Blog

Blog (144)

LTT

LTT è l'acronimo di Long Travel Training da me coniato.


Di cosa si tratta.

Ho deciso di sfruttare i giorni precedenti al mio soggiorno estivo a Livigno, per effettuare un avvicinamento a tappe tutto di corsa.

Il lungo viaggio che separa casa dal mio approdo vacanziero diventerà quindi teatro d'allenamento.


Cosa prevede.

189 km, da Meda a Livigno, spezzati e percorsi in 5 tronconi:

  1. 24/07 Meda - Lecco: 32,2 km

  2. 25/07 Abbadia Lariana - Colico: 33,7 km

  3. 26/07 Dubino - Sondrio: 36 km

  4. 27/07 Sondrio - Tirano: 26,4 km

  5. 28/07 Brusio - Livigno: 43 km


Come viene impostata la corsa.

Le distanze previste quotidianamente non sono proibitive eccetto per l'ultima tappa che condurrà al passo Forcola per poi scendere in valle. Il dislivello complessivo di questa 5 giorni si aggira intorno ai +3576 m. Tuttavia è da diverso tempo che non carico le gambe quotidianamente con chilometraggi elevati e sarà quindi questa l'incognita da tenere sotto osservazione.

Ho previsto di far rientrare all'interno di ogni giornata un allenamento specifico secondo questa sequenza.

- 1° tappa: lungo in progressione

- 2° tappa: 2 km riscaldamento + ripetute (1+2+3+4+5+4+3+2) km con 1 km di recupero tra le prove

- 3° tappa: 10 km riscaldamento + fartlek (5'v+2'l) x 20 + recupero

- 4° tappa: 3 km riscaldamento + 2 x 10 km + recupero

- 5° tappa: ascesa lineare


Perché cimentarsi in questa fatica.

Al di là dell'utilità o meno di ciò che mi propongo, il desiderio di fare questa cosa nasce da lontano. Non è la prima volta che per raggiungere una località lo faccia di corsa, ma non è mai avvenuto per distanze così ampie. Nell'ormai lontano 2009 e 2013, avevo fatto voto che se avessi partecipato ai Deaflyimpics game, le Olimpiadi dei sordi, (www.deaflympics.com) avrei raggiunto il santuario di Castelmonte, sopra Cividale del Friuli, di corsa. Non venni convocato, nonostante i meriti sportivi e tutto saltò. Ma non la voglia di provare ciò che per me rimane una piccola impresa da affrontare.

Andare a Livigno sarà dunque un aperitivo e un test per correre fino a Castelmonte (428 km) e per ridami un tono dal punto di vista atletico, visto che di fare gare non ne voglio parlare al momento.

 

Sarebbe bello e utile poter aver il supporto di qualche sponsor tecnico e finanziario per sostenermi in questa fase.

Inoltre chiunque volesse aggregarsi per correre assieme una o più tappe è il benvenuto.

I miei contatti sono noti, ma li ripeto per chi decidesse di considerare la sponsorizzazione o la corsa in compagnia.

Su www.ciaorunner.com inoltre potrete trovare l'evento relativo con le informazioni del caso.

 

Marco Frattini

347 5757103 WhatsApp o Messenger (causa sordità)

mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Buone corse e buone Vacanze a tutti.

 

 

Domenica, 01 Luglio 2018 12:02

Stefano Frascoli e la filosofia del disagio atletico

Scritto da

Stefano Frascoli è un giovane appassionato di Atletica leggera. Un rapporto il suo, forse più, un’amore viscerale tanto da crearne un gruppo su FB, La gang degli atleti disagiati (oltre 100.000 iscritti) e un libro, Correre nel vento, dedicati in toto a questa disciplina sportiva. Stefano sarà nostro ospite il prossimo 4 luglio a Meda a “Corriamo a fare shopping”. Proviamo a conoscerlo e a capire perché si definisce con orgoglio “Atleta disagiato” .

