Venerdì, 22 Giugno 2018 05:51

Andrea Accorsi si racconta.

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Due chiacchiere con Andrea Accorsi
Andrea Accorsi, testimonial Iovedodicorsa, è un ultra maratoneta e ha votato la sua vita alle lunghissime distanze. Ha vestito in numerose occasioni la maglia azzurra di Ultra maratona e in questo stesso ambito ha conosciuto Monica Barchetti, ex nazionale azzurra anche lei, convolando assieme a nozze, immaginiamo la gara più ultra della loro vita (nel 2012 Monica e Andrea sono stati entrambi convocati al mondiale di 24h a Katowice, Polonia). Da sempre concilia la passione per la corsa con quella per la bicicletta, mezzo che sfrutta per attraversare in lungo e in largo l’Italia e il mondo.

Ciao Andrea, proprio non ti viene di fare quattro passi: quando hai iniziato a macinare le lunghissime distanze e perché?
Ciao Marco. Ho praticato atletica leggera in pista (velocità, 100/200 mt.) da ragazzo fino a 15 anni, poi sono passato al tennis consapevole che le mie fibre bianche erano piuttosto scarse. Ho giocato a livello agonistico fino a 21 anni, poi ho abbandonato per motivi di studio prima, e lavoro dopo. Ho continuato a fare sport a livello amatoriale e saltuariamente fino a circa 27 anni, poi il lavoro e la famiglia mi hanno preso tutto il tempo e mi sono ritrovato a 33 anni piuttosto fuori forma (pesavo quasi 90 kg.). In seguito a un problema serio di salute (ho avuto un aneurisma cerebrale a 34 anni) ho deciso di riprendere cura del mio corpo e della mia salute. Da lì è iniziato un lungo cammino di riavvicinamento alla prima passione, la corsa, che inizialmente è stata terapeutica per perdere peso e ritrovare la salute, poi lentamente si è trasformata in qualcosa di più serio, fino a farmi provare l’ebbrezza della Nazionale Italiana di ultramaratona. Ho scoperto di avere tante fibre rosse…!!

La corsa a piedi e il ciclismo sono sport e attività di estrema fatica: ci sono altri punti di incontro e cosa caratterizza l’una e l’altro?
Ci sono diversi punti d’incontro tra corsa a piedi e ciclismo, soprattutto nell’endurance. Le tante ore trascorse in solitudine, questa sorta di catarsi con sè stessi, portano l’atleta, sia nella corsa che nel ciclismo, ad un profondo stato di autocoscienza che permette di conoscersi più in profondità e di modulare situazioni di disagio comune, quali la fatica, la sofferenza, le crisi, con una lente focale differente da quanto accade nella quotidianità. In realtà l’unica differenza è rappresentata dallo “strumento” bicicletta, che diventa un vero e proprio componente corporale al quale dedichi le stesse attenzioni che riservi ad ogni parte del tuo fisico. Diventa anche una compagna di viaggio, a cui spesso rivolgi parole e pensieri. Dal punto di vista dello sforzo sportivo, la vera differenza sta nel fatto che con la bicicletta in discesa si riposa, mentre nella corsa, spesso si soffre più che in salita…

Hai avuto modo di conoscere il mondo a modo tuo. Hai qualche luogo particolare dove ti ha portato la corsa o le due ruote da segnalarci?
Sono davvero tante le immagini di luoghi e di persone che mi sono portato a casa in questi anni. Ho corso gare internazionali in oltre 12 nazioni diverse, ma il ricordo più inteso che riaffiora spesso in superficie è quello legato alla Slovenia, dove nel 2007 presi parte alla prima edizione della Translovenia Running, una gara in 5 tappe da 400 km. Si partiva da Hodos (al confine con l’Ungheria) per arrivare a Pirano. Era la prima volta che attraversavo un intero paese di corsa e ricordo che ebbi la sensazione di viverlo in maniera totalmente differente rispetto a tutte le altre volte in cui avevo percorso le strade di un paese straniero in moto o in auto. Mi rimasero impressi gli odori, i volti delle persone e perfino le cadenze del loro linguaggio. I sorrisi, il sudore, le smorfie degli altri atleti, condivisi in un contesto tra natura e civiltà. Capii che quello era il tipo di viaggio che mi apriva il cuore e che quello sarebbe stato, di lì in avanti, il modo di viaggiare. In bicicletta ho attraversato diversi paesi, ma la Scozia mi ha rapito il cuore. Amo il contatto con la natura, anche estremo (dormo sempre in tenda, nei boschi se possibile, per ascoltare e vedere gli animali) e la Scozia è un diamante grezzo da questo punto di vista. Ho pedalato chilometri con i cervi che mi correvano a fianco da una parte e le foche che saltavano dall’altra.

