La mia prima maratona

L'occasione si presentò quattro anni dopo. Nel 2006 la maratona di Milano venne messa in programma per i primi giorni di ottobre e non a dicembre come in passato. Potevo prepararla in primavera e in estate. Sono un freddoloso di natura. Decisi di iscrivermi senza riserve. Con un tempo di 3.14,15 mi scrollai definitivamente di dosso quella voce che continuava a girare nella mia testa "tu non sai cosa vuol dire... tu non sai... tu non sai". Un anno dopo Giampaolo appese definitivamente le scarpe al chiodo e comprò una moto. Il mondo è regolato da una forma di entropia cosmica. Il bilancio delle energie messe in gioco è sempre lo stesso. Quello che Gianpaolo lasciò in dispensa lo recuperai io con gli interessi. La maratona di Milano aveva segnato un nuovo punto di svolta. Se ero riuscito a raggiungere quel tempo cronometrico con un allenamento mirato si, ma sempre estemporaneo, saltuario e privo di esperienza, allora avrei potuto fare certamente meglio con una preparazione specifica e più aggressiva. Ne ero convinto.

Nel 2007 la seconda maratona. A Trieste migliorai (3.08,34). L'impegno era stato ripagato. Puntai a scendere sotto le 3 ore. Ci provai a Dublino sei mesi dopo senza successo (3.53,13). Scoppiai verso il trentesimo chilometro. Le premesse a questa gara non furono rosee. Atterrai in Irlanda con una febbre da cavallo e dichiarando di non correre. La mattina della maratona, mi svegliai fresco e riposato. Decisi quindi di provarci, ma non andò come credevo. Fu comunque una gran bella gara che mi mise di fronte i miei limiti. Una bella lezione da tenere presente alla prossima occasione.

La maratona successiva, ancora una volta a Trieste del 2008, mi consacrò maratoneta sotto le tre ore (2.58,51) per poi coglier a Carpi il mio pb in 2.48.37.40.