Ciao Stefano spiegaci un po’: il disagio umano è uno stato trasversale, ma per quanto ti riguarda è reale o lo consideri più uno stile di vita?
Il disagio è quella situazione che a mio avviso è costretto a provare l'atleta di fronte alla consapevolezza di quanto il proprio sport non sia messo in luce

Il gruppo che hai creato su Fb ha riscosso in breve tempo un grande successo, come te lo spieghi?
L'idea è nata da una persona che abita in Toscana, a cui io mi sono aggiunto come amministratore. La ragione del successo non è in alcun modo ascrivibile al caso, ma è stata una conseguenza di passione verso l'atletica e la ricerca continua di notizie attinenti a questo sport.

Con Filippo Tortu e il suo recentissimo 9.99 nei 100m a Madrid (nuovo record nazionale sulla distanza), l’atletica Italiana si rianima dopo un lungo periodo in stato vegetativo. Possiamo essere fiduciosi per suo il futuro o questo è stato un classico fulmine a ciel sereno in una sera di mezza estate?
Personalmente io sono molto fiducioso nel fatto che l'atletica in Italia sia in ripresa. A Filippo auguro il meglio, e che questo 9''99 non sia un punto di arrivo, ma di partenza verso una carriera ancora più luminosa.

Corsa e scrittura, un binomio che si ripete e che ormai è un classico. Vuoi raccontarci la tua esperienza?
Ho sempre scritto libri, fin da bambino. Invece più tardi (a 19 anni e mezzo) ho scoperto l'atletica. Amore a prima vista. Ci sono molti punti in comune tra atletica e scrittura, e credo che il più importante sia che entrambi costituiscono due diverse espressioni dell'arte, nonché due modi per nutrire la mente e la fantasia.

Chiudiamo con una tua citazione che ho trovato in occasione di un meeting a Milano qualche anno fa: “Su pista o su sterrato, son sempre disagiato… “. Vuoi forse farci intendere che solo la strada potrà risollevarci da questo stato d’essere?
Personalmente ho messo questa citazione perché non occupava troppo spazio all'interno di uno striscione che ho realizzato. Per quanto riguarda la strada, io la vedo come una palestra di fatica degli atleti amatori e dopolavoristi, ma lo dico senza alcun fine denigratorio. Penso che per essere considerati atleti top si debba correre forte su pista.

Buone corse e prospero disagio.
Grazie

 

Venerdì, 22 Giugno 2018 05:51

Andrea Accorsi si racconta.

Scritto da

Due chiacchiere con Andrea Accorsi
Andrea Accorsi, testimonial Iovedodicorsa, è un ultra maratoneta e ha votato la sua vita alle lunghissime distanze. Ha vestito in numerose occasioni la maglia azzurra di Ultra maratona e in questo stesso ambito ha conosciuto Monica Barchetti, ex nazionale azzurra anche lei, convolando assieme a nozze, immaginiamo la gara più ultra della loro vita (nel 2012 Monica e Andrea sono stati entrambi convocati al mondiale di 24h a Katowice, Polonia). Da sempre concilia la passione per la corsa con quella per la bicicletta, mezzo che sfrutta per attraversare in lungo e in largo l’Italia e il mondo.

Ciao Andrea, proprio non ti viene di fare quattro passi: quando hai iniziato a macinare le lunghissime distanze e perché?
Ciao Marco. Ho praticato atletica leggera in pista (velocità, 100/200 mt.) da ragazzo fino a 15 anni, poi sono passato al tennis consapevole che le mie fibre bianche erano piuttosto scarse. Ho giocato a livello agonistico fino a 21 anni, poi ho abbandonato per motivi di studio prima, e lavoro dopo. Ho continuato a fare sport a livello amatoriale e saltuariamente fino a circa 27 anni, poi il lavoro e la famiglia mi hanno preso tutto il tempo e mi sono ritrovato a 33 anni piuttosto fuori forma (pesavo quasi 90 kg.). In seguito a un problema serio di salute (ho avuto un aneurisma cerebrale a 34 anni) ho deciso di riprendere cura del mio corpo e della mia salute. Da lì è iniziato un lungo cammino di riavvicinamento alla prima passione, la corsa, che inizialmente è stata terapeutica per perdere peso e ritrovare la salute, poi lentamente si è trasformata in qualcosa di più serio, fino a farmi provare l’ebbrezza della Nazionale Italiana di ultramaratona. Ho scoperto di avere tante fibre rosse…!!

