’impossibile quindi oggi evito” e le mie sessioni di allenamento programmate sono solo “corto” o “lungo”. Corro quando e quanto ne ho voglia senza fissazioni, con un occhio, ovviamente, agli obiettivi. E’ una disciplina, come tante altre, che ti permette di conoscere il tuo fisico e la tua mente, quindi si può imparare molto sul campo per poi metterlo in pratica nel modo più semplice. Fino a quando funzionerà, farò così!

E’ tutta una questione materiale. Entriamo nel cuore di quella che è la tua competenza: cosa ci puoi dire in generale dei materiali legati agli accessori podistici? In base alla tua esperienza e alla tua competenza che idea ti sei fatto?
Le gare di ultratrail sono parecchio lunghe e lungo il percorso capita spesso di confrontarsi con altri trailer sui propri equipaggiamenti. Come hai specificato nelle prime righe, da quasi un ventennio mi occupo della sicurezza dei materiali ed oggetti destinati al contatto con alimenti e, per deformazione professionale, mi è quasi istintivo dispensare sui sentieri pareri e pillole di quelle che sono le mie attività quotidiane. Se ci fai caso, infatti, anche nel mondo del running ci sono esempi di questi oggetti. Borracce, cannucce, tubi per suzione e reservoir sono un classico. Nel periodo COVID erano obbligatorie posatine, piatti, tazze e bicchieri personali per i ristori (accessori che ancora oggi alcune competizioni richiedono come obbligatori, anche in virtù dei requisiti di sostenibilità ambientale. Anche questo sarebbe un tema da approfondire). C’è poi il mondo del packaging: gel, integratori in polvere, bevande, barrette energetiche e snack. Tutti questi oggetti o materiali da imballaggio non sono molti diversi da quelli che troviamo nelle nostre cucine. L’applicazione però penalizza i materiali utilizzati durante le corse. Gli oggetti e i componenti che utilizziamo per dissetarci possono stare ore e ore sotto il sole; i materiali vengono stressati termicamente e il contenuto (il liquido alimentare) può risentirne. Per non parlare delle “pozioni” che alcuni trailer si inventano durante le gare mischiando, ad esempio, bevande molto acide che mettono alla prova i contenitori da un punto di vista chimico o chimico-fisico. Barrette e gel sono a volte consumati oltre la data di scadenza non curandosi, non solo della bontà dell’alimentom, ma anche dell’invecchiamento del packaging. Tutti questi aspetti dovrebbero essere considerati dai produttori/distributori di questi oggetti. Uso il condizionale in quanto, purtroppo, ancora oggi esistono casi in cui i requisiti dei regolamenti relativi ai materiali e oggetti in contatto con alimenti – non nuocere alla salute, non modificare la composizione dell’alimento, non modificare organoletticamente l’alimento – non sono rispettati. Il messaggio è quindi quello di non trascurare le informazioni, le qualifiche e il livello di garanzia che i produttori danno ai propri prodotti (anche oltre il classico simbolo “bicchiere/forchetta” che siamo abituati a vedere su questi oggetti o materiali). Si potrebbe andare ancora più in profondità nella tematica, ma te lo lascio come tema da approfondire.


Questioni di scelta. In occasione di una nostra recente conversazione abbiamo considerato il fatto che spesse volte la miglior comunicazione, vince sul materiale migliore. E’ così?
Questo è un annoso dilemma. Marketing o qualità? Se nella qualità ci mettiamo anche la sicurezza allora pare quasi scontata la risposta. In realtà non è così o, per lo meno, non è sempre così. L’appeal sul mercato e le azioni comunicative a volte surclassano la sicurezza e la reale funzionalità dei prodotti. In un mondo idilliaco le due cose dovrebbero andare di pari passo (terzo tema da approfondire) per non penalizzare la produttività aziendale mantenendo alti gli standard di prodotto.

M al quadrato. Oltre alla corsa, condividiamo anche il piacere della musica, che ci dici a riguardo?
Ah, le 2 “M”: Montagna e Musica. Appassionato da sempre, canterino da un pò, pianista mancato. Dopo qualche anno di scuola di musica (e anche canto successivamente) ci siamo incontrati al liceo per poi divertirci per più di dieci anni in giro per locali. Dopo uno stop ci ritroveremo presto ancora su un palco. Sarò onesto: non vedo l’ora!

Official tag: #albertotaffurelli
Credit foto: Alberto Taffurelli


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