Nel tuo curriculum ci sono inoltre ben due libri che hai scritto in cui la corsa è protagonista. La tua prossima avventura in bicicletta, la Nordkape 4000,  che ci hai accennato potrebbe fare da sfondo a un nuovo libro? Ci puoi spiegare di cosa si tratta?
La Nordkape 4000 è la gara più estrema che si svolge in Europa in bicicletta. Si parte da Arco di Trento (sul lago di Garda) e dopo 4300 km si arriva a Capo Nord. Tutti gli atleti devono percorrere la stessa strada, sono monitorati con uno strumento gps dall’organizzazione (per evitare eventuali tagli o passaggi in auto o treno), e soprattutto è vietata ogni tipo di assistenza. Parti con quello che hai nello zaino o nelle borse da bici e con quello devi arrivare. Ti fermi a dormire quando sei stanco, dove vuoi, mangi dove trovi, e poi riparti e pedali, pedali, e pedali ancora… Capo Nord è un sogno che covo fin da ragazzino. Volevo andarci in Vespa a 15 anni, ma i miei genitori me lo impedirono. Mi ero ripromesso di andarci in moto da ragazzo, ma non ci sono mai riuscito. Ora ci vado in bicicletta e sono sicuro che sarà la maniera migliore per attraversare 10 nazioni nello spirito che intendo io. I miei romanzi hanno sempre una struttura molto autobiografica, nel senso che attingo da esperienze personali, per cucire una storia su un personaggio. In realtà ne ho pubblicati 3 ad oggi (12 Ore, Fino all’ultimo fiato, E’ colpa tua) e ti svelo che è già in cantiere il quarto, che ovviamente avrà una relazione con le miei esperienze di viaggio in bici.

La preziosa esperienza tua e di Monica nell’ambito dell’ultra maratona vi ha portato a organizzare degli stage di allenamento specifici, che vede la collaborazione di esperti e tecnici di alto livello del settore. Come brand Iovedodicorsa ci hai coinvolto in questa esperienza alla quale siamo felici di poter fare la nostra parte. Avete scelto l’isola di Gran Canaria, come location, un piccolo paradiso. Perché avete sentito l’esigenza di formulare questa proposta? Ti chiedo se puoi darci un ampia panoramica di quello che avete messo in atto e qualche dettaglio che catturi l’attenzione di chi ci leggerà.
Io e Monica avevamo in cantiere questo progetto da anni, oltre al sogno di trasferirci a Gran Canaria che consideriamo la nostra seconda patria. A gennaio abbiamo preso casa sull’isola e siamo riusciti finalmente a mettere le radici per il progetto TRGC (Training Runnig Gran Canaria). Nello specifico strutturiamo Stage di vacanza/allenamento a Gran Canaria della durata di 5/7/10 giorni, dove forniamo un servizo All Inclusive per chi viene dall’Italia. Volo, alloggio in residence con piscina o villa privata con piscina, pasti, allenamenti guidati sotto la supervisione di Tecnici Federali, esami di bioimpedenza, stress ossidativo, posturali con la collaborazione di 2 medici nutrizionisti italiani, trekking guidati sull’isola, attività culturali, visite alle aziende locali produttrici di vino, formaggi, frutta e verdura. La nostra idea è quella di unire la componente tecnica dell’allenamento strutturato da professionisti e che può realmente produrre un bagaglio di informazioni e di esperienze ai podisti, alla vacanza come forma di scoperta delle peculiarità naturali di un’isola paradisiaca come Gran Canaria. Abbiamo curato nei minimi dettagli i trasporti (abbiamo 2 Van da 9 persone), le location (Ville sul mare e residence a 4 stelle), le strutture (locali attrezzati per i test biomedici), le tipicità. Abbiamo scelto un circuito al di fuori da quello sfruttato dagli operatori turistici, proprio per far emergere il “nascosto” e il “naturale” di Gran Canaria, in cui possiamo sviluppare attività non solo per i podisti, ma anche per familiari e bambini. La nostra offerta è rivolta a tutti e modulabile sulle esigenze delle persone. Organizziamo pacchetti per singoli, gruppi (non necessariamente podisti), o semplicemente amici che vogliono trascorrere una vacanza diversa dal solito in un posto da sogno, senza preoccupazioni. (tutte le info su www.trgc.it)

Grazie Andrea per questa bella e intensa chiacchierata.
I nostri migliori auguri a te e Monica per tutte le vostre splendide imprese e progetti.

 

Letto 328 volte Ultima modifica il Venerdì, 22 Giugno 2018 16:38

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    Partner ufficiali dell'evento: 20 Hours club Meda, CiaoRunner, Run the World e Scuola Italiana Outdoor.
    L'evento è gratuito e limitato a 100 partecipanti, per i quali sono garantiti: stage pack, servizio ristoro, spogliatoi, docce e rinfresco.
    Iscrizioni:
    - on line con conferma all'evento su www.ciaorunner.com (per iscriverti regstrati a CiaoRunner e clicca direttamente sul link) https://app.ciaorunner.com/index.php?option=com_easysocial&view=events&id=65:marco-olmo-the-ultra-experience&layout=item&Itemid=408
    - presso 20 Hours club Meda
    - direttamente in loco il 25 novembre fino a esaurimento posti
    Tutte le informazioni su www.ciaorunner.com
    Vi aspettiamo per vivere con noi questa splendida occasione.
     
    Programma: 
    - ore 14.00 registrazioni iscritti, max 100 posti
    - ore 14.30 incontro con marco Olmo
    - ore 15.45 allenamento collettivo al parco Porada, Seregno
    - ore 16.45 ristoro e saluti
     

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