La corsa a piedi e il ciclismo sono sport e attività di estrema fatica: ci sono altri punti di incontro e cosa caratterizza l’una e l’altro?
Ci sono diversi punti d’incontro tra corsa a piedi e ciclismo, soprattutto nell’endurance. Le tante ore trascorse in solitudine, questa sorta di catarsi con sè stessi, portano l’atleta, sia nella corsa che nel ciclismo, ad un profondo stato di autocoscienza che permette di conoscersi più in profondità e di modulare situazioni di disagio comune, quali la fatica, la sofferenza, le crisi, con una lente focale differente da quanto accade nella quotidianità. In realtà l’unica differenza è rappresentata dallo “strumento” bicicletta, che diventa un vero e proprio componente corporale al quale dedichi le stesse attenzioni che riservi ad ogni parte del tuo fisico. Diventa anche una compagna di viaggio, a cui spesso rivolgi parole e pensieri. Dal punto di vista dello sforzo sportivo, la vera differenza sta nel fatto che con la bicicletta in discesa si riposa, mentre nella corsa, spesso si soffre più che in salita…

Hai avuto modo di conoscere il mondo a modo tuo. Hai qualche luogo particolare dove ti ha portato la corsa o le due ruote da segnalarci?
Sono davvero tante le immagini di luoghi e di persone che mi sono portato a casa in questi anni. Ho corso gare internazionali in oltre 12 nazioni diverse, ma il ricordo più inteso che riaffiora spesso in superficie è quello legato alla Slovenia, dove nel 2007 presi parte alla prima edizione della Translovenia Running, una gara in 5 tappe da 400 km. Si partiva da Hodos (al confine con l’Ungheria) per arrivare a Pirano. Era la prima volta che attraversavo un intero paese di corsa e ricordo che ebbi la sensazione di viverlo in maniera totalmente differente rispetto a tutte le altre volte in cui avevo percorso le strade di un paese straniero in moto o in auto. Mi rimasero impressi gli odori, i volti delle persone e perfino le cadenze del loro linguaggio. I sorrisi, il sudore, le smorfie degli altri atleti, condivisi in un contesto tra natura e civiltà. Capii che quello era il tipo di viaggio che mi apriva il cuore e che quello sarebbe stato, di lì in avanti, il modo di viaggiare. In bicicletta ho attraversato diversi paesi, ma la Scozia mi ha rapito il cuore. Amo il contatto con la natura, anche estremo (dormo sempre in tenda, nei boschi se possibile, per ascoltare e vedere gli animali) e la Scozia è un diamante grezzo da questo punto di vista. Ho pedalato chilometri con i cervi che mi correvano a fianco da una parte e le foche che saltavano dall’altra.

Nel tuo curriculum ci sono inoltre ben due libri che hai scritto in cui la corsa è protagonista. La tua prossima avventura in bicicletta, la Nordkape 4000,  che ci hai accennato potrebbe fare da sfondo a un nuovo libro? Ci puoi spiegare di cosa si tratta?
La Nordkape 4000 è la gara più estrema che si svolge in Europa in bicicletta. Si parte da Arco di Trento (sul lago di Garda) e dopo 4300 km si arriva a Capo Nord. Tutti gli atleti devono percorrere la stessa strada, sono monitorati con uno strumento gps dall’organizzazione (per evitare eventuali tagli o passaggi in auto o treno), e soprattutto è vietata ogni tipo di assistenza. Parti con quello che hai nello zaino o nelle borse da bici e con quello devi arrivare. Ti fermi a dormire quando sei stanco, dove vuoi, mangi dove trovi, e poi riparti e pedali, pedali, e pedali ancora… Capo Nord è un sogno che covo fin da ragazzino. Volevo andarci in Vespa a 15 anni, ma i miei genitori me lo impedirono. Mi ero ripromesso di andarci in moto da ragazzo, ma non ci sono mai riuscito. Ora ci vado in bicicletta e sono sicuro che sarà la maniera migliore per attraversare 10 nazioni nello spirito che intendo io. I miei romanzi hanno sempre una struttura molto autobiografica, nel senso che attingo da esperienze personali, per cucire una storia su un personaggio. In realtà ne ho pubblicati 3 ad oggi (12 Ore, Fino all’ultimo fiato, E’ colpa tua) e ti svelo che è già in cantiere il quarto, che ovviamente avrà una relazione con le miei esperienze di viaggio in bici.

La preziosa esperienza tua e di Monica nell’ambito dell’ultra maratona vi ha portato a organizzare degli stage di allenamento specifici, che vede la collaborazione di esperti e tecnici di alto livello del settore. Come brand Iovedodicorsa ci hai coinvolto in questa esperienza alla quale siamo felici di poter fare la nostra parte. Avete scelto l’isola di Gran Canaria, come location, un piccolo paradiso. Perché avete sentito l’esigenza di formulare questa proposta? Ti chiedo se puoi darci un ampia panoramica di quello che avete messo in atto e qualche dettaglio che catturi l’attenzione di chi ci leggerà.
Io e Monica avevamo in cantiere questo progetto da anni, oltre al sogno di trasferirci a Gran Canaria che consideriamo la nostra seconda patria. A gennaio abbiamo preso casa sull’isola e siamo riusciti finalmente a mettere le radici per il progetto TRGC (Training Runnig Gran Canaria). Nello specifico strutturiamo Stage di vacanza/allenamento a Gran Canaria della durata di 5/7/10 giorni, dove forniamo un servizo All Inclusive per chi viene dall’Italia. Volo, alloggio in residence con piscina o villa privata con piscina, pasti, allenamenti guidati sotto la supervisione di Tecnici Federali, esami di bioimpedenza, stress ossidativo, posturali con la collaborazione di 2 medici nutrizionisti italiani, trekking guidati sull’isola, attività culturali, visite alle aziende locali produttrici di vino, formaggi, frutta e verdura. La nostra idea è quella di unire la componente tecnica dell’allenamento strutturato da professionisti e che può realmente produrre un bagaglio di informazioni e di esperienze ai podisti, alla vacanza come forma di scoperta delle peculiarità naturali di un’isola paradisiaca come Gran Canaria. Abbiamo curato nei minimi dettagli i trasporti (abbiamo 2 Van da 9 persone), le location (Ville sul mare e residence a 4 stelle), le strutture (locali attrezzati per i test biomedici), le tipicità. Abbiamo scelto un circuito al di fuori da quello sfruttato dagli operatori turistici, proprio per far emergere il “nascosto” e il “naturale” di Gran Canaria, in cui possiamo sviluppare attività non solo per i podisti, ma anche per familiari e bambini. La nostra offerta è rivolta a tutti e modulabile sulle esigenze delle persone. Organizziamo pacchetti per singoli, gruppi (non necessariamente podisti), o semplicemente amici che vogliono trascorrere una vacanza diversa dal solito in un posto da sogno, senza preoccupazioni. (tutte le info su www.trgc.it)

Grazie Andrea per questa bella e intensa chiacchierata.
I nostri migliori auguri a te e Monica per tutte le vostre splendide imprese e progetti.

 

Potrei essere un buon lupo di mare, ma da tempo il tipo da spiaggia dentro di me ha preso il largo.

Non che non apprezzi il piacere della vita supina su di un lettino balneare, ma ci sono tanti modi per vivere una vita in vacanza. Ad Alassio, per esempio, sale e cresce inevitabilmente la voglia di lasciarsi tutto alle spalle, correre e far fatica lungo il crinale che abbraccia il golfo.

Il sole lo prendo a modo mio, sudandomelo.

L'ascesa al Santuario di Nostra Signora della Guardia è sempre li che mi attende e aspetta e non voglio deluderla. Mi lascio sopraffare dal suo richiamo.

 

Stessa spiaggia, stesso crinale.

La voglia non manca, anzi aumenta, perché l'odore della salsedine

mi elettrizza e amplifica tutte le sensazioni migliori. Dichiarato il mio obiettivo, si mette in moto la macchina organizzativa: ascendere al Santuario di Nostra Signora della Guardia.

E' un percorso che ho ripetuto più volte durante i miei soggiorni ad Alassio. Le estati da top runner che mi vedevano correre

a ogni ora su e giù, come un'onda umana, che tempi!

Ora quei livelli sono affondati in chissà quale fondale, ma ho voglia di tornare a galla ed è per questo che non riesco a fermarmi.

 

Pronti... via!

Dai bagni Lido scatta il tic al cronometro. Mi porto verso l'entroterra e dallo stadio inizia la salita. L'andatura è tranquilla. A passo lento e deciso so di poter affrontare tutta l'ascesa senza problemi. C'è il sole, il cielo è azzurro e da quassù domino il mare. Che scorci mozzafiato. Adoro questo ambiente, la sua ricca vegetazione e i suoi colori. Ulivi, fichi, rovi di lamponi e more selvatici a più non posso. Ci sono nuovi casolari che ricordo bene aver visto edificare dalle fondamenta. Ora come un tempo mi chiedo quando e quanto dovranno aspettare prima di ritrovarsi a fare i conti con qualche smottamento del terreno. Ai posteri l'ardua sentenza.

 

Caldo e sole: sono in vacanza da una vita.

Mi sono tolto da subito la canottiera bianca. Al mare vengo per abbronzarmi e che diamine. Corro a prendere la tintarella.

 

E' un castello stregato o incantato?

Ho affrontato tutti i tornanti iniziali ed eccolo lì, come sempre, più rudere che mai, il fu Grand Hotel Puerta del Sol, sede di ritiri dell'Italia mondiale 1982, ma da che ricordi io, abbandonato a se stesso in maniera irreversibile. Questo edificio domina e gode di una posizione unica sull'altura affacciata alla baia di Alassio. A guardarlo da lontano sembra un castello magico, come quello delle favole. Via via che ci si avvicini al suo cospetto la fiaba svanisce assumendo sempre più i connotati di un brutto incubo. Peccato non ci sia modo di poter tornare a sognare da quassù. “C'era una volta” e forse non c'è più...

 

Per sognare bisogna andare ancora più alti.

Accantonati i sogni, rimane solo l'amaro in bocca, ma la voglia di volare alti, oggi, non si riuscirà a esaurire facilmente. Oggi non si corre: oggi si vola. Si vola alti e si continua a salire. Più si sale, più aumenta l'adrenalina, soprattutto quando l'occhio si porta all'orizzonte sul mare laggiù. Ho superato da poco i resti della chiesa di San Bernardo. Un tempo questa era l'unica strada di accesso alla valle di Andora e qui i devoti si fermavano a pregare e a ristorarsi. Il 23 febbraio del 1887 un terremoto ha segnato definitivamente le sorti di questo edificio e da quel giorno la chiesa venne abbandonata al suo destino. Finalmente, dopo tanti anni, ho scoperto la storia di questo sito. Ora non si prega più, almeno credo, ma ci si ristora. Proprio qui c'è una fontana per dissetarsi, ma la supero senza fermarmi.

Affronto questo tratto di strada e il tempo sembra scorrere più velocemente. 2 km e in un baleno ho raggiunto la pizzeria Crocetta. Solo la vista da quassù ripaga il prezzo del coperto. Prima o poi ci verrò: dico tutte le volte che ci passo.

 

Il Santuario della Madonna della Guardia.

A questo punto si apre un bivio. A sinistra salgo, a destra scendo. Le gambe reggono e ho voglia di continuare la mia fatica: ovvio che salgo. In 2km sono al Santuario si Nostra Signora della Guardia, dove oggi, prima volta che mi capita, trovo il cancello d'ingresso aperto e posso finalmente giungere fino in cima e ammirarlo. Il Santuario sorge sulle fondamenta di un antico castello romano costruito a presidio del golfo di Alassio. E' un tempio votivo voluto soprattutto dai Marinai e dagli abitanti di Alassio che, guidati dalla comunità benedettina del tempo, lo edificarono tra il 1100 e il 1200 dc. Non sono in decoro per visitare l'interno, lo circumnavigo e decido di rientrare alla base.

 

La potenza è nulla senza il controllo.

A questo punto non mi aspetta altro che lasciar andare le gambe. I primi metri sono sempre un po' imballati. La gravità, poi, viene in aiuto e il gesto atletico diventa più fluido e sciolto. E' a questo punto che mi torna alla mente una pubblicità di qualche anno fa di una famosa marca di pneumatici. Si può correre veloci e raggiungere anche andature elevate, ma se non si hanno i riflessi pronti e la capacità di governare i propri movimenti, correre in discesa può essere molto pericoloso. Non sono più un giovincello e qualche problema di equilibrio è più che noto. Inoltre la strada, pur non essendo trafficata, vede un costante afflusso di mezzi pesanti. Meglio che prenda le dovute precauzioni prima di trovarmi a pesce sull'asfalto.

 

Più che soddisfatto.

Approdo nuovamente al Lido. Il mio amore mi aspetta, piuttosto preoccupata per via della mia assenza più lunga di quella pronosticata. Le racconto quello che ho appena vissuto e oltre a sparire la preoccupazione, sul suo volto si apre un bel sorriso che illumina i miei occhi.

Questo il mio traguardo e questa la nostra vittoria quest'oggi.

Chiudo questa cronaca con un detto popolare locale che interpreto a modo mio.

Lasciò cure u pesciu.

Lasciare correre il pesce.

Perché anche i pesci sognano in qualche modo di correre e volare nel blu dipinto di blu.

 

 

La “Live Tracking” di questa corsa.

Rivivi e scopri tutti i dettagli altimetrici di questo allenamento su:

https://www.relive.cc/view/g20976959687

 

 

Bibliografia:

Tutte le foto e le informazioni storiche sono state prese dal web

Lunedì, 05 Marzo 2018 00:45

Daniele Gambini Piano Concert. Volata finale.

Scritto da

Sabato 10 marzo, alle ore 16.00 anche per noi ci sarà la resa dei conti. Che succederà? Non lo sappiamo. L'augurio è che il nostro invito al concerto di Daniele Gambini venga accolto il più ampiamente possibile. Innanzi tutto perchè per noi la scommessa è esponenziale. Proponiamo un concerto che ci vede coinvolti e partecipi in prima persona. Il primo incontro con Daniele Gambini risale ormai a molti anni fa. Successe a Cantù in occasione di una delle giornate organizzate dal vulcanico e rimpianto Elio Parodi. Io ero a raccontare la mia esperienza e Daniele la sua. Legati non solo da una situazione di deficit uditivo, ma in particolare e soprattutto, anche se non ne eravamo consapevoli, dalla grande passione per la musica che ci ha oggi portato a convergere in questa avventura e collaborazione. Un incontro che col tempo è divenuto amicizia e complicità d'intenti e di aspettative. Daniele metterà in campo tutta la sua arte e passione. Noi proveremo a supportarlo e a fare in modo che la sua musica venga ascoltata e apprezzata ancora di più. Un grazie doveroso a Donato e a Music Center. Questo piccolo grande evento che stiamo meditando da quasi un anno non sarebbe possibile se non ci fosse l'appoggo e il sostegno in primis di Donato, ma anche di Rita, Davide e Simone che lavorano dietro le quinta per la buona riuscita di questa giornata.
Vi aspettiamo dunque a Meda da Music-Center in via Valtellina 21. Concedetevi e regalatevi un momento di piacere e di buona musica con Daniele Gambini. L'ingresso è libero.

"La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene"

Mercoledì, 14 Febbraio 2018 21:26

Cosmo Gloves: celebriamo il grip

Scritto da

I nuovi guanti Cosmo Gloves, nelle classiche tonalità Pink e Mundial, sono i prodotti di ultima generazione che hanno caratterizzato la nostra produzione. Sono guanti dove all'elevata comodità e vestibilità si aggiunge una performance tecnica di indubbio valore. Il guanto è caratterizzato nella sua parte interna da una componente in gomma morbida che, oltre a renderlo adatto a temperatura sotto la soglia dello zero termico (max -5°), permette una presa e una trattenuta antiscivolo, ad elevata reattibilità. Questo prodotto oltre a essere dedicato come da nostra tradizione a chi corre e pratica running è adatto anche a tutti coloro che vanno in bicicletta, fanno sci di fondo, nordic walking o semplicemente vogliono vestire un capo tecnico anche nelle situazioni più mondane.
Nelle taglie XS, S, M, L, XL Cosmo Gloves, lo trovi in vendità direttamente nel nostro shop online e nei negozi che espongono il nostro marchio.

 

Venerdì, 26 Gennaio 2018 15:40

Daniele Gambini in concerto a Meda

Scritto da

Ricominciamo da dove tutto ebbe inizio.  Da sette note e quattro quarti. Da un piano a coda e dal piacere universale della musica.
Con la collaborazione di Music-Center a Meda, il brand IOVEDODICORSA è lieto di invitarvi al concerto di Daniele Gambini, compositore e pianista, che proporrà l’ascolto dei brani tratti dal suo ultimo lavoro “Nutrimento dell’anima”.
Un concerto e un’occasione per gustarsi un momento di armonia e di piacere vibrante.
Daniele Gambini non è solo un pianista virtuoso, ma anche un compositore raffinato e brillante, che abbiamo deciso di sostenere e di eleggere a nostro Testimonial, in un ambito, quello musicale, che amiamo e apprezziamo in maniera assoluta.
Lasciarvi sorprendere e cullare dalle melodie di Daniele, sarà ancora una volta, il nostro tentativo di spiegarvi come non ci siano limiti a una irrazionalità efficace e costruttiva.
Vi lasciamo la curiosità di scoprirne di più, di Daniele Gambini e della sua vita e vi aspettiamo sabato 10 marzo alle ore 16.00,  a Meda da Music-Center, in via Valtellina 21.

L’ingresso è libero.

Martedì, 02 Gennaio 2018 04:26

Vita da maratoneta itinerante in salsa sicula

Scritto da

Quando vieni al Sud piangi due volte,quando arrivi e quando te ne vai”.
Non è andata proprio così, ma come ogni viaggio che si rispetti, sono state tante le belle sensazioni e i ricordi che mi sono portato al mio rientro a casa. Questo breve, ma intenso tour in Sicilia, è stata l'occasione per rivestire i panni del maratoneta itinerante. Poter presentare i propri lavori e progetti è sempre bello. Non si sa mai chi si incontrerà e cosa potrà succedere. La Sicilia è una terra che conosco poco, di cui si sente tanto parlare, ma che per capire a fondo bisognerebbe vivere intensamente. Ho provato a farlo a modo mio, come spesso accade: correndo. Non è più una cosa scontata. Se un tempo non molto lontano mi lasciavo trasportare dalle gambe e dalla testa, ora la lucidità che detta la mia andatura si è fatta più guardinga e meccanica. Vuoi che ultimamente ho lasciato che la pigrizia si facesse gioco di me, vuoi che è sempre impegnativo ripartire. In ogni caso sono ripartito senza pensarci troppo. 5 giorni, 7 incontri, molti i km percorsi in auto e tante le persone incontrate: giovani, adulti, atleti, persone diverse, ognuna con la sua storia che si è incrociata in questa occasione alla mia. Ho avuto i miei momenti di difficoltà e di commozione che ho cercato di contenere il più possibile. Non tanto per una forma di imbarazzo, ma perché il rischio di mettersi a piangere come un bambino a volte c'è e potrei non fermarmi più. Sarebbe davvero una situazione grottesca. Grazie a tutte le persone che mi hanno supportato in questo tour. Non finisce qui. Tornare a casa non è stato un addio, ma un arrivederci a prestissimo in Sicilia.

 

Domenica, 26 Novembre 2017 22:05

Marco Olmo: quando l'uomo è Ultra.

Scritto da

Chiunque sia abituato a correre ha familiarizzato con la fatica fisica e mentale nel ritrovarsi su percorsi di qualsiasi entità.

Ormai è noto che per superare alcuni scogli si debba essere emotivamente preparati per poter supportare le proprie gambe. C'è chi si accontenta o comunque decide di porre dei limiti alle distanze e alle condizione da affrontare.

Con Marco Olmo davanti ai propri occhi, in un solo istante, vanno in fumo le proprie certezze e strategie. Ci si imbarca in un vortice di domande e pensieri e si accetta di non andare alla ricerca di altre risposte che non siano quelle derivate dall'esperienza empirica di un grande atleta. Un uomo che ha saputo ritrovare le motivazioni per affrontare delle sfide altamente impegnative per qualsiasi runner e che candidamente racconta la sua storia e la sua vita.

A Meda, è andata in scena “The Ultra Experience”, il nostro secondo grande appuntamento che ha ospitato Marco Olmo.

Un grazie doveroso a lui, ad Alberto Rovera che l'ha accompagnato, a Tatiana e Giovanni che mi hanno aiutato, ancora una volta e al grande lavoro di squadra che ha visto per la prima volta la collaborazione del nostro ufficio stampa e del fotografo Alessandro. Tutto questo ha permesso che questa giornata riuscisse al meglio e che tra i tanti partecipanti possa rimanere un bellissimo ricordo di questo evento.

Vi aspettiamo il prossimo anno.

 

“La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene”

Riparte il campionato di basket per la Pallacanestro S.G.M. Victory. Dopo un inizio scottante nelle prime partite di avvio, con sconfitte piuttosto cruenti, arrivano anche le prime soddisfazione in casa bianco-blu. Il nuovo assetto societario che ha portato alla creazione di un doppio schieramento, squadra Bianca e squadra Blu, nella categoria più matura, ha senz'altro bisogno di un periodo ragionevole per poter adattarsi e trovare i giusti incastri delle nuove compagini.
Le novità che non riguardano solo il roadster d'origine, vede anche la nascità di due nuove categorie: Under 14 e Under 18. Una rivoluzione assoluta che porta a incrementare l'impegno della società Pallacanestro S.G.M Victory, per offrire a un'utenza sempre più ampia la possibilità di avvicinarsi alla pallacanestro, sport che apprezziamo enormemente, a un'età dove sia possibile lavorare maggiormante sulle potenzialità dei singoli individui.
Il brand IOVEDODICORSA accetta la nuova sfida a fianco della Pallacanestro S.G.M. Victory con l'augurio di poter crescere assieme e conquistare le giuste soddisfazioni sportive a cui si punterà.
Vi invitiamo a seguire, a tifare e a sostenere la Pallacanestro S.G.M. Victory.
Per tutte le informazioni e gli aggiornamenti, rimandiamo direttamente alla pagina ufficiale su FB: https://www.facebook.com/SGMVictory/
"HEI... HO... LET'S GO!!!"

"La forza di ogni individuo sta nella propria testa e accanto alle persone cui vuole bene"

 

Pagina 1 